DIOCESI DI ZUJ

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DIOECESIS JULIENSIS - DIOCESI DI ZUGLIO
(tuttora inglobata nell'Arcidiocesi di Udine)

 

 

La tradizione pesa sullo spirito come l'aria sulle ali dell'aereo
(Nicolàs Gòmez Dàvila)

Il Signore ha tanta compassione della Diocesi di Udine,
che, per conservare ancora quel pò di fede cristiana rimasta, non manda più preti

(Anonimo sacerdote udinese)


Confini antichi della Diocesi di Zuglio
Auspicabile nuovo territorio della restaurata Diocesi di Zuglio

Presentazion di chest balcon

La Cunvigne su la Mont, metude adum da diocesi di Udin tal novembar 2000, a si č sierade ceműt ch'i savěn (va a viodi il balcon CONVEGNO DELLA MONTAGNA ch'a si cjate in archivi).
Sicome la propueste plui fuarte, ven a staj chę da restaurazion da diocesi di Zuj, a č stade apene apene inomenade in tas relazions finâls (nome a pag.174), a nus ŕ parűt just viergj chest balcon par tegnj impiât un piciul pavęr di presince ative, di stimul e di sperance.
Parceche la Cjargne in dě di voi a si cjate, come mai in passât, cence un simbul e cence une identitât, e a sta par jessi glotude par simpri in ta chel paison mondiâl simpri plui lami e plui conpagn.
E un vescul a S. Pieri al vegnares a jessi propit chel segnâl e chel pont di riferiment religjous e sociâl, bon di tegni-dongje e di fa cresci la Cjargne e i cjargnei.
Chest balcon al restarŕ simpri viert su la diocesi di Zuj e ducj i cjargnei sparniçâz pal mont (ma encje i furlans), ai podaran inviânus i lôr pinsîrs e las lôr idees.
Alc a si movarŕ. Nou restin achě, ferms e cence masse ilusions par 1 an, par 5 agns, par 10 agns, fint ch' a si fasarŕ la diocesi di Zuj...
Parcè che:
MULTA RENASCENTUR QUAE JAM CECIDERE
(cetantes roubes che as erin biel lades jù, as tornaran su).

Dicembar, an dal Signôr 2000

Animadôrs
Alfio Englaro (englaroalfio@virgilio.it) & Marino Plazzotta

Problemi etici nella Diocesi di Zuglio Inserto speciale

Il tratto anticattolico del Risorgimento Italiano
Speciale 150°

Storiografia moderna Speciale 150°

Bergoglio, l'Ospedale da Campo e dintorni Inserto Speciale


 


 

 

 

Primo gruppo di interventi

  • Una singolare carriera ecclesiastica - KIPKOECH ARAP ALFRED - Da včscul di Zuj a vescovo militare del Kenya

  • Una grande manifestazione di popolo - SCENSCE 2000 A S. PIERI - Cose mai viste, cose mai scritte

  • Una legittima aspirazione della Carnia - LA DIOCESI DI ZÚJ - Un fulgido passato che permea il presente

  • Origine delle Diocesi del Friuli - Rapida sintesi storica

  • Problemas pa Diocesi di Zůj

  • Preti per la Diocesi di Zůj - Una proposta con due obiettivi

  • TUTTE LE DIOCESI ITALIANE  Regione per regione - Chę di Zuj inmň a no č

  • La provincia della Carnia e la Diocesi di Zuglio (in friulano)

  • La provincia della Carnia e la Diocesi di Zuglio (in italiano)

  • Un tetto bugiardo che copre vergogne 

Secondo gruppo di interventi

  • Il cerimoniale episcopale (immagini del libro)
  • In viaggio da Zuglio ad Aquileia
  • IL FURLAN lenghe liturgjche
  • DIOCESI DI ZUGLIO valorizzerebbe anche Udine
  • LA GLESIE MARI BANDONADE
  • IN SICILIA SI’, IN CARNIA NO. PERCHE’?
  • PREGHIERA di un prete PER LA DIOCESI DI ZUGLIO
  • CHIESA UDINESE - (TROPPO) IMPEGNO PER OBIETTIVI (TROPPO) POLITICI
  • IN CALABRIA SI, IN CARNIA NO. PERCHE’?
  • CARNIA  ritorna Beleno

Terzo gruppo di interventi

  • LO STUPORE DEGLI ATTI - DIOCESI DI ZUJ : quattro righe
  • VEXATA QUĆSTIO - Il malessere dei preti
  • Il territorio della Diocesi di Zuglio
  • DIOCESI DI ZUGLIO -
  • “ZUGLIO una diocesi negata” - Un video istruttivo e chiaro
  • SCENSE 2001- Una presenza significativa, Un’assenza inattesa

  • 1751 - 6 LUGLIO - 2001 - Un triste anniversario, un mesto compleanno

  • UN PALLIO VIRTUALE Per l’Arcivescovo di Udine

  • LA DIOCESI DI ZUGLIO
    Come quando dove č nata questa IDEA-PROGETTO

  • SULLA NECESSITA’ DI RIPRISTINARE LA DIOCESI DI ZUGLIO (in friulano e italiano)

Quarto gruppo di interventi

  • IL PIU’ ANTICO BATTISTERO DI CARNIA

  • COLLE ZUCA - Una testimonianza forte, un segno di speranza

  • Lettera del Centro Amicizia e Libertŕ alla curia

  • “QUESTO CONVEGNO NON S’HA DA FARE, NE’ DOMANI NE’ MAI”

