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Faz e zornades

In chest balcon a ven metût dut ce c'a suceit (o ca no suceit) achì da nou, cirint di dî encje ce che cheaitis a no disin. E chel che cheaitis a no disin al è un grum e quasi simpri un grum impuartant. Par chest cirarin di iessi onescj e limpits, cence poure da veretât.
Par completâ la suage, va a viodi encje CONVEGNO SULLA MONTAGNA.

Autôrs
Alfio Englaro (englaroalfio@virgilio.it)
& Marino Plazzotta
(requie)

ULTIMI INTERVENTI

67. 2014-2015 COOPERATIVA CARNICA: diario clinico di una morte annunciata
68. 2014 AGEMONT in rottamazione
69. 2015 Quando un medico disturba...
70.
SECAB 2015: luci e (pen)ombre
71. 2016 La riforma ospedaliera del PD: note e considerazioni in itinere
72. O elicotteri de la Carnia, addio?

SETTIMO GRUPPO DI INTERVENTI

61. 2010: quando l'Italia è rappresentata dalla Carnia
62. 2011: Gianpaolo Englaro: atleta e pittore
63. 1911-2011: Cento Anni di SECAB
64. Campionato Mondiale Master Corsa in Montagna - Paluzza 17.9.2011
65. 2012: il grande Odisseo carnico ancora campione!
66. I bronzi di Zuglio tornano a casa

SESTO GRUPPO DI INTERVENTI

  1. Ma la Carnia dove sta andando?
  2. REQUIEM PER LA CARNIA
  3. CARNIAMED - Un esempio da imitare
  4. Aborti 2004 in Carnia
  5. Ospedale Tolmezzo NON è anti-sismico
  6. 23 aprile 2007: mandi a pre Toni Bellina
  7. 5 novembre 2007: mandi a Giorgio Ferigo
  8. Master universitario a Tolmezzo- 2008/2009
  9. Singolare lettera dagli USA
  10. 16 maggio 2009: mandi a Emilio Di Lena

QUINTO GRUPPO DI INTERVENTI

  1. Aborti in Carnia nel 2003

  2. VALLE DEL BUT: ridateci la galleria!

  3. Ospedale di Tolmezzo: verifiche di sicurezza statica

  4. CJARGNE-VÂL di RAVINIS 

  5. NOIARIS: LA BEFFA DELLA GALLERIA

  6. ILLEGIO - EVENTO EUROPEO PER SAN FLORIANO

  7. AMPEZZO: CHIUDE LA DE LONGHI

  8. SE QUESTA E’ UNA DEMOCRAZIA

  9. VALLE DEL BUT - Viabilità finalmente decente

  10. PRO LOCO DELLA CARNIA FINALMENTE INSIEME…

QUARTO GRUPPO DI INTERVENTI

  1. CARNIA - COMUNI UNITI O FUSI ?

  2. CARNIA – opportunità di lavoro – rapporto con la politica

  3. CARNIA CAPUT .. FRIULI

  4. Aborti in Carnia nel 2002

  5.  

  6. INDUSTRIA CARNICA in affanno

  7. CJARGNEI FORTUNÂTS

  8. SECAB (Società Elettrica Cooperativa Alto But)

  9. 5 anni, ovvero L’ATTIMO FUGGENTE di Martini e Tondo

  10. Mappa delle Casere carniche

TERZO GRUPPO DI INTERVENTI

  1. DINPLAN IN CJARGNE - La fabriche dai cjarsons

  2. CARNIA le zone svantaggiate

  3. Quando la realtà supera la più ottimistica fantasia - TONDO MARTINI BROLLO - Un Superenalotto per la Carnia

  4. PROVINCIA DELLA MONTAGNA ? SCHERZAVAMO

  5. SALVÂ I CJARGNEI A TORNE CONT  

  6. Salvare i carnici conviene

  7. OSPEDALE DI TOLMEZZO - Dubbi e riflessioni

  8. LA EURHOLZ DI VILLA SANTINA COSTRUISCE LA FIERA DI RIMINI

  9. PRAMOSIO - Una strada che rispetta l’ambiente

  10. MEDICINA IN CARNIA - Due importanti Convegni a Tolmezzo

SECONDO GRUPPO DI INTERVENTI

  1. CARNIA - Previsto crollo demografico per il 2025

  2. CASE DI RIPOSO IN CARNIA

  3. SCUOLE, CHIESA E COMMERCIO IN CARNIA

  4. IL SEN. GORTANI DICEVA …

  5. CARNIA - COMUNI UNITI, NON FUSI

  6. CARNIA - Un PIT da 500 miliardi

  7. CARNIA  Aborti volontari anno 2000

  8. PRAMOSIO-CARNIA una foresta violata

  9. SALVIAMO LA CARNIA ADOTTANDO UNA MUCCA (non pazza)

  10. CARNIA OGGI (dal diario di un viaggiatore)

PRIMO GRUPPO DI INTERVENTI

  1. Latte "CARNIA"?
  2. LATTE: CARNIA, FRIULI, ITALIA
  3. Quanto spende la regione per la sanità in Carnia
  4. CARNIA: ...  E L’ARMATA SE NE VA !
  5. CARNIA - Emigrazione agevolata
  6. CARNIA - “PROGETTO MONTAGNA”  - Il certificato del fallimento
  7. CARNIA… COLONIZZATA
  8. Azienda PromozioneTuristica  CARNIA
  9. La montagna non è Tolmezzo 
  10. L“OBIETTIVO 5B” i beneficiati nel 1998

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COOPERATIVA CARNICA 2014-2015
Diario clinico di una morte annunciata

Le difficoltà che hanno portato la Coop Carnica il 17 novembre 2014 a chiedere in tribunale istanza di concordato preventivo in bianco, hanno una origine lontana, sono state aggravate da strategie di mercato errate e non si possono ovviamente ascrivere solo agli ultimi mesi come qualcuno (interessato) vuol fare credere. Sono infatti almeno 2 anni che il bilancio COOP-CA chiude in rosso, con perdite pesanti che sono state solo in parte ridotte grazie a una - seppur legittima - operazione (escamotage) di “finanza creativa immobiliare” senza la quale la drammaticità dei conti sarebbe ancora più pesante, anche se la sostanza non muta.
La Regione FVG, che scende in campo come arbitro-protagonista, vuole vederci chiaro ed attende la revisione straordinaria dei conti affidata ad un Istituto super partes.
Dai documenti ufficiali - bilanci, relazione del collegio dei sindaci e della società di revisione - emerge con chiarezza come, già prima del crollo di Coop Operaie di Trieste, senza un incremento delle vendite, il quadro CoopCa si sarebbe fatto pesante specie se vi fossero stati importanti prelievi dal prestito sociale. E' infatti dal 2008 che l’andamento delle vendite è piatto e tutti gli indicatori economici attestano che non si vedono prospettive positive, specie dopo che CoopCa, con un atto quasi suicidario, ha clamorosamente abbandonato Tolmezzo (lasciando la piazza ad altri agguerriti concorrenti) per andare a porre il proprio quartier generale con mega-store ed ipermercato alle "Valli" di Amaro, sguarnendo incredibilmente la Carnia, che si sente ormai orfana della sua Cooperativa, vero fiore all'occhiello del secolare solidarismo socialista carnico.
«Qualora la situazione di crisi dovesse proseguire - scrivono i revisori di Crowe Horwath nella relazione allegata al bilancio 2013 - l’attività e le prospettive della società potrebbero essere negativamente condizionate, con un conseguente impatto sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria». Il collegio sindacale CoopCa - Giancarlo Veritti presidente e Daniele Delli Zotti e Fosca Petris sindaci «auspica che tali previsioni si attuino perché solo con l’attuazione di tale budget si potrà garantire l’equilibrio economico-finanziario e la salvaguardia del patrimonio di CoopCa». Già ad aprile si attestava dunque che la situazione era difficile per cui non si può oggi imputare ai soci prestatori di aver fatto naufragare la situazione solo per aver compiuto negli ultimi mesi alcuni legittimi prelievi per le loro necessità e sicurezza sociale.

Le perdite
Nel 2012 CoopCa chiude il bilancio con un rosso di 1,73 milioni; l’anno successivo la perdita sale a 2,13 milioni, in totale quindi quasi 4 milioni di euro su un capitale con riserve di 9 milioni di euro. Le vendite calano (da 147,6 a 144,9 milioni) sia perchè i prezzi al dettaglio nella CoopCa non sono concorrenziali, nonostante le tessere-sconto distribuite ai soci (per i non-soci i prezzi non sono allettanti) sia perchè in Carnia la CoopCa non ha mai voluto creare un Discount (il più vicino si trova a Buia!) sia perchè ha compiuto assurde scelte strategiche di mercato; il costo della produzione nel 2013 ha toccato quota 150,6 milioni e l’azienda deve anche fare i conti con pesanti interessi passivi legati ai debiti con le banche, che incidono per più di un milione di euro.

L’operazione immobiliare
Nel 2012 e nel 2013 CoopCa iscrive a bilancio rispettivamente 4,8 e 3,9 milioni di euro come plusvalenze (introiti) da alienazioni di immobilizzazione materiali. Nel 2012 CoopCa inizia a "vendere" i propri immobili strumentali - magazzini e negozi - ma si tratta di una vendita fittizia perché ad acquisire quei beni è Immobilcoopca, società costituita proprio il 25 settembre 2012 per gestire immobili, che, dal 1° luglio 2014, ottiene anche l’incarico di effettuare la manutenzione degli stessi. Ma di chi è Immobilcoopca? Appartiene in toto a CoopCa che smobilizza parte del patrimonio immobiliare, ne ottiene una robusta plusvalenza contabile grazie a una perizia di stima e in questo modo riduce artificiosamente le perdite di bilancio e, al tempo stesso, trasferisce poste consistenti dall’attivo immobilizzato ai crediti, mantenendo gli equilibri patrimoniali. Senza quelle fittizie plusvalenze le perdite nel biennio sarebbero di 12,5 milioni.

Crediti e debiti
In bilancio di CoopCa al 31 dicembre 2013 appaiono crediti per 16 milioni di euro, in gran parte infruttiferi in base all’accordo tra CoopCa e Immobilcoopca, accordo stipulato dalla e con la stessa persona (che si guarda allo specchio): dà e riceve nel medesimo tempo. Infatti, quale rappresentante legale di entrambe è Ermano Collinassi, che è presidente di CoopCa dal maggio 2014 (fino a maggio 2014 era Giacomo Cortiula) ed è anche presidente della Immobilcoopca dal 2013. Il bilancio 2013 evidenzia debiti per 83 milioni di euro (inclusi i 30 milioni del prestito sociale), mentre l’attivo conta "immobilizzazioni" per 61,8 milioni (inclusi i 15,8 milioni di crediti verso Immobilcoopca) e un attivo circolante - molto più facilmente trasformabile in liquidità - pari a 39,95 milioni.

Le partecipazioni
Crowe Horwath non analizza solo Immobilcoopca ma anche la Conca d'oro e la San Liberale srl che detengono le autorizzazioni sui punti vendita di Aviano, Sacile e Brugnera e sul Supermercato Conca d’oro di Trieste. Fatturano in un anno 7 milioni di euro complessivamente e il valore delle relative partecipazioni «risultano iscritte a bilancio - scrivono i revisori - a un valore superiore rispetto al patrimonio netto di 3,4 milioni. Gli amministratori non ritengono necessario procedere a una svalutazione delle partecipazioni, anche in presenza di una contrazione dei ricavi dei punti vendita delle partecipate rispetto al momento dell’acquisto, ritenendo che permanga il valore di avviamento insito nelle società stesse». In altre parole i supermercati non brillano, eppure il loro valore, ai fini del bilancio interno CoopCa, non viene ritoccato al ribasso ma viene invece ipervalutato. Nel frattempo spuntano nuovi supermercati e la concorrenza si fa più aggressiva (non solo in Friuli ma anche in Veneto dove CoopCa si era forse ragionevolmente allargata ma con strumenti e mentalità decisamente anacronistici e superati, non all'altezza della situazione).

L’alleanza con Coop-Operaie Trieste
CoopCarnica e Cooperative-Operaie Trieste si erano nel frattempo alleate costituendo il Consorzio cooperativo operaio (fatturato nel 2013 di 45 milioni di euro) con il compito di ridurre i costi di acquisizione di buona parte delle merci. A gennaio, però, l’esperienza finisce perchè le due cooperative litigano per motivi ignoti e così l'alleanza sfuma, con probabili ricadute negative sul bilancio di entrambe.

Le incognite future
La possibilità che il concordato preventivo si concluda con un rilancio della società o l’acquisizione da parte di un altro soggetto (Despar?), senza operazioni di profonda ristrutturazione e il sacrificio di tanti posti di lavoro, dipende solo dalla volontà degli interlocutori che si siederanno al tavolo delle trattative (Regione FVG in primis) che dovranno analizzare, senza giochi contabili, l’effettivo valore della partecipazione e del credito in Immobilcoopca, il valore delle altre partecipate, e l’esposizione bancaria (i mutui ammontano a 13,6 milioni di euro). Questi sono i temi cruciali che interessano 650 dipendenti e quei 2920 soci che fidandosi di CoopCa si vedono ora bloccati, nei libretti di prestito sociale, 26,5 milioni di euro.

LA LETTERA BEFFA del CdA Coopca
Nei mesi di agosto-settembre 2014 il CdA di CoopCa aveva inviato a tutti i soci-prestatori una singolare lettera il cui contenuto era oltremodo allettante: annunciava la concessione di un incentivo dell’1 per cento rispetto al tasso base se avessero versato ancora soldi sui libretti di prestito sociale dove già c’erano almeno 5 mila euro. Chi ha aderito a tale invito oggi ha i propri risparmi congelati: il danno e la beffa!
Conoscendo oggi i retroscena di tutta la intricata vicenda, pare chiarissimo come il presidente, il consiglio di amministrazione ed il collegio sindacale fossero a perfetta conoscenza della situazione di crisi drammatica in cui versava già la società. Nonostante ciò, si indicava nel prestito sociale un investimento sicuro, un luogo privilegiato dove versare i propri risparmi a fronte di tassi di interesse dei Bot in netto calo. Ecco in sintesi la lettera-beffa:«...c’era una volta il Bot delle meraviglie, quello che offriva rendimenti a due cifre, terreno di caccia preferito dal piccolo risparmiatore. Oggi si rischia addirittura di pagare lo Stato per prestargli denaro. Un vero paradosso, figlio dei tassi da prefisso telefonico, ma anche del trattamento fiscale certamente non benevolo nei confronti del risparmiatore (specie dal primo luglio 2014). È per questo motivo che il Consiglio di amministrazione, conscio che i più penalizzati da questa manovra risultano essere, ancora una volta, i piccoli e medi risparmiatori che spesso trovano nel prestito sociale il solo modo di vedere remunerati i propri investimenti, ha deliberato di applicare un incentivo sull’incremento delle giacenze dei libretti di prestito sociale con saldo superiore o uguale a 5 mila euro per il periodo che va dal 16 luglio al 31 dicembre 2014... Con questa iniziativa CoopCa dimostra il proprio coerente atteggiamento nella tutela degli associati e dei soci prestatori in particolare garantendo convenienza e sicurezza, ma anche la certezza della remunerazione dei propri risparmi». E' stato quindi applicato sui nuovi versamenti, oltre ai 5 mila euro, un incentivo straordinario sul rendimento dell’1 per cento rispetto al tasso normalmente applicato dalle banche e ciò attirava il socio-risparmiatore perchè i tassi d’interesse diventavano decisamente alti per lui, ma per la dirigenza CoopCa erano certamente più bassi rispetto a quelli applicati dalle banche sulla propria esposizione bancaria. E furono quasi di due milioni di euro i nuovi versamenti eseguiti dai soci in meno di due mesi, a seguito di questa lettera-beffa: a luglio 2014 entrano nelle casse di CoopCa 838 mila euro e ben 911 mila ad agosto!(MV 17.6.15). Nel contempo, vi fu una silente ma massiccia contrapposta fuga di risparmio: già a luglio 2014, infatti, i prelievi dal prestito hanno raggiunto gli 847 mila euro, 895 mila euro ad agosto. Poi, tra settembre, ottobre e novembre, è stata una vera e propria emorragia, con il ritiro di quasi 4 milioni di euro, quasi tutti in favore dei soci che sono nel contempo amministratori, sindaci e/o familiari degli stessi soggetti o comunque collegati a CoopCa, mentre invece altri 287 titolari di libretto che si erano prenotati per ritirare i loro soldi (4,7 milioni di euro in tutto) si sono visti congelare i propri risparmi (MV 17.6.15).

Dimissioni nel CdA su sollecitazione della Regione
Su decisa sollecitazione della Regione FVG, si sono dimessi il 29 novembre 2014 quattro dei 9 componenti del consiglio di amministrazione di CoopCa, che dovrebbero essere rimpiazzati da altrettanti professionisti indicati dalla Giunta regionale. Ma non si è capito perchè si siano dimessi solo in 4 e non tutto il CdA. I 4 dimessi sono: Sono Claudio Lo Muscio, Leonardo Agostinis, Corrado Di Doi e Francesco Zilli. Lo aveva chiesto chiaramente la presidente della Regione, Debora Serracchiani, venerdi 28 novembre 2014, in un Auditorium Candoni (in Tolmezzo) affollatissimo e tesissimo, percorso da sentimenti di rabbia e frustrazione, dove l'attuale presidente CoopCa, Collinassi, era poi coraggiosamente (o temerariamente?) intervenuto consapevole che fosse doveroso presentarsi di fronte a tutti coloro che avevano riposto la propria fiducia in CoopCa. Collinassi ha pure voluto aggiungere:«... Da parte mia mi sono messo a disposizione per cercare di dare una mano, la mia mano, quella che posso per uscire da questo problema. Non pretendo di farlo da solo. Se serve, faccio un passo indietro» anche se pochi gli hanno creduto.
Coloro che subentreranno in CdA saranno individuati tra "figure tecniche con le competenze richieste" per questo tipo di situazioni (ne deriva allora che tali prerogative non erano appannaggio degli attuali consiglieri di amministrazione?). Sulla task force da affiancare al dimezzato cda, il vicepresidente della Regione, Sergio Bolzonello, spiega che si stanno individuando i nomi di "figure professionali che siano capaci di leggere un conto economico, di agire in un tavolo di crisi, di valutare la possibilità di una ristrutturazione e di interloquire con il mondo cooperativo, perché è da lì che ci si aspetta una qualche ancora di salvataggio".
Sulle possibilità reali che ha CoopCa di essere salvata Bolzonello afferma: «Non siamo né ottimisti, né pessimisti, siamo pragmatici. Le condizioni per lavorare al salvataggio della CoopCa ci sono».
Anche la presidente Serracchiani ha detto la sua «L’errore - ha affermato - è stato nel pensare che una cooperativa che fa investimenti così grandi e oltre misura rispetto a quando è nata, possa continuare a essere gestita come fosse il negozietto in piazza sotto il Comune. La cooperativa, osserva, non può essere gestita senza competenza e senza capacità di investire sul mercato o pensando di realizzare capannoni in Veneto sovradimensionati... Chi ha avuto responsabilità in passato se le prenda. Ora siamo impegnati a salvare l’occupazione e il prestito sociale, ma servono alleati che, anche se vengono da Marte, l’importante è che diano l’aiuto necessario a sanare la situazione. L’alleanza con qualche società quindi è fondamentale, serve un’azienda che ci metta i soldi e prepari un piano di risanamento e rilancio. Penso che non si salverà tutto, ma qualcosa sì» conclude Serracchiani, manifestando poche concrete speranze di salvare capra e cavoli, che ora non sono più solo socialisti ma appartengono a tutta la Carnia, purtroppo!

Revocato il premio al presidente CoopCa Giacomo Cortiula
La Camera di Commercio di Udine, presieduta dal tolmezzino Gianni Da Pozzo, il 2 dicembre 2014 ha ritirato all’ex presidente CoopCa, Giacomo Cortiula, il premio a lui destinato per la “Premiazione 2014 del lavoro e del progresso economico” istituito 61 anni fa. Tale clamoroso gesto è certamente da ricollegarsi alla gravissima crisi CoopCa che Cortiula ha presieduto per ben 23 anni, fino al maggio 2014. Cortiula, nei giorni precedenti, aveva con fermezza rimarcanto la propria onestà e la propria fede socialista e confutato animatamente le accuse secondo cui lui si sarebbe premurato di prelevare i soldi depositati nelle casse della cooperativa perché consapevole - questa l’accusa dei suoi detrattori- del crack imminente.
Su questo aspetto il 1 dicembre 2014 è sceso in campo anche Nicolino Dario, ex segretario Fistel-CISL, che sfida gli attuali dirigenti e Cortiula stesso a esibire i propri libretti di risparmio CoopCa loro e dei loro parenti e familiari. "Dimostrino loro per primi - aveva detto - e mi riferisco al cda, compreso l’ex presidente, e al gruppo dirigente, se vogliono davvero tanto bene a CoopCa, che hanno ancora i loro soldi in Coopca». Perché anche l’ex presidente Cortiula? «Perché è stato in CoopCa 23 anni e anche perché è difficile credere - afferma Nicolino Dario - che i problemi della cooperativa siano comparsi improvvisamente solo negli ultimi mesi. Quindi la prova di fedeltà va chiesta anche a lui e famiglia». Tale guanto di sfida non è stato ancora raccolto!

I soci
Prosegue intanto nella sede della Comunità Montana a Tolmezzo in via Carnia libera 1944 la raccolta delle adesioni al Comitato soci CoopCa (consultare in facebook “Gruppo aiuto soci CoopCa o contattare comitatosocicoopca@yahoo.it) e lo stesso avverrà ogni giovedì dalle 15.30 alle 17.30 al fine di tutelarsi e salvaguardare i proprio risparmi. Secondo questo comitato «... la revisione straordinaria, disposta solo dopo l’esplosione del caso di Coop operaie triestine, non ci appare tempestiva anche alla luce della visita della presidente Serracchiani al centro di distribuzione di Amaro nello scorso mese di agosto 2014, trovato incredibilmente vuoto secondo quanto riferito dalla stessa Serracchiani durante l’assemblea del 28 novembre scorso a Tolmezzo. La nomina di un commissario costituirebbe un atto formale di assunzione di responsabilità politica della giunta al governo e potrebbe contribuire a rasserenare gli animi, pur costituendo certamente un grosso rischio per la giunta regionale stessa che, in caso di fallimento dell’operazione di salvataggio, dovrebbe trarre le inevitabili conclusioni». Lo stesso Movimento per la difesa dei cittadini, che si sta particolarmente attivando sulla vicenda dei depositi congelati dalla CoopCa (quasi 3 mila risparmiatori e fondi bloccati per 26,5 milioni di euro) ha chiesto che venga aperto un tavolo di confronto con Bankitalia e la Regione per fare chiarezza sulla vicenda. Inoltre per il comitato sarebbe più opportuno che la gestione fosse affidata «a esperti responsabili altrimenti la vicenda assumerà dimensioni ancora più preoccupanti, investendo tutto il sistema del risparmio con conseguenze imprevedibili e difficilmente governabili a livello nazionale». Da qui anche la richiesta di un intervento al ministro del Lavoro Giuliano Poletti che proviene dal mondo delle cooperative essendo stato nel passato anche presidente di Legacoop nazionale (coop rosse), un mondo dunque perfettamente conosciuto dall'attuale Ministro del lavoro.

