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Interventi dal n. 21 al n. 30

  1. DINPLAN IN CJARGNE - La fabriche dai cjarsons

  2. CARNIA le zone svantaggiate

  3. Quando la realtà supera la più ottimistica fantasia - TONDO MARTINI BROLLO - Un Superenalotto per la Carnia

  4. PROVINCIA DELLA MONTAGNA ? SCHERZAVAMO

  5. SALVÂ I CJARGNEI A TORNE CONT  

  6. Salvare i carnici conviene

  7. OSPEDALE DI TOLMEZZO - Dubbi e riflessioni

  8. LA EURHOLZ DI VILLA SANTINA COSTRUISCE LA FIERA DI RIMINI

  9. PRAMOSIO - Una strada che rispetta l’ambiente

  10. MEDICINA IN CARNIA - Due importanti Convegni a Tolmezzo

DINPLAN IN CJARGNE - La fabriche dai cjarsons (int. 21)

La vecje latarie di Dinplan, nasude maimò tal 1883, a veve scugnût sierâ bielzà cualchi an fa, par vie che di vacjes in Cjargne (e masime a Dinplan) an’d’è restades ben puocjes. Masse poucjes par podei tegni vierte une latarie. E cusì dopo tanç agns di marum e di lancûr, la latarie di Dinplan à tornât a viergi il porton, ma non par dâ fûr formadi e spongje, ma par produsi CJARSONS. Pensait: la coperative di Dinplan, cun a capo Fiorenzo de Colle, à savût inventâ une ativitât nove di zeche, che nisun al vores mai crodût: fâ cjarsons in maniere industriâl, midiant i contribûz di Carnia Leader. Ai an decidût di fâ par cumò doi tipos di CJARSON: chel DOLÇ e chel cu LAS JERBES. Tra tantisimes rezipes cjargneles, ai an cirût di meti adum une recipe c’a las ben cui gusç da int di voi. Cence conservanz e cence colôrs, dut gjenuin. Dopo cualchi meis di sperimentazion, la roube cumò a pâr c’a lêti indevant avonde benon: vegnin prodoz cirche 1.300 tocs in dì, ma l’obietîf a’lè chel di rivâ a 2.500 tocs par podei lâ ben cul bilancio.  Par cumò an’dè nome doi lavorenz, ma se il lavôr al butarà, encje cualchidunâti al podares cjatâ lavôr. I CJARSONS a sci jù cjate encje tal spermarcjât, pronz par iessi cuez e mangjâz. Ai son bielzà stâz segnalâz su las rivistes specialistiches (“Grand Gourmet” e “Food & Grocery”). Cui c’al vûl, al po’ metisis in contat diret cui CJARSONS:  [email protected]

Provâ par…cerciâ. Bulos chei di Dinplan !

CARNIA le zone svantaggiate (int. 22)

L’art. 3 della Legge Regionale 13/2000 riclassifica il territorio montano della Regione FVG in 3 ZONE OMOGENEE DI SVANTAGGIO SOCIO-ECONOMICO, in base ai seguenti parametri: altitudine, fragilità geologica, andamento demografico, invecchiamento popolazione, numero di imprese, tasso di occupazione.

La zona A corrisponde ai Comuni o centri abitati con svantaggio BASSO

La zona B corrisponde ai Comuni o centri abitati con svantaggio MEDIO

La zona C corrisponde ai Comuni o centri abitati con svantaggio ALTO.

I comuni e le frazioni di Carnia sono stati così suddivisi:

 

COMUNI

A

B

C

AMARO

 

*

 

AMPEZZO

 

 

*

ARTA TERME

 

 

*

CAVAZZO

 

*

 

CERCIVENTO

 

 

*

COMEGLIANS

 

 

*

ENEMONZO

 

*

Fresis, Maiaso Tartinis, Colza

FORNI AVOLTRI

 

 

*

FORNI DI SOPRA

 

 

*

FORNI DI SOTTO

 

 

*

LAUCO

 

 

*

LIGOSULLO

 

 

*

OVARO

 

 

*

PALUZZA

 

 

*

PAULARO

 

 

*

PRATO CARNICO

 

 

*

PREONE

 

 

*

RAVASCLETTO

 

 

*

RAVEO

 

*

 

RIGOLATO

 

 

*

SAURIS

 

 