  • RECUPERO DEL TITOLO DI ZUGLIO

  • I Preti di Carnia

  • Scense 2003

  • Copertina della Cassetta VHS dedicata alla Diocesi di Zuglio

  • Una ciotola di riso per i “cjargnei cence Diu”

  • VOLEIS UN VESCUL E NON VEIS NENCJE PREIDIS    

Quinto gruppo di interventi

  • Diocesi di S. Pietro

  • Voglia di futuro

  • SCENSCE 2004 - Un buon seminato

  • Juliensis sermo
    IL VESCOVO DI ZUGLIO E’ NUNZIO IN SRI LANKA

  • Quale diocesi dopo il referendum?
  • Barcellona-Udine stupefacenti analogie
  • Ubi Petrus ibi Ecclesia
  • La Diocesi di Zuj segont me
  • Scense 2005
  • La diocesi della Carnia

Sesto gruppo di interventi

  • SCENSE 2007 - Nel segno di Pre Toni Bellina
  • MISSALE AQUILEJENSIS ECCLESIE

  • SCENSE 2008 - Una presenza inattesa

  • SUMMORUM PONTIFICUM

  • ET INTROIBO AD ALTARE DEI

  • IL VESCOVO DI ZUGLIO AMBASCIATORE IN SIRIA
  • 175 VESCUI FURLANS - Prezioso volumetto di Pieri Pincan
  • SCENSE 2009 - Una solenne ripetizione
  • MISSUS EST - Canto natalizio della Carnia
  • SCENSE 2011 - Grandi e piccole novità

Settimo gruppo di interventi

 

  • Ricordo di don Renzo Micelli strenuo oppositore alla diocesi di Zuglio
  • Credo di credere

  • Missus che si canta a Timau

  • Traduzioni... infedeli

  • L'impegno dei preti della Forania di S. Pietro

  • Liturgia sacra
  • Eucarestia nella diocesi di Zuglio
  • SCENSE 2012 - Una solenne ripetizione
  • Storia del Rosario
  • Messa da Requiem moderna

Ottavo gruppo di interventi

  • La chiesa Ortodossa
  • Protestantizzazione delle chiese cattoliche
  • La scomparsa di don Mario Del Negro
  • I necrologi di San Pietro di Carnia
  • Il tempo della speranza
  • Scense 2013: una croce insanguinata
  • Crisi attuale della Chiesa cattolica
  • La S. Comunione nella tradizione della Chiesa

 

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Una "circolare riservata" rimasta ignota e disattesa
sulla vexata quaestio del "pro multis" diventato arbitrariamente "per tutti"


Congregatio de Culto Divino et Disciplina Sacramentorum
Prot. n. 467/05/L
Roma, 17 ottobre 2006

Alle loro Eminenze / Eccellenze
I Presidenti delle Conferenze Episcopali Nazionali


Eminenza / Eccellenza,

Nel luglio del 2005 la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, d'accordo con la Congregazione per la Dottrina della Fede, ha scritto a tutti i Presidenti delle Conferenze Episcopali per chiedere il loro parere autorevole sulla traduzione nelle diverse lingue volgari dell'espressione pro multis nella formula della consacrazione del Prezioso Sangue durante la celebrazione della Santa Messa (Prot. N. 467/05/L del 9 luglio 2005).
Le risposte ricevute dalle Conferenze Episcopali sono state studiate dalle due Congregazioni ed è stato inviato un rapporto al Santo Padre. Secondo le Sue direttive, questa Congregazione si rivolge ora a Vostra Eminenza /Eccellenza nei seguenti termini:

1. Un testo corrispondente alle parole pro multis, tramandato dalla Chiesa, costituisce la formula che è stata in uso nel rito romano, in latino, fin dai primi secoli. In questi ultimi trent'anni circa, alcuni testi in lingua volgare hanno adottato una traduzione che interpreta il [pro multis] come "per tutti", o equivalente.

2. Come ha dichiarato la Congregazione per la Dottrina della Fede (Sacra Congregatio pro Doctrina Fidei, Declaratio de sensu tribuendo adprobationi versionum formularum sacramentalium, 25 Ianuarii 1974, AAS 66 [1974], 664), non vi è alcun dubbio circa la validità delle Messe celebrate usando una formula debitamente approvata e contenente una formulazione equivalente a "per tutti". In effetti, la formulazione "per tutti" corrisponderebbe senza alcun dubbio ad una corretta interpretazione dell'intenzione del Signore espressa nel testo. È un dogma di fede che Cristo è morto sulla Croce per tutti gli uomini e le donne (cfr. Gv 11, 52; II Cor 5, 14-15; Tito 2, 11; I Gv 2, 2).

3. Tuttavia, vi sono molti argomenti a favore di una traduzione più precisa della formula tradizionale pro multis:
a. I Vangeli Sinottici (Mt 26, 28; Mc 14, 24) fanno specifico riferimento ai “polloi" (termine greco che sta per molti) per i quali il Signore offre il Sacrificio, e questo termine è stato messo in risalto da alcuni esegeti in relazione alle parole del profeta Isaia (53,11-12). Sarebbe stato del tutto possibile nei testi evangelici dire "per tutti" (vedi, per esempio, Lc 12,41); invece, la formula data nel racconto dell'istituzione è "per molti", ed è così che queste parole sono state fedelmente tradotte nella maggior parte delle versioni moderne della Bibbia.
b. Il rito romano in latino, nella consacrazione del Calice ha sempre detto pro multis e mai pro omnibus.
c. Le anafore dei vari riti orientali, in greco, in siriaco, in armeno, nelle lingue slave, ecc., nelle loro rispettive lingue contengono parole equivalenti al latino pro multis.
d. "Per molti" è una traduzione fedele di pro multis, mentre "per tutti" è piuttosto una spiegazione che appartiene propriamente alla catechesi.
e. L'espressione "per molti", pur restando aperta all'inclusione di ogni persona umana, riflette anche il fatto che la salvezza non è data meccanicamente: senza che la si voglia, o vi si partecipi; al contrario: il credente è invitato ad accettare nella fede il dono che gli è offerto, e a ricevere la vita soprannaturale che è data a coloro che partecipano a questo mistero e lo vivono nella loro esistenza affinché siano annoverati fra i “molti” ai quali il testo si riferisce.
f. Sulla scia dell’Istruzione Liturgiam authenticam, dovrebbe essere fatto uno sforzo per essere più fedeli ai testi latini delle edizioni tipiche.