Bankitalia e prestito-soci
Per le cooperative, la legge stabilisce che la raccolta del risparmio dei soci (prestito-soci) non deve eccedere il limite del triplo del patrimonio risultante dall’ultimo bilancio approvato della Cooperativa.
Ebbene il prestito sociale in CoopCa, al 31 dicembre 2013, ammontava (sempre che i dati siano veritieri) a 30 milioni 358 mila 146 euro, mentre il patrimonio netto era di 12 milioni 998 mila 547 euro: il rapporto sembra dunque abbastanza rispettato (3 a 1), ma resta sempre un dubbio... La segnalazione dei Soci a Bankitalia contesta infatti il patrimonio netto di riferimento perchè se ci si riferisce anche alle società del gruppo, (a Immobilcoopca è stato girato parte del patrimonio immobiliare), il parametro non sarebbe stato affatto rispettato, perché il patrimonio CoopCa si ridurrebbe di un sesto ed in questo caso il prestito soci non avrebbe potuto aumentare. Inoltre nel bilancio 2013 è iscritta a patrimonio - e quindi lo aumenta - una rivalutazione degli immobili strumentali in base alla legge 147 del 2013 per 2,9 milioni di euro, una scelta giudicata prudenziale, aumentando il valore dei beni di 1,5 milioni e riducendo il fondo ammortamento per 1,4 milioni. In sostanza Coop Carnica ha dato fondo a tutte le possibili rivalutazioni immobiliari iscrivendo plusvalenze nel rendiconto economico per 8,7 milioni in 2 anni, anche rivalutando altri immobili per 2,9 milioni, incrementando così surrettiziamente il patrimonio netto e quindi la possibilità di raccogliere ulteriore prestito sociale. Senza questa aggiunta, il rapporto tra patrimonio netto e prestito sociale sarebbe stato al limite inferiore e la CoopCa non avrebbe potuto raccogliere altri risparmi dai soci. Il concordato preventivo dovrà quindi stabilire se la valutazione degli immobili (stimata da CoopCa) ai fini del bilancio risulta coerente dal punto di vista delle garanzie ai soci che hanno versato i loro risparmi. Le plusvalenze immobiliari derivanti dall’operazione contabile Immobilcoopca (8,7 milioni in due anni) che hanno permesso nel 2012 e nel 2013 di contenere le perdite a 1,7 e 2,1 milioni, sono state inserite a rendiconto nel valore della produzione, facendo emergere un margine operativo si pur sempre in rosso, ma non così tragico qualora queste due voci fossero finite correttamente tra i proventi straordinari, visto che non si tratta di un fatto ordinario di gestione ma appunto straordinario. Insomma: un’operazione di estetica contabile per dimostrare solo che la gestione non era poi così profondamente in rosso ma era ancora facilmente recuperabile...

Vertice in Regione
Venerdi 6 dicembre 2014 si è svolto un lungo vertice negli uffici della Regione tra la presidente, Debora Serracchiani, il vicepresidente, Sergio Bolzonello, i legali di CoopCa (Cabrini e Variola), il presidente Ermano Collinassi, esponenti del mondo della cooperazione e i due “saggi” (il pordenonese Gianfranco Verziagi e l’emiliano Sandro Masi!) ai quali l’assessore alle Attività produttive ha affidato il compito di scandagliare i conti reali della società; essi non entreranno in consiglio di amministrazione al posto dei 4 componenti che si sono dimessi, ma diverranno "consulenti" imposti per Coop Carnica e guideranno l’intera operazione (insomma quasi due "missi dominici") esaminando bilanci, rapporti con le partecipate, perizie di stima del patrimonio immobiliare, valori delle rimanenze al fine di avere un quadro realistico di quanto vale la cooperativa che ha richiesto il concordato in bianco e in particolare se ci sono gli estremi per un salvataggio; se non ce la faranno, tutta la faccenda passerà nelle mani di un amministratore giudiziale nominato dal tribunale come è già avvenuto per le sorelle Coop Operaie di Trieste. Tre sono i principali aspetti da analizzare: 1) la consistenza reale del debito (83 milioni a bilancio, di cui 26,5 milioni di prestito sociale congelato a seguito della domanda di concordato preventivo); 2) la valutazione del reale patrimonio immobiliare in capo alla capogruppo e alla gemella Immobilcoopca; 3) la valutazione delle due società satelliti (San Liberale e Conca d’oro) titolari dell’avviamento di alcuni negozi in provincia di Pordenone e a Trieste (il cui patrimonio netto reale è di poco superiore ai 400 mila euro, mentre la loro valutazione iscritta a bilancio della capogruppo è di crica 3,4 milioni!). L’ipotesi di lavoro è quella di un consistente ridimensionamento di CoopCa col trasferimento di alcuni negozi a Nordest, Conad o ad altri soggetti come Despar, mentre si ipotizza la totale restituzione del prestito sociale, sperando che le analisi dei conti non facciano però emergere una situazione ancora più ingarbugliata e grave.

M5S solleva la questione in Parlamento
"La Regione non è intervenuta sulla crisi delle Cooperative operaie di Trieste e su CoopCa anche se aveva gli strumenti e i segnali per farlo". Lo ha affermato il 11.12.2014 il M5S nell’incontro a Tolmezzo, caratterizzato da un confronto tra i due casi, ricostruendo, con Paolo Perper del Comitato “Difendiamo le coop di Trieste” e con Adeo Cernuta, esperto di bilanci, anche il funzionamento delle cooperative in Italia, con varie criticità (soprattutto in termini di mancata democraticità, di quasi inamovibilità dei presidenti dei consigli di amministrazione, di accesso per i soci all’elenco degli aderenti) e le ultime vicende. Il consigliere regionale M5s Cristian Sergo ha spiegato che i grillini hanno chiesto alla Regione di intervenire sulle cooperative Trieste ancora a giugno con un’interrogazione perché c’era già sentore di problemi. Il vicepresidente Sergio Bolzonello rispose che serviva una segnalazione di un socio per intervenire e che comunque c’era un continuo monitoraggio da parte della Regione. Sergo su Coopca ha ricordato che all’auditorium Candoni di Tolmezzo, in occasione dell’assemblea pubblica, la presidente della Regione Debora Serracchiani ha detto che visitando il magazzino CoopCa di Amaro ad agosto aveva notato che era piuttosto vuoto e si era preoccupata «ma non lo ha detto a nessuno - ha osservato Sergo- Solo molto tempo dopo la Regione ha chiesto la revisione straordinaria». Sergo ha spiegato che il M5s ha chiesto la delibera di giunta regionale con cui è stata decisa la revisione straordinaria di CoopCa, «ma mi hanno detto che è secretata; mi sono meravigliato, non mi è mai successo». Intanto alla luce dei fatti di Roma, di Trieste e di CoopCa, il deputato del M5s Aris Prodani, segretario della commissione Attività produttive di Montecitorio, ha chiesto con urgenza un’indagine conoscitiva da parte del Parlamento. Per l’esponente politico i recenti scandali non solo minacciano l’esistenza delle cooperative come modello «ma hanno anche messo in mostra delle falle normative da colmare, in particolare per quanto riguarda la mancata vigilanza sul prestito sociale. Le conseguenze non sono francamente accettabili e bisogna intervenire subito, prima che si aggravi ulteriormente la situazione». E' stato rimarcato che nel caso in cui soci-risparmiatori non ottengano quanto versato, potrebbero attivare un’azione di responsabilità nei confronti della Regione per omesso controllo (da MV, 12.12.2014).

Lega Nord in piazza a Tolmezzo
Sabato 13 dicembre 2014, in piazza XX settembre a Tolmezzo, tra le 9 e le 12.30, la Lega Nord della Carnia mette a disposizione di soci, dipendenti CoopCa e cittadini, dei professionisti che presteranno consulenza gratuita sui singoli casi.

Nuova assemblea a Tolmezzo
I soci-prestatori stanno reclutando attraverso il Gruppo aiuto soci CoopCa di facebook tutti coloro (e sono già centinaia) che intendono reagire attivamente a questa situazione di stallo inoperoso. Venerdì 19 dicembre 2014, alle 20, all’auditorium Candoni di Tolmezzo si è svolta una nuova assemblea aperta solo a soci, soci-prestatori o loro delegati e ai dipendenti CoopCa. Allo studio la possibilità di attivare una class action (rivalsa collettiva) se la situazione dovesse ulteriormente precipitare, da affidare ad un avvocato. Oltre 500 gli aderenti al neo Comitato di difesa dei soci-risparmiatori. Tra le proposte nella fase preliminare all’assemblea la presentazione di un esposto alla Procura della Repubblica che però, a questo punto, si rende inutile a fronte dell’iniziativa assunta dalla magistratura stessa con il sequestro, da parte della Guardia di finanza, di documenti nella sede amministrativa di Amaro. La tensione è stata alta anche perché le ultime novità sul fronte CoopCa fanno crescere la preoccupazione circa tempi lunghi per la restituzione delle somme depositate, sempreché, a seguito della procedura avviata, sia possibile la restituzione integrale del prestito sociale che ammonta a 26,5 milioni di euro. Sono state sollecitate le dimissioni dell'intero CdA della Cooperativa.

La Procura della repubblica
A seguito del blocco dei risparmi del prestito sociale e dell’ammissione della cooperativa alla procedura del concordato preventivo, il 18 dicembre la Procura ha aperto un fascicolo di “atti relativi”: un’inchiesta, cioè, al momento priva di iscrizioni sul registro degli indagati e di ipotesi di reato. Del caso è stato delegato il sostituto procuratore Elisa Calligaris. Nei giorni precedenti, la Guardia di Finanza si era recata nella sede di Amaro, per acquisire tutti gli atti ritenuti necessari per chiarire la situazione: 1. verificare l’eventuale sussistenza di responsabilità penali, soprattutto in relazione ai 3,5 milioni di euro di prelievi effettuati da alcuni soci nell’arco di un mese e mezzo prima del blocco dei risparmi; 2. vigilare sulla procedura con la quale Coopca cercherà di evitare la dichiarazione di fallimento.

Volantino inopportuno
Cresci con noi, diventi socio CoopCa e scopri tutti i benefici pensati per te rivolgendoti al box informazioni dei punti vendita”: questo il messaggio, evidenziato in rosso, che appare nei volantini in distribuzione dal 17 dicembre nelle CoopCa di Friuli e Veneto. Se da un lato l’appello a continuare a fare la spesa in Coop Carnica è comprensibile, per evitare che il tracollo sia ancora più disastroso, dall’altro sarebbe opportuno tarare meglio la comunicazione per evitare ulteriori incidenti di percorso con una platea di soci che sta assistendo con sempre più comprensibile irritazione a quanto sta accadendo. I soci risparmiatori che si trovano con i prestiti sociali bloccati l’hanno presa come l’ennesima beffa da parte della cooperativa.

Entra in campo FIAT?
Voci sempre più insistenti vorrebbero che Marchionne entrasse in campo come il "deus ex machina" per risolvere il grosso problema della Cooperativa Carnica. In queso modo: il Consorzio per lo sviluppo industriale di Tolmezzo (Cosint) di emanazione regionale (politica) acquisterebbe (con denaro pubblico) il magazzino CoopCa di Amaro e ne affitterebbe poi metà ad Automotive Lighting, ex SEIMA, l’azienda che si occupa della produzione di fanaleria per auto (che ha al momento assoluta necessità di magazzini per stoccaggio degli stampi) di proprietà della Magneti Marelli, storico gruppo della galassia Fiat. Sarà la Regione però a catalizzare l'intera operazione, portando a garanzia un documento fondamentale in questa trattativa: la garanzia che a base dell’operazione ci siano sei milioni di finanziamenti comunitari che la Regione è pronta a girare al Cosint. Con questi il Cosint acquisterà appunto il centro di smistamento Coopca di Amaro e farebbe entrare nella Cooperativa, in agonia e da un mese sotto tutela del Tribunale, 18 milioni di euro in grado di ridurre consistentemente il deficit degli 80 milioni. Il Cosint dunque sarebbe pronto ad acquistare tutto l’attuale maxi-centro di smistamento CoopCa da 22 mila metri quadrati, ma dove prende i 18 milioni di euro? 6 milioni glieli darebbe la Regione (come fondi comunitari) mentre per il resto (12 milioni) il Cosint ridiscuterebbe il mutuo avviato da CoopCa con la Banca di Cividale, che pagherebbe con l’affitto della parte di capannone ceduto all’Automotive (si spera non meno di 300 mila euro l’anno) e di quello che la CoopCa pagherebbe per la propria parte in affitto. Ma il Cosint, rappresentato nelle trattative dal presidente Giovanni Battista Somma, ex sindaco di Arta, chiede una garanzia alla Regione. Il buco da 80 milioni della cooperativa è, infatti, troppo grande per fidarsi. E quindi il Consorzio vuole assicurarsi dalla Regione il via libera al piano delle tre centraline idroelettriche che utilizzerebbero l’acqua che esce dal lago di Cavazzo. Il progetto è praticamente approvato in Regione. Soldi che deriverebbero dall’energia idroelettrica (trecento mila euro l’anno su per giù) che il Cosint utilizzerebbe per coprire gli eventuali mancati introiti dell’affitto di CoopCa, se la cooperativa non superasse la crisi. Insomma un vero e proprio gioco dell'oca. Se il Cosint (e Marchionne) avranno dunque la garanzia scritta che i sei milioni dalla Regione arriveranno, l’affare sarà fatto e proposto al Tribunale che da quasi un mese ha congelato la situazione della cooperativa. Il Cosint acquisterà così il maxi-capannone di Amaro e lo dividerà, affittandolo, in due: metà ad A-L (SEIMA) e metà alla CoopCa. E così, liberata dal peso di poco meno di un milione di euro di rata di mutuo da pagare ogni anno alla Banca di Cividale, la Cooperativa Carnica, o chi la acquisterà, potrà risollevarsi. Ma mentre sulla stampa locale questa ipotesi prende sempre più corpo, ecco che il 19 dicembre arriva la doccia gelata della Regione: "Un’interlocuzione con Automotive Lighting rispetto a un rafforzamento dal suo sito produttivo di Tolmezzo è aperta da alcuni mesi... in questa interlocuzione non si inserisce alcuna ipotesi connessa al salvataggio di CoopCa... La Regione è estranea alla diffusione di ipotesi che possono essere state formulate in tal senso» Come a dire che tutto il verosimile piano di iniziale salvataggio è frutto della fantasia dei giornalisti e che un problema è trovare un adeguato magazzino alla SEIMA ed un altro diverso problema è salvare la Cooperativa Carnica. Mah... così intanto si è tutto bloccato, anche perchè Marchionne pare si sia notevolmente infastidito a causa di questi spifferi inopportuni, usciti non da A-L ma da un Cosint eccessivamente loquace...
Mentre tutto questo bailamme si autoalimenta e disorienta i carnici, i dipendenti della Cooperativa non ricevono più lo stipendio da novembre 2014 (alcuni addirittura da ottobre) e a dicembre hanno ricevuto solo una parte di tredicesima!

VTC, nessuna nuova
Nel corso di una succinta e un po' evanescente trasmissione a VTC di Treppo Carnico, andata in onda la sera del 26.12.2014, cui avrebbe dovuto partecipare anche il presidente CoopCa, Collinassi (assente per impegni sopraggiunti!), si è assisitito ad un continuo (peraltro blando) tentativo da parte del conduttore Gabriele Leschiutta di cavare notizie fresche dai due ospiti: l'attuale sindaco di Tolmezzo, Brollo, e
il segretario CISL della Carnia, Colautti. Nessuno dei due in effetti ha rilasciato dichiarazioni precise sulla situazione attuale della cooperativa ma ne è venuto fuori solo che, da una prima ricognizione dei due saggi, parebbe che la situazione complessiva della cooperativa non sia così drammatica da richiedere il fallimento ma che presenta degli aspetti che consentirebbero un recupero industriale da parte di nuovi offerenti. E con questa flebile speranza si è chiusa la breve e un po' insipida trasmissione ricca peraltro di metafore e auspici che, considerato l'elevato peso specifico del gravissimo problema sul tappeto, avrebbe certamente richiesto ben altro approfondito approccio e approfondita disamina dei vari aspetti ad esso sottesi. Intanto decine di aziende, che essenzialmente vivono grazie alle forniture ai supermercati della cooperativa carnica, vantano crediti importanti nei confronti della cooperativa stessa, alcune sono creditrici anche di cifre superiori ai 300 mila euro. Esse continuano a rifornire la CoopCa, anche se sanno che da molte settimane la CoopCa non paga più e non potrà farlo ancora per chissà quanto tempo. Così pure diverse attività della Carnia, piccole e medie, si ritrovano nella stessa situazione come la Tipografia Moro: il 15% del suo giro di affari è strettamente legato alla coopCa. Stanno in affanno anche le piccole aziende ortofrutticole che vivono con la CoopCa. Tra i 500 soci aderenti al patto costituito durante l'ultima assemblea, serpeggia il malumore perchè a fronte di oltre 3000 soci, solo un sesto ha finora aderito a questo gruppo spontaneo di lavoro e di vigilanza: e gli altri 2500 che fanno? Si spera nella materna LegaCoop (cui è affiliata la Cooperativa Carnica) che avrebbe una disponibilità di ben 11 miliardi da cui poter attingere per salvare la consorella cargnella... Ma sarà madre o matrigna?

Certificati azionari per 8 MILIONI
Oltre ai 26,5 milioni di euro di prestito sociale congelato (c’era un limite di 30 mila euro per ogni socio-prestatore, ma spesso lo si superava aprendo più libretti intestati a diversi familiari singolarmente titolari), ora spuntano altri 8 milioni di euro di versamenti da parte di oltre 10mila soci che avevano dato piena fiducia alla cooperativa, acquistando certificati azionari con cui la cooperativa stessa si autofinanziava (non solo quindi attraverso il prestito sociale). Come ogni cooperativa, la base sociale è composta dai soci che versano una quota minima per essere ammessi. In Coop Carnica per aderire bastavano 26 euro, oltre ad altri 3 euro di spese generali, e si poteva contare su tutti i benefici dello status: partecipazione alle assemblee sociali, sconti su alcuni prodotti, iniziative riservate, attività sociali. In CoopCa però era invalso anche il metodo di autofinanziarsi attraverso l’emissione di certificati azionari per più quote del capitale. Per incentivare tale strumento, visto che nelle coop vale il principio “una testa, un voto” e non c’è la ripartizione dei dividendi sugli utili, come avviene nelle società normali non cooperative, CoopCa concedeva un interesse per il capitale investito che, negli ultimi 2 anni, è stato pari al 2 per cento di quanto versato. Decisamente meglio di una banca. Così nel 2012 la remunerazione di tali certificati è stata di 164 mila 818 euro, l’anno successivo di 154 mila 163 euro per un valore complessivo di capitale versato rispettivamente di 8 e 7,87 milioni di euro. Così centinaia di soci, oltre ad aprire un libretto di prestito sociale, avevano acquistato anche quote ulteriori di capitale sociale della coop anche per decine di migliaia di euro. Tant’è che, a fine 2013, i 10 mila 399 soci mediamente erano titolari di 750 euro di capitale, ben al di sopra dei 26 euro della singola quota. Tra gli obiettivi dichiarati dal consiglio di amministrazione di CoopCa nell’assemblea del maggio 2014, quando già le difficoltà dell’azienda erano evidenti, c’era anche quello di convincere i soci più vecchi (meno attenti e attivi) ad adeguare il valore delle proprie quote all’aumento deciso nell’assemblea straordinaria del 1993 (da 5 mila a 50 mila delle vecchie lire) per rimpinguare la sempre più vuote casse cooperative. Però, dal 2007 al 2013, il valore del capitale sociale è diminuito di un milione di euro e solo nel 2013 è calato di 131 mila 482 euro a fronte del recesso di 118 soci che hanno chiesto di riottenere quanto versato (402 mila 298 euro per una richiesta media di 3 mila 409 euro per ciascun socio recedente) mentre vi è stato l’ingresso di 863 nuovi soci e l’adesione all’aumento di capitale sottoscritto ha portato nelle casse della società solo 270 mila 816 euro. Il debito quindi di CoopCa nei confronti dei soci non è solo pari al prestito sociale (26,5 milioni) ma raggiunge, col capitale versato, oltre 34 milioni di euro. Ma se i prestatori sociali sono a tutti gli effetti creditori dell’azienda e quindi in una eventuale futura liquidazione godranno di una posizione di relativa tutela, per gli oltre 10 mila detentori di capitale (da 26 euro fino a decine di migliaia di euro l’uno) non resta che mettersi alla fine della coda, perché proprio il capitale sociale sarà l’ultimo a essere rimborsato, sempre che di soldi, alla fine, ne restino (tratto e modificato da MV 4.1.15).

Il tempo per organizzare il salvataggio sta per scadere
I giudici, il 17 novembre 2014, avevano dato 2 mesi di tempo agli amministratori CoopCa (termine che scade appunto il prossimo 17 gennaio 2015) per presentare un piano di recupero. Tale periodo si sta rivelando tuttavia del tutto inadeguato perchè i due saggi nominati dalla Regione (insieme al residuo CdA) oltre ad analizzare i conti, hanno dovuto fare in modo che la gestione ordinaria della azienda potesse continuare. Essi pertanto chiederanno sicuramente una proroga ed un ulteriore tempo di due mesi a disposizione, alla scadenza ufficiale del termine già fissato (la risposta a tale richiesta di proroga sarà resa nota però solo giovedi 22 gennaio 2015). In questi ultimi mesi 2014 però le vendite in CoopCa non sono andate bene: rispetto al 2013 il calo è stato del 20%, quando l’andamento delle altre analoghe aziende nel settore alimentare ha registrato una flessione di circa il 5%. Questo dato non depone certamente a favore della credibilità della Coop Carnica (e dei suoi amministratori) e nello stesso tempo genera preoccupata vigilanza tra i dipendenti ed i soci prestatori che vedono ulteriormente compromessa una seria ipotesi di rilancio e di recupero. Nel frattempo pare siano giunte numerose dichiarazioni di interesse per la Coopca, sia da parte di grandi gruppi, sia da parte di piccole società, che tuttavia preliminarmente vorrebbero avere un quadro preciso e completo, oltre che veridico, della situazione. Non è ancora dato sapere se la cessione sarà in blocco oppure vi sarà la vendita di "pezzi", magari solo di quelli più pregiati: in quest'ultimo caso però si comprometterebbe l'intero peso specifico della azienda che opera in varie aree del Nord-est, ad intensità variabile. Per quanto concerne i gruppi interessati all'acquisto, Coop Nordest, già impegnata su Coop Operaie, avrebbe manifestato un interesse solo per alcuni punti vendita, mentre Despar si sarebbe già defilata poichè l’acquisizione creerebbe molte sovrapposizioni con i suoi attuali supermercati. In corsa anche Alì spa, presente in Veneto e in Emilia Romagna con punti vendita divisi in due settori: Alì Supermercati (negozi di quartiere e superfici fino a mille 500 metri quadri) e Alì per con punti vendita tra 2 mila e 5 mila metri quadri, spesso inseriti in contesti più ampi o in veri e propri centri commerciali. E tra Veneto ed Emilia Alì spa è presente con oltre cento supermercati (904 milioni di fatturato nel 2013 e una crescita pari al 4,4 per cento rispetto al 2012). Anche la Regione FVG poi potrebbe intervenire con la finanziaria Friulia, ma questo aspetto è ancora del tutto sub judice.