*

SOCCHIEVE

 

 

*

SUTRIO

 

 

*

TOLMEZZO

*

 

Cazzaso, Fusea, Illegio, Lorenzaso

TREPPO

 

 

*

VERZEGNIS

 

 

*

VILLA SANTINA

 

*

 

ZUGLIO

 

*

Fielis, Sezza

 

Come si vede da questa tabella, l’unico centro classificato a basso svantaggio (serie A) è Tolmezzo (con l’eccezione delle sue frazioni alte). Ora, dopo che si è presa finalmente coscienza che la CARNIA non è né può essere considerata tutta uguale, occorre che vengano predisposti quanto prima quegli strumenti legislativi in grado di riempire quel gap secolare che caratterizza la Carnia vera delle Valli, di modo che i paesi attualmente situati in zona C, possano in breve riposizionarsi non diciamo in A ma almeno in serie B.

Quando la realtà supera la più ottimistica fantasia
TONDO MARTINI BROLLO
Un Superenalotto per la Carnia
(int. 23)

 

Quando lo scorso novembre il tolmezzino Pietro Brollo fu nominato, primo carnico nella Storia, arcivescovo di Udine, osservammo (vedi “Convegno Montagna” intervento 55) che un tale evento assumeva contorni epocali. Più di così la Carnia non poteva sperare. Mai avremmo immaginato che solo pochi mesi dopo (15 giugno 2001) la realtà avrebbe ancora e di gran lunga superato ogni più ottimistica fantasia. Due giorni fa infatti il Consiglio regionale del FVG (presieduto dall’altro tolmezzino Antonio Martini) ha eletto PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE il tolmezzino RENZO TONDO. Ora dunque la terna tolmezzina ha raggiunto i massimi vertici dei rispettivi ruoli. Vediamo:

 

PIETRO BROLLO

 

ARCIVESCOVO DI UDINE

RENZO TONDO

Forza Italia (ex PSI)

PRESIDENTE GIUNTA REGIONALE FVG

ANTONIO MARTINI

PPI (ex DC)

PRESIDENTE CONSIGLIO REGIONALE FVG

 

Pochi spunti per una breve riflessione:

1. La Carnia oggi ha una visibilità ed una rappresentanza così elevate che mai si ripeteranno in futuro (a meno che altri due carnici non vengano eletti uno Presidente della Repubblica e l’altro Papa: ma questo ci pare al momento francamente utopistico, almeno per questo millennio).

2. Questi TRE TOLMEZZINI, ognuno impegnato nel proprio ruolo, hanno nelle proprie mani il FUTURO DI CARNIA. Da essi infatti e solo da essi, dipenderà, NEL BENE E NEL MALE, la futura prossima esistenza della Carnia delle valli o la sua definitiva scomparsa.

3. Tondo è quello che ha maggiori responsabilità, avendo in mano IL POTERE POLITICO-AMMINISTRATIVO di decidere in un verso o in un altro: detassazione per i carnici delle valli, bonus fiscale sulla benzina per i pendolari delle valli, riduzione di ICI e IRPEF per i carnici delle Valli, incentivi per i residenti nelle Valli ecc.

4. Martini, pur ricoprendo un ruolo eminentemente rappresentativo ma non certo solo notarile, ha la facoltà di CALENDIZZARE E INDIRIZZARE le discussioni e le proposte di legge in Consiglio Regionale.

5. Brollo ha la assoluta prerogativa di concedere o meno AUTONOMIA PASTORALE alla Carnia, rendendola VISIBILE anche al potere civile, attraverso istituti ecclesiastici diversi e con diverso e crescente peso specifico: Status quo, Vicariato, Vescovo ausiliare, Diocesi suffraganea di Zuglio.

 

 Su un quotidiano locale di sabato 16 giugno 2001, in cronaca di Tolmezzo, è apparso un articolo in cui i politici locali hanno già messo le mani avanti dicendo: “Se ora non succederà nulla per la Carnia, i carnici non avranno più alibi”.

Ma come? I carnici non avranno più alibi? O NON FORSE LA CLASSE POLITICA ED ECCLESIASTICA?

 

Infatti sia il POLO (interpretato da Renzo Tondo) sia l’ULIVO (interpretato da Antonio Martini) sia la GERARCHIA ECCLESIASTICA (interpretata da Pietro Brollo) sono fin da ora da considerarsi gli UNICI E SOLI RESPONSABILI sia nel bene che nel male per il prossimo futuro di Carnia.