4.
Alle Conferenze Episcopali di quei paesi in cui la formula "per tutti" o il suo equivalente è attualmente in uso, si chiede di iniziare presso i fedeli, nei prossimi uno o due anni, la catechesi necessaria su questo argomento, al fine di prepararli all’introduzione di una precisa traduzione in lingua volgare della formula pro multis (e cioè “per molti”) nella prossima traduzione del Messale Romano che i Vescovi e la Santa Sede approveranno per i loro paesi.

Con l'espressione della mia alta stima e del mio rispetto, Vi prego di credere alla mia devozione in Cristo.

+ Card. Francis Arinze, Prefetto

[grassetti, colorature e sottolineature sono redazionali]

commento redazionale
Nessuno dei fedeli ha mai avuto notizia di una tale circolare papale, avente carattere vincolante per tutti i vescovi e sacerdoti, circa la prossima esatta (e finora mai avvenuta) traduzione del PRO MULTIS in PER MOLTI (anzichè, come finora ascoltato, PER TUTTI).
Neanche nella (sempre virtuale) Diocesi di Zuglio (tuttora inglobata nella Arcidiocesi di Udine) è mai giunta una simile notizia!
Forse che vescovi e preti non sono più tenuti alla obbedienza al papa neppure in materia teologica?

 

Scense 2014
Due croci insanguinate e bruciacchiate

Anche quest'anno (il 1° giugno) sul colle di S. Pietro di Carnia vi è stata la celebrazione dell' antico e suggestivo rito del Bacio delle Croci che, nelle sue linee generali, non si è discostato dalle precedenti edizioni. Tuttavia, se è lecito sottolinearlo, il clima è parso certamente più raccolto e riflessivo degli anni passati, merito soprattutto del nuovo Prevosto mons. Giordano e dei suoi più stretti collaboratori (Celestino, Giulio, Nike) che hanno saputo imprimere a questa tradizionale liturgia un autentico carattere religioso senza peraltro escludere il tratto popolare e folklorico di contorno che è risultato però sempre marginale rispetto al nucleo sostanziale della cerimonia. Centinaia e centinaia i convenuti dal monte, dal colle, dal piano...

Le novità più pregnanti di quest'anno sono state sostanzialmente quattro:

- la presenza per la prima volta della croce astile di Lozzo di Cadore (BL) il cui territorio faceva parte integrante della antica diocesi di Julium Karnicum fino alla sua soppressione, avvenuta nel 744. Sempre presente anche la lontana carinziana croce di Mauthen (A) che è stata la prima ad essere chiamata per il tradizionale "bacio".

- la presenza di un pope ortodosso rumeno (officiante in Italia per i fedeli di Romania stabilitisi nel nostro Paese) che ha sancito la comunione spirituale tra le due chiese (cattolica e ortodossa) nel modo più autentico e significativo.

- l'antica croce astile dorata di S. Pietro ha lasciato quest'anno il posto ad una croce insanguinata e bruciacchiata proveniente dalla Siria con la quale il Prevosto Giordano ha compiuto la "rogazione" ai quattro punti cardinali e alla quale hanno reso filiale e solidale omaggio tutte le croci astili lassù convenute non solo dalla Carnia ma anche dal basso Friuli. E così l'antica croce di S. Pietro di Carnia ben volentieri ha ceduto quest'anno il proprio primato alla consorella siriana in un gesto altamente simbolico, fraterno e commovente.

- la presenza sempre graditissima dell'Arcivescovo titolare di Zuglio, mons. Mario Zenari, attualmente nunzio apostolico in Siria. Proprio lui, su invito del Prevosto, ha portato sul colle di S. Pietro due croci siriane: una della parrocchia di Malula (S. Giorgio) ed una proveniente da una parrocchia cattolica di un quartiere di Damasco (S. Germano). Queste due croci hanno visivamente rappresentato la sofferenza e il dolore di un intero grande Paese, la Siria, atrocemente colpito da una guerra civile senza fine (150mila vittime in 3 anni, tra cui 10mila bambini e oltre 3 milioni di profughi) che il nunzio Zenari, nella sua toccante omelia, ha tratteggiato ricordando alcuni tragici episodi avvenuti nella recente Settimana Santa presso la sua abitazione di Damasco. Una omelia incentrata tutta sul dolore e sulla croce che, "seppure dorata o inghirlandata - ha sottolineato il vescovo- resta sempre un simbolo ed un segno di grandissima sofferenza" soggiungendo che "aiutandosi a vicenda, il peso della croce diventa più sopportabile" laddove la croce assume un significato ed un'accezione più ampia: la guerra, la malattia, la perdita del lavoro, l'indigenza... sono le vere croci odierne.