Chiudono l'unico Discount della CoopCa (a Buia) e la filiale di Faedis
Il 10.1.15 ultima spesa al Jumbo Market di Buia, tra il malumore dei rappresentanti del gruppo soci Coopca, a cui il supermercato bujese era legato da oltre trent’anni (trasformato nel 2012 in Discount, l'unico della CoopCa). Ultima giornata di apertura dunque del Discount situato in via Sottofratta: un gruppo di soci ha organizzato un piccolo sit-in di protesta, invitando i cittadini ad acquistare gli ultimi prodotti che ormai restavano dentro la struttura. Alcune decine di persone si sono ritrovate di fronte al Jumbo e diversi di loro hanno colto l’occasione per fare l’ultima spesa. «Chiederemo l'estensione delle garanzie bancarie fino a 100 mila euro per tutelare soci e librettisti CoopCa», così ha detto Emma Agricola, referente del Comitato dei soci sorto all’indomani del tracollo. Il Jumbo Market era uno dei primi supermercati sorti nella cittadina collinare, avviato dall’imprenditore bujese Alberto Guerra alla fine degli anni ’60 e successivamente rilevato, sul finire del decennio, da Coopca. Nel corso degli anni ’80 e ’90 l’esercizio aveva potuto contare anche su un personale di una decina di operatori, essendo stato per molto tempo un punto di riferimento per la comunità bujese. Nel contempo anche la filiale di Faedis, il 17.1.15 chiude i battenti lasciando in una perplessa situazione di incertezza dipendenti e soci che sperano ancora nel miracolo... che si concretizza incredibilmente il 17.8.15 quando il supermercato CoopCa (già da tempo sotto sfratto per morosità dell'affitto dei locali: mq 240) viene rilevato da CoopCasarsa, forte di 14mila soci, che garantisce così la sopravvivenza del punto-vendita ed il lavoro per i 7 dipendenti. Quanto alle concrete ipotesi di possibili altri acquirenti della CoopCa, si è fatta insistente la voce di un interessamento discreto da parte di un colosso tedesco. I vertici della cooperativa però non smentiscono nè confermano per impedire che la fuga di notizia possa danneggiare la trattativa in corso (?!).

Direttivo del Comitato Soci 12.1.2015
I temi più spinosi affrontati dall'ultima riunione del Comitato Soci sono stati: 1. l’esigenza di avere l’elenco soci da CoopCa, che finora, nonostante la formale richiesta di un socio, non ne ha rilasciato copia; 2. la scelta dei nuovi componenti del Cda; 3. le iniziative da intraprendere dopo la prossima sentenza giudiziale.
Una riunione interlocutoria dunque per cominciare a ragionare su come muoversi quando arriveranno le determinazioni del giudice, ma anche a prescindere da esse. Maggiormente si è parlato del fatto che CoopCa, nonostante la richiesta formale presentata da un socio ormai diverse settimane fa, non ha ancora fornito ancora copia dell’elenco soci. Ma il comitato – che ha raggiunto 800 adesioni – non intende mollare. La presidente avv. Donatella Iob spiega che il presidente CoopCa, Ermano Collinassi, aveva assicurato che il socio avrebbe ricevuto l’elenco, mentre ora è stato comunicato che potrà solo consultarlo e visionarlo. "Si farà sicuramente qualche azione perchè stanno trattenendo un documento che è nostro diritto avere e che il Comitato vuole avere". Altro tema caldo affrontato: due nuovi componenti sono entrati nel Cda, scelti senza coinvolgere il comitato, il cui nominativo non è ancora dato sapere.

Articolato esposto-querela alla Procura della Repubblica
A seguito dell'ultima assemblea del Comitato Spontaneo Soci (presieduto dall'avvocato Donatella Job), il 13.1.15 l'avvocato Gianberto Zilli ha depositato in Procura un esposto-querela (di ben 19 pagine) a difesa dei soci prestatori di Coopca, che può essere riassunto nei seguenti punti: 1. un lungo elenco di presunti casi di mancata vigilanza e false comunicazioni sociali in danno dei creditori; 2. l’ipotesi di reato dell’abusiva attività di raccolta del risparmio; 3. ipotesi di truffa aggravata continuata nei confronti dei soci prestatori; 4. richiesta di applicazione di misure cautelari a consiglieri d’amministrazione e direttore generale o, in alternativa, la nomina di un amministratore giudiziario. Con questa mossa, l’avvocato Zilli ha praticamente dato carta bianca alla Procura, (creando le condizioni concrete della procedibilità dell’azione penale) e l'ha quasi invitata a procedere dovunque ravvisi margini per ipotizzare la sussistenza di responsabilità penali in relazione ai fatti rappresentati. Zilli ricorda inoltre che la Regione Fvg ha l’onere di effettuare revisioni ordinarie una volta ogni due anni e la norma prevede anche revisioni straordinarie ogni qualvolta se ne ravvisi l’opportunità. Ora dunque soltanto un intervento legislativo regionale potrebbe ridare serenità a tante famiglie di risparmiatori ed ai dipendenti. Zilli richiede alla Procura di acquisire perciò tutti gli atti di verifica svolti da enti esterni a Coopca, in particolare da LegaCooperative e Regione. Accertamenti sono stati sollecitati anche in merito ad alcuni rimborsi operati da Coopca in vista dell’istanza di ammissione di concordato preventivo e già oggetto dell’inchiesta avviata dal procuratore Raffaele Tito e dal sostituto Elisa Calligaris.

M5S chiede la sfiducia politica per la Serracchiani
Con una lunga e dettagliata mozione, che sarà depositata nei prossimi giorni, il gruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale FVG formalizzerà la sfiducia politica nei confronti di Debora Serracchiani, presidente della giunta regionale, e di Sergio Bolzonello, vicepresidente della giunta regionale e assessore alle Attività produttive. Il Movimento 5 Stelle dice tra l'altro:« In questi giorni stiamo assistendo al collasso di due importanti cooperative regionali, quali “Cooperative Operaie di Trieste, Istria e Friuli” (Coop Operaie) e “Cooperativa Carnica di Consumo” (CoopCa), con conseguenze gravissime per più di 1.300 occupati ed oltre 20 mila soci aderenti al prestito sociale. Questa situazione non può in alcun modo essere presentata come “un fulmine a ciel sereno” in quanto aspetti di criticità erano da tempo segnalati nei bilanci delle due realtà... Nonostante questo, la presidente Serracchiani e l’assessore Bolzonello, con delega - fra l'altro - alla Cooperazione, pur in presenza di elementi certi e precisi in merito alla gravità della situazione, non hanno assunto le iniziative di loro competenza fino al punto che in entrambi i casi alla loro inerzia ha dovuto sopperire l’autorità giudiziaria di propria iniziativa nel caso delle Coop Operaie e su richiesta del consiglio di amministrazione nel caso di CoopCa. Pertanto ci troviamo oggi con la nomina di un amministratore giudiziario e con un concordato preventivo per le Coop Operaie e con una richiesta di concordato “in bianco” per CoopCa... Ancora una volta la giunta Serracchiani ha dimostrato la sua totale inadeguatezza e impreparazione. La legge attribuisce, infatti, alla Regione chiari compiti di vigilanza e di controllo sulle cooperative. Vigilanza che la giunta Serracchiani, nonostante ripetute segnalazioni anche da parte del MoVimento 5 Stelle del Friuli-Venezia Giulia, ha omesso di porre in atto. La magistratura è dovuta così intervenire per bloccare una situazione ormai degradata... In realtà la giunta e la presidente Serracchiani vorrebbero che calasse un silenzio assordante su queste gravissime crisi aziendali che coinvolgono migliaia di cittadini di tutto il Friuli-Venezia Giulia. La stessa Serracchiani che ha preso 12.500 euro in campagna elettorale da quelle stesse cooperative che dovrebbe controllare e che - come dimostrano i fatti - non ha mai controllato. Ecco perché proponiamo la sfiducia alla giunta Serracchiani per come non ha voluto affrontare il crollo del sistema cooperativistico della nostra regione... Il Movimento 5 Stelle pretende, infatti, che la presidente della Regione e la giunta regionale adottino dei provvedimenti urgenti per l’individuazione delle responsabilità non solo amministrative, ma anche politiche nell’omissione di vigilanza del comparto cooperativo regionale. Dopo i gravi fatti verificatisi, è più che mai urgente e doveroso che la politica dia un segnale di discontinuità rispetto al passato, ma anche che non si lascino impregiudicati episodi di omessa vigilanza che sono avvenuti nell’ultimo biennio... Per questi motivi come portavoce regionali chiederemo con insistenza che il Consiglio regionale riconosca gli errori della giunta Serracchiani e di conseguenza accolga la sfiducia da noi proposta».
La Serracchiani replica al M5S a stretto giro di posta:
"È un'azione ripugnante, che rivela ignoranza e malafede. Invece di predicare il 'tutti a casa' i grillini dovrebbero seriamente pensare di andarsene loro a casa, per manifesta incapacità. Il Paese e la nostra Regione hanno bisogno di una classe dirigente che non solo occupi scranni e faccia chiasso, ma che sia anche in grado di governare, di indicare una strada e di dare risposte: tutte cose che loro dimostrano continuamente di non saper fare. Che credibilità può avere un partito che non ha nulla da dire, e che quando parla ispirato dal suo guru ondeggia tra la Lega e Le Pen, mentre quando è lasciato a se stesso si occupa di scie chimiche, di moneta parallela, di complotti o del Nuovo Ordine Mondiale? È così che si difende il bene dei cittadini?». Serracchiani replica anche all'accusa che la condotta della Giunta regionale nella gestione delle crisi delle Coop in Friuli-Venezia Giulia sia stata influenzata da un sostegno finanziario ricevuto durante la campagna elettorale. "Ho fatto della trasparenza il segno distintivo di tutta l'attività politica, mia personale e della Giunta, e le logiche di scambio non ci appartengono. È evidente che quando non si sa fare nulla, resta solo la bassa denigrazione per guadagnarsi uno spazio sui giornali o in tv. Sono vergognose insinuazioni senza nessun fondamento, che non devono essere spacciate per azione politica, e di fronte alle quali dovrò ricorrere alla legge, per difendere il mio buon nome e la dignità delle Istituzioni. Dal momento che la loro mozione di sfiducia è completamente priva di senso e fondamento rimane solo la miseria di un atto di sciacallaggio che si disinteressa della sorte dei lavoratori e dei risparmiatori delle Coop, per la cui salvezza invece siamo impegnati senza tregua". Scintille che preannunciano imponenti e spettacolari fuochi d'artificio... che alla fine pagheranno però, obtorto collo, sempre e solo i piccoli!

La Procura di Udine chiede il commissario giudiziale
Sulla scorta dell'esposto-querela depositato in Procura il 13.1.15 dall'avvocato Gianberto Zilli, che difende i soci CoopCa, il procuratore f.f. di Udine, Raffaele Tito, il 18.1.15, a norma dell’articolo 161 della legge fallimentare, ha presentato istanza urgente al tribunale del capoluogo friulano per la nomina di un commissario giudiziale per Coop Carnica, poichè, dalla lettura della documentazione finora emersa, ritiene che "...la condotta degli attuali amministratori di CoopCa non lasciano ben sperare per il futuro". Questa inattesa richiesta giunge come un fulmine a ciel sereno e illumina drammaticamente la situazione amministrativa di Coop Ca, essendovi racchiuso in essa, neppure tanto velatamente, un netto giudizio negativo sul comportamento passato e presente del CdA da parte del Pubblico Ministero il quale spiega ai giudici di non potersi fidare degli attuali amministratori della società e di volere una figura di garanzia che assicuri in questa delicata fase di salvataggio ogni regolarità e trasparenza. Giovedi 22.1.15 il tribunale dovrà pronunciarsi sulla richiesta di proroga di due mesi dei termini per il deposito della documentazione e del piano di concordato preventivo che l’avvocato di CoopCa aveva avanzato nei giorni scorsi al tribunale stesso il quale, in presenza però della richiesta di commissariamento giudiziale contestualmente avanzata dalla Procura, avrà davanti due sole opzioni: 1. dare una ulteriore possibilità di cercare una soluzione entro due mesi oppure 2. dichiarare fallimento. In quest'ultimo caso la palla avvelenata passerà alla Regione FVG, guidata dalla Serracchiani, che dovrà allestire in fretta e furia una rete di salvataggio per quanto si potrà ancora salvare.

Non tutto è perduto (a parte l'onore)
Il tribunale di Udine, il 20.1.15 (in anticipo di due giorni sulla data prevista) ha concesso a Coop Carnica due mesi di proroga sui termini della scadenza per la presentazione della documentazione e del piano di concordato preventivo, così come era stato chiesto dalla società stessa, la quale avrà così a disposizione un ulteriore lasso di tempo per stabilire efficaci e concreti contatti con i migliori offerenti sul mercato che appaiono interessati all'acquisto di CoopCa. La decisione è stata presa dal collegio presieduto dal giudice Alessandra Bottan (a latere i colleghi Lorenzo Massarelli, giudice delegato, e Andrea Zuliani). Dell’istanza per la nomina di un commissario giudiziale presentata dal procuratore f.f. Raffaele Tito e dalla collega sostituto, Elisa Calligaris, si discuterà invece nell’udienza programmata per giovedì 29 gennaio 2015, quando verrà dunque valutata la necessità di sostituire in toto l'attuale dirigenza con un commissario giudiziale, così come richesto dalla Procura che non pone alcuna fiducia nell'attuale CdA della cooperativa carnica.

Polemiche con scaricabarile e sdegno
A seguito della presentazione dell’esposto-querela in tribunale da parte dei soci CoopCa per mano dell'avv. Zilli e della successiva richiesta della Procura della Repubblica di un commissario giudiziale per gestire l' amministrazione CoopCa, il presidente Ermano Collinassi, ha cercato di scaricare sul "Comitato di aiuto ai Soci" un’eventuale fallimento della procedura concordataria in fieri, in quanto le indagini e le azioni giudiziarie in atto potrebbero nuocere a future trattative con eventuali acquirenti. Tale maldestra uscita del presidente CoopCa ha sollevato il comprensibile sdegno tra i soci di Coop Carnica. Ecco la controreplica di Emma Agricola del Comitato:«E’ sempre colpa nostra, ma questa volta, però insieme ai soci c’è il procuratore Raffaele Tito, che ha chiesto la nomina del commissario giudiziale, poiché “le precedenti condotte dell’attuale cda non lasciano affatto buone speranze per il futuro della cooperativa”. Questo non significa compromettere le sorti del concordato, che non dipende da chi amministra, visto che può amministrare solo l’ordinario. Mentre la preoccupazione del magistrato pare essere diretta al futuro della cooperativa che, pur andando in porto il concordato, sembrerebbe segnato. Quindi le dichiarazioni di Collinassi risultano essere un ulteriore, vano, tentativo di scaricare su altri una responsabilità che non può essere che di chi ha gestito e di chi non ha vigilato». Anche Sandra Zanier, una delle promotorici del Gruppo aiuto soci Coopca, parla di «beffa dopo il danno. Evidentemente abbiamo toccato un nervo scoperto».

Il Tribunale rigetta la richiesta della Procura e...
Il tribunale di Udine, il 2.2.2015, ha inaspettatamente respinto la richiesta della Procura di sostituire l'attuale CdA della CoopCa con un commissario giudiziale nominato dal Tribunale stesso. Se da un lato ciò dunque sorprende, dall'altro apporta una nota di speranza e di relativa calma perchè significa davvero che la situazione finanziaria non è apocalittica, ma appare suscettibile di correzione e possibile risanamento, affidati entrambi all'attuale CdA sul cui operato però la gente nutre ancora forti e motivate perplessità.

La Procura indaga 12 persone
Mentre il Tribunale di Udine rigetta la richiesta di un commissario giudiziale proposta dalla Procura, la stessa Procura della Repubblica, il 4 febbraio 2015, iscrive nel registro degli indagati ben 12 persone, cui sono pervenuti gli avvisi di garanzia: Leonardo Agostinis, Sonia Cacitti, Ermano Collinassi, Alfio Colussi, Corrado Di Doi, Claudio Lomuscio, Francesco Zilli, Vanessa Gressani, Silvano Giorgis, Giancarlo Veritti, Daniele Delli Zotti e Fosca Petris. Per tutti si ipotizzano i reati di falso in bilancio, false comunicazioni sociali e abusiva attività di raccolta del risparmio. Nel frattempo la GdF ha eseguito alcune perquisizioni nella sede di Amaro della CoopCa, ispezionando i Pc portatili e le dotazioni informatiche oltre a materiale cartaceo riguardante tutta l’attività dei membri del medesimo CdA, dei componenti il collegio dei revisori e dei dirigenti. Il legale del Comitato soci prestatori, l’avvocato Gianberto Zilli, forse parzialmente soddisfatto, ha detto:« Noi abbiamo presentato un esposto che avanzava alcune ipotesi di reato come il falso in comunicazioni sociali, l’esercizio abusivo dell’attività bancaria, oltre alla bancarotta e alla truffa aggravata. Non solo, ma a tutto questo si aggiungeva anche l’ipotesi di omessa vigilanza». Intanto il 4.2.15, nel municipio di Tolmezzo si è svolta una riunione dell’assessore comunale alle Attività produttive, Michele Mizzaro, con le rappresentanze dei lavoratori di Cgil, Cisl e Filcom e i rappresentanti del Comitato per la difesa dei soci risparmiatori: l’obiettivo comune è la buona riuscita del concordato preventivo che dovrebbe essere preparatorio alla presentazione di un piano di ristrutturazione e di rilancio. Alla CoopCa sarebbero pervenute 13 manifestazioni di interesse che resteranno secretate fino al 15 marzo, scadenza dei 60 giorni utili per la presentazione dello stesso piano. Nessuno ne conosce l'identità nè i fini di questi possibili acquirenti ma tutti temono la polverizzazione della CoopCa in tanti "pezzetti" mentre ci si augura che la CoopCa in blocco possa essere rilevata da una società sana e sicura (da MV 5.2.15), anche se appare ormai assai probabile che la gloriosa CoopCa venga davvero dilaniata e smembrata in appetitosi bocconi che finiranno nelle fauci di diversi contendenti, tutti attenti al proprio (peraltro legittimo) interesse più che a quello dei dipendenti e dei soci prestatori (da MV 15.3.15) mentre il potere politico regionale osserva impotente, muto e attonito lo svolgersi dei fatali avvenimenti.

CoopCa smembrata e ceduta a pezzi
Il 17 marzo l
a Direzione CoopCa ha presentato al tribunale di Udine il piano di "ristrutturazione" che consiste nella vendita separata delle parti nobili (e redditizie) della azienda: tre punti vendita del Veneto, ad una società locale, con relativi immobili, magazzini e scorte con una valutazione giudicata in linea con le stime dei periti; e cinque punti vendita in Friuli con magazzini e scorta, ma senza immobili. Resta, invece, ancora in piedi un’offerta che non è stata formalizzata (e quindi non ancora vincolante) per l’acquisto di altri 13 punti vendita (su 40) da parte di società della Lega delle cooperative (Coop Nordest e Conad). Nulla da fare invece per il mega-magazzino di Amaro (vera cattedrale nel deserto) che non interessa a nessuno: un piano davvero mediocre e ininfluente ai fini del salvataggio di CoopCa. Dopo la consegna di questo piano tuttavia, il tribunale deve ora decidere se ammettere CoopCa al concordato e quindi nominare un commissario giudiziale. Entro trenta giorni deve essere convocata l’adunanza di tutti i creditori che dovranno poi votare nel caso lo ritenessero opportuno il concordato a maggioranza. Se questo sarà l’esito della vicenda il commissario liquidatore nella fase esecutiva del concordato tenterà di vendere il resto del patrimonio immobiliare CoopCa (a chi non si sa). Dice l'avv. Campeis di CoopCa «La vendita sarà presumibilmente indirizzata a soggetti che si facciano carico della continuità e dunque anche dei dipendenti». Il concordato preventivo, inoltre, prevederebbe la divisione dei creditori in tre categorie: quelli che hanno effettuato il prestito sociale ai quali il riconoscimento economico sarebbe maggiore e poi a scalare i fornitori e infine le banche (da MV 18.3.15). Tra i soci prestatori ed i dipendenti sta montando tanta incontenibile rabbia nei confronti dei dirigenti che hanno trascinato questa secolare istituzione sull'orlo del totale fallimento.
Nel frattempo è stata data notizia di una mega fusione di tre grandi colossi cooperativistici: Coop Adriatica, Coop Estense e Coop Nord-Est (la cui somma aziendale equivarrebbe a: 4,2 miliardi di euro, 334 punti-vendita, 2,6 milioni di soci, 19.700 dipendenti). Su questo nuovo colosso cooperativistico va ora maturando una flebile speranza tra i dipendenti ed i soci prestatori della Carnia, che auspicano che le sorti di CoopCa possano essere drasticamente raddrizzate da questo imponente gigante la cui mole sarebbe davvero in grado di assorbire le gravi croniche sofferenze di CoopCa, restituendola ai primitivi splendori (da MV 22.3.15), sempre che la Regione FVG si attivi in tal senso.

Si dimette il direttore generale di CoopCa
Il direttore generale, Mauro Veritti, si è dimesso il 18.3.15, il giorno dopo la presentazione in Tribunale del piano di "ristrutturazione". I motivi non sono stati resi noti. Ulteriore profondo malumore cresce tra i soci anche e soprattutto per la possibile cifra della liquidazione o dell’esodo incentivato, riconosciuta al dirigente in uscita, mentre i sudati risparmi di migliaia di persone si sono misteriosamente "congelati". La segretaria regionale della Cgil Filcams, Susanna Pellegrini commenta «È un fatto che, se confermato, grida vergogna» anche se sarebbe opportuno verificare anche le gestioni del recente passato dove probabilmente non tutto è stato curato e condotto con trasparenza e sagacia, mungendo pervicacemente una mucca ridotta ormai allo stremo... Debora Serracchiani commenta così: «La fase è estremamente delicata, per le conseguenze che potrebbero toccare lavoratori, famiglie e sistema economico-produttivo del territorio. Nell’ambito delle sue competenze la Regione ha operato fin qui collaborando con tutti gli organi competenti incluso il tribunale... I giudici stanno valutando una situazione molto complessa e, soprattutto in questo passaggio, il loro lavoro deve potersi svolgere nella massima serenità e autonomia. Ovviamente, l’auspicio è che gli elementi a disposizione dei giudici consentano di andare nella direzione del massimo contenimento dei disagi». Di contro avverte Tommaso Angelillo, del Comitato per la tutela dei soci risparmiatori «Non staremo con le mani in mano. A breve sarà convocata l’assemblea generale, ma temiamo che i nostri risparmi siano completamente o in buona parte parte persi» (da MV 19.3.15).

Si dimette inaspettatamente la presidente del Comitato Soci
Si è improvvisamente dimessa (senza dare alcuna spiegazione) l'attiva presidente del Comitato Soci Prestatori, avv. Donatella IOB, che tanto si era prodigata nella battaglia contro il CdA della CoopCa responsabile del disastro aziendale. Le probabili motivazioni vanno ricercate nelle divisioni e negli screzi (spesso di origine ideologico-politica) insorti tra i componenti del Comitato, che si ritrova così oggi senza una guida valida e competente. Nel frattempo si conoscono i 7 punti-vendita potenzialmente salvati sui 40 (peraltro con offerte di prezzo da parte di Discount e Alì nettamente inferiori alla valutazione delle perizie di stima): Tarvisio, Codroipo, Tolmezzo mercato, Rivignano, Spilimbergo, Limena e Marcon. Una miseria! Gli altri comuni, sede di un negozio CoopCa, stanno già protestando e paventano gravi ricadute economiche sul proprio territorio con la chiusura-fallimento dei punti-vendita Coop. Per Venerdi 27 marzo intanto viene annunciato uno sciopero-manifestazione di tutti i soci, dipendenti e prestatori ad Amaro, sullo svincolo autostradale, davanti alla sede centrale CoopCa. Nel frattempo il Tribunale di Udine ha responsabilmente concesso una proroga per il concordato fino al 8 aprile 2015, per dare tempo al CdA di CoopCa di fornire ulteriori integrazioni (ipotesi di vendita di altri 13 supermercati ai cugini di Coop NordEst, sempre a prezzi ribassati rispetto al valore di stima) al misero e inconcludente piano di ristrutturazione finora presentato quasi fuori tempo massimo. Ora staremo a vedere se il verbo "cooperare" ha un significato vero o resta solo un utile paravento per gestire affari sul mercato da parte di gruppi di potere politico ed economico. Intanto il deficit della CoopCa si è ulteriormente aggravato: negli ultimi 4 mesi ha perso 30mila euro al giorno (4 milioni in totale) mentre nel solo 2014 ha perso ben 14 milioni di euro. Anche la ImmobilCoopCa (la nominalistica società interamente detenuta da CoopCa e inventata per arginare la contabilità del deficit) accusa un suo personale deficit di 5.672.366 euro MV 30.3.15. Inoltre, contrariamente a quanto indicato dal Tribunale di Udine il 17.11.2014 in pendenza di concordato, il CdA CoopCa ha trasferito nel frattempo circa 300.000 euro alle seguenti banche: MPSiena, Banco Brescia, CR-FVG, Popolare Cividale, Popolare Vicenza
e contro tale atto i soci hanno vibratamente protestato. Inequivocabili sintomi che il termine "cooperativa" ha perso ormai del tutto il suo primitivo significato solidaristico e filantropico per assumere un'accezione del tutto negativa tra i comuni cittadini ed i soci; un gravissimo danno di immagine che difficilmente potrà essere riparato all'interno del sistema cooperativistico carnico.