Attribuire questa responsabilità, come già stanno facendo i politici locali con una incauta e impudente giravolta, ai CITTADINI AMMINISTRATI, costituisce una delle peggiori prove di disonestà intellettuale e politica oltre che uno dei classici atteggiamenti psicologici conosciuti come “eterogenesi dei soggetti”.

Se dunque tra 3-5-10 anni i comuni di Carnia, attualmente classificati in “serie C” (vedi precedente intervento) non saranno rientrati almeno in “serie B” (Tolmezzo sta già, unico paese di Carnia, in serie A, in splendido e dorato isolamento), la responsabilità sarà unicamente di B M T e dei pochi altri che a Roma fanno alta cucina politica.

Non certo dei carnici splendidamente dispersi nelle valli e sempre più intenti a resistere e a contrastare questa estinzione soft che non interessa più a nessuno.

   

PROVINCIA DELLA MONTAGNA ? SCHERZAVAMO int. 24

Ci perviene dal Signor D’Antoni la lettera che pubblichiamo.

Anche il suo giornale ha pubblicato in agosto 2000 una mia lettera dove, quale consigliere comunale di Bordano, riferivo di aver partecipato il 6 agosto all'incontro giubilare degli amministratori montani presso la Polse di Cognes (Zuglio), presente il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia Martini, sindaci ed esponenti vari locali della politica.

Tra l'altro si discusse il documento delle comunità cristiane della Carnia, Canal del Ferro - Val Canale sulla istituzione della Provincia ragionale della Carnia, comprendente trentanove Comuni, e la mia tesi di unione di tutta la montagna friulana, da Claut a Stregna.

Seguì per mesi un gran fervore di attività lodevolmente promossa dalla Chiesa cattolica, con partecipazione di Autorità laiche, con conclusione a Tolmezzo e grandi promesse all'arcivescovo Battisti da parte dei potenti di Trieste, compreso l'allora presidente della Giunta regionale ed ora onorevole della Repubblica, Roberto Antonione.

All'imminente evento della provincia regionale di Tolmezzo ci credevamo ormai tutti. Io partecipai alla riunione presso la sala di via Treppo in Udine ed ascoltai la parola di tanti parroci della montagna, di laici e, soprattutto ascoltai con entusiasmo l'imprenditore Mario Gollino, coordinatore del laboratorio socio-politico delle comunità cristiane della Carnia.

Sul problema delle condizioni negative della montagna con analisi perfetta del territorio, sulla proposta risolutiva dei problemi, da farsi usando la legge costituzionale 2/1993 e costituendo la Provincia ragionale dei trentanove comuni con poteri, risorse, interazioni con altri enti, modalità di attuazione, ecc. ben determinati.

Il signor Gollino parlava, parlava,... ed io e la gente, ascoltavamo estasiati. Ricevetti anche copia dell'atto costitutivo di Comitato Promotore della attuazione della provincia regionale "cui partecipano tutte le forze sociali del territorio" per l'iniziativa della legge regionale istitutiva da affidarsi agli elettori in numero non inferiore a 15 mila.

Questo, molto riassuntivamente, è avvenuto ieri!!!

Oggi sui giornali tengono banco il conte Marzio Strassoldo ed il professor Flavio Pressacco e della provincia della montagna friulana parla solo Sergio Cragnolini (parla per modo di dire, dato che la tanto spampanata par conditio è come l'araba fenice). L'imprenditore Mario Gollino, tace!

Purtroppo, tace anche la Chiesa friulana che aveva suscitato tante speranze, con azioni e pubblicazioni, circa il diritto della gente che vive in quota di essere protagonista ed artefice del suo futuro.

Tace anche il Comitato promotore della provincia ragionale della Carnia - Canal del Ferro - Val Canale. Tutti zitti, perché?

Le promesse degli oggi on.li Antonione, Saro, ecc. non contano più?

Conta solo una poltrona per il conte Strassoldo?

La pensa così anche la Chiesa friulana? Non avremo mica scherzato, questi ultimi due anni! Speriamo di no, altrimenti biadac Fril!