Ovviamente, come ogni anno, erano puntualmente assenti alcune significative croci carniche: Tolmezzo, Illegio, Paularo... dimostrando così queste "croci" di essere pervicacemente meno "sorelle" di quelle siriane, giunte sul colle di Zuglio senza nastri e fiori ma semplicemente macchiate di sangue e sporche del fumo delle bombe incendiarie!

Altre brevi note:
- i canti e la liturgia sono stati declamati nelle tre lingue (friulano, italiano e tedesco) rispettando in questo modo la presenza dei vari ceppi linguistici qui radunati e unificati dal sermo latinus (utilizzato nei momenti particolari), l'antica lingua liturgica del vescovado di Julium Carnicum e, purtroppo solo fino al 1965, di tutta la Chiesa Cattolica;
- il vangelo è stato cantato in friulano su melodia "patriarchina" (a la vecje) da don Tarcisio Puntel;
- le offerte raccolte sono state devolute alle vittime della guerra civile siriana.

E' stato infine distribuito una agile bollettino (anno 1 - 2014) che riporta in fronte l' indirizzo di saluto dell'Arcivescovo titolare di Zuglio (Zenari) e quello dell'Arcivescovo di Udine (Mazzocato) mentre in retro sono raccolte alcune utili notizie relative al sacro luogo che ha sempre necessità di manutenzione e di recupero (chi volesse dare una mano potrà rivolgersi direttamente al Prevosto: 329 2622525).

Anche quest'anno 2014 la Scense sul colle di S. Pietro di Carnia ha avuto una risonanza particolare che ha messo in vibrazione le coscienze di molti.

SCENSE 2015
due nuove croci

Anche quest'anno, il 15 maggio, si è ripetuto sul colle di S. Pietro l'antico rito del bacio delle croci. Tutto si è svolto secondo i modi ed i tempi consueti. Due le novità di rilievo, rappresentate da due nuove croci che si sono aggiunte alle solite: la prima è quella degli emigranti friulani e carnici nel mondo, rappresentata da una croce astile di stampo aquilejese sorretta da un emigrante in Svizzera; la seconda è stata quella lignea delle comunità cristiane siriane gravemente colpite da una guerra civile-religiosa senza fine e che rischiano l'estinzione. Su quest'ultima croce, il prevosto di Zuglio, mons. Giordano Cracina, si è soffermato particolarmente, in quanto il vescovo titolare di S. Pietro di Zuglio è proprio il Nunzio Apostolico in Siria, mons. Mario Zenari, che quest'anno non ha potuto essere fisicamente persente sul colle di Zuglio (come avvenuto in alcuni precedenti anni) ma che ha inviato un personale messaggio di circostanza. I carinziani ed i cadorini erano ugualmente presenti e rappresentati dalle rispettive croci astili; la Messa Grande è stata sostenuta con canti e testi italiani, friulani, tedeschi e latini; i superstiti quattro canonici (nelle persone rispettivamente dei parroci di Sutrio, Paluzza, Arta e Zuglio) hanno concelebrato in cappa magna e stola mentre il cerimoniere Celestino e il biblioferario Giulio e due chierici in veste nera e cotta completavano degnamente la scena liturgica. Unica "nota stonata" la raucedine del Prevosto che ha tuttavia tenuto il suo sermone friulano seppure con misurato affanno. Il presidente della provincia, Pieri Fontanini, presente in forma strettamente privata con la consorte (e con zaino e cane al seguito) ha costituito un gradito riconoscente omaggio alla Carnia intera che sicuramente vede in lui forse l'ultimo strenuo difensore della Montagna. La nota dolente resta sempre la stessa: la incredibile persistente assenza di talune importanti croci carniche (la cui responsabilità va totalmente ascritta ai rispettivi parroci!) a fronte della assidua presenza di moltissime croci provenienti dalla collina e dalla bassa friulana. Se neppure sul colle di S. Pietro, il giorno della Scense, la Carnia della Fede si ritrova unita, significa davvero tanto...

