Due carniche a Udine

di Elio Craighero

IN FRIULANO

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Due comari dei monti di Vinaio, avevano fatto voto di andare al perdono dalla Madonna delle Grazie a Udine. Ci volle loro parecchio tempo per risparmiare quei quattro centesimi per il viaggio e per fare qualche piccola spesa. Poiche` si diceva che in citta’ tutto costava la meta` contavano anche di recuperare i soldi del viaggio.

Quando videro che i soldi sarebbero potuti bastare, presero gli accordi per la giornata e decisero inoltre che per quel giorno non avrebbero pronunciato una sola parola in friulano ma che avrebbero parlato solo in italiano. Non era mica necessario far sapere a tutti da dove venivano! Giunte a Udine, a furia di chiedere informazioni e correre di qua e di la` trovarono finalmente la chiesa della Madonna delle Grazie: entrarono devotamente, ascoltarono la messa pregando di cuore come aveva insegnato loro la madre, accesero una candela, misero una monetina come offerta, poi si fermarono nell’atrio a guardare tutta quella moltitudine di ex-voto e non la finivano piu’ di squadrare quel demonio di cui la nonna aveva tanto parlato loro.

Finalmente uscirono e si avviarono per la scalinata del santuario dove vendevano un po’ di tutto. Un vecchietto stava mettendo a posto il suo banchetto di golosita`. Una disse all’altra: "Oh guarda li` Maria, che bei bagigi! Potremmo prenderne un po’ da portare ai bambini, ma come si chiamano in italiano?" "Ma, senti un po’, barbe Gigi lo chiamano zio Luigi, quindi anche quelli si dovrebbero chiamare cosi`!" Avvicinatesi allora al baracchino chiesero al vecchio: "Per favore, me dalo due lire di zio Luigi?" Quello, dopo averle squadrate da capo a piedi, capi` subito con chi aveva a che fare e prima si prese i soldi poi riempi’ un cartoccio di bagigi e corse a servire altra gente.

Arrivate giu’ nel parco, si accomodarono su una panca in pietra, tirarono fuori dalla borsa qualcosa da mangiare e incominciarono a rosicchiare cio` che si erano portate. Dopo un po’ passo` una signora e loro le chiesero quale era la strada che dovevano prendere per arrivare in centro. Quella diede loro delle indicazioni precise, ma per prendere porta Manin bisognava attraversare la strada e c’era un viavai di carri e carretti tra i quali loro non riuscivano ad infilarsi. Aspettarono per un po’, finalmente arrivo’ un carro tirato da buoi, bisognava approfittare. Una diede una gomitata all’altra e le disse: "Su, su presto Maria, grembiuliamo la via!" Aveva tradotto in italiano il termine traversa, il grembiule che si portava durante le faccende.

Finalmente arrivarono in via Manin e si immersero a guardare le vetrine. Fecero qualche spesa, un po’ di fettuccia, qualche metro di stoffa e quando giunsero in piazza Vittorio, arrivo` dal cielo anche un bel temporale improvviso, di quelli che capitano spesso nel mese di agosto. Fecero appena in tempo a rifugiarsi sotto i portici e una disse: "Ma guarda come piopera!" e l’altra: "lascia che slaccheri, aspettiamo il trampolo". Quando Dio volle, scampanellando giunse il tram e prima lasciarono smontare quelli che erano dentro e salire quelli che erano fuori, quindi incominciarono a farsi complimenti a vicenda: "La salga su ella", "No mo`, la vacca su ella" e non montava ne’ l’una ne` l’altra. Allora il guidatore stufo disse loro: "Ma vacche tutte due, salite che il tram deve partire".

Quando arrivarono a casa, i bambini erano gia’ a letto, ma loro, anche se stanche e bagnate, erano contente di avere fatto quel viaggio, che era il primo e sarebbe stato anche l’ultimo, ma soprattutto erano contente di aver potuto almeno per un giorno parlare in italiano.

 tratto dal Bollettino Parrocchiale "La n˘ste valade"

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