Vittorio D'Antoni

Udine

SALVÂ I CJARGNEI A TORNE CONT int. 25

I triestins a’ van in Cjargne la sabide e la domenie par straviâsi dal masse lavorâ a Triest. E si lamèntin che la Cjargne no je plui chê: rustiche, biele, plene di int lavorente. No si cjate plui tai paîs e tes stalis el bon lat apene molzût ch’al nudrive plui di une bisteche; o, tes malghis e tes casèris la batude frescje ch’e resentave lis vìssaris, e la scuete cjalde apene gjavade ch’e umiliave il stomi e a jere, dutun, pietance e goloset. E soredut, in Cjargne, no si rive plui a fâ chês bielis fotografiis che si faseve, vecjutis vistudis a neri, gobis sot la cjame di fen, di lens o di ledan.

Chesc’ a’ son i fastìlis dai triestins; e forsi ancje chei di tanc’ furlans ch’a vivin tes comuditâz de planure e de sitât. Chest int dal weeckend ‘e vores che i cjargnei a’ stessin lassù a fâ i zardinîrs, i boscajûi, i vuardians – a gratis – di chel maraveôs parco naturâl ch’e je la Cjargne: seâ i prâz, netâ e curâ il bosc, spurgâ i canai intasâz, sgjavâ i martôrs ingolfâz, rifilâ lis rèngidis slacadis. Dopodut la Cjargne ‘e je lôr.

Ah, si? La Cjargne ‘e je lôr? Poben i cjargnei al lôr dovê lu àn fat par secui. E’ àn coltât ogni stroput di tiare; si son rimpinâz apulî e barbirâ i prâz fin sot i crez; e’ àn nudrît lis vacjis puartant il fen su la schene; e’ àn sbacjât stradis e trois dopo ogni temporâl; e’ àn boscât e plantât cun man di esperz e cûr di artisc’; e’ àn conservât lenghe e culture. Par secui, par gjenerazions. Poben, cualchidun ur àjal dit grazie? Cualchidun _ tignût cont, ben s’intint, dai timps cambiâz, des esigjencis cambiadis, dai gnôs problems sorevignûz – ju àjal judâz a restâ?

Si, la costituzion ‘e à un articul di pueste ch’al dispon  provedimenz in pro de zonis montanis. La Regjon – ancje chê- ‘e à un so progjet di pueste  per montagne. Nuje ce dî: bisugne ricognossi che, pes montagnis, la lez e i progjez è àn funzionat perfet. Difat lis montagnis, in Cjargne, à son restadis;a son partîz dome i cjargnei.

Pieri Pinzan – cjargnel concret e resident lassù- al à scrit, denunciât e documentât  che il so comun, Rigulat –tant par dî un- al è zà miez muart. E ta chel altri miez ben tre ambienz (une feramente, une tratorie e une ostarie) e’ àn scugnut siarâ.

E alore, ce si spiètial di bati l’uniche strade cuintricururint e risolutive:chê di fâ in maniere che ai cjargnei ur torni cont a restâ in Cjargne.Imparâ da l’ Austrie e de Svuizare. Forsi al sarà di pajâ il lat molzût lassù un pôc di plui, di lassâ fâ la sgnape cu lis sépis e cui miluz; forsi al sarà soredut, di pajà ce c’al merte il lavor che i cjargnei e an simpri fat e a tornaressin a fa – s’al rindès- par salvâ prâz, boscs e martôrs; forsi al sares di lassâ che artigjans e buteghis a’ rìvin a tirâ flât cence trat­âiu tanche ch’a fossin buteghis e orèsins di place Vitorio di Udin. Cheste politiche e vignares a costà masse? Nancje par ideis, se no l’Austrie e la Svizare no la varessin adotade.

La  politiche di contribuzion  integrative sui lavôrs che i cjargnei a podaressin fâ par salvâ e conservâ l’ambient ‘e  ven a costâ mancul di che di comedâ ce che si sdrume, ce che si bruse, ce ch’al slache ogni doi, tre agns.

Ma, un moment: e s’al fos chel il scopo de politiche, invecit? Lassâ che i cjargnei a’ scjàmpin e che la Cjargne si sdrumi. Parceche dopo, par comedâ , si palòtin miliarz. E cuant che si palotin miliarz publics, ai mulinars publics ur reste simpri in man une biele zumiele di farine.