GEMELLAGGIO CATTOLICI-ISLAMICI
Cercivento, venerdi 5 agosto 2016

Uno storico gemellaggio tra cattolici e islamici (due religioni assolutamente inconciliabili tra loro) è stato celebrato in Museis di Cercivento venerdi (caso o presagio?) 5 agosto 2016, con la benedizione solenne della nuova cappella privata (del Preziosissimo Sangue di NSGC) da parte dell'arcivescovo di Udine mons. Mazzoccato (il cui zelo nell'interpretare la lezione bergogliana forse meriterà prossimamente il cardinalato), con l'assistenza dell'arcidiacono di Tolmezzo, la supervisione del padrone di casa Renato Garibaldi, (in)discussa icona dell'accoglienza totale in Carnia, e la presenza di una qualificata rappresentanza musulmana.
Nuove (solo ironiche?) prospettive
Ora nuove prospettive si aprono per il futuro ecclesiale della Carnia... Chissà forse, fra non molto tempo, si converrà bilateralmente di inviare nelle tantissime sedi parrocchiali prive di sacerdote cattolico, un imam islamico (sposato e con prole) il cui numero è sempre in crescita ed attualmente sovrabbondante. Il nuovo imam, oltre a diffondere sommessamente l'Islam (però solo in rigorosa lingua italiana), potrebbe avvalersi, nei primi tempi della sua missione, della stretta collaborazione dei tantissimi volenterosi laici locali per mantenere (ancora per un po') la religione cattolica tra i monti di Carnia, fino a che essa non verrà pacificamente e serenamente assorbita nel grande Islam apportatore di pace, giustizia, misericordia. Anche la Pouse di Cougnes, adiacente alla Pieve vescovile di S. Pietro di Carnia, con la sua privata cappella irenica/ecumenica pare si stia ponendo in scia, anche se si deve assolutamente intendere che solo la simultanea falsificazione del Corano e del Vangelo potrà portare al cosiddetto dialogo religioso (ma che significa poi?) tra queste due religioni (quello umano-civile-culturale esiste già da molto tempo e scorre su altri binari nè richiede alcun atto di fede o improbabili sincretismi).
Ma perchè la Cattolica oggi è così impegnata nel sociale e nell'accoglienza generalizzata dal terzo mondo? Tentiamo di dare alcune risposte, non esaurienti nè definitive, ma solo possibili. Due soprattutto.
Prima motivazione: contingente-strategica
Da tempo ormai la Cattolica non riesce più a vendere (soprattutto per proprio disimpegno) la sua tradizionale "mercanzia" (così la definiscono gli atei devoti, gran tifosi di papa Bergoglio che però non mettono mai piede in chiesa) costituita dai pilastri di una fede bi-millenaria (Unità e Trinità di Dio, Incarnazione di Cristo, peccato, colpa, morte, giudizio, inferno, (purgatorio), paradiso, virtù teologali, opere di misericordia, Eucarestia...: antichi dogmi di una chiesa antica). Ora, come ogni buon imprenditore (direbbero sempre gli atei devoti) che abbia il senso degli affari, la Cattolica ha individuato un nuovo filone su cui puntare totalmente: il lato sociale/sociologico del Vangelo, che viene ipertrofizzato e amplificato in maniera abnorme a scapito di tutto il resto. Nè più nè meno di quanto, per quasi due secoli, fecero il socialismo prima ed il comunismo poi, i quali si compiacquero di abbigliarsi con il guardaroba evangelico (NGD*) fino a non molto tempo fa, quando, esaurito il filone (leggasi: fallimento planetario del comunismo, eccezion fatta per Cina, Corea del Nord e Cuba), si buttarono dapprima sull'ambientalismo (ormai fuori controllo), poi su elitarie richieste sociali minoritarie e marginali (omosessuali, eutanasia, adozioni gay...) e da ultimo sulla immigrazione africana ed asiatica incontrollata (divenendone, con la Cattolica, tra i più caparbi sostenitori), dopo aver abbandonato quasi del tutto gli storici riferimenti marxisti (classe operaia, lotta di classe, plus-valore, capitalismo, dittatura del proletariato, sovrastrutture borghesi...: moderni dogmi di una chiesa moderna) abdicando così ai due fondamentali capisaldi: la tutela del lavoro e la giustizia sociale. La Cattolica nel frattempo, eludendo questo sorprendente dato storico (e forse anche falsificando Cristo), intenderebbe oggi percorrere proprio questa strada, ignorando che la religione (che essa rappresenta) non è nata dall'esigenza di assicurare solidarietà sociale, così come le cattedrali non sono state costruite per incentivare il turismo (NGD). Ed è proprio da questa duplice falsificazione, rispettivamente di Marx e di Cristo (NGD), genuinamente inconciliabili, che è sorto e si alimenta il "dialogo" tra cattolici e comunisti (partendo dalle "convergenze parallele" di Aldo Moro, passando per il berlingueriano "compromesso storico" fino all'attuale PD, chimerico animale politico con due anime in un corpo solo, in preda ad un lento inesorabile psicodrammatico "cupio dissolvi".
Pausa di riflessione
"Gesù dunque, sei giorni prima della Pasqua, si recò a Betania dove abitava Lazzaro, colui che era morto e che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero un convito; Marta serviva e Lazzaro era uno di quelli che erano a tavola con lui. Maria allora prese una libbra di olio profumato di nardo autentico di gran prezzo, ne unse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli; e la casa fu ripiena del profumo di quest'olio. Allora uno dei suoi discepoli, Giuda Iscariota, figlio di Simone, quello che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto quest'olio per trecento denari e non si è dato il ricavato ai poveri?».Or egli disse questo, non perché si curasse dei poveri, ma perché era ladro e, tenendo la borsa, ne sottraeva ciò che si metteva dentro. Gesù dunque disse: «Lasciala; essa l'aveva conservato per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me»" (Giovanni 12,1-8).
Seconda motivazione: psico-antropologica
Le quattro principali fedi cristiane (cattolici, ortodossi, luterani, anglicani) riconoscono il loro fondamento nel medesimo Vangelo di Cristo. Il clero cattolico (italiano) però (a differenza del clero ortodosso, luterano, anglicano) è oggi favorevole nella sua stragrande maggioranza ad una immigrazione totale senza regole, senza progettualità, senza limiti, senza alcun filtro (e ciò traspare da tutti gli interventi pubblici di sacerdoti e vescovi, tranne rarissime, isolate eccezioni). Anche se poi a fronte di queste pubbliche dichiarazioni di intenti, non corrisponde una altrettanta concreta accoglienza perchè lo sterminato patrimonio edilizio vuoto della chiesa cattolica italiana (canoniche, seminari, conventi, monasteri, colonie marine e montane, istituti, collegi, alberghi, palazzi, molto spesso convertiti in Hotel a 2-3-4 stelle ma sempre con la surrettizia denominazione di "casa di accoglienza" per eludere improrogabili doveri fiscali...) non viene assolutamente messo a disposizione delle migliaia di immigrati/profughi/clandestini (preferibilmente islamici) che vengono recuperati in mare e poi sbarcati sulle nostre coste. La Caritas è operativa in maniera significativamente autonoma perchè riceve consistenti denari dallo Stato italiano, così come li ricevono le tante cooperative e i tanti (spesso improvvisati) albergatori/imprenditori che hanno trovato così, legittimamente seppure impropriamente, la soluzione ai propri problemi economici (molti gli albergatori dunque che fanno affari e si arricchiscono, ma pochi i samaritani che poi pagano il conto, anzi uno solo: il contribuente italiano!). Il comportamento del clero cattolico sul fronte dell'accoglienza totale, credo trovi una spiegazione anche in ambito antropologico (condivisibile o meno). Il clero cattolico, a differenza di quello ortodosso-luterano-anglicano, è celibe, non ha famiglia e quindi non ha figli, nipoti, pronipoti; in una parola non ha discendenza. Per tale motivo il clero cattolico (a differenza di quello ortodosso-luterano-anglicano) non può nutrire alcuna preoccupazione per l'immediato e prossimo futuro evolutivo della nostra società (che nel breve volgere di due o tre generazioni si potrebbe ritrovare come la Francia odierna o anche peggio) in quanto non è direttamente toccato da questi epocali eventi, come lo è invece purtroppo chi ha una famiglia da mantenere, figli da allevare, nipoti da educare, un futuro da salvaguardare... Il clero cattolico era (é ancora?) preoccupato per l'aldilà (alcuni preti progressisti, lungi dal chiamarlo "eternità, paradiso..." lo chiamano con un divertente vago asettico neologismo che piace tanto agli atei devoti: ulterità; e "Gesù figlio di Dio" viene da loro sempre derubricato a "Gesù di Nazareth"). Nell'aldiquà il clero nostrano dimostra dunque pochissimo interesse per l'immediato domani (che ormai tutti vedono a tinte fosche) ma appare occupatissimo nelle faccende del contingente oggi, inteso in maniera mondialistico-massonica. Ciò spiegherebbe (almeno in parte) l'ingiustificato atteggiamento filantropico (se vogliamo pure inconscio) del clero cattolico nei confronti della attuale immigrazione (islamica, clandestina e non) dal terzo mondo, assai gravida di conseguenze per la nostra società di domani.