La troppo tardiva condanna del CdA da parte della Serracchiani
Il 25 marzo 2015 finalmente anche la presidente della Regione FVG (e vicepresidente del PD nazionale) prende posizione e lancia un durissimo attacco ai vertici CoopCa. Al MV 26.3.15 ha eufemisticamente detto "Siamo di fronte ad una gestione molto poco oculata e con scelte azzardate... Sono in molti a doversi fare un esame di coscienza... Chi ha avuto molto dalla CoopCa, non pretenda adesso altro..." frasi che costituiscono una pesante condanna morale per tutti i componenti del CdA additato in toto come responsabile della tragedia che oggi sta vivendo tutta la Carnia. Sarebbe stato però opportuno che tale preciso e ineludibile intervento fosse stato più tempestivo: per esempio ad agosto 2014 quando la stessa Serracchiani effettuò la (trionfale) visita pastorale alla sede centrale della CoopCa ad Amaro circondata da tutta la dirigenza (solo oggi aspramente bacchettata); oppure il 28.11.2014 all'Auditorium Candoni di Tolmezzo di fronte ad una affollatissima assemblea di dipendenti e soci (che chiedevano trasparenza e drastiche decisioni). Ora appare davvero tardivo e inconcludente (se non dannoso) questo tagliente intervento, che potrebbe addirittura compromettere l'ulteriore allargamento del piano di ristrutturazione in fieri. Cosa ha mosso la Serracchiani ad uscire proprio ora (e così tardi) allo scoperto? Forse una improvvisa conversione sulla via di Damasco o una telefonata da Roma oppure qualche riservato sondaggio...

Commovente manifestazione ad Amaro
Venerdi 27 marzo 2015, sfidando un tempo inclemente (freddo pioggia e vento), circa 500 persone (dipendenti in sciopero, prestatori, soci) si sono ritrovate davanti alla sede centrale di CoopCa per manifestare pubblicamente il proprio sdegno e la propria preoccupazione; tanti eloquenti cartelli hanno raccontato: rabbia, delusione, paura, rassegnazione, frustrazione... Le lacrime (tante) non si sono viste perchè mescolate alla pioggia... La politica non era presente (solo l'europarlamentare Isabella De Monte accolta con un "Era ora!"; nessun consigliere regionale di Carnia: ma chi sono?), solo alcuni sindaci e alcuni sindacalisti, i cui interventi non hanno suscitato nessuna emozione. Deve essere davvero dura per i sindacati (CGIL, CISL, UIL) e per la "sinistra plurale" dover accompagnare verso il fine-vita questa loro nobile centenaria creatura, generata proprio da quella sinistra solidaristica e mutualistica che, cento anni fa, aveva dato vita a quel movimento cooperativistico che fu la splendida cifra sociale della Carnia del secolo scorso e che oggi viene ingloriosamente cancellata per insipienza e incompetenza, tra la verbosa impotenza di Regione FVG, sindaci, CMC, Cosint e Lega Coop ("Coop Rosse"). Intanto la Procura di Udine ha acquisito il documento (su cui intende indagare) del CdA di CoopCa per il concordato già presentato al Tribunale di Udine, che ha utilmente concesso una ulteriore proroga fino al 8.4.15 per eventuali integrazioni del piano di ristrutturazione (probabili ulteriori acquisti di pezzi pregiati di CoopCa da parte di interessati e non filantropi acquirenti).

Controllori e controllati
Su MV 29.3.2015, l'ex sindaco di centro-destra di Tolmezzo Dario Zearo (scalzato lo scorso anno dal centro-sinistra di Francesco Brollo con 2191 voti a fronte dei 2043 di Zearo) delinea un quadro inquietante: Lo studio commercialista COVER di Tolmezzo, situato in via Del Din, è costituito dai commercialisti Alfio Colussi, Giancarlo Veritti e Gianluigi Romanin con Luca D'Orlando. Ora: Giancarlo Veritti è presidente del Collegio Sindacale di CoopCa, in cui è consigliere il socio di studio Alfio Colussi che è anche vicepresidente di Immobil-Coopca (che è servita per trasferire il patrimonio immobiliare della cooperativa, rivalutato, per limitare nominalisticamente le perdite). La revisione contabile del bilancio di CoopCa è stata redatta da Luca D'Orlando che opera nello stesso studio COVER. Zearo sottolinea questa inopportunità (probabilmente non illegittima) per cui controllati e controllori appartengono allo stesso studio commercialista, in un quadro di possibile conflitto di interessi e conclude: "Ora i risvolti di tutto questo sono drammatici sia in termini di posti di lavoro sia di risparmi dei soci prestatori che rischiano di essere bruciati da questa gestione dell'azienda". Davvero un inestricabile guazzabuglio.
Intanto per domenica 12 aprile 2015 alle ore 15 è convocata al Teatro Candoni di Tolmezzo l'assemblea plenaria dei soci e prestatori dove l'intrico di questi problemi potrebbe venire alla luce in tutta la sua drammatica realtà.

Parentopoli in CoopCa?
Serpeggiano in Carnia voci e lettere anonime che denunciano quella che è stata definita la parentopoli di CoopCa con assunzioni mirate e clientelari di parenti e familiari (MV 3.4.15). Un dirigente regionale della cooperazione dichiara al MV: "Purtroppo CoopCa più che una centrale economica era diventata una centrale politica fatta di tanti, troppi privilegi...". Si vocifera di ben 4 auto blu AUDI (recentemente acquistate in leasing ma di cui non si avrebbe conferma precisa); di pregressi risarcimenti milionari (in lire) per malattie naturali fatte passare come professionali; di rimborsi spettacolari per trasferte improbabili; di inefficienza e incompetenza amministrativa; di finanziamenti ai partiti politicamente omogenei; di un numero di impiegati sproporzionato rispetto alle reali necessità della CoopCa... Insomma la ridda di voci è tale che in mezzo a tante verità potrebbero esservi mescolate anche alcune falsità, che tuttavia risulta sempre più difficile discernere e calibrare. Certo è che ora tutti i nodi stanno venendo al pettine...

Una costosissima cattedrale nel deserto
Una sede inutile, costosa, assurda, contraria a ogni principio di efficienza, era il ritornello che in molti ripetevano non solo in Carnia. Quindici milioni di spesa per un grande “cubo-container” che non rispondeva a nessun principio logico e tanto meno di efficacia strategica. Eppure, il vertice di CoopCa lo voleva a tutti i costi. Anche contro chi prefigurò che quel mausoleo sarebbe stato foriero di guai inenarrabili. Presidente e direttore di allora, Cortiula e Zambelli cui successe Veritti, furono irremovibili. Sulla stessa linea si pose anche Renzo Tondo, allora presidente della Regione FVG. Nonostante ciò, la prima opposizione netta al mega magazzino partì proprio dal mondo delle cooperative, con in testa il presidente di allora della Lega Coop del Friuli Venezia Giulia, Renzo Marinig che oggi conferma che la sua fu una battaglia inutile e che tutti gli appelli rivolti ai vertici di CoopCa per dissuaderli dal costruire il mega magazzino di Amaro, caddero nel vuoto «Non vollero darci retta, avevamo fatto in modo che CoopCa aderisse al sistema Coop Italia e c’eravamo riusciti. Ma nel contempo avevamo proposto che utilizzassero il nostro mega magazzino di San Vito al Tagliamento visto anche che si stavano espandendo verso il Veneto». Marinig aggiunge che al proposito fece arrivare a Tolmezzo l’ingegner Cuffaro, responsabile della logistica di Coop Italia per suffragare la proposta di San Vito. Ma non ci fu nulla da fare. Sottolinea Marinig:«Sia Cortiula che Zambelli si aggrapparono al fatto che il trasferimento del magazzino avrebbe comportato contraccolpi ai 100 addetti. Fu ribattuto che sarebbe stato perfezionato un piano per la difesa occupazionale. E che portare la merce ad Amaro e andare a riprenderla per portarla in Veneto era una follia... Non vollero ascoltarci. Quando poi Veritti subentrò a Zambelli ci fu addirittura un’accelerazione della vicenda. A Zambelli qualche dubbio venne. Ne parlammo. Ma, lo ripeto, ormai era troppo tardi. Inutile poi aggiungere che percepivamo che quella idea sarebbe potuta tradursi in un boomerang micidiale, come poi purtroppo puntualmente è avvenuto». Identiche pressioni contro il progetto di Amaro erano giunte anche da Lega Coop Nordest, ma fu tutto, inspiegabilmente, inutile (da MV 28.4.15). Tra i soci intanto comincia a insinuarsi l'idea, neppure tanto peregrina, di possibili avvenute tangenti in corso d'opera...

Coop NordEst acquisterebbe 15 punti-vendita
Il CdA di CoopNordEst, riunitosi venerdi 3 aprile 2015, avrebbe ratificato l'acquisto di 15 negozi CoopCa, sparsi tra Veneto e Friuli, per un importo totale che si aggirerebbe sui 15 milioni di euro; ma l'identità e l'entità precise di tale atto saranno svelate solo martedi 7 aprile in concomitanza con la decisione del Tribunale di accettare (o respingere, decretando il fallimento) il piano concordatario predisposto dal CdA di CoopCa. Questi 15 negozi, aggiunti ai precedenti 7 acquisiti da Discount e Alì per 10 milioni, farebbero salire a 22 i negozi ceduti (su 38) da CoopCa, per un importo totale di circa 25 milioni di euro a fronte di un debito complessivo di 83 milioni. Non molto perchè in effetti i negozi in predicato di essere acquistati sono in effetti solo 17 (su 38) poichè per 5 di essi (Tolmezzo mercato, Rivignano, Marcon, Tarvisio e Spilimbergo) sussisterebbe la doppia offerta sia da parte di CoopNordEst che di Discount e Alì (in questo caso si racimolerebbero solo 20 milioni sugli 83 del debito: davvero poco!). La Regione FVG (che non ha ancora istituito un "fondo speciale di garanzia" come richiesto più volte dal Comitato Soci) avrebbe in questo frangente fatto stringente pressione istituzionale su Lega Coop (cui sono affiliate sia CoopCa che CoopNordEst) affinche si addivenisse ad una soluzione almeno parziale che consentisse di presentarsi al tribunale con qualcosa in più di quanto finora ottenuto con Alì e Discount. Anche l'avvocato dei Soci, Zilli, riconosce alla Serracchiani questo ruolo di moral suasion nei confronti delle Coop Rosse, anche se resta ancora del tutto insufficiente questa ulteriore soluzione.
Se il piano concordatario dovesse essere accettato dal Tribunale di Udine, la cessione del magazzino, del marchio, dei negozi e di tutti i restanti beni avverrebbe entro dicembre 2015; le spettanze ai creditori privilegiati entro luglio 2016; le spettanze ai soci prestatori e altri creditori (depurate dalle spese legali sostenute) entro settembre 2018; la chiusura della liquidazione entro dicembre 2018, con la sepoltura definitiva della gloriosa secolare Cooperativa Carnica (da MV 4.4.15).

Un concordato che costerà carissimo
E' stato reso noto l’ammontare dei costi per la procedura del Piano concordatario che saranno suddivisi tra legali, consulenti, periti ed eventuali commissari giudiziario e liquidatore: 2 milioni e centomila euro!
Il grosso dell’importo sarà versato ai professionisti Campeis, Cabrini, Variola e Pollio e agli altri incaricati che hanno effettuato le perizie entro quest'anno 2015. I legali Campeis, Variola e Polio avevano però già stabilito una riduzione del 20 cento sulla parcella in caso di concordato, parcella che invece diventerebbe “piena” nel caso fosse invece decretato il fallimento di CoopCa (evento disastroso da non escludersi ancora). Questa riduzione del 20 per cento è già calcolata all’interno dei 2 milioni e 100 mila euro. I soci prestatori invece potrebbero (condizionale d'obbligo) riavere i loro crediti forse solo entro il 2018 ridotti però del 33% (su quanto di potrà ricavare) perchè dovranno essere trattenute tutte le spese legali del concordato, del tribunale ecc.: insomma un'altra tragica beffa! Entro l’8 aprile anche la Procura di Udine che, a sua volta valuterà il provvedimento del Tribunale chiamato a decidere per la procedura di concordato o per il fallimento della cooperativa carnica, dovrebbe depositare una sua memoria in tribunale. La sentenza sull’ammissione o meno alla procedura concordataria dovrà essere resa nota entro il 16 aprile, quando si saprà finalmente se CoopCa potrà sopravvivere ancora un pò o se invece sarà definitivamente soppressa (in MV 5.4.15).

La Procura di Udine chiede il fallimento di CoopCa
Il 7 aprile 2015 il Procuratore capo f.f. Raffaele Tito presenta al Tribunale una istanza che in sintesi chiede che venga rigettata la proposta di concordato presentata dal CdA CoopCa e che venga dichiarato il fallimento di CoopCa e della speculare Immobil-CoopCa, sia perchè il piano di recupero presentato appare insufficiente e senza garanzie per i lavoratori sia per la totale sfiducia nei confronti di chi ha portato l'azienda in questa drammatica situazione (considerazioni analoghe al giudizio nettamente negativo espresso solo pochi giorni fa dalla stessa tardiva Serracchiani: 25.3.15). Già a febbraio la Procura aveva chiesto al Tribunale di azzerare tutto il CdA di CoopCa e di nominare un commissario giudiziale ma il Tribunale non aveva accolto la richiesta, lasciando al loro posto i componenti (seppure in minima parte sostituiti) del CdA. Ora nuovamente si profila un altro scontro tra i due uffici giudiziari e occorrerà attendere fino al 16 aprile per capire se il Tribunale stavolta accetterà la richiesta della Procura o se invece darà il via al concordato proposto da CoopCa. A conti fatti però, i punti vendita in predicato di essere acquistati da CoopNordEst, Discount e Alì sono in tutto solo 17 (su 38). Il grande magazzino di Amaro resta sempre un grande problema irrisolto pur profilandosi vaghe ipotesi di trattative con Enti pubblici.
La soluzione vera e sicura sarebbe che il nuovo colosso delle Cooperative rosse, non ancora battezzato e nato dalla fusione di Coop Adriatica, Coop Estense e Coop Nord-Est (la cui somma aziendale equivarrebbe a: 4,2 miliardi di euro, 334 punti-vendita, 2,6 milioni di soci, 19.700 dipendenti) rilevasse in blocco l'intera "piccola" azienda CoopCa per ristrutturarla e rilanciarla all'interno del sistema cooperativistico: solo così si dimostrerebbe che lo spirito cooperativo è ancora attuale e operante; diversamente sarà chiaro a tutti che questo sistema "non coopera" più e quindi non ha più motivo di esistere ed imploderà su se stesso provocando vittime in largo raggio, in un terrificante gioco del domino.

Effetto "domino" comincia a Coop-NordEst
Coop Nordest, uno dei colossi della cooperazione "rossa", che esibisce salute finanziaria e morale, denuncia un’emorragia di ben 100 milioni dallo scorso mese di novembre 2014 (in soli 6 mesi), a fronte di un prestito sociale di 1,4 miliardi e un giro di affari di circa 4 miliardi. Insomma molti soci prestatori non si fidano più e hanno preferito ritirare i loro soldi per tempo o ridurre drasticamente il proprio deposito... Si tratta di una cifra considerata "irrisoria" da quella dirigenza, perchè non metterebbe in difficoltà né il volume dei depositi né la possibilità di restituzione fino a 1 miliardo di euro nel breve volgere di pochissimi giorni (e pensare che il deficit CoopCa è di "soli" 86 milioni, nettamente inferiore alla attuale centomilionaria perdita di CoopNordEst!). Alessio Di Dio, componente del CdA di Lega Coop Nordest e direttore di Legacoop Fvg ammette la fuoriuscita di cento milioni, ma aggiunge che per una certa parcentuale si tratta di un fenomeno fisiologico legato anche alla crisi economica che colpisce molte famiglie alle prese con problemi di liquidità. «L’effetto domino c’è comunque stato ma quei soldi non sono della cooperativa, ma rappresentano un prestito per fare sviluppo. La fuoriuscita c’è stata, ma non significa necessariamente perdita» MV 23.4.15. Se questo però dovesse rappresentare l'inizio di una valanga che parte da lontano e che potrebbe travolgere tutto, occorre davvero che Lega Coop ponga finalmente mano e cuore alla particolarissima questione carnica perchè, a ben vedere, si potrebbe trattare poi della sopravvivenza di tutto il sistema cooperativistico italiano. Ed in questo delicatissimo frangente, anche la Confcooperative (Cooperative Bianche) sono state chiamate in causa per dare una mano alla "filiera rossa" in grave crisi su più fronti: ma il presidente della Coop Bianche, Bosio, si è già dimostrato alquanto cauto e prudente (MV 30.4.15) anche nel rilasciare dichiarazioni; la situazione sembra davvero irrecuperabile tanto che il 19 maggio 2015 la Confcooperative si è sfilata dal piano concordatario rinunciando a qualsiasi acquisto di parti di CoopCa (ritenuta ormai non più appetibile dopo la cessione programmata dei pezzi migliori alle dirette concorrenti) e abbandonando così la CoopCa in una situazione drammatica... Del resto se la Lega Coop ("coop rosse" di cui fa parte CoopCa) non ha finora concretizzato nulla di seriamente valido per salvare globalmente la sua affiliata CoopCa, non si vede perchè le Coop Bianche (Confcooperative) debbano addossarsi questo onere.

Una grande assemblea di rabbia e dolore
Domenica 12 aprile 2015, presso il Teatro Candoni (g.c. dal Comune di Tolmezzo) si sono ritrovate oltre 500 persone tra soci ordinari, prestatori sociali e dipendenti per assistere ad una lunga angosciante liturgia, presieduta dall'avv. Giamberto Zilli e dal portavoce dei soci Tommaso Angelillo, durante la quale sono stati evidenziati i tratti salienti di questa irreversibile e incredibile crisi che, partendo da lontano, presenta oggi tutti i più tragici aspetti di un fallimento annunciato e nel contempo artatamente nascosto dai vertici CoopCa. Nessun rappresentante del mondo politico era presente. Oggi migliaia di persone si ritrovano senza la certezza dei loro risparmi o con una prospettiva concreta di disoccupazione o con entrambe le possibilità; molti soci si affrettano a costituirsi parte civile contro i vertici aziendali per futuri (ma improbabili) risarcimenti, anche se alcuni componenti del CdA hanno già provveduto a disfarsi dei propri beni, come ha ribadito l'avv. Zilli, che su questo specifico punto ha presentato alla Procura della Repubblica una integrazione al precedente esposto-querela. Le rimostranze pubbliche e le lacrime private non servono però ad allontanare lo spettro del reale fallimento anche perchè il piano concordatario presentato dal CdA si è rivelato ben poca cosa (15 milioni) rispetto al reale debito CoopCa (86 milioni). Del resto neppure la LegaCoop, pur avendo a disposizione i mezzi necessari per intervenire, non si è fatta avanti con un gesto di concreta mutualità ed ha preferito stare alla finestra con belle parole e proclami di aiuto, sostanzialmente identici a quelli giunti dalla politicamente omogenea Regione FVG. Intanto la "nave CoopCa" (giusto per riprendere la metafora cara al sindaco tolmezzino Brollo) è ormai in balia di se stessa e punta decisamente verso pericolosissimi scogli dove rischia di incagliarsi definitivamente, perchè nessun valido nocchiero ha voluto prendere in mano il timone, per troppo tempo lasciato a personaggi quanto meno inesperti quando non inaffidabili, sui quali non è mai stato effettuato alcun controllo da parte di chi, istituzionalmente, avrebbe dovuto.

Una trasmissione molto utile ed istruttiva
Nella puntata del 13 aprile 2015 di "Mi manda Rai Tre", sarcasticamente intitolata CoopCrack, è stato ampiamente discusso il dramma della Cooperativa Carnica e questa trasmissione merita davvero di essere vista e analizzata.