  

PAR FA IL CONTADIN (MASSIME VUE)
BISUGNE SEI BRAS CONTADINS:

MIEZ VETERINARIS, MIEZ CHIMICS, MIEZ BOTANICS…
PAR FA IL MINISTRO DE AGRICOLTURE, INVECIT,
AL VA BEN ANCJE UN AVOCAT, O UN MIEDI O UN SPISSIAR,
MAGARI DI SECONDE MAN;
BASTE CCHE NOL VEI MAI FAT IL CONTADIN”.

 

RIEDO PUPPO 

Tratto dal giornale “Il COLTIVATORE” di maggio

 

SALVARE I CARNICI CONVIENE int. 26

I triestini vanno in Carnia il sabato e la domenica per distrarsi dal troppo lavoro a Trieste. E si lamentano che la Carnia non è più quella : rustica, bella, piena di gente  che lavora. Non si trova più nei paesi e nelle stalle il buon latte appena munto che nutriva più di una bistecca; o, nelle malghe  il latticello fresco che risciacquava  le viscere e la ricotta calda appena tolta che alleggeriva lo stomaco ed era, sia, pietanza  che lecornia. Soprattutto, in Carnia, non si riesce più a fare quelle belle fotografie che si faceva, vecchiette vestite a nero, gobbe sotto il peso del fieno, della legna o del letame.

Queste sono le preoccupazioni dei triestini; e forse anche quelle di tanti friulani che vivono nelle comodità della pianura e della città. Questa gente del Weekend vorrebbe che i carnici stessero lassù a fare i giardinieri, i boscaioli, i guardiani – gratuitamente – di quel meraviglioso parco naturale che è la Carnia: falciare i prati, pulire e curare i boschi,  pulire i canali intasati, pulire gli scivoli del legname intasati, assestare  le frane.

Dopotutto la Carnia è loro.

Ah, si? La Carnia è loro? Bene, i Carnici il loro dovere l’hanno fatto per secoli. Hanno concimato ogni  piccolo spazio di terreno; si sono arrampicati a pulire e tosare i prati fino sotto  alle rocce (o pendii rocciosi); hanno nutrito le mucche portando il fieno sulla schiena; hanno  sostenuto strade e  sentieri dopo ogni temporale; hanno  tagliato la legna del bosco e piantato con mani da esperti e cuore di artisti; hanno conservato lingua e culture. Per secoli, per generazioni. Bene, qualcuno ha detto loro grazie? Qualcuno - tenuto conto, ben s’intende, dei tempi cambiati, delle esigenze cambiate, dei nuovi problemi sopravvenuti - li ha aiutati a rimanere?

Sì, la costituzione ha un articolo a posta che dispone provvedimenti a favore delle zone di montagna. La Regione - anche quella – ha un suo progetto a posta per la montagna. Niente da dire: bisogna riconoscere che, per le montagne, la legge e i progetti hanno funzionato a perfezione. Infatti le montagne, in Carnia, sono rimaste; sono partiti solo i carnici.

Pieri Pinzan – carnico concrete e residente lassù – ha scritto, denunciato e documentato che il suo comune, Rigolato – tanto per dirne una – è già mezzo morto e nell’altra metà ben tre  ambienti (una ferramenta, una trattoria e una osteria) hanno dovuto chiudere.

E allora, cosa si aspetta a battere l’unica strada controcorrente e risolutiva: quella di fare in maniera che ai carnici convenga rimanere in Carnia. Imparare dall’Austria e dalla Svizzera. Forse sarà da pagare il latte munto lassù un po’ di più, da lasciar fare la grappa con le susine e con le mele; forse sarà soprattutto, da pagare quanto merita il lavoro che i carnici hanno sempre fatto e tornerebbero a fare – se rendesse – per salvare prati, boschi e scivoli; forse sarebbe da lasciare che artigiani e botteghe riescano a sopravvivere senza trattarli come se fossero botteghe e orefici di piazza Vittorio a Udine. Questa politica verrebbe a costare troppo? Neanche per idea, altrimenti l’Austria e la Svizzera non l’avrebbero adottata.

La politica di contributi integrativi sul lavori che i carnici potrebbero fare per salvare e conservare l’ambiente viene a costare meno che aggiustare quello che si distrugge, quello che si brucia, quello che frana ogni due, tre anni.

Ma, un momento: e se fosse quello lo scopo della politica, invece?