* Nicolas Gomez Davila, scrittore e pensatore-filosofo colombiano, morto nel 1994, autore di testi e aforismi, rivalutato solo dopo la sua morte.

IL VESCOVO DI ZUGLIO E' CARDINALE

Domenica 9 ottobre 2016, papa Francesco ha annuciato la nomina di 13 nuovi cardinali. L'unico italiano in elenco non è l'arcivescovo di Udine ma (non a caso: vedi qui sopra) quello di Zuglio, monsignor Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria. La redazione di Cjargne online si congratula vivamente con il nostro vescovo di Zuglio per questo significativo e importantissimo riconoscimento, di cui la pieve-cattedrale di San Pietro di Zuglio e la Carnia intera vanno fiere, ben sapendo però che questo riconoscimento rappresenta e costituisce un fortissimo richiamo della chiesa cattolica per la immane tragedia della Siria, la cui soluzione purtroppo non pare ancora profilarsi all'orizzonte.

Gli altri 12 destinati alla porpora cardinalizia sono: Dieudonné Nzapalainga, arcivescovo di Bangui (Centrafrica); Carlos Osoro Sierra, arcivescovo di Madrid (Spagna); Sergio da Rocha, arcivescovo di Brasilia (Brasile); Blase Cupich, arcivescovo di Chicago (Usa); Patrick D'Rozario, arcivescovo di Dacca (Bangladesh); Baltazar Enrique Porras Cardozo, arcivescovo di Merida (Venezuela); Jozef De Kesel, arcivescovo di Bruxelles (Belgio); Maurice Piat, arcivescovo di Port-Louis (Mauricius); Kevin Joseph Farrell, prefetto del dicastero vaticano per i laici, la famiglia e la vita (Usa); Carlos Aguiar Retes arcivescovo di Tlalnepantla (Messico); John Ribat arcivescovo di Port Moresby (Papua-Nuova Guinea); Joseph William Tobin, arcivescovo di Indianapolis (Usa). Il Papa ha anche annunciato che ai membri del Collegio cardinalizio unirà anche due arcivescovi e un vescovo emeriti "che si sono distinti nel loro servizio pastorale" e un presbitero "che ha reso una chiara testimonianza cristiana". I prescelti sono monsignor Anthony Soter Fernandez, arcivescovo emerito di Kuala Lumpur (Malaysia); monsignor Renato Corti, arcivescovo emerito di Novara (Italia); monsignor Sebastian Koto Khoarai, vescovo emerito di Mohale's Hoek (Lesotho) e il reverendo Ernest Simoni, presbitero dell'arcidiocesi di Scutari (Albania), rimasto per 25 anni in carcere comunista. Cambia, così, la geografia del Collegio cardinalizio in Vaticano. I 13 nuovi porporati provengono 5 dall'Europa, 4 dal Nord America, 2 dall'America Latina, 3 dall'Africa, 2 dall'Asia e 1 dall'Oceania. Al momento del Concistoro del prossimo 19 novembre 2016, saranno 228 i cardinali: 55 creati da Papa Francesco, 78 da Benedetto XVI, 94 da Giovanni Paolo II e 1 da Paolo VI. Il numero dei cardinali che potrebbero entrare in Conclave per eleggere il nuovo Pontefice è ora di 121, mentre 107 sono cardinali non elettori.
La suddivisione per aree geografiche dei 121 elettori vede 54 cardinali europei, 17 nordamericani, 4 centroamericani, 13 sudamericani, 15 africani, 14 asiatici e 4 oceanici. Per quanto riguarda le singole nazioni, l'Italia resta quella più rappresentata con 25 cardinali elettori, seguita dagli Usa con 10, da Francia e Brasile con 5, da Spagna, Polonia, India e Messico con 4, da Germania e Canada con 3, da Portogallo, Argentina, Venezuela e Filippine con 2 cardinali elettori.