La serena ragionata riflessione di un carnico consapevole
Provo a scrivere alcune considerazioni sull'accaduto, visto che la vicenda interessa pesantemente la nostra terra e di sicuro alla fine avrà effetti nefasti su molto persone. Ritengo, leggendo quanto riportato dai giornali e conoscendo un po' il mondo CoopCa, che alla situazione attuale si sia giunti per una serie di eventi concatenati che hanno generato responsabilità da parte:
1- degli amministratori;
2- del collegio sindacale;
3- dei dipendenti;
4- dei soci;
5- della politica
- In primis gli amministratori che in relazione all'incarico debbono amministratore con l'ocultezza del buon padre di famiglia in special modo quando amministri denaro degli altri e devi saper valutare sulla base dell'evoluzione del settore in cui operi le giuste strategie che possono salvaguardare il patrimonio di chi in quella società ha investito del denaro e la crescita o per lo meno il mantenimento delle posizioni di mercato. I problemi non sono da oggi e risalgono ad anni addietro con scelte operative discutibili (a Tarcento tanto per dirne una ci sono due super mercati Coopca ad una distanza di 50 metri l'uno dall'altro; i locali dell'iper mercato CoopCa di Valli di C
arnia sono gli unici che sono stati acquistati mentre tutti gli altri avventori dell'immobile sono ed erano in locazione; sono state fatte acquisizioni non oculate di altri centri commerciali che già non producevano reddito in Veneto con la fobia della crescita). Era giusto e necessario già anni addietro individuare un partner commerciale con il quale procedere agli acquisti delle materie da commercializzare, ottimizzare i costi con la riduzione di quelli non inerenti alla società (in particolare quelli legati al personale impiegatizio), utilizzare gli stessi depositi e la logistica: assurdo in Carnia realizzare un magazzino della logistica costato 18 milioni di euro quando il giorno dopo l'inaugurazione ne valeva forse la metà e con i costi legati ai trasporti delle merci che da fuori regione giungevano in Carnia per poi ripartire per il Veneto. Tutto ciò non è stato fatto, ed anno dopo anno ciò a portato ad una riduzione dei ricavi ed a chiudere bilanci in rosso che non erano in rosso solo per alchimie finanziarie (vedi Immobilcoopca). Chi amministra poi a mio avviso e scusa la franchezza, deve avere capacità e conoscenze adeguate all'incarico a cui è chiamato. E' troppo facile e comodo per il Direttore o il Presidente essere attorniati da peones che alzano il braccio ed approvano l'operato senza porlo in discussione. C'è stato poi un ulteriore aspetto legato alla raccolta fondi dei soci non per incrementare il patrimonio della società in occasione di mirati investimenti, ma per far fronte alla spese correnti ben sapendo che non avendo margini operativi sarebbe stato difficile far fronte agli interessi corrisposti ai soci ed ai soci sovventori. Un amministratore questo lo doveva sapere e doveva chiedersi come mai la Coopca pagava interessi ai soci ed ai soci sovventori molto più alti di quelli corrisposti dalla banche o dai BOT/CCT. C'era qualche cosa che non andava. Infatti finanziarsi per far fronte alla spese correnti di gestione ad un costo più elevato di quello offerto dal mondo bancario doveva far riflettere. Ultimo punto : "fasin di bessoi". In questo momento di globalizzazione la frase "fasin di bessoi" non è più spendibile: combattere contro grossi colossi mondiali che operano anche sul nostro territorio è impossibile e porta alla morte a meno che uno non si ritagli settori di nicchia (vedi mantenimento di negozi e piccoli discout nelle vallate e nei centri di vallata più grossi ovvero presidio del territorio scopo a cui la Coopca all'origine era nata).
- Gli organi di controllo sono chiamati a vigilare sull'operato del consiglio di amministrazione con controlli contabili pregnanti e precisi. Se ci sono aspetti o scelte non coerenti, azioni ed investimenti che non presentano la dovuta garanzia di rientro economico, strategie commerciali non coerenti con la parte economica/finanziaria vanno segnalate anche all'organo di controllo regionale sulle Coopertaive. A mio avviso il controllo in questo caso è mancato anche perché c'erano probabilmente delle commistioni tra amministratori e sindaci. Non può emergere dopo quattro anni che il bilancio chiude in rosso e solo ora sull'orlo del fallimento esplodere il problema. Il problema nasceva da lontano ed andava analizzato e risolto in precedenza quando anche l'economia nazionale e regionale non viveva le attuali problematiche di reddito delle famiglie.
- i
dipendenti hanno anche loro le loro responsabilità pesanti e non di poco conto sia a livello di vertice sia a livello operativo. Senza entrare in dettagli, troppi sono stati assunti non per merito ma per altri motivi. Le cooperative sono di base delle brutte società in quanto manca il padrone e l'occhio del padrone ingrassa. Bastava andare a far la spesa nei negozi Despar ed in quelli Coopca per capire che il mondo era diverso. Le cassiere di Coopca, se non avevano lavoro, stavano ferme in cassa; quelle di Despar si muovevano e andavano a caricare anche gli scaffali... [senza dire delle lunghe ricorrenti "malattie" diffuse tra molti soliti dipendenti, ndr]. Anche da noi c'è il clientelismo: si aiuta l'amico dell'amico e si lascia a casa chi non ha le giuste conoscenze ed anche in Coopca questo avveniva usualmente.
- dei soci, in particolare dei soci sovventori, i quali vedevano la Coopca come un investimento finanziario e quindi come un elemento di speculazione [anche se lo facevano in buonissima fede, fidandosi ciecamente in un istituto che si chiamava "cooperativa", ndr]. Chi "specula" deve sapere anche i rischi cui va incontro e quindi deve prepararsi a subire le conseguenze, [anche se gli amministratori, specie con la famosa ambigua lettera del giugno 2014, avevano saputo subdolamente celare questo aspetto, ndr]. La ricchezza solitamente dipende dal lavoro non dall'accrescimento economico dovuto alla finanza speculativa (a parte casi particolari ma non paragonabili al nostro).
- la
politica anche essa ha una colpa: quella di non aver a livello nazionale previsto una legge che regolamenti per la Cooperative la raccolta fondi così come viene fatto per gli Istituti di Credito attraverso il controllo della Banca di Italia. Come si può pensare che una cooperativa possa avere una raccolta fondi superiore al suo patrimonio sociale? Se tutti i soci domani mattina vengono a richiedere i loro soldi come riusciamo a restituirli? E di questo forse volutamente nessun amministratore di Coopca si era reso conto. Ma il collegio Sindacale, che non era formato da peones, dove era? Andavano infine regolamentati dalla Regione in maniera migliore i centri commerciali mediante una corretta pianificazione in relazione alla popolazione residente ed alle reali necessità della popolazione [in FVG vi è la concentrazione in assoluto più alta di supermercati rispetto alla popolazione residente, ndr]. Era pia illusione che Austria e Slovenia stessero a guardare consentendo ai loro cittadini di fare shopping in Friuli.
Come andrà a finire? Purtroppo a mio avviso non bene per la Coopca e per il mondo Coopca sia che venga dichiarato il fallimento sia che venga ammessa a concordato. Il primo porrebbe la parola fine a più di cento anni di storia in maniera traumatica, ma forse la migliore; il secondo porterà solo ad una lenta ma inesorabile agonia continuando ad alimentare illusioni tra chi lavora e tra i soci. Certo questa non ci voleva perché sicuramente ci sarà un incremento della disoccupazione e quindi della povertà ed in Carnia dove non c'è ricchezza questo è un ulteriore elemento di impoverimento sociale e culturale che porterà, i giovani, all'abbandono della loro terra. (M.R. 14.4.2015)

ll Tribunale di Udine ammette CoopCa al concordato e la preserva (per ora) dal fallimento.
Il Tribunale, il 20 aprile 2015, ha rigettato la richiesta di fallimento di Immobilcoopca srl, la società immobiliare controllata al 100% da CoopCa, presentata dalla Procura e ha dato l’assenso al Piano concordatario presentato dal CdA della stessa cooperativa carnica. Un nuovo capitolo si apre dunque non solo in questa lunga dolorosa storia di CoopCa ma anche sul fronte interno della Magistratura che vede schierati su opposte sponde i due uffici giudiziari di Udine. Il Tribunale ha delegato alla procedura concordataria di CoopCa il giudice Lorenzo Massarelli e ha nominato la commercialista Fabiola Beltramini commissario giudiziale; ha convocato l’adunanza dei soci creditori (banche, artigiani e soci prestatori) per il 20 giugno 2015, ai quali spetterà per legge il compito di verificare le ipotesi di vendita e di realizzo (e quindi di approvare o respingere il piano concordatario prospettato dal CdA). Il tribunale tuttavia, nell’accogliere il Piano del CdA di CoopCa, precisa che ciò non preclude un’eventuale azione penale nei confronti di alcuni attori oggi indagati. Si legge infatti che "... Le più comprensibili esigenze di repressione di illeciti commessi in passato non richiedono necessariamente la dichiarazione di fallimento della proponente; i fatti per cui è in corso il procedimento penale possono essere inquadrati nello schema della bancarotta anche in caso di concordato preventivo». In altre parole: le indagini della Procura proseguono su un altro binario e giungeranno a processo con altre imputazioni...
E così ciò che si era temuto, cioè la vendita dei singoli pezzi migliori al miglior offerente, diventa la unica insoddisfacente exit strategy mentre chi avrebbe potuto (e dovuto) rilevare l'intera azienda (il nuovo colosso delle Cooperative rosse, non ancora battezzato e nato dalla fusione di Coop Adriatica, Coop Estense e Coop Nord-Est, la cui somma aziendale equivarrebbe a: 4,2 miliardi di euro, 334 punti-vendita, 2,6 milioni di soci, 19.700 dipendenti) è rimasto finora alla finestra a osservare...
Nel frattempo non si profilano all'orizzonte nuovi acquirenti in grado di rafforzare il piano concordatario di ristrutturazione ed i soli 15 milioni di rientro, finora prospettati, non sarebbero in grado assolutamente di evitare il fallimento perchè ce ne vorrebbero almeno 56 a fronte degli 86 di deficit globale di CoopCa... Ci si augura pertanto che da qui al 20 giugno prossimo possa accadere qualcosa di consistentemente positivo per CoopCa, in grado di evitare davvero il fallimento della ultrasecolare cooperativa carnica.

La Procura indaga altre due persone
Scrivendo che "le perizie di stima degli immobili sarebbero state esperite in un circuito assolutamente autorefenziale e i dati riportati nei bilanci, anche relativamente alla valorizzazione della partecipazione Immobilcoopca, sarebbero stati ampiamente gonfiati così da creare l’apparenza di una situazione economico-patrimoniale della cooperativa più rosea di quella reale» la Procura di Udine allarga il suo raggio di azione e mette nel mirino le perizie e le valutazioni immobiliari. Si ripercorre a ritroso il cammino che ha condotto a quelle stesse plusvalenze che poi hanno consentito di mascherare il rosso degli esercizi contabili, reale di ben 83 milioni di euro. Spuntano così altri due indagati nell’inchiesta che dovrà accertare i responsabili del dissesto della Cooperativa Carnica. Essi sono: il commercialista tolmezzino Davide Veritti (figlio di Giancarlo Veritti, presidente del collegio sindacale di CoopCa, anch’egli sotto indagine) e il geometra Bruno Dionisio di Villa Santina, il quale si limitia a dire che «era stato l’allora direttore generale Mauro Veritti a chiamarmi e ad affidarmi il compito di svolgere le perizie di stima di tutti gli immobili della cooperativa, e io l’ho fatto, ho fatto quello che mi ha detto di fare. E la mia ultima fattura per CoopCa risale al 2014». Entrambi avrebbero firmato diverse perizie sugli edifici della Immobilcoopca, la controllata della cooperativa deputata a gestire il patrimonio immobiliare della casa madre. E sarebbero state proprio le perizie, stando a quanto riferito dalla memoria della Procura allegata al piano concordatario, a dare una diversa rappresentazione della reale salute dei conti della società i quali "appaiono strumentali a consentire a CoopCa l’ulteriore accesso al prestito sociale rispettando formalmente ma non sostanzialmente i limiti patrimoniali stabiliti dall’ordinamento per la raccolta del prestito sociale"(da MV 15.5.15)

Colpita anche UNIDES dal Coop-Crak
Dopo i 3000 soci prestatori ed i 650 dipendenti, il default di CoopCa colpisce inesorabilmente anche Unides, "Unione dettaglianti ed esercenti", che acquista e si rifornisce esclusivamente da CoopCa. Si tratta di una cooperativa giovanissima nata nel 1985 per volontà della stessa casa madre CoopCa, con l’intento di trasformare i suoi spacci periferici (forse già in affanno) in punti vendita semi-privati per garantire così «un presidio e un servizio al territorio». Questa neo-cooperativa comprende oggi una ventina di negozi alimentari associati che sono distribuiti in tutto il territorio montano. Alla CoopCa sono legati a doppio filo, non solo per la fornitura ma anche per il fatto che la gran parte di questi negozianti (messisi "in proprio") è anche titolare di libretto di risparmio Coopca. Unides ha sede legale presso la stessa CoopCa, il suo presidente è Claudio Lomuscio, già membro del cda di CoopCa, mentre nelle cariche di consiglieri e revisori si sono avvicendati negli anni tutti i vertici di CoopCa, da Ermano Collinassi a Giancarlo Veritti, da Mauro Veritti a Fosca Petris, fino allo stesso ex presidente di CoopCa, Giacomo Cortiula.
La piccola coop non ha magazzino, non ha proprietà. Al MV 16.5.15 un socio dice «I libri contabili, tutto è in CoopCa, e tutto è sempre stato amministrato da CoopCa. Ora il nostro futuro è appeso a un filo... senza certezze, ma, soprattutto, senza merce...". Infatti gli ordini dei prodotti da tempo non vengono più evasi da CoopCa. E Martina Bearzi, sempre a MV 16.5.15 dice «La situazione è precipitata negli ultimi mesi, non riusciamo più ad approvvigionarci. Ma i problemi sono iniziati prima del crac, risalgono a un anno fa: già allora i prodotti iniziavano a non arrivare... Sapevamo che c’erano delle difficoltà ma non potevamo immaginare quello che poi è accaduto... Le consegne avvenivano a intermittenza, poi è andata sempre peggio, fino a quando il livello di inevasi ha raggiunto una dimensione esagerata e inaccettabile. Abbiamo provato a chiedere spiegazioni. Ma niente... Nessuna risposta dai vertici CoopCa, minimizzavano... Volevamo capire come intendevano far fronte al problema della merce, Veritti banalizzava descrivendo il mancato approvvigionamento come un fatto fisiologico. Noi eravamo sconcertati. Abbiamo dovuto far fronte a questi disagi senza che nessuno ci spiegasse alcunché... Siamo stremati facciamo tanta fatica ad andare avanti. Se muore CoopCa, muore anche Unides... Non so come faremo ma la cosa che non perdoniamo è la mancanza di informazione, che continua tuttora. Hanno sempre avuto delle scuse e delle giustificazioni alla situazione. Per noi è stato molto difficile in questi mesi, ora lo sarà ancora di più... dobbiamo capire come uscire da questa vicenda. Non riusciamo a prendere in mano la situazione, è tutto gestito da CoopCa. Al 31 dicembre cosa faremo? Chi ci rifornirà? Che ne sarà di Unides e dei negozi della Carnia? Come faremo a mantenerci? Chi darà il nostro servizio al territorio?». E dire che UNIDES costituiva per i dirigenti della CoopCa, il più luminoso e pratico esempio e l'intuizione più felice, in grado di dare una spinta competitiva alla Carnia...

Anche bambini "soci prestatori"
"...essendo l’accettazione del concordato atto di straordinaria amministrazione, i genitori che rappresentano i figli minori e ne amministrano i beni, ai fini dell’accettazione, devono essere autorizzati dal giudice tutelare. L’atto compiuto in mancanza della predetta autorizzazione può essere annullato". Così ha scritto il commissario giudiziale, dopo aver scoperto che anche tanti bambini sono titolari di libretto di risparmio CoopCa. Anche se nello statuto di CoopCa non si fa alcun cenno alla questione dell’età dei soci, lo statuto di Coop Nordest vieta tassativamente che il socio prestatore possa essere un minorenne. Insomma altra grana di non facile soluzione sulla testa di molti soci prestatori che credettero bene estendere anche ai propri figlioli il supposto beneficio di socio prestatore. Intanto il debito complessivo di CoopCa è schizzato sopra i 100 milioni a causa del pesantissimo deficit del 2014 e di quello dei primi mesi del 2015. I sindaci di Carnia lanciano un appello pubblico affinchè "qualcuno rilevi altri pezzi" di CoopCa e la preservi dal fallimento totale ma questo "qualcuno" resta muto e invisibile...

Un componente CdA CoopCa si toglie la vita
Alfio Colussi, 61 anni, componente del consiglio di amministrazione di Coopca e vicepresidente di ImmobilCoopca, si è tolto la vita nel pomeriggio del 2 giugno 2015. Il corpo senza vita dell’uomo è stato rinvenuto ai piedi del ponte sull’ex ferrovia che da Tolmezzo portava ad Amaro. Ponte da dove, secondo quanto appreso, Colussi si sarebbe gettato. Il nome di Alfio Colussi rientrava fra quelli degli indagati nell’inchiesta che dovrà accertare i responsabili del dissesto fallimentare della Cooperativa Carnica: in particolare, i reati ipotizzati sono falso in bilancio, false comunicazioni sociali e abusiva attività di raccolta del risparmio. Al di là di ogni questione e di ogni considerazione, Cjargne online esprime le più sincere condoglianze alla famiglia improvvisamente precipitata in questa immane tragedia. Per evitare altri tragici possibili gesti da parte di altre persone coinvolte in questo dramma, esiste una

UNICA SOLUZIONE POSSIBILE
Il nuovo colosso delle Cooperative rosse (provvisoriamente battezzato "Distretto Adriatico" e nato dalla fusione di Coop Adriatica, Coop Estense e Coop Nord-Est, la cui somma aziendale equivarrebbe a: 4,2 miliardi di euro, 334 punti-vendita, 2,6 milioni di soci, 19.700 dipendenti) è l'unico ente che potrebbe (e dovrebbe) realmente rilevare in toto la CoopCa (120 milioni) preservandola da sicuro fallimento e dandole nuovo slancio propulsivo anche con adeguate ristrutturazioni e nuove regole. Dopo aver concretamente garantito a CoopCa il rifornimento merci negli ultimi difficilissimi mesi, proprio il 4 giugno questo "Distretto Adriatico" ha tuttavia compiuto, su ricorrenti insistenze istituzionali regionali e nazionali, un iniziale significativo (ma non determinante) atto di "liberalità" promettendo di destinare gratuitamente 13,5 milioni di euro alla CoopCa per rimborsare almeno metà del prestito sociale versato dai 3000 soci prestatori carnici e friulani e bloccato dal 17.11.2014 (ricordiamo che il prestito totale ammonta a oltre 26 milioni di euro); si tratta indubbiamente di un gesto meritorio (ma non risolutivo) che ha il chiaro sapore di un risarcimento morale (e non solo) nei confronti di coloro che sono stati traditi dal mondo della cooperazione rossa (in MV 7.6.15)... Però di questo atto liberale esiste solo una promessa verbale, non ancora suffragata da una delibera del CdA. Tuttavia occorre notare che comunque le Coop Rosse (Distretto Adriatico) elargirebbero solo il 10% di quanto avrebbero dovuto (e potuto) elargire, a dimostrazione che i soldi ci sono (e sono tanti) ma "Nessuno" vuole scucirli neppure per una causa solidaristico-collettiva di questa entità che potrebbe avere conseguenze nefaste per tutto il mondo cooperativistico italiano.

Magazzino di Amaro e punti vendita...
Intanto la Banca Popolare di Cividale (Civibank, presso cui la CoopCa aveva contratto un mutuo di 10,8 milioni di euro per costruire il mega-magazzino, noto con il nome di Cedi) potrebbe "acquistare" il magazzino, semplicemente abbuonando il mutuo alla CoopCa (che si vedrebbe così diminuire grandemente il debito e salire l'attivo concordatario). La Banca di Cividale potrebbe quindi poi "vendere o affittare" il magazzino ad un'azienda che potrebbe successivamente insediare una nuova attività in loco (!), magari assumendo un centinaio (!) di dipendenti CoopCa... Contemporaneamente si è diffusa un'altra "buona novella" secondo cui Automotive Lighting Gruppo FCA (ex SEIMA) potrebbe espandersi (addirittura raddoppiare) ed assumere così ex dipendenti CoopCa (!) e utilizzare magari anche parte del mega-magazzino (!)... Oltre a ciò, ai dipendenti CoopCa potrebbero venire offerti in franchising alcuni dei 28 negozi (tuttora invenduti) dietro impegno del TFR o parte di esso... tutte queste troppo "positive notizie" al condizionale si leggono in MV 7.6.15. Di tutte queste positività però, unica certezza finora è solo l'"acquisto" del Cedi da parte di Civibank, ufficializzato in un recente CdA dalla presidente Del Piero.

Riunione dei soci prestatori a Buia
Il 12 giugno 2015 nella Sala delle Gioventù di Buia si è svolta una riunione preliminare di 300 soci prestatori, pronti a costituirsi parte civile in una probabile class action. Sono ormai oltre 500 i mandati raccolti dall’avvocato Gianberto Zilli per procedere all’azione risarcitoria nell'eventualità che le indagini sul dissesto finanziario condotte dalla Procura sfocino in un processo penale. Il piano concordatario (come finora prefigurato) non piace ai soci Coopca. Ora la querela ha raggiunto un numero considerevole di firmatari, e di ciò sicuramente la magistratura terrà conto. In sala si è discusso della linea di voto da tenere all’adunanza del 20 giugno quando i creditori dovranno dare il via libera al piano di concordato oppure opteranno per il fallimento. Ma su questo punto regna ancora una grande incertezza tra tutti i soci. In platea, tra i politici, vi erano solo il consigliere regionale del M5S, Cristian Sergo e Francesco Brollo, sindaco di Tolmezzo. La grande assente è stata la Regione (la presidente Serracchiani aveva altri impegni assunti in precedenza). Tommaso Angelillo si rivolge idealmente a Serracchiani e dice:" Chiediamo di mettere l’atto di liberalità nero su bianco. Di scritto c'è solo questo concordato, che è stato rivisto dal commissario al ribasso e su cui non siamo in grado oggi di dare una direzione di voto» Interviste di MV.

Quasi deserta l'assemblea dei creditori
Il Palaindoor di Pradamano sabato 20 giugno 2015 ha accolto quella che avrebbe dovuto essere l'assemblea dei creditori e dei soci prestatori. Si attendevano migliaia di persone (per questo era stato scelto il Palazzetto dello Sport), ne sono giunte solo duecento! che significa frustrazione, delusione, rabbia, rassegnazione... Si doveva votare SI o NO al piano concordatario: i voti sono stati accolti nelle troppe urne rimaste semivuote. A questi si aggiungeranno poi i voti delle migliaia di soci e creditori rimasti a casa e che potranno essere inviati per posta o via e-mail. Comunque vada la votazione, la situazione appare estremamente grave, nonostante alcuni politici continuino a ostentare fiducia e ottimismo. Il vero nodo però non è l’esito del voto, ma la somma da raggiungere e in grado di arrivare a quei 32 milioni di euro che garantirebbero ai soci prestatori i 9 milioni di restituzione pari al 36 % dei depositi cui si aggiungerebbe il teorico 50% promesso dalle Coop rosse del Distretto Adriatico (e non ancora ufficializzato). Adesso i milioni raccolti sono circa 25 di cui 10 dalla Civibank (per l’acquisizione del Cedi di Amaro) e 15 dagli acquisti dei punti vendita da parte delle coop rosse. Ma più passano i giorni e più il debito aumenta. E le perdite della gestione corrente (nel 2014 sono state di 37 milioni) potrebbe assorbire parte dell’attivo concordatario rimettendo ancora tutto in gioco (in MV 21.6.15). Resta ora la data fatidica del 20 luglio 2015 in cui i tutti i creditori dovranno approvare o rifiutare il piano concordatario ed allora si saprà come finirà davvero Coopca: se morirà subito di morte naturale o se si prolungherà questo accanimento terapeutico fino al 31.12.2015.

Nuovi creditori per nuovi debiti
Dopo Amga (che ha minacciato di tagliare la corrente elettrica dal primo di agosto), e Astercoop (che ha avanzato maggiori spese per la gestione della piattaforma dei freschi nel magazzino di Udine), sabato 20 giugno 2015, all’adunanza dei creditori convocata al Palaindoor, si sono presentati anche i rappresentanti legali di cinque società creditrici di Dogal Superstore Srl, catena di supermercati dichiarata fallita a marzo di quest’anno, e da cui CoopCa nel febbraio 2014 aveva acquistato un ramo d’azienda: ammonta a 130 mila euro l’entità del credito per cui i fornitori di Dogal ora intendono rivalersi su CoopCa. Questa è l’ennesima rettifica al piano concordatario dopo l’integrazione alla relazione di fattibilità depositata a seguito delle istanze di Amga e Astercoop. Quindi un ulteriore debito per totali 490 mila euro. Ma il problema più grave è sempre costituito dai costi del personale: 22 milioni nell’esercizio 2014. L’obiettivo è attivare la cassa integrazione straordinaria per alleggerire la spesa. I costi relativi ai dipendenti, infatti, potrebbero compromettere la continuità operativa già messa alla prova dalle perdite dei primi mesi del 2015 che, anche se si annunciano minori rispetto a quelle del 2014, pesano sul possibile realizzo finale. Il destino quindi dei 639 dipendenti di Coop Carnica è il secondo problema cruciale, insieme al prestito sociale, di una vertenza che si profila ancora più nera sul fronte dei posti di lavoro: si salverebbero per ora solo 216 posti !(in MV 21.6.15).

Sindacati in fibrillazione
Per i sindacati Cgil, Cisl e Uil di Fvg e Veneto, che sono andati a battere i pugni a Roma al tavolo convocato al Ministero dello sviluppo economico, sarebbe un bagno di sangue occupazionale, da scongiurare prima che si trasformi in una tragedia sociale. Il segretario provinciale della Cgil Filcams Francesco Buonopane ha dichiarato al MV:« E' fondamentale che il voto al concordato sia favorevole perchè abbiamo  bisogno che passi per evitare il fallimento, così avremo più tempo per individuare integrazioni al piano che mettano al riparo i posti di lavoro». L’ultima speranza è riposta ancora però nell’ipotesi, non confermata, di un possibile improbabile ritorno di Confcooperative (coop bianche) nella cordata di salvataggio (MV 21.6.15) mentre nulla si dice sull'imperativo categorico che grava sulle coop rosse del Distretto Adriatico, l'unico che potrebbe, per le sue enormi potenzialità, rilevare in toto CoopCa ma che finora ha delibarato solo una pur considerevole somma di 13 milioni da distribuire però in tre tranches in 3 anni per coprire il 50% della somma versata dai soci prestatori.
Per ora i sindacati hanno ottenuto da Roma un accordo che prevede la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) per 628 dipendenti CoopCa per 12 mesi a partire però (non si capisce perchè) dal 20 aprile 2015 (data di deposito del decreto di ammissione al concordato) anche se quasi tutti i dipendenti lavorano ancora (seppure con orario di solidarietà) normalmente a tutt'oggi: francamente pare davvero un assurdo escamotage questa CIGS che parte retroattivamente quando ancora tutti lavorano (o quasi), quando si sa fin d'ora che la CoopCa chiuderà i battenti il 31.12.2015. Perchè non fare partire la CIGS appunto da tale data, come sarebbe naturale, per garantire lo stipendio di reali 12 mesi successivi ai lavoratori? Insomma: la CIGS viene concessa per abbattere il debito crescente CoopCa oppure per tutelare il futuro di lavoratori perdenti il posto di lavoro? Cruciale domanda che meriterebbe una risposta esaustiva, mentre CoopaCa sta perdendo un milione al mese dal gennaio 2015...