Lasciare che i carnici scappino e che la Carnia si distrugga.

Perché dopo, per aggiustare, si  girano miliardi. E quando si girano miliardi pubblici, ai mugnai pubblici resta sempre in mano un bel pugno  di farina.

 

“PER FARE IL CONTADINO (SOPRATTUTTO OGGI)
BISOGNA ESSERE BRAVI CONTADINI:

MEZZO VETERINARI, MEZZO CHIMICI, MEZZO BOTANICI…

PER FARE IL MINISTRO DELL’AGRICOLTURA, INVECE,
VA BENE ANCHE UN AVVOCATO, O UN MEDICO O UN FARMACISTA, MAGARI DI SECONDA MANO;
BASTA CHE NON ABBIA MAI FATTO ILCONTADINO”.

Riedo Puppo

Traduzione in italiano dell’articolo “SALVA I CJARGNEI A TORNE CONT” pubblicato  dal giornale “IL COLTIVATORE” di maggio 2001

 

OSPEDALE DI TOLMEZZO - Dubbi e riflessioni int. 27

Tutti indistintamente oggi dormono sonni più che tranquilli circa la sopravvivenza dell’ospedale di Tolmezzo. Nessuno azzarda il benchè minimo dubbio: tutti sono convinti che nessuno sottrarrà mai alla Carnia il "suo" ospedale.

Vediamo LO SCENARIO dei prossimi 20 anni:

- Oggi a Tolmezzo vivono 10.000 persone, pari ad un quarto degli abitanti di Carnia.

- Lo spopolamento delle valli è sotto gli occhi di tutti: disoccupazione, aborti, fuga, denatalità, degrado ambientale ne sono le principali cause che erodono costantemente questo zoccolo duro di 30.000 anime sparse tra i monti.

- Tra 20 anni, le valli, secondo alcune recenti stime di previsione, resteranno con soli 15.000 abitanti, mentre Tolmezzo conserverà sostanzialmente gli abitanti attuali.

- In questo contesto, non sarà più possibile mantenere o pretendere un ospedale così concepito, per un interland di sole 15.000 persone, quando il BARICENTRO DEMOGRAFICO E PRODUTTIVO SI SARA’ VELOCEMENTE E PESANTEMENTE SPOSTATO PIU’ A SUD.

- Tra 20 anni dunque la popolazione sarà concentrata lungo la pedemontana tra i due poli di Gemona e Tolmezzo: il baricentro di questo interland sarà la zona di Carnia-Venzone, addossata all’autostrada A4.

Vediamo ora il presente:

- L’ospedale di Tolmezzo da oltre un anno è stato trasformato in un grande cantiere (con enorme disagio per pazienti e utenti) perché sono iniziati i lavori di una profonda ristrutturazione che riguarda ogni piano, con demolizione di ampie zone (cucine e lavanderie) e rimaneggiamento di altre, con messa in sicurezza di molte strutture, recupero a norma di altri aspetti, allocazione di tecnologia avanzata, costruzione di nuovi ascensori.

I lavori dovrebbero durare due anni, per mettere in "una botte VECCHIA del vino NUOVO" (coi rischi relativi).

Costi altissimi per una serie di risultati futuri comunque dubbi: non sarà mai possibile infatti adeguare alle nuove esigenze tecnologiche e di assistenza una struttura già vecchia di 30 anni, perché, come ha recentemente sostenuto un ingegnere del settore, un ospedale dopo 30 anni andrebbe totalmente demolito e completamente rifatto dalle fondamenta. Le tubazioni sono obsolete, gli scarichi inaffidabili, i bagni ed i servizi igienici insufficienti, le camerette (che 30 anni fa erano moderne) oggi appaiono del tutto inadeguate.

DOMANDA:

perché non si è allora pensato di risparmiare tanti quattrini costruendo ex novo un ospedale moderno e funzionale, dai costi decisamente inferiori? Perché si è preferito lavorare sul vecchio, ben sapendo che non risulterà comunque mai modernamente funzionale né totalmente affidabile nelle sue parti più vetuste e non sostituite?

UNA POSSIBILE RISPOSTA:

1. Se si fosse scelto ragionevolmente di costruire ex novo un ospedale, l’ubicazione non sarebbe certamente stata Tolmezzo-città per il semplice motivo che non sarebbe stato conveniente nel prossimo FUTURO avere in Tolmezzo una struttura nuova perché, dati e proiezioni demografiche future alla mano, tra 20 anni avremmo avuto solo una cattedrale nel deserto, un deserto chiamato CARNIA.