 

INCREDIBILE SPRECO DI PREGIUDIZI E DI RISORSE UMANE E SPIRITUALI

E' sotto gli occhi di tutti la grave crisi vocazionale nel mondo cattolico italiano (e friulano-carnico in particolare): un numero sempre più esiguo di sacerdoti deve far fronte a una mole sempre maggiore di impegni, per affrontare i quali servirebbero forze fresche e motivate, mentre l'età media dei preti si va sempre più innalzando per mancanza di giovani rincalzi.
Di fronte ad una situazione così drammatica, verrebbe da pensare che le gerarchie locali (certamente ispirate dallo Spirito Santo) facciano ogni sforzo per suscitare nuovi preti e conservare al meglio quelli che già lo sono. Cosa accade invece in Carnia?
Tre fatti clamorosi:

1) Vive qui in Carnia un giovane 37enne brasiliano (ma il cognome, Puntel, rivela chiare origini carniche), il quale voleva farsi sacerdote ed esercitare il proprio ministero nella Terra dei suoi avi, sempre più carente di preti.
Dopo aver espletato tutti i regolari studi teologici in Seminario a Castellerio ed essere stato insignito di tutti i preliminari ordini minori, venne consacrato Diacono nel Duomo di Udine il 4 settembre del 2011 (il diaconato è l'ultimo gradino prima del presbiterato e quindi si tratta di una situazione transitoria, in attesa del sacerdozio, cui usualmente si accede dopo alcuni mesi di "servizio diaconale" in qualche parrocchia).
Oggi siamo nel 2017 e il nostro Diacono non è stato ancora consacrato sacerdote. Lo stesso vescovo che lo ha consacrato Diacono 6 anni fa, gli ha rifiutato successivamente il sacerdozio, senza esplicitare alcun motivo plausibile (nè a lui stesso nè alla Comunità di fedeli cui appartiene), lasciandolo solo in mezzo al guado, quando avrebbe potuto benissimo in precedenza non avviarlo al diaconato. Ora il nostro diacono "permanente (a sua insaputa)" da sei anni non è nè carne nè pesce: non può celebrare messa nè confessare nè avere una parrocchia da amministrare; contemporaneamente non può neppure farsi una famiglia e rifarsi un' altra vita... Vive come color che son sospesi! Queritur: dov'è la misericordia militante delle gerarchie ecclesiastiche? dove la dignità umana? Egli è un buon ragazzo, capace di empatia immediata con i coetanei, aperto, senza eccessive pretese o ghiribizzi per la testa, non è gay, non ha avuto donne: vorrebbe solo fare il prete per gli altri, ma non gli viene concesso, pur avendone proficuamente compiuto tutto il cursus honorum et studiorum...

2) Ho scoperto (casualmente) che vi sono altri due chierici (uno dei quali vive in Illegio di Tolmezzo) ordinati diaconi due anni fa e pure questi in posizione stand bay, in attesa cioè di un presbiterato che tarda ad essere loro amministrato. Come il Puntel sopracitato, pure loro si trovano in mezzo al guado e vivono una situazione quanto meno eufemisticamente anomala. Dicunt che "non siano ancora maturi", ferunt che "debbono ancora dare prova", ma qui ricorre la solita vexata quæstio: perchè allora ordinarli diaconi, ben sapendo che poi non sarebbero stati "degni" del sacerdozio - Scisne esse dignos? Due sole considerazioni: 1) il popolo ha oggi bisogno di PASTORI più che di DOTTORI o premi Nobel o sociologi, atteso che in giro ci sono troppi "dottori" e pochi "pastori con l'odore delle pecore". 2) quando in una classe scolastica viene bocciato il 50% e oltre degli alunni, più che alla negligenza degli alunni stessi occorre pensare piuttosto all'inadeguatezza dell'insegnante.

3) Vive qui in Carnia un giovane prete 29enne, fresco non solo di ordinazione sacerdotale ma anche di una prestigiosa laurea romana in Teologia. Ora, dopo avere toto corde sempre ottemperato ad ogni invito/direttiva del suo vescovo, è in trepida attesa di una sua precisa mansione da svolgere o in ambito educativo o in quello (a lui più confacente) parrocchiale all'interno della Diocesi di Udine. Alla attribuzione di questa mansione (da parte del suo vescovo) si oppone però un aspetto insolitamente curioso ma (dati i tempi) assai comprensibile:
- don Alberto purtroppo non veste trasandatamente casual (ma porta sempre il cosiddetto clergyman nero con colletto romano, ogni tanto indossa la talare);
- non celebra con una stola arcobaleno buttata su un camicione da notte (ma segue la direttiva liturgica tuttora vigente: amitto, camice, cingolo, stola, manipolo, pianeta);
- non inventa liturgie "fai da te" con improvvisati estemporanei sermoncini paraliturgici (ma cura la sola omelia attinente al vangelo declamato, concludendola con un "Sia lodato Gesù Cristo");
- non ha gettato via, disprezzandola, la lingua liturgica, il latino, patrimonio dell'umanità (ma sa rievocarla e rivificarla di tanto in tanto con manifesta calda accoglienza del popolo di Dio);
- non ha rinunciato alla Messa tridentina bollandola come archeologia museale antiecumenica (ma, sulla precisa linea della Summorum Pontificum ancora valida, la celebra e la vive, seppure raramente, con passione e vero moto interiore dell'animo);
- non cerca di adeguarsi supinamente allo spirito del tempo (ma sa evidenziare con mano leggera e voce suadente le spaventose criticità di una società sempre più lontana da Dio);
- non ama mettersi al centro del popolo (ma lascia il centro occupato da Cristo);
- non vuole essere uno dei tanti confratelli sociologi ideologizzati (ma semplicemente un sacerdos alter Chritus come è stato ordinato e gli è stato ordinato di essere).