Soci infedeli? Forse solo oculati
Nel 2014 appena il 7 % delle vendite di CoopCa riguarda i titolari di libretto del prestito soci. Dov’è tutta questa fedeltà alla cooperativa? Se le perdite dell’azienda sono elevatissime, è anche perché solo il 7 % dei soci prestatori nel 2014 ha fatto la spesa in CoopCa? Se si è soci-prestatori, non si va ad arricchire la concorrenza, il tasso di vendite ai soci è stato bassissimo, e anche negli ultimi anni non ha mai superato il 12 % (così viene ufficialmente riferito) mentre la stessa spesa dei soci, la cosiddetta mutualità, incide per circa il 75 % nel bilancio di Coop NordEst (MV 19.7.2015) Certamente tutto ciò è vero, ma questo aspetto, più che la causa del crack (come vogliono sostenere alcuni amministratori), resta solo un effetto a latere, seppure pesantissimo, derivante però dalla scarsissima concorrenzialità dei prezzi CoopCa che non attraevano assolutamente più neppure gli stessi soci Coopca che, nonostante il loro status privilegiato, trovavano comunque maggiore convenienza presso i supermercati della concorrenza: come mai accadeva ciò? A questa pertinente e cruciale domanda dovrebbero rispondere accuratamente gli amministratori e il direttore generale, responsabile delle politiche degli acquisti e delle vendite di CoopCa.

19 luglio 2015: certificato di morte per CoopCa
Domenica 19 luglio 2015, al Palaindoor di Udine, si è svolta la assemblea generale dei soci, in un clima incandescente sia fuori (38°C) che dentro (soci inferociti non solo per l'intera vicenda del crack ma anche per aver saputo solo da poco che il CdA aveva già posto in liquidazione la Coopca ancora l'8 giugno scorso, senza nulla riferire!). L'assemblea dei soci, in una riunione davvero memorabile, ha così: 1. votato NO al bilancio di previsione 2014, 2. ha votato NO alla delibera del cda del 8.6.15 di liquidazione di CoopCa; 3. ha votato SI all’azione di responsabilità contro gli amministratori, 4. ha votato SI a 6 nuovi componenti del cda (Giuseppe Fabbro, Sandro Vitti, Saverio Carrello, Mirco Zoldan, Tommaso Angelillo, Gabriella Fabbro) in sostituzione degli attuali, 5. ha votato la revoca della presidenza onoraria all'ex presidente Cortiula. Un vero scontro storico tra soci e amministratori quale non si era mai visto durante i 109 anni di storia di CoopCa, surriscaldato maggiormente dall' intervento improvvido e temerario di un sindaco uscente (Delli Zotti) che ha letteralmente spazientito la platea, al punto da indurre i soci a chiederne prima l’allontanamento e poi, non avendolo ottenuto, ad alzarsi in piedi e voltare le spalle al tavolo del relatore (MV 20.7.15). E il giornale prosegue scrivendo che questo sindaco ha voluto parlare da socio e non da sindaco di CoopCa. Un intervento articolato il suo, che i soci hanno bollato come provocatorio fin dalle prime battute quando, parlando di suo nonno, lo ha definito «un socialista di altri tempi e di altri principi etici e morali non come quei socialisti... chiedo scusa, rettifico... non come quei craxiani che negli ultimi anni hanno guidato, mal gestito e poi affondato la nostra, sottolineo la nostra, cooperativa». Ma egli non si è limitato ad attaccare, senza fare però i nomi, quelli che lui definisce i craxiani della “sventura” di CoopCa, ma lo ha fatto pure con i presenti criticando il fatto che solo il 7% dei soci faceva la spesa in CoopCa. «Se i soci di CoopCa avessero tenuto un diverso comportamento con una partecipazione al fatturato delle proprie cooperative migliore, con molta probabilità oggi ci troveremmo a discutere di altri argomenti all’odg». Ma Sandra Zanier non ci sta e replica: «Premesso che quella percentuale è discutibile perchè molti soci non strisciavano la propria card e quindi pur facendo in CoopCa la loro spesa non sono mai risultati esserne clienti, premesso questo, sarà il giudice a valutare già da quanti anni accadeva che la percentuale di soci che facevano la spesa in CoopCa non era più prevalente (cioè non era superiore al 50%)... Quello che avete fatto è macelleria sociale. Per questo auspichiamo che almeno il rimorso vi accompagni una vita intera perchè nessuno di voi si è mai degnato di avvisare i soci in modo chiaro (cioè anche per chi i bilanci non li sa leggere!) e palese della situazione» (MV 20.7.15).

Chiesta la revoca delle onorificenze a Cortiula
Il MV 22.7.15 riporta la singolare notizia che 25 dipendenti degli uffici CoopCa di Amaro hanno inviato alla Prefettura di Udine una lettera firmata per chiedere la revoca dell'onorificenza di Cavaliere Ufficiale della Repubblica Italiana all'ex presidente CoopCa Giacomo Cortiula, in quanto ritenuto uno dei principali responsabili del dissesto finanziario della cooperativa. Licia Busolini in rappresentanza dei dipendenti di Amaro, in merito al cavalierato di Cortiula, dice al giornale: "Se l’iter dovesse andare avanti, non escludiamo niente, neanche di andare fino a Roma... Noi dipendenti, dipinti da alcuni come complici, siamo invece vittime di questa situazione. Vogliamo metterci la faccia. La presenza ingombrante di Cortiula impedisce a CoopCa di morire con dignità. Prendiamo le distanze da chi ha portato CoopCa in queste condizioni. Certamente Cortiula non è l’unico responsabile, ma essendo stato rappresentante legale di Coopca per tanto tempo, si assuma le sue responsabilità... Responsabilità addebitabili a Giacomo Cortiula in quanto legale rappresentante della CoopCa nel lungo periodo intercorrente tra gli anni 1992 e 2014, per il tracollo della secolare cooperativa... Riteniamo che la spoliazione delle onorificenze possa essere considerata una doverosa, se pur minima, risposta alle enormi sofferenze e difficoltà causate dal dissesto della cooperativa, maturato e perseguito sotto la presidenza Cortiula".

Il tribunale nomina 3 commissari liquidatori
Il tribunale di Trieste (competente in materia di impresa) ha nominato ben tre commissari liquidatori per la CoopCa che sono: Giovanni Sgura, Paolo Rizza e Roberto Pittoni. Tale decisione è stata assunta a seguito della richiesta di liquidazione della CoopCa avanzata dal suo presidente Collinassi l'8 giugno 2015. Essi avranno ampi poteri secondo la legge: fare l'inventario per individuare le voci attive e passive di esso, radarre il bilancio iniziale e finale della liquidazione e tracciare l'iter temporale della medesima. Tale nomina del tribunale annulla pertanto de facto ogni azione o validità del nuovo CdA votato dall'assemblea il 19 luglio scorso, nelle persone di: Giuseppe Fabbro, Sandro Vitti, Saverio Carrello, Mirco Zoldan, Tommaso Angelillo, Gabriella Fabbro. Il certificato di morte è stato quindi compilato, ora manca solo la firma dei tre esecutori! Nel frattempo molti punti-vendita CoopCa sono in profondo affanno e accumulano ulteriori disastrose predite con la prevedibile anticipata chiusura di essi molto prima del fatidico 31.12.15. Intanto nessun altro acquirente si fa avanti per rilevare altri negozi Coopca, che ormai sono sempre più abbandonati anche dalla clientela più affezionata, che non spera più nè nel concordato nè nella politica, essendo ormai da tempo rassegnata all'ineluttabile...

Nuova accusa dalla Procura: bancarotta fraudolenta aggravata
Il procuratore Raffaele Tito e il sostituto contitolare dell'inchiesta, Elisa Calligaris, hanno aggiunto un'altra ipotesi di reato a carico degli attuali indagati (nessuno dei quali ancora è stato però rinviato a giudizio), quella di bancarotta fraudolenta aggravata (MV 12.8.15). Continua dunque l'azione della indagine della Procura che sta scavando nella mole di documentazione cartacea ed elettronica. Intanto sono oltre 500 i mandati raccolti dall'avv. Zilli per procedere all'azione risarcitoria nella eventualità che le indagini sfocino in un processo penale, situazione questa però di difficile concretizzazione a motivo della nuova legge sul "falso in bilancio" proposta dal governo Renzi (non Berlusconi) ed approvata recentemente dal Parlamento. Poichè ancora nessuno si è fatto avanti per acquistare altri punti vendita CoopCa, alcuni sindaci (Tarvisio, Gemona...) si stanno adoperando in ogni modo per consentire un più facile approccio da parte dei dipendenti CoopCa nel rilevare in proprio taluni importanti negozi, la cui chiusura, oltre a lasciare senza lavoro tantissime persone, sguarnirebbe vaste zone montane di un servizio sociale di indubbia utilità.

Ultimi attimi di attesa... in apnea
A pochi giorni dall’udienza di omologa al concordato preventivo, attesa per giovedì 1 ottobre 2015, il commissario giudiziale Fabiola Beltramini ha depositato in tribunale la sua relazione di fattibilità al piano concordatario, sulla quale il giudice delegato Lorenzo Massarelli si baserà per pronunciarsi sul via libera o meno alla procedura.
Per il commissario Beltramini, il concordato presenterebbe i necessari requisiti di fattibilità economica e giuridica e avrebbe dunque tutte le carte in regola per proseguire sui binari della procedura. Sono stati i liquidatori Roberto Pittoni, Paolo Rizza e Giovanni Sgura a fornire alla Beltramini gli ultimi mutamenti del quadro finanziario ed economico di CoopCa che evolve speditamente e quasi automaticamente verso il fallimento, con perdite nell’ordine di un milione al mese e con un calo di fatturato più pesante, risultato di un crollo naturale delle vendite e di una totale disaffezione dei soci prestatori che si recano sempre meno a fare la spesa nei supermercati CoopCa, nonostante gli scaffali assicurino un discreto assortimento di merce che però risultarebbe comunque sempre più cara rispetto alla concorrenza (di chi è la colpa?).
Toccherà infine al liquidatore giudiziale che sarà nominato dal giudice (il nome proposto dalla CoopCa è quello di Paola Cella) districarsi tra le offerte (al ribasso) dei compratori con l’obiettivo del miglior realizzo concordatario (MV 27.9.15).

Rinviata udienza di omologa al concordato preventivo
A causa di un puro formalismo (leggi: cavillo procedurale, prodotto tipico dell'habitat giudiziario) causato dalla mancanza di due o tre prove di consegna rispetto alle notifiche inviate ai circa 300 creditori (che avevano peraltro espresso voto contrario al piano di concordato), l'udienza, fissata per il 1 ottobre, è stata rinviata al 29.10.15 tra lo stupore e la preoccupazione di soci e prestatori che vedono ulteriormente allontanarsi la possibilità reale del concordato (MV 2.10.15). Nel frattempo il deficit di CoopCa crescerà di un altro milione in prospettiva e questi "buchi" mensili (stimati appunto in un milione di euro) rischiano davvero di vanificare lo sforzo degli attuali liquidatori che intenderebbero subito cedere i punti vendita già pattuiti (cosa che però ancora non possono ovviamente fare senza il liquidatore giudiziario nominato dal tribunale, ma che l'avvocato di Coop Ca, Campeis, ritiene invece possibile, solo previo approvazione del giudice). A problemi concreti quindi si sommano problemi "tecnici" in un continuo bailamme di voci e sussurri... Piove sul bagnato ma in Carnia piove anche sull'asciutto...

Altra micidiale beffa per i prestatori
Sono tantissimi i soci prestatori CoopCa che si sono ritrovati a dover inserire nel calcolo dell’Isee (indicatore della situazione economica equivalente, unico criterio per la determinazione dell’assegnazione delle misure del welfare regionale e delle prestazioni sociali agevolate) anche i loro libretti di deposito riferiti al 2014. Soldi però che, a oggi, non esistono più semplicemente perchè sono rimasti congelati da un concordato preventivo che è ancora in attesa dell’omologa (prevista il 29 ottobre), e la cui restituzione resta ancora sub judice. Si tratta di coloro che in passato alla rete di protezione sociale magari non vi accedeva comunque, ma che adesso, da un giorno all’altro, si ritrova incolpevolmente in una condizione di semi povertà ma, avendo ancora un "virtuale" deposito, non potrà beneficiare del welfare regionale. Una situazione che penalizza ulteriormente le fasce più deboli del popolo CoopCa, con i tanti anziani che, con il crak finanziario di CoopCa, hanno perso il gruzzoletto di una vita e che si vedono costretti a fare i conti a fine mese con una pensione che spesso non supera i 500 euro. Dunque una vicenda che ha dell’incredibile che rende ancora più amara la vita di centinaia di famiglie in Carnia, che hanno avuto l’unico torto di fidarsi troppo di CoopCa e dei suoi improvvidi amministratori (MV 8.10.2015).

Solidarietà incompleta
Sabato 17 ottobre 2015, ad Amaro, si sono ritrovati moltissimi dipendenti qui convenuti per ricevere la solidarietà dei sindaci del territorio, qui convocati dal sindaco di Tarvisio, Carlantoni. Assieme a lui, nel mega-magazzino logistico di Amaro, desolatamente vuoto, si sono ritrovati il liquidatore Roberto Pittoni, una nutrita rappresentanza di sindacalisti e oltre 30 sindaci, arrivati in Carnia da ogni angolo della regione. Tutti con la fascia tricolore. «Abbiamo voluto dimostrarvi la nostra vicinanza testimoniando quanto non solo noi, ma le comunità che rappresentiamo, siamo al vostro fianco», ha detto Carlantoni. Gesto apprezzato, che però difficilmente potrà andare molto oltre la testimonianza. I Comuni non hanno strumenti d’intervento diretto, che in parte ha la Regione. Tempo da perdere non ce n’è. I lavoratori lo sanno. I sindaci pure... A pagarne il prezzo, finora, sono stati proprio i lavoratori che sabato, finalmente, hanno visto le istituzioni fare quadrato attorno a loro. Oltre a quelle putroppo di alcuni sindaci di Carnia, sono da segnalare peraltro due gravi assenze: quella del sindaco di Tolmezzo, Francesco Brollo, e della Presidente della Regione, Debora Serracchiani. A tal proposito Galdino Leschiutta ha ricordato al MV:«La sua ultima visita risale allo scorso luglio, quando già eravamo cotti a puntino... le persone rischiano di perdere il lavoro e la dignità... la Carnia ha già pagato con vite umane... Le espressioni di solidarietà fanno tanto piacere, ma non riempiono il piatto da portare in tavola...» (MV 22.10.15).

Il giudice ha concesso l'omologa per la vendita dei negozi
Giovedì 29 ottobre 2015, il giudice Massarelli ha concesso l'omologa al concordato alla CoopCa per la cessione dei vari singoli negozi, visto e considerato che il rilevamento della intera azienda CoopCa da parte del colosso cooperativo rosso Alleanza 3.0 (nato dalla recente fusione di Coop Adriatica, Coop Estense e Coop Nord-Est: vedi più sopra) non è avvenuto come da più parti (inutilmente) si sperava. Ora la CoopCa verrà spezzettata e venduta ai migliori offerenti. Finora sono solo 15 i negozi in procinto di essere rilevati mentre per gli altri 40 si profila una situazione drammatica (essendo senza acquirenti e senza valide offerte) mentre per il mega-magazzino di Amaro il problema pare attualmente irrisolvibile al punto che esso fa parte di un altro diverso lotto (per ora giacente su un binario morto). L'avvocato della dirigenza CoopCa (avv. Campeis) si è detto soddisfatto al MV 30.10.15, anche perchè la Procura non è stata presente all'udienza e quindi non si è opposta all'omologa (anche se la stessa in effetti persegue il proprio filone di indagini preliminari per bancarotta fraudolenta a carico di 13 persone che sono attualmente indagate). Entro il 20.11.15 dovranno così pervenire tutte le offerte da parte degli acquirenti e la dirigenza CoopCa privilegerà nella vendita all'asta i migliori offerenti, cercando comunque di piazzare sul mercato tutto il possibile del suo vasto patrimonio al fine di realizzare un adeguato introito in grado di attenuare il gravissimo deficit cumulato.

Liquidatori ottimisti (!?)
Paolo Rizza, Giovanni Sgura e Roberto Pittoni, liquidatori di quel che rimane di Cooperativa Carnica, sono convinti che nonostante le condizioni difficili, il piano concordatario abbia buone possibilità di decollare e di portare a casa risultati migliori di quanto sperato: sul tavolo degli uffici di Amaro in questi mesi sono arrivate 23 manifestazioni di interesse per i supermercati coop e ciò viene interpretato come un segnale positivo in vista delle cessioni. Anche Despar, infatti, avrebbe confermato la disponibilità a potenziare la sua discesa in campo in Fvg, con l’ad Paul Klotz che confermerebbe un ulteriore ampliamento dell’impegno a favore di CoopCa (con l'acquisizione di altri 5 punti-vendita, oltre a quelli già opzionati e vi sarebbe poi anche la possibilità di affiliare all’ "abete verde" di Despar ulteriori supermercati che decidessero di tentare l’avventura dell’autoimprenditorialità). Ad oggi 2 novembre 2015, sarebbero però solo 18 i negozi già opzionati (forse a prezzi stracciati) dai giganti della grande distribuzione e quindi sicuri di continuare l'attività: Tolmezzo centro, Tolmezzo Mercato, Tarvisio, Codroipo, Rivignano, Tarcento, Majano, Fagagna, Precenicco, Brugnera, Pordenone, Sacile, Spilimbergo, Marcon, Limena, Mestre, Villorba e Cittadella. Al MV 2.11.2015 Rizza dice «... resta l'amarezza per il mancato contributo di Confcooperative (cooperative bianche, ndr) e per lo scarso attivismo di sindacati, sindaci e cittadini, che non si sono mossi se non all'ultimo momento. Non ho visto la stessa sollevazione per salvare la CoopCa che ci fu per la Cartiera di Tolmezzo» ignorando completamente che la genesi e gli sviluppi della crisi delle due realtà occupazionali carniche furono totalmente diversi, come ben documentano i fatti, aspetto questo che, purtroppo, non sfugge alla gente comune.

Venduti 22 negozi (su 36) per un ricavo di 13 milioni (sui 40 totali)
Nella giornata del 25 novembre 2015 è avvenuta la cessione di 22 negozi a marchio cooperativa carnica, per un realizzo totale che si aggira attorno ai 13 milioni di euro (sui 40 milioni di euro totali dei quali 10 rappresentano il valore del mega-magazzino di Amaro - su cui è impegnata la Banca di Cividale - e che resta tuttora inappetibile).
Oltre ai 22 punti venduti, sono stati assegnati anche due immobili - una sede di uffici a Codroipo, e quella dello spaccio di Amaro. Ecco gli acquirenti dei negozi CoopCa:
Coop Nordest ha acquisito i supermercati di: Fagagna, Majano, Brugnera, Precenicco, Pordenone, Tarcento (via Dante), Rivignano.
Discount: i supermercati di Spilmbergo e Tolmezzo (Mercato).
Despar: il Supercoopca di Tolmezzo.
Famila: il supermercato di Torri di Quartesolo (Vicenza),
Alì: i punti strategici di Limena e Marcon in Veneto,
Ortofrutticola Cervellin srl di Udine: i supermercati Trieste, Cividale, Tarcento, Aviano e Cervignano
Angelo Verde, dipendente CoopCa a Cassola, acquista in proprio il punto vendita di Venturali, a Villorba.
Un altro dipendente compra il negozio di Cittadella,
Due privati si aggiudicano rispettivamente i punti di Spinea e di Pontebba.
I punti vendita senza offerte ed attualmente invenduti sono 14: Tarvisio, Codroipo, Sacile, Gemona, Tolmezzo Chelonia, Buja, Treviso, Crocetta del Montello, Cassola, Vittorio Veneto, Oderzo e ben tre a Mestre. Oltre naturalmente al magazzino di Amaro (vera cattedrale nel deserto).
Si stima che la metà circa dei 639 lavoratori rimarrà senza impiego e per essi scatterà la cassa integrazione straordinaria solo fino ad aprile 2016 (MV 26.11.2015) ma i più sfortunati sono certamente quelli che lavorano al mega-magazzino Cedi di Amaro ai quali è negata pure la speranza! E la Regione sta a guardare...
E per sviare l'attenzione dalle vere responsabilità, si mette sotto accusa Confcooperative (coop bianche) imputata di scarsa solidarietà, che così si difende su MV 28.11.15: «I nostri funzionari lavorano a supportare diverse nostre cooperative nella verifica della fattibilità economica di varie iniziative e l’abbiamo fatto anche in quest’occasione, sia in Veneto che in Fvg, con offerte presentate, così come sostenendo nostre cooperative che hanno valutato la fattibilità di rilevare alcuni punti vendita. Condizioni economiche che spesso sono di difficile sostenibilità, da parte delle piccole realtà cooperative, ma molto radicate nel territorio che stiamo coinvolgendo che non possono, ovviamente, rischiare di compromettere la propria gestione facendo il passo troppo lungo. Noi però continuiamo a lavorare, anche se c’è chi ci vuole male o ama fare polemiche».

Una sentenza bi-partisan
Nel frattempo il giudice del tribunale di Udine, Andrea Zuliani, ha dato ragione ad un socio che aveva presentato ricorso contro lo scioglimento della CoopCa deliberato lo scorso 8.6.2015 dall’allora CdA presieduto da Collinassi. Il giudice ha sentenziato che quell’atto è stato illegittimo ma… il giudice stesso, però, nel dichiarare illegittima la delibera di scioglimento precisa che gli atti successivi compiuti dai liquidatori furono legittimi (MV 29.11.2015) Incredibile davvero! Una sentenza salomonica dunque come si conviene…

Presa d'atto in Legacoop
Il 30.11.2015 si è tenuto un incontro a Udine, nella sede di Legacoop, alla presenza del vicepresidente della giunta regionale Sergio Bolzonello, dell’assessore regionale al Lavoro Loredana Panariti, del liquidatore giudiziale Paola Cella, del responsabile del personale Matteo Larice e dei rappresentanti sindacali Cgil, Cisl e Uil. In questo vertice è emerso che sarebbero 346 i lavoratori dei negozi CoopCa che rischiano di ritrovarsi senza un’occupazione. Sul totale di 596 dipendenti, dunque, solo 250 conserveranno il loro posto di lavoro. Nella stessa occasione è stato firmato l’accordo per la messa in mobilità volontaria degli ex dipendenti CoopCa, procedimento che rimarrà aperto sino al 19.4.2016 in concomitanza con la scadenza della cassa integrazione: da quel giorno scatteranno i licenziamenti. Si teme inoltre che gli acquirenti dei negozi CoopCa non siano affatto intenzionati a riassorbire tutti i dipendenti dei centri rilevati. Giovedì 3.12.15 si riaprirà una seconda asta al ribasso (che chiuderà il 23.12.15) per valutare eventuali nuove offerte economiche per i 14 negozi invenduti; per il CEDI di Amaro nessuno muove un dito! Sulla questione è ora intervenuta anche la presidente della Regione Debora Serracchiani, annunciando l’intenzione di convocare il tavolo previsto dal protocollo di concertazione regionale, «per un coinvolgimento complessivo di tutte le categorie, volto a offrire un ulteriore aiuto per salvaguardare il più possibile i livelli occupazionali» (MV 1.12.2015).

La Regione FVG non si accollerà il restante 50% del prestito soci
A seguito del tavolo di concertazione svoltosi a Trieste fra la presidente Debora Serracchiani, il numero due della giunta e assessore alle Attività Produttive, Sergio Bolzonello, l’assessore al Lavoro Loredana Panariti e le categorie sindacali, è emerso un lieve ottimismo: sul futuro della Cooperativa, Bolzonello ha specificato che, rispetto a venti giorni fa, il numero degli esuberi è diminuito e che, al momento, sono certi di essere riassunti circa 300 dipendenti (!) sui 590 totali. Si attende ora l’esito delle aste online che chiudono il 23.12  per capire quali possono essere i margini di miglioramento con la auspicabile vendita di altri negozi. Una volta avuto il quadro complessivo, poi, anche attraverso i Centri per l’impiego e un coinvolgimento del mondo imprenditoriale friulano si cercherà di sistemare quanti più dipendenti possibile. Ricollocamenti che però potranno avvenire «attraverso specifici percorsi di formazione in grado di rispondere alle esigenze manifestate dal tessuto imprenditoriale locale...» (che vuol dire? ndr). La Giunta Regionale di centro-sinistra lavora sul reinserimento lavorativo ma non sui rimborsi. Per questo non verrà accettato l’emendamento presentato dal capogruppo di Forza Italia Riccardo Riccardi tendente a fare coprire dalla Regione FVG la restante parte del prestito-soci di 13,5 milioni, 50% del totale: sull'altro 50% si è già ufficialmente impegnata alla restituzione la Coop Alleanza 3.0, la maxicooperativa rossa italiana operativa dal 1° gennaio 2016 in seguito alla fusione tra Coop Consumatori Nordest, Coop Adriatica e Coop Estense (MV 15.12.15) ma a tutto maggio 2016 (si dice a causa dei burocratismi con Equitalia) questo gigante cooperativo non ha ancora sborsato un solo euro dei milioni di euro promessi.

31.12.2015 gli ultimi rantoli di vita
Tra i 14 negozi ancora invenduti, proprio all’ultimo minuto utile hanno trovato un acquirente altri tre, tra cui  quelli di Tarvisio e Codroipo, rispettivamente per 365 e 350 mila euro (gli acquirenti restano tuttora ignoti) e uno dei tre negozi di Mestre (per circa la medesima cifra). Nulla di fatto invece per quelli di Sacile e Gemona. Sicuramente il giudice liquidatore, Paola Cella, deciderà di prorogare ulteriormente l’asta per gli altri 11 negozi ancora invenduti. La vendita dei negozi ha fruttato finora circa 28 milioni: mancherebbero perciò all'appello ancora circa 6-7 milioni di euro per raggiungere la somma del concordato, vale a dire 34 milioni, che non è stata ancora raggiunta. La somma racimolata col piano concordatario servirà a ripagare i creditori privilegiati, vale a dire le banche, i dipendenti, l’erario e le spese prededucibili, mentre i soci prestatori restano ancora in attesa dell’atto di liberalità delle cooperative rosse che hanno promesso di elargire metà della somma "prestata" in tre tranches; ma decine e decine di regolari e onesti fornitori rischieranno davvero di non vedere un euro (MV 2.1.2016). All’asta (scadrà il prossimo mese di marzo) si trova anche il magazzino di CoopCa situato ad Amaro (il CEDI) di cui si starebbe interessando il colosso tedesco dell’hard discount ALDI, potenzialmente interessato all’acquisizione del presidio logistico di Amaro, come avamposto per la sua espansione nel Sud dell’Europa. I contatti con Aldi sarebbero in corso da tempo... E a suffragio di questa ipotesi c’è anche la considerazione che sul tavolo della trattativa ci sarebbe anche la possibilità di realizzare all’interno della infrastruttura o dell’area adiacente una centrale per la produzione di energia con l’abbattimento dei costi della medesima fino al 50 per cento. L’Aldi avrebbe infatti fatto sapere di avere bisogno, tra le altre cose, di 5 mila metri quadrati di superfice refrigerata (MV 31.12.2015). Nel frattempo nessuno più rilascia dichiarazioni e neppure ci si scambia le condoglianze di rito... mentre i soci prestatori si vedono conteggiati nell'ISEE anche i soldi "prestati" alla CoopCa ma di cui non dispongono più (MV 9.4.16).

I soci chiedono ancora aiuto alla Regione FVG
I soci prestatori di CoopCa chiedono con forza alla Regione FVG l’anticipo di quel 50 % sulle somme depositate in CoopCa che Coop Alleanza 3.0 ha promesso di devolvere ma che finora non ha versato. Una loro delegazione è stata ricevuta, mercoledì 31 maggio 2016 a Trieste, dall’assessore alla Solidarietà Gianni Torrenti. Nel contempo Coop Alleanza 3.0 ha ribadito il suo impegno a favore degli ex soci CoopCa ma afferma che a bloccare quei 13,5 milioni (promessi e già messi a bilancio) è l’Agenzia delle Entrate che, dopo tre mesi, non ha ancora risposto al loro quesito in merito alla tassazione di questa erogazione liberale. E così i prestatori aspettano che Roma parli. Molti di loro però si trovano in gravi difficoltà economiche, a due anni di distanza dal crac. Perché quelli erano i risparmi di una vita! E se Roma nicchia, Trieste finge e tace...


LE DICHIARAZIONI...

... del sindaco di Tolmezzo
Francesco Brollo dice «... Siamo a conoscenza delle evidenti difficoltà di CoopCa. Come sindaco sono in continuo contatto con la Regione per cercare di mettere in atto le soluzioni che possano salvaguardare l’occupazione, il patrimonio, quindi evidentemente i prestiti dei soci. Si sta lavorando per far uscire CoopCa da questa situazione» in MV 18.11.14.
... e del Commissario della CMC
Lino Not
afferma che:"Bisogna cercare di intervenire per trovare una soluzione sia per il personale, che per tutti i soci che hanno versato le quote. C’è da confidare nella Regione per uscirne. Auspico che si trovi una soluzione, anche perché se ci fosse una riduzione di personale, sarebbe difficile da ricollocare in momenti come questi. Il territorio della Carnia in CoopCa ci ha sempre creduto. La gente comune, specie di una certa età, è rimasta con questa mentalità e non è mancato chi le ha affidato i suoi risparmi" in MV 18.11.14
... e del Movimento Difesa del Cittadino
Raimondo Gabriele Englaro,
responsabile del "Movimento difesa del cittadino", spiega che al momento non sono giunte segnalazioni di problemi da parte di risparmiatori di CoopCa, «ma che se ciò dovesse avvenire il Movimento si attiverà con tutte le iniziative necessarie, individuali o collettive, al pari di quanto fatto per molti risparmiatori delle Cooperative operaie triestine o di altre realtà" in MV 18.11.14
... e del sindaco di
Arta Terme
Marlino Peresson
sostiene: «Diversi lavoratori e risparmiatori sono venuti da me preoccupati per ciò che sta accadendo. Chi è entrambe le cose è doppiamente preoccupato, ma mettere lì i propri risparmi aveva una sua logica. Chi lavora, chi ci crede nell’azienda può volerci mettere anche del suo. Sono per lo più piccoli risparmiatori. Più che arrabbiati, sono amareggiati, dispiaciuti, delusi. In ogni paese ci sono persone che lavorano in CoopCa. Sono molto dispiaciuto per questa cooperativa che era il fiore all’occhiello in Carnia. Auspico che la Regione e tutti coloro che possono contribuiscano a salvare sia i posti di lavoro che l’azienda" in MV 20.11.14
... e del sindaco di Enemonzo
Franco Menegon
afferma che «la situazione è critica. Ci saranno costi da pagare, ma se entra un partner grosso, si eviterà di chiudere. La gente più che altro non riesce a capire come mai è successo. Sono sorpresi, CoopCa è sempre stata un vanto per il nostro territorio. Si spera di risolvere la situazione, ma c’è la consapevolezza che non è semplice. Nel mio comune ci sono lavoratori CoopCa, se ci sono risparmiatori, ancora non si sono rivolti al Comune» in MV 20.11.2014.
... e del sindaco di Socchieve
Coriglio Zanier
dice «...se CoopCa scompare, diventa una tragedia. Dove si ricolloca tutta quella gente? Mi auguro che qualcuno ci metta mano. Ancora non sono venuti da me risparmiatori e lavoratori, ma so che ci sono e sono preoccupati. Sappiano che la mia porta è sempre aperta. È di questo paese anche l’ex presidente di CoopCa, Cortiula. Passerò da lui, non come istituzione, ma come cittadino per chiarire come stanno le cose, per capire cosa è successo» in MV 20.11.2014.
... e del sindaco di Ovaro

Mara Beorchia,
afferma «... quella di CoopCa è un’ulteriore tegola, pesante, per questo territorio. Qui dipendenti CoopCa ce ne sono. Lavoratori e risparmiatori non si sono ancora rivolti a me, la riservatezza dei carnici induce a non esternare, almeno non subito. Ma in paese se ne parla. C’è preoccupazione, attesa e speranza che una soluzione si trovi» in MV 20.11.2014.
... e dell'ex sindaco di Tolmezzo
Dario Zearo
ribatte: «Altro che auditorium, le priorità, per me, rimangono: restituire i depositi ai risparmiatori, pagare i fornitori, salvaguardare i posti di lavoro, allontanare immediatamente i responsabili di questa triste situazione... Bisogna schierarsi dalla parte dei più deboli e non, come Brollo, stare con la dirigenza CoopCa responsabile in toto di quello che sta accadendo" in MV 20.11.2014
...e del direttore del MV

Tommaso Cerno
scrive "... Il crac CoopCa è il simbolo di un intero modello che crolla, di una Carnia che si ritrova tradita dalla sua stessa anima. Non ve n' è traccia alcuna nell’affaire CoopCa, ad esempio, dove la classe dirigente non solo non ha chiesto aiuto in tempo, ma ha addirittura inviato una lettera ai soci per chiedere altri soldi a poche settimane dalla necessaria (e già certa) decisione di portare i libri in tribunale. Fa più male questo, al popolo friulano, dei problemi di gestione..." su MV del 6.12.2014.
... e del parroco di Tolmezzo
Angelo Zanello,
dice che "nel marasma della crisi c’è una nota positiva: la solidarietà che giorno dopo giorno cresce tra i lavoratori. La stessa, verrebbe da dire, che alla fine del 1800 animò gli anticlericali di Pradumbli. Trovo scandaloso che, nel mentre un anno fa veniva sottoscritto il contratto di solidarietà con i dipendenti, i dirigenti si facevano aumentare le prebende munendosi di vetture di servizio. Io sostengo che tutti i dirigenti dovrebbero essere a libro paga come gli operai...» in MV 6.12.14.
... e del sindaco di Prato Carnico
Verio Solari
sostiene:"... se anche oggi le cooperative ospitassero le biblioteche non sarebbe successo quello che è accaduto a Tolmezzo e a Trieste. La cooperativa deve mirare al localismo e non può ragionare da multinazionale, pena la sua sconfitta... la crisi della CoopCa nasce perchè ha voluto crescere, allargarsi, accumulare denaro fino a implodere. Mutualità e business difficilmente fanno rima..." in MV 6.12.14.
...e dell'ex sindaco di Enemonzo
Alessandro Cosano,
socio Coopca (non socio prestatore) e figlio di un ex gerente di un negozio Coopca ha le idee chiare: "Su Coopca c’è stata omertà, tanti sapevano che le cose non andavano, ma anche tra sindaci e amministratori locali non mi hanno dato retta quando segnalavo che con quei conti l’azienda rischiava di finire male, con un colpo terribile inferto alla Carnia. Sono rimasto inascoltato, preso a male parole, trattato con insofferenza. Venivo raggiunto poi dalle telefonate di qualche dipendente che mi diceva «tieni duro, hai ragione», ma nel frattempo nessuno mi dava retta. Oggi mi faccio una colpa, perché forse avrei dovuto insistere di più. Ti facevano vedere il bilancio, ma appena cinque minuti prima dell’assemblea. Lo leggevo di corsa mentre il presidente illustrava la relazione. Da sette anni vedevo che aumentavano i debiti e aumentavano gli investimenti, ma calavano le vendite. Io intervenivo in assemblea ed ero l’unico a esprimere un voto contrario. Dicevo: «Voi continuate con gli investimenti, le vendite vanno come vanno, ma chi pagherà i debiti? anche al collegio sindacale e ai revisori dei conti va chiesto perché si è giunti a questo punto. Il grosso problema di Coopca è che è stata gestita da persone non all’altezza della situazione in un mercato già di per sé in grossa difficoltà dove servono persone di altissima professionalità e importanti competenze. Certe operazioni  si fanno quando sei alla canna del gas. Quando mi hanno detto «abbiamo gli immobili» ho capito che stavamo andando verso il baratro. L’allora presidente Giacomo Cortiula cercava di buttarla sul personale, ha detto anche che io e lui non andavamo d’accordo fin dalle elementari, solo che lui ha 80 anni e io ne ho 15 di meno. Le elementari, quindi, non le abbiamo fatte insieme e anzi io ho frequentato le scuole a Gemona... Come mai neanche la Regione non ha mai alzato le antenne vedendo che per tanti anni c’ero sempre io che votavo contro il bilancio. Ho contattato gli uffici regionali e la Lega delle cooperative per chiedere di dare un’occhiata al bilancio, ma le mie richieste sono cadute nel vuoto. Ora la Regione prenda qualcuno che sia veramente competente e azzeri il Consiglio d’amministrazione, i revisori e il collegio sindacale…» in MV 9.12.2014.
... e dell'ex sindaco di Tolmezzo
Igino Piutti
scrive: "Quando per un periodo ho fatto il Presidente di Irecoop dicevo, non mi ricordo preso da chi, che i soci dovevano scegliere come amministratori i migliori tra loro e poi controllarli come fossero i peggiori. Sacrosante parole per Roma come per Tolmezzo".
... e dell'ex sindaco di Tolmezzo
Dario Zearo
dice ancora:"Se fossi stato socio, l’esposto lo avrei fatto anch’io. Secondo me questi soci hanno tutto il diritto di agire per cercare di salvare il prestito che in anni hanno fatto a Coopca. Nella maggior parte dei casi si tratta di risparmi. Resto poi fermo sulle mie posizioni, sono stato il primo amministratore pubblico a uscire sulla stampa su Coopca e mi sono beccato dell’irresponsabile dal sindaco, Francesco Brollo. Per lui era tutto in ordine. Io l’irresponsabile lo risbatto in faccia a lui ora. E ripeto: vada a casa tutto il Cda di Coopca, gli apicali e il collegio sindacale e i revisori dei conti. Nessuno dice nulla del collegio sindacale e dei revisori dei conti e non riesco a capire il perché non si guardi anche lì. Andava nominato un commissario straordinario che prendeva in mano tutto e andava fino in fondo» in MV 15.1.2015.
... e del consigliere M5S
Matteo Muser
sostiene: "Il buco non si è creato in un paio di mesi, viene da lontano, ma loro sapevano com’era la situazione, già nel ricorso del 17 novembre parlavano di taglio del personale, di chiusura di punti vendita. Solo che non lo hanno detto a nessuno. E dove sono stati i controllori, la Regione? Speriamo tutti che si salvi la società. La priorità sono i dipendenti e le persone che hanno dato i soldi a CoopCa e si sono visti messi sulla strada. Aspettiamo con ansia che CoopCa parli. L’unica che può risolvere la situazione è la Regione, nessuno ha capito cosa stanno facendo. Ogni tanto sbuca un supertecnico che dice "stiamo lavorando", poi più nulla. E da chi sono pagati questi supertecnici? Non da CoopCa spero, che ha già un bel buco. E Collinassi non dica che non conosce l’entità del buco. Nel ricorso di novembre, che ha firmato anche lui, era già scritta la cifra"in MV 15.1.2015.
... e del Presidente CoopCa
Ermano Collinassi nel suo comunicato stampa: "Il Consiglio di amministrazione della Società cooperativa carnica sta lavorando con impegno e determinazione, con l’unico obiettivo di intraprendere iniziative volte a tutelare al meglio i dipendenti, i soci prestatori, i fornitori e i soci e di aprire un nuovo capitolo per l’azienda, rigettando le accuse rivolte da alcuni ai vertici della società. Siamo persone serie e oneste, prive di interessi personali, impegnate con ogni mezzo per la salvaguardia della CoopCa. Per il momento  non ho altro da aggiungere, ma nei prossimi giorni sarò sicuramente più loquace. Abbiamo presentato istanza di proroga di altri sessanta giorni. Pensiamo ragionevolmente che ci sia concessa, viste le diverse manifestazioni di interesse emerse in questi ultimi giorni. Le manifestazioni di interesse  dimostrano chiaramente che significa che la cooperativa ha un valore riconosciuto. Ci sono diverse realtà economiche interessate alla CoopCa ma ovviamente non posso fare dichiarazioni in merito. Resta il fatto che tutto questo ci dà conforto e ci fa ben sperare. Ripeto che respingiamo tutte le accuse. Ci siamo messi al servizio della coooperativa e non siamo attaccati né al denaro, né alla poltrona. Io ho accettato l’incarico alla fine del mese di maggio per mettermi al servizio e offrendo la disponibilità per il bene della coop".in MV 15.1.2015
... e dei consiglieri regionali

Ciriani Luca (PdL)Ad oggi l’unica proposta concreta è il progetto di legge 78 che ho presentato da alcune settimane e dove prevedo misure urgenti di aiuto alle famiglie più in difficoltà che stanno vivendo con ansia e preoccupazione questa situazione, oltre alla revisione integrale della legge per evitare si ripetano scandali come questi» in MV 24.1.2015.
Riccardi Riccardo (PdL)Ci sono due modi di fare politica: il primo è quello di mettere in scena le piazzate per guadagnare le pagine dei giornali, l’altro è cercare di affrontare e risolvere i problemi. Liberi i 5 Stelle di usare uno strumento privo di efficacia come la richiesta di dimissioni della presidente, ma altrettanto liberi noi di perseguire una politica che i problemi cerca di risolverli e non solo di urlarli» in MV 24.1.2015.
Sego Cristian (M5S)Il presidente Collinassi non deve prendersela con i soci che, a differenza di altri soggetti coinvolti, sono i meno tutelati e quindi devono fare tutto il possibile per salvaguardare i loro interessi. Dovrebbe piuttosto chiedersi come mai la Procura di Udine, in un paio di giorni, sia giunta alla conclusione che anche la condotta dei vertici dell’azienda non facesse ben sperare per il futuro della cooperativa. Una valutazione che altri soggetti, pur leggendo le stesse carte degli inquirenti, non hanno voluto o potuto fare. Inoltre il controllo sulla gestione sociale è affidato al collegio sindacale e, dall’altro, la vigilanza compete agli enti istituzionali, non essendo attribuibile ai soci che ne sono vittime la responsabilità per le conseguenze dannose causate da chi quella vigilanza ha omesso di esercitare. A questo punto sarebbe interessante sapere come siano state valutate dai soci CoopCa - attuali e futuri - le rassicuranti visite dell’assessore Bolzonello nello scorso mese di aprile e della presidente Serracchiani ad agosto al Magazzino di Amaro» in MV 24.1.2015.

... della deputata
Sandra Savino (FI) che dice: "Una crisi che vede a rischio oltre 700 posti di lavoro e i risparmi di 20 mila soci, i quali vivono nell’incertezza di recuperare la cifra investita. Sono situazioni che coinvolgono non certo degli speculatori, ma molti piccoli risparmiatori che hanno depositato quanto messo da parte dopo una vita di lavoro. In considerazione della portata delle due crisi e dei riflessi sociali, oltre che occupazionali, ritengo opportuno che il Governo si pronunci in ordine all’accaduto e su un auspicabile intervento a sostegno dei risparmiatori e dei lavoratori» in MV 2.2.2015.
... e dei consiglieri regionali
Renzo Liva, (Pd) afferma:"È compito della politica intervenire per cercare di tutelare al meglio i soci titolari di un libretto di prestito sociale i cui crediti sono, di fatto, congelati. Questi ultimi hanno il capitale investito e gli interessi maturati indisponibili con previsioni ancora incerte di recupero, eppure i crediti sono conteggiati nell’Isee. Per quei cittadini titolari di un libretto di prestito sociale e che si dovessero trovare nel bisogno di un intervento di carattere sociale, si verrebbe a creare quindi una situazione che al danno aggiunge la beffa e cioè: rimarrebbero esclusi da servizi e prestazioni sociali a causa di un’Isee troppo elevato calcolato su redditi che di fatto non sono nelle loro disponibilità. Per porre rimedio a questa situazione, tanto ingiusta quanto paradossale ho presentato un ordine del giorno che chiede alla giunta un intervento tempestivo che preveda, attraverso una deroga, di non computare i crediti vantati dai soci delle due cooperative. Una deroga in vigore almeno per tutto il periodo in cui i loro risparmi sotto forma di finanziamento soci remunerati, non siano reso disponibile e remunerativi» in MV 2.2.2015.
Cristian Sego (M5S):"Non avendo ricevuto l’appoggio degli altri consiglieri di minoranza, che hanno preferito fare da stampella al governo Serracchiani piuttosto che legittimare il deposito della mozione di sfiducia, come portavoce del M5s abbiamo mantenuto la promessa fatta ai cittadini e abbiamo depositato una mozione con cui chiediamo alla giunta di assumersi le proprie responsabilità per i casi di omessa vigilanza e mancata adozione dei provvedimenti sanzionatori, previsti dalla legge regionale 27 del 2007. Un atto dovuto visto come si sono svolti i fatti. È inammissibile che la Procura sia dovuta intervenire in entrambi i casi per sostituirsi alla giunta. Le scuse di Serracchiani e Bolzonello non ingannano nessuno: loro sapevano benissimo (lo hanno ammesso candidamente) e oggi continuano a fingere di non conoscere quali siano i compiti della Regione di vigilanza sulle cooperative, ritenendo non fosse loro compito stabilire il buon andamento o meno delle due società» in MV 2.2.2015.
Renzo Tondo (Autonomia Responsabile): "Siamo vicini ai lavoratori CoopCa e cercheremo di sostenere qualsiasi soluzione possa essere proposta da Serracchiani e Bolzonello per salvare questi posti di lavoro... si devono anche salvare i punti-vendita che sono fondamentali..." in MV 30.3.2015
... e dell'avvocato dei Soci CoopCa
Zilli ha così dichiarato su MV 3.4.15: "Ho effettuato una verifica sui registri immobiliari ed ho scoperto che amministratori e sindaci attuali di CoopCa stanno vendendo, anzi si stanno spogliando da alcuni mesi dei propri beni immobiliari... Perchè lo stanno facendo? mi pare una domanda retorica... Chi legge i bilanci con occhio critico si accorge di tante cose e di situazioni non chiare che allontanano i possibili investitori che assieme al mercato vogliono la verità sui numeri".
Esiste infatti la possibilità, neppure tanto remota, che i singoli soci prestatori possano rivalersi sui beni privati degli amministratori qualora non ottenessero quanto di loro spettanza, specie se si evidenziassero profili civilmente o penalmente rilevanti a carico dei componenti del CdA e del Collegio dei sindaci di CoopCa.
... e del sindaco di Tolmezzo
Brollo riferendosi alla promessa di acquisto di 15 negozi da parte di CoopNordEst, dichiara su MV 4.4.15: "...E' più di quanto si potesse sperare... E' un fatto sicuramente positivo che il mondo della cooperazione risponda alla chiamata di chi si trova in difficoltà... Riaccende speranza e fiducia... Vogliamo salvare una nave alla disperata deriva..."
... e del Segretario regionale della Lega Nord
Fedriga dichiara: "Il PD ha evidenti e gravi responsabilità nella pessima gestione delle coop e dei conseguenti scandali esplosi su scala nazionale e regionale...Serracchiani cominci a battersi il petto anzichè tentare goffamente di scaricare il barile su terzi... L'attuale ministro del lavoro, Poletti, altri non è se non l'ex presidente di LegaCoop, le Cooperative Rosse... Serracchiani dimostri di essere intellettualmente onesta e chieda scusa a tutti i dipendenti e soci prestatori che rischiano di rimanere col cerino in mano..." MV 8.4.15
... e del vicepresidente Regione FVG
Sergio Bolzonello, vice di Serracchiani: "...
ci sono responsabilità precisissime ascrivibili a sindaci e revisori dei conti... Quella della CoopCa è una crisi industriale e siccome il cda non ha rubato significa piuttosto che è stato incapace a gestire la situazione... Adesso tutto è in mano alla Procura. Alle viste ci sono due possibilità: o il concordato oppure il fallimento. È chiaro che noi speriamo che passi la prima ipotesi perché riaprirebbe il fronte dei possibili acquirenti e ridarebbe fiato e speranza a dipendenti e soci. Ma ribadisco che in questa triste vicenda la Regione non ha alcuna responsabilità, neppure di ordine morale" ("Mi manda Rai Tre" 13.4.15)
... e dell'avvocato degli amministratori CoopCa
Giuseppe Campeis, in relazione alla decisione del Tribunale di Udine che ha respinto la richiesta di fallimento presentata dalla Procura, ha detto: "È soltanto un primo, importante passo perché adesso ci aspetta le verifica del commissario fino al voto dei soci creditori... Abbiamo avuto un’anomala interferenza della Procura e abbiamo ribattuto con argomenti giuridici che sono stati apprezzati e condivisi dal Tribunale. Questa decisione ha impedito che fosse confiscato il diritto dei creditori di scegliere tra concordato e fallimento. A loro e soltanto a loro e non alla pubblica accusa compete la valutazione sulla convenienza o meno della proposta concordataria... Il tribunale non può esprimersi su tali aspetti, perché la convenienza e l’opportunità di accettare la proposta sono rimesse per legge alla sola valutazione dei creditori. Essi infatti sono chiamati a decidere se accettare un piano che offre qualche possibilità di parziale soddisfazione (ma senza sicurezza alcuna), a fronte di scenari alternativi di certa insoddisfazione" (MV 21.4.15)

... e dell'avvocato del Comitato Soci Prestatori Coopca
Gianberto Zilli ha affermato: "L’ammissione al concordato così ottenuta soddisfa esigenze di chiarezza e certezza delle situazioni giuridiche e rappresenta un punto fermo e una garanzia per tutti: soci prestatori, dipendenti e futuri acquirenti... Rimane la preoccupazione che, allo stato, le offerte economiche presentate siano lontane dal dare soddisfazione alle ragioni creditorie dei soci prestatori; tale preoccupazione, speriamo, venga superata dalla presentazione di nuove, robuste offerte d’acquisto che possono essere favorite anche dal definitivo quadro giuridico di riferimento".
(MV 21.4.15)
... e della presidentessa della Regione FVG
Debora Serracchiani ha detto:
"Il via libera al concordato è un primo passo positivo, che apre alla possibilità di migliorare il piano di ristrutturazione delle Cooperative carniche... Le manifestazioni d’interesse che sono state avanzate da soggetti nazionali della cooperazione sono state considerate concrete e credibili e si può ritenere che la sentenza ne abbia tenuto conto. Il miglioramento del piano è un obiettivo per il quale la Regione, nell’ambito delle sue competenze, si è impegnata con grande energia, e proseguiremo in questa direzione nell’interesse di lavoratori, soci e prestatori"(MV 21.4.15)
... e del presidente del Comitato soci prestatori
Tommaso Angelillo dice: "Ormai non speriamo più in nulla. Questo piano non è per noi. Ci assicurano che ai soci resteranno 9 milioni, pari al 36 % dell’attivo concordatario previsto. Ma si tratta di una somma teorica senza garanzia alcuna e che dovrebbe essere corrisposta a settembre del 2018. L’unica speranza rimane quel 50 % del prestito sociale che le coop Distretto Adriatico ci hanno promesso per evitare la Waterloo. Sì, questo piano è il nulla Anche l’avvocato Campeis dichiara che non è cambiato nulla" (MV 21.6.15).
... e del presidente di COOP Ca
Ermanno Collinassi dichiara:"Non rilascio ancora commenti; prima mi adopererò per tirare fuori dalle cattive acque la cooperativa. Aspetto ancora un po’ di giorni poi parlerò e vi dirò molte cose. In questo momento permettetemi di continuare a inghiottire i rospi che stiamo inghiottendo ogni giorno. Noi ci siamo e non mi sono mai difeso. Lo farò certamente con determinazione perché non ho nulla da nascondere e nulla di cui vergognarmi... Non ho nemici, non li voglio avere; credo di avere lavorato per tutti. Anche per quelli che mi hanno dato bastonate in testa» (MV 21.6.15)... "... Prima spiegherò tutto alla magistratura. Quella lettera è moralmente la cosa che mi pesa di più. Sono rimasto qui per onestà, per senso di appartenenza. Quella è la cosa che mi pesa di più... Traspare ormai da ogni relazione tecnica come i mali di CoopCa partano da lontano, da bilanci che oggi hanno più di dieci anni: mi meraviglia come la responsabilità che mi attribuite non sia mai stata assegnata a chi, all’epoca, si trovava ai vertici, un’epoca - dieci anni fa - nella quale i consumi erano in aumento e mentre tutte le altre cooperative avevano bilanci floridi la nostra per chiudere in pareggio doveva vendere i gioielli di famiglia... Sono molto dispiaciuto di questo epilogo: mi sono battuto con tutte le mie forze prima per cercare una soluzione, poi per limitare i danni. Domani stesso presenterò al Tribunale di Udine la richiesta di nomina del liquidatore, preceduta dalle dimissioni» (MV 20.7.15).
... e del consigliere regionale FI
Riccardo Riccardi afferma: "L’obiettivo è impegnare la presidente Serracchiani e la sua giunta a trovare una soluzione a questa nuova tegola sociale caduta sui risparmiatori vittime delle crisi di Cooperativa Carnica. E’ un paradosso che nell’Isee dei soci della cooperativa si conteggino anche i loro libretti ormai bloccati e solo virtuali. Così vengono doppiamente penalizzati... E se è vero che nel meccanismo di calcolo non possiamo intervenire perché è regolato da norme statali, i criteri di accessibilità al sistema di protezione sociale però sono definiti da norme regionali, ed è prioritario dare risposte alle tante persone in difficoltà che sono rimaste escluse da questi servizi solo perché nel loro Isee gli sono stati conteggiati dei depositi che non esistono più... Certo che la cosa è complicata, ma la certificazione di questa perdita esiste ed è stata definita da procedure di tribunale. E’ fondamentale che la Regione ne tenga conto altrimenti saremmo di fronte al venir meno del principio di equità sociale". (MV 8.10.2015)
... e del consigliere regionale LN
Barbara Zilli, sottolinea  «...la disparità della situazione rispetto a Cooperative Operaie di Trieste, dove si è trovata una soluzione complessiva e in tempi relativamente brevi. La minor appetibilità economica di Coopca non può lasciare la Regione a guardare sgretolarsi un patrimonio sociale e lavorativo» (MV 28.11.2015).
... e del Vicepresidente della Giunta Regionale
Sergio Bolzonello dichiara: «Il primo step è stato positivo dal punto di vista del numero dei negozi ceduti e dalle cifre ricavate, grazie all’impegno di tutti i soggetti coinvolti. La strada è difficile, ma rimaniamo moderatamente ottimisti e la seconda asta potrebbe riservarci altre notizie positive» (MV 1.12.2015)
... e dell’avvocato dei soci prestatori
Gianberto Zilli, asupica una proroga delle indagini scattate proprio un anno fa e aggiungeUna volta finite le indagini, leggeremo le carte e sulla base di questa analisi decideremo il da farsi, ovvero se intentare un’azione legale e/o di risarcimento. Ma per farlo bisogna sapere contro chi muoversi. Per adesso gli indagati sono tredici, ma alla fine delle indagini potrebbero essere anche di più. Allo stato attuale esiste l’ipotesi di una querela da parte di un centinaio di azionisti per truffa, mentre 550 soci prestatori hanno già dato la loro disponibilità per fare causa per falso in bilancio, truffa, esercizio abusivo del credito e bancarotta. Siamo fiduciosi nel lavoro degli inquirenti ma senza la fine delle indagini non possiamo muoverci» (MV 2.1.2016).

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La vicenda del crak delle Coop Rosse emiliane di alcuni anni fa (con il mitico presidente Consorte scoperto titolare di un privato capitale milionario) non può non tornare alla mente ed evocare fantasmi inquietanti, ulteriormente vivificati dalle recentissime vicende delle Cooperative operaie di Trieste, delle cooperative di Roma Capitale, delle cooperative di Ischia, delle cooperative della Toscana...
Pare proprio che oggi il termine "cooperativa" detenga un'accezione prettamente negativa e susciti più sospetti che benevolenza, alla faccia delle "magnifiche sorti e progressive..." di antica socialista memoria, i cui esponenti erano di ben altro e diverso profilo...

Ma alla fine: CHI e QUANDO pagherà per tutto questo?

Comunque vada a finire, queste le considerazioni finali
- Anche questa dolorosissima vicenda insegna (qualora ce ne fosse stato ancora bisogno) che (indipendentemente dal diffuso fallimento del sistema cooperativistico italiano certificato ormai da troppi casi nazionali) i vertici aziendali non possono e non debbono restare in carica decenni, che occorre periodicamente un turn over, una alternanza sia nella dirigenza amministrativa (con figure competenti) che nella presidenza (con figure adeguate). Le assemblee che eleggono i consiglieri di amministrazione (delle Cooperative in genere) sono facilmente manovrabili e non sempre fornite di un adeguato numero di personalità accorte e scrupolose come Cosano; spesso ci si affida al populismo ed alla retorica dei più avveduti e scaltri e ciò basta, specie quando un pranzo sociale annuale (creduto gratuito ma pagato con i soldi dei soci) riesce a tacitare giuste e sacrosante critiche o osservazioni. In questo modo però, all'interno della Cooperativa, si creano e si solidificano rapporti e sinergie che evolvono fisiologicamente verso una omertosa sclerosi del sistema che non è più in grado poi di autorigenerarsi e di autocurarsi: da qui metastasi diffuse a tutto il corpo con il prevedibile exitus finale!
- Per tutti questi motivi occorre assolutamente che anche il Legislatore ponga mano alla vecchia protettiva legislazione sulle Cooperative per modificarne alcuni aspetti cruciali, ormai del tutto obsoleti e financo dannosi, adeguandoli alla nuova realtà sociale e di mercato italiana (ed europea). Utile a questo proposito leggere quanto spiega "Il Fatto Quotidiano": http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/10/14/oligarchi-rossi-che-giocano-in-borsa-con-soldi-della-coop/738290/
- Se poi una qualsiasi Cooperativa vuole (legittimamente) andare sulla piazza per contendere quote di mercato con altri soggetti privati, mutando in questo caso profondamente il proprio DNA che è quello della solidale mutualità, deve allora spogliarsi delle speciali prerogative di cui gode (finanziare, fiscali, di diritto...) e cambiare nome per combattere ad armi pari con chi è sottoposto a legislazione diversa, più severa e vincolante. Diversamente, se dapprima potrà avvantaggiarsene in misura considerevole, alla fine poi pagherà grandemente per essersi avventurata in mare aperto senza le necessarie imprescindibili misure di sicurezza e salvaguardia e massimamente senza affidarsi ad un nocchiero esperto e ad un equipaggio ben affiatato ed allenato, abile insomma ad affrontare qualsiasi incombente imprevedibile maroso.

Anche da questa postazione, invitiamo tuttavia TUTTI I CARNICI, per quanto possibile e nonostante tutto, a sostenere ancora la CoopCa usque ad mortem preferendo i suoi spacci e supermercati, ben sapendo che quando CoopCa morirà (31.12.2015), comunque una parte significativa di Carnia (forse la migliore) morirà con essa!

NASSUDE AI 29 DI AVRÎL DAL 1906 A VILE SANTINE (coparis: Riccardo Spinotti e Vittorio Cella),
DOPO PASSE 109 AGNS, LA GLORIOSE COPERATIVE CJARGNELE,
DOPO DI VEI PASSÂT, CENCE CJAPÂ BOT, IL FASCISMO E FIN DÔS VUERES MONDIÂLS,
A VEN A MURÎ MALAMENTI, PAR MAN DI CUATRI MALINTINDÛZ, AL 31 DI DICEMBAR DAL 2015
R E Q U I E S C A T I N P A C E
A M E N


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AGEMONT in rottamazione
nel 2014

In due anni e mezzo, dal 2011 al 30 giugno 2013, quando è stata commissariata, Agemont, l’Agenzia per lo sviluppo economico della montagna, ha perso un milione 249 mila 896 euro (soldi dei contribuenti del FVG!). Per questo motivo è stato finalmente deciso di liquidare la società perché appare chiaro ormai a tutti che l’obiettivo societario (!) non è più perseguibile. L'assessore regionale Peroni, il 3.12.14, ha illustrato in commissione l’emendamento all’articolo 12 della Finanziaria 2015 che attua questa decisione. L’atto autorizza la giunta a “impartire con propria deliberazione gli opportuni indirizzi operativi in vista della partecipazione all’assemblea straordinaria per la messa in liquidazione della società”.
Dopo lo scorporo del 2011 dei diversi rami d’azienda (Agemont Immobiliare, Agemont Centro di Innovazione Tecnologica) con l’obiettivo di cedere di nuovo la partecipazione a Friulia, «l’attività di Agemont cessa e di fatto resta soltanto sulla carta – dice Peroni che non spiega però cosa fanno nel frattempo impiegati e dirigenti dal 2011 in poi – Una situazione di stallo che è figlia dello svuotamento dovuto a quell’operazione. Tant’è che oggi la società conta appena quattro unità di personale» ma non si dice della dirigenza.
La giunta intende quindi «accompagnare il percorso della liquidazione di Agemont ponendo fine anzitutto a una sterile spirale di perdite concentrando invece ogni sforzo sulla salvaguardia degli asset attivi della società e del personale addetto. Il nostro intervento va a tutela del territorio della montagna e della comunità regionale tutta, che trae vantaggio da attività sane e virtuose. Il percorso che si compie con la Finanziaria prende atto di un destino che per Agemont fu scritto sin da quando si scelse di privarla dei principali rami d’azienda, destinandoli ad altra collocazione societaria».
Nata nel 1989, Agemont muta nel corso del tempo il suo assetto societario e organizzativo: originariamente è controllata direttamente dalla Regione, poi trasferita alla finanziaria regionale Friulia, infine subentra di nuovo la Regione come socio unico, in un continuo incomprensibile giro di valzer. Il primo tentativo di riorganizzazione è del 2011, con l’obiettivo di cedere di nuovo la partecipazione a Friulia. A rendere impraticabile questa strada però intervengono sia ostacoli di natura operativa (lo statuto di Friulia), sia soprattutto i risultati di una perizia affidata a un professionista per stimare il valore dell’intera partecipazione azionaria di Agemont: emergono perdite strutturali e costanti, mancanza di prospettive e una liquidazione strisciante di fatto già in corso.
L'atto recente della Giunta è quindi solo la constatazione ufficiale di morte di Agemont, giunto probabilmente fuori tempo massimo. Ma che fine faranno dirigenti e personale regionale, che da sempre godono di particolari privilegi economici (e non solo) negati ai comuni mortali?
Su questo particolare Ente avevano riposto le proprie speranze e illusioni tutte la maggioranze politiche regionali degli ultimi 25 anni ed in particolare i vari politici eletti in Carnia...
Un ennesimo carrozzone politico dunque che va in rottamazione, senza che alcun responsabile venga individuato e sanzionato: la stessa ingloriosa fine di tanti altri sogni in Carnia, come i precedenti o coevi "Progetto Montagna" o l' "Obiettivo 5 B"
.
Ma è però oltremodo interessante anche ciò che scrive Igino Piutti già presidente di Agemont, su http://piutti.blogspot.it dove, con estrema cognizione di causa, vorrebbe dimostrare alcune cose che finora sarebbero state sottaciute.

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Quando un medico dice ciò che fondatamente pensa...

Il 29 gennaio 2015, il dr. Paolo Agostinis (medico internista dell'ospedale di Tolmezzo) espresse alcune considerazioni tecniche sulla stampa a proposito di un particolare aspetto della annunciata riforma sanitaria regionale, approvata poi (nelle sue linee guida) dalla Giunta Serracchiani e dall'assessore Telesca il giorno successivo, 30 gennaio con la delibera 153. Lo fece garbatamente con alcuni concreti esempi pratici sottolineando possibili futuri rischi per i pazienti, qualora l'urgenza microbiologica fosse differita (inviata nel Laboratorio centralizzato di Udine). Lo fece per un alto senso etico e civico (by-passando le gerarchie ed esponendosi in prima persona), perché nessun altro (della gerarchia) fino ad allora, pur avendo titoli competenze e ruolo per farlo, non lo aveva fatto. Tra un rigidamente ottuso regolamento aziendale (che vieta di esternare qualsiasi pensiero inerente) e la propria coscienza (che vieta compromessi), Agostinis preferì seguire la propria coscienza e difendere la Carnia. Apriti cielo! Il medico venne immediatamente richiamato dal Direttore generale dell'Azienda sanitaria e minacciato di provvedimento disciplinare mentre l'Assessore regionale alla Sanità, Telesca, adombrava subito (su MV del 30 gennaio) una possibile denuncia "per procurato allarme sociale". Sabato 31 gennaio, sempre su MV, il poeta Pierluigi Cappello intervenne ampiamente a difesa del dr. Agostinis, proponendolo invece al Prefetto di Udine per una onorificenza. Desidero pertanto qui riproporre alcune personali riflessioni:

1. Conosco Agostinis da quando era ancora studente di Medicina a Padova e veniva nel nostro ospedale di Tolmezzo per imparare (insieme) l'ecografia. Conosco la sua personalità, i suoi pregi (tantissimi) e i suoi difetti (pochi davvero). So tutto di lui. Conosco ovviamente anche la sua preparazione scientifica, la sua inclinazione culturale, la sua dedizione al lavoro quotidiano, la sua competenza tecnica, la sua profonda vera umanità. Ho lavorato con lui negli ultimi 10 anni della mia carriera e posso dire con assoluta sincerità e orgoglio che sono stato fortunato ad avere collaborato con lui in tantissime situazioni diagnostiche e terapeutiche anche al di fuori dello stesso ambito strettamente internistico: dalle biopsie epatiche e renali agli svuotamenti di ematomi, dagli agoaspirati tiroidei alle toracentesi complicate, dalle aspirazioni di cisti pancreatiche alle biopsie ossee, dagli incannullamenti di vene centrali alle biopsie cutanee, dalle alcolizzazioni dei tumori epatici alla loro termoablazione in radiofrequenza... e avanti ancora sine fine dicentes.

2. Paolo Agostinis fa anche il medico volontario (dopo aver speso tempo e denaro a conseguire prestigiosi master in malattie tropicali) in America Latina e in Africa, dove spesso si reca per prestare la sua opera (a novembre era stato in una isola di fronte al Madagascar per tenere un corso di ecografia pratica a 20 medici locali). Questi periodi (che possono variare da 1 mese a 45 gg) li ricava sempre dalle sue ferie. Una volta aveva chiesto di poter recuperare almeno alcune ore straordinarie (delle migliaia e migliaia realmente accumulate negli anni): gli hanno semplicemente risposto di no, che non si poteva... Per il suo ultimo soggiorno in Africa (novembre 2014) dovette addirittura prendere aspettativa senza stipendio e senza decorrenza dell'anzianità per poter onorare il suo impegno attivo e concreto verso i più deboli del Pianeta! Per meglio capire il personaggio, occorre dire che lo zio materno, don Davide Larice, 75 anni, di Entrampo di Ovaro, sta ancora dedicando la sua vita agli emarginati ed ai tossicodipendenti di Udine e, a differenza di altri preti, in totale silenzio e dedizione, senza rivoluzionari squilli di tromba e senza alcun clangore mediatico.

3. Il dr Agostinis in ospedale non ha mai svolto libera attività professionale intra moenia (a pagamento, per intenderci) ma sempre e solo con la mitica impegnativa gratuita, allargando spesso la sua prestazione oltre la richiesta formulata del medico di base, qualora si fossero verificate le necessità per il paziente di disporre di ulteriori elementi diagnostici. E' inoltre da molti anni il medico internista (gratuito) di riferimento per gli ospiti (handicappati) della Comunità "Piergiorgio" di Udine e della Comunità "Don Onelio" di Caneva di Tolmezzo.

4. Conoscendo tutte queste cose e conoscendo il panorama internistico della nostra provincia, posso affermare con assoluta certezza che il dr Agostinis e' il migliore internista della nostra Provincia di Udine, il più preparato, il più' versatile, il più completo, il più capace di giungere a diagnosi in autonomia. Nessun internista fa oggi ciò che fa Agostinis nell'ospedale di Tolmezzo.

5. Ora se "questo" Agostinis ha espresso delle considerazioni personali (con una giornalista, come anche con tante altre persone) sulla questione di una riforma sanitaria "da tavolino", credo sia un suo sacrosanto diritto e dovere. Egli e' un cittadino italiano che lavora e paga tutte le tasse fino all'ultimo centesimo: potrà dire la sua su una problematica (nervo scoperto) che egli conosce perfettamente, assai più e più in profondità di assessori e presidenti, di tecnici da tavolino e aggregati? Una problematica che avrà ricadute reali non solo sui medici ospedalieri ma soprattutto sui pazienti e anche, si badi bene, sugli stessi politici locali (finora muti su questo tema) che sono esseri umani come gli altri, pure loro soggetti a malattie. O e' forse un reato di lesa maestà osare dire ciò che fondatamente si pensa? Chi altri si e' eretto a difesa della sanità carnica? Concordo con il poeta Cappello quando dice che il termine azienda affibbiato alla Sanità e' stata un pessima trovata politica da cui discendono fatti e aspetti discutibili e penosi come questo dove l' "Azienda" minaccia sanzioni al cittadino-utente-dipendente.

6. Sulla proposta dello stesso poeta Cappello di attribuirgli una onorificenza non posso che essere d'accordo. Ma vado oltre. Tra due-tre anni, l'attuale primario di Medicina dovrà andare in pensione per raggiunti limiti di età, salvo una proroga discrezionale da parte del DG aziendale. Ebbene Agostinis sarebbe il degnissimo ideale successore. Qualsiasi altro primario che arrivasse a Tolmezzo, mai sarebbe all' altezza di Agostinis, per tutti i motivi sopra espressi. E qui invece si vorrebbe punirlo con provvedimento disciplinare e magari farlo andare via... Kafkiano davvero! Già troppi bravissimi medici sono stati lasciati andare via dalla Medicina di Tolmezzo: il dr Piero Baglioni (attualmente primario in Inghilterra), il dr Renato Della Vedova (attualmente punta di diamante in una Clinica privata di Pordenone) senza contare le recentissime gravi perdite per l' ospedale di Tolmezzo: il dr. Roberto Copetti (ora primario di Emergenza a Latisana) il dr Vittorio Giacomarra (ora primario Orl a PN) e il dr Piero Brosolo (ora primario gastroenterologo sempre a PN). L'ospedale di Tolmezzo si sta depauperando delle migliori professionalità tra il disinteressato silenzio di politici e politicanti, sindaci e assessori che hanno assistito (impotenti?) anche alla chiusura del Tribunale. Se dovesse partirsene anche il dr Agostinis (per incompatibilità ambientale), per la Medicina di Tolmezzo, per lo stesso Ospedale e per la Carnia intera sarebbe una gravissima inescusabile insostituibile perdita.

Mi auguro davvero che il dr Agostinis, in