2. Ora come ora, non si potrebbe costruire un ospedale nuovo nella zona idonea, cioè tra Venzone e Amaro, senza sollevare le allarmate proteste da parte dei carnici.

3. Si è così scelta una soluzione all’italiana, provvisoria, compromissoria anche se eccessivamente costosa: AGGIORNARE IL VECCHIO OSPEDALE DI TOLMEZZO (con costi altissimi) IN ATTESA DI … tempi migliori quando, in una Carnia ormai spopolata, il potere contrattuale-elettorale dei carnici delle Valli sarà praticamente ridotto a zero.

Pensierino finale:

- Solo tra 20 anni Tolmezzo comprenderà finalmente il grossolano errore di valutazione che sta oggi compiendo a spese delle valli, la quali si stanno drammaticamente spopolando a favore del capoluogo, moderno Crono che si mangia i suoi figli…

- Ma tra 20 anni, Tolmezzo, divenuto per davvero un mostro geo-politico (con un testone enorme in un corpicciattolo microscopico) non avrà più motivi validi per reclamare un ospedale per la Carnia, la quale non ci sarà più dal punto di vista demografico.

- Tolmezzo si accorgerà di avere sbagliato i suoi calcoli, ma sarà troppo tardi: sarà costretta a rinunciare definitivamente al suo ospedale e dovrà accettarne forse a malincuore la soppressione (tutti a Udine, insomma), perché più consona alle mutate esigenze ed alle nuove realtà demografiche e produttive dislocate su una area diversa, in cui saranno confluiti anche moltissimi carnici delle valli.

Tra 20 anni (o meno?) dunque chiusura dell’ospedale di Tolmezzo ?

LA EURHOLZ DI VILLA SANTINA COSTRUISCE LA FIERA DI RIMINI  int. 28        

La Eurholz srl di Villa Santina, del Gruppo SPAV Prefabbricati Spa di Martignacco (UD), ha costruito e curato la messa in opera delle coperture della nuovissima Fiera di Rimini. Ecco i dati:

 

- 12mila metri cubi di legno lamellare impiegati.

- 12 padiglioni coperti (con struttura in legno lamellare), aventi ciascuno le dimensioni di m. 60 x 96 (un campo di calcio).

- 1.300 travi di legno utilizzate.

- 25 giorni per assemblare tutta l’opera

 

Oltre ai 12 padiglioni espositivi, la Eurholz ha costruito anche le due strutture dell’ingresso principale:

- la prima è caratterizzata da una grandiosa volta a botte in legno lamellare (m. 18 x 76) formata da elementi a graticcio romboidale come i padiglioni.

- la seconda è a forma di cupola del diametro di m. 30 con graticcio lamellare che richiama i rosoni gotici.

 

Tutta la struttura della FIERA DI RIMINI appare dunque come un grandioso complesso interamente realizzato in legno lamellare, che fa della Euroholz di Villa Santina una delle prima industrie produttrici di legno lamellare italiane.

Una rivista austriaca del settore ha definito la Eurholz “MIGLIORE CARPENTIERE DEL 2000”.

 

Anche quest’opera moderna è l’ambasciatrice più convincente della professionalità e delle potenzialità della Carnia odierna. Nonostante tutto.

    

PRAMOSIO - Una strada che rispetta l’ambiente int. 29

Con estrema e sincera gioia vogliamo rettificare oggi il precedente intervento sulla strada di Pramosio (vedi intervento n. 18).

La nuova strada appena aperta al traffico, smentisce completamente le nostre iniziali preoccupazioni e titubanze.

L’opera, personalmente curata e diretta dal dr. Matteo De Cecco (Azienda Parchi e Foreste del FVG), presenta SOLUZIONI DI INGEGNERIA NATURALISTICA  A BASSISSIMO IMPATTO AMBIENTALE: si è infatti fatto uso di sole PIETRE LOCALI e LEGNAME del posto.

Non è stato usato neppure un grammo di cemento armato né di asfalto.

Si è fatto in modo che la pendenza non superi mai il 14% e che la carreggiata non risulti mai inferiore a m. 3,5 di larghezza.