Non si è mai visto una analoga perplessità del Vescovo di Udine nei confronti delle "ambigue" posizioni pubbliche dei tanti preti "progressisti" e di sinistra friulo-carnici, nei confronti dei quali pare egli nutra un timore reverenziale e accusi quasi una sudditanza psicologica; un vescovo che appare forte coi deboli e debole coi forti (frase fatta, ma pertinentissima) e non sa (o non vuole?) richiamare chi devia pubblicamente dalla dottrina cattolica mentre frena/smorza chi la propugna con convinzione e ad essa è consapevolmente e totalmente aderente...
Un clero "progressista" (e "di sinistra") che (ormai grandemente maggioritario), quando è a corto di argomentazioni (non solo sulla questione liturgica), va incautamente sostenendo che dietro il "latino" del minoritario e disprezzato clero "tradizionalista" vi sarebbe una pericolosa e dannosa "ideologia" (così viene ormai definita la totale adesione alla Dottrina bimillenaria ed alla Tradizione plurisecolare della Chiesa Cattolica), mentre sotto la "stola arcobaleno e il camicione da notte" (sostengono) non vi sarebbe invece alcuna ideologia ma solo un ecumenico "adeguamento" ai tempi attuali: incredibile dictu!

Nel frattempo si è smarrita non UNA pecorella (come ai tempi evangelici), bensì 99 se ne sono uscite dall'ovile (le cui porte erano state aperte dal Concilio per accogliere quelle che erano fuori); ora le 99 sono disperse nel mondo, ed il Pastore non fa che rincorrere prima l'una poi l'altra nel disperato (finora vano) tentativo di riportarle all'ovile...

E così, tra la mancanza sempre più acuta di preti (ma forse ce ne sono ancora troppi operativi, secondo un anziano levita a riposo) e la presenza (scandalosamente inutilizzata) di fresche risorse umane e spirituali, parrebbe che lo Spirito Santo (forse distratto o avvilito) non sappia più che pesci pigliare, mentre la Carnia Fidelis annaspa e boccheggia...
E se invece lo Spirito Santo lavorasse di fino? Osserva: nelle prossima ristrutturazione geo-pastorale che coinvolgerà l'intera Diocesi di Udine, la futura grande Forania della Montagna, comprenderà la Carnia con il Canal del Ferro e il Tarvisiano: esattamente il territorio prefigurato per la possibile futura Diocesi di Zuglio (vedi in alto in epigrafe e anche qui sotto: kmq 2.102; abitanti 54.000).
Solo un caso o un segno dei tempi? Beh per ora, anzichè "Forania della Montagna", aiutiamo lo Spirito Santo e proviamo a chiamarla "Diocesi di Zuglio":




E' MESSICANO IL NUOVO VESCOVO DI ZUGLIO

Dopo la promozione di mons. Mario Zenari a Cardinale di SRC (ora titolare di Santa Maria delle Grazie alle Fornaci fuori Porta Cavalleggeri), la S. Sede ha nominato nuovo titolare di Zuglio il vescovo messicano Pedro Sergio de Jesús Mena Díaz, attuale ausiliare di Yucatan. No comment. Ecco dunque una aggiornata cronotassi dei vescovi di Zuglio:

EPOCA REMOTA
AMANZIO (393-413)
IANUARIO (480-490)
MASSENZIO (571-577)...
FIDENZIO (menzionato nel 705)
AMATORE (menzionato nel 737)

EPOCA MODERNA
ALDO GOBBI (1967-1973)
EMILIO PIZZONI (1974-1985)
PIETRO BROLLO (1985-1996)
ALFRED KIPKOECH ARAP ROTICH (1996-1997)
MARIO ZENARI (1999-2016)
PEDRO SERGIO DE JESUS MENA DIAZ (2017)

Gruppo laicale spontaneo
COETUS FIDELIUM CARNORUM REGIONIS

Su iniziativa di alcuni cristiani di Carnia (D’Andrea Lorenzo,  Mentil Stefano, Cecchini Simone, Blanzan Rudy e Da Pra Tiziano),è sorto un gruppo spontaneo di laici (la cui età media è di 29 anni !) desiderosi di poter sperimentare periodicamente le indicazioni della Summorum Pontificum attraverso le celebrazioni liturgiche secondo il rito antico.
Il 21.10.2017 a Paluzza è stato così approvato uno Statuto composto da 12 articoli nei quali vengono spiegate le finalità e le modalità di questa spontanea associazione. Chi vuole aderire a questo Gruppo lo può fare in forma stabile e quindi condividendone anche la vita sociale (assemblea annuale, votazioni varie, ecc.), mentre chi intende essere solo sostenitore condivide fini e scopi ed è interessato sopratutto alle celebrazioni, partecipando ove e quando gli è possibile. Così ci sono due modalità diverse di "aderire" anche per distinguere l'aspetto associativo (necessario, ma non vincolante) da quello più libero di partecipazione attiva. Per poter aderire e saperne di più CLICCA QUI.

(si suggerisce di consultare anche i link - blu sottolineati, cliccando sulla relativa parola)

   
     

 

 


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