Il percorso si snoda lento, per Km 7, nella stupenda foresta di Pramosio e la cura che è stata posta ad ogni particolare fa di questa arteria forestale un modello da imitare:

- i fianchi della strada sono stati bonificati e rinforzati con la semina di erba nuova,

- gli scarichi dell’acqua piovana sono stati segnalati con palizzata di legno,

- piazzole di sosta e di manovra sono frequenti e ben localizzate;

- la vecchia strada è stata opportunamente coperta e mimetizzata con i detriti di scavo della nuova e si è anche provveduto a mettere a dimora nuovi alberi.

- sono stati rispettati i particolari punti religiosi o di memoria storica. 

L’opera è costata circa un miliardo di lire, di cui 885 milioni erogati dall’Obiettivo comunitario 5B.

Pramosio, dal punto di vista geo-morfologico, è caratterizzato da un ampio pianoro  morenico (a 1521 msl) e da linee ondulate di sellette e dossi erbosi che ricoprono gli spuntoni rocciosi calcarei.

La fauna è quanto mai ricca: MARMOTTE, CAMOSCI, CAPRIOLI, a volte CERVI. Tra i volatili, il GALLO FORCELLO e il GALLO CEDRONE. Anche l’AQUILA a volte plana sopra la Crete.

Il complesso malghivo, di proprietà della Regione FVG, è composto dalla grande stalla(per bovini) e dal RIFUGIO che ha 22 posti-letto e 50 posti a tavola per un AGRI-TURISMO di prim’ordine.

Dalla malga Pramosio sono possibili interessanti ed appaganti escursioni: Avostanis, laghetto Pramosio, Pizzo Timau…

Una realizzazione insomma altamente positiva che si colloca nel contesto di un’ampia azione di recupero delle caratteristiche più tipiche di una Carnia che rischia di scomparire.  

Un’unica osservazione: i week-end estivi vedono Pramosio trasformato in un grande parcheggio che deturpa visibilmente l’ambiente. Siamo tuttavia consci che questo è forse l’unico scotto che si debba pagare per mantenere Pramosio vivo e pulsante.

MEDICINA IN CARNIA - Due importanti Convegni a Tolmezzo int. 30

8 settembre 2001

Organizzato dalla U.O. di Chirurgia Generale, si è svolto presso l’Ospedale di Tolmezzo un importante summit sulla chirurgia mini-invasiva, cui hanno partecipato moltissimi chirurghi nazionali, sensibili a questo nuovo approccio chirurgico che apre nuove e inesplorate frontiere, tra i cui pionieri va certamente annoverato il primario chirurgo tolmezzino, il dr. Roberto Petri, il quale ha al suo attivo un numero elevato di tali interventi che lo pongono ai vertici regionali di tale approccio chirurgico. Il clou del Convegno è stato un intervento in diretta in video-laparoscopia di rimozione di una neoplasia del colon, trasmesso via satellite a Osaka, Giappone, ove altri chirurghi nipponici hanno seguito in diretta l’intervento di Tolmezzo.

13 ottobre 2001

Organizzato dalla U.O. di Medicina Generale, si è svolto presso la sala convegni della CMC, il 2° Convegno di Medicina Interna dell’Alto Friuli, organizzato dal primario medico tolmezzino, il dr. Vito Di Piazza, di Tualis di Comeglians. I temi in discussione sono stati davvero ghiotti, se oltre 130 medici di tutta la regione hanno attentamente partecipato alle sessioni. La celiachia nell’adulto è stato il tema affrontato dalla prof. B. D’Odorico della Clinica Gastroenterologica dell’ Università di Padova; le problematiche della terapia cortisonica hanno costituito l’argomento del prof. Del Favero, direttore della Clinica Medica dell’Università di Perugina; sulle vasculiti ha diffusamente parlato il prof. Ferraccioli, direttore della Clinica Reumatologica dell’Università di Udine; delle sindromi coronariche acute ha infine parlato il prof. Sinagra, primario della Cardiologia di Trieste.

Nota a margine:

Il dr. Petri e il dr. Di Piazza, con questi convegni scientifici di alto livello, non solo visibilizzano la CARNIA all’interno della comunità scientifica nazionale, ma (ciò che più conta) tentano di SALVARE LA CARNIA CON LA SCIENZA E LA CULTURA.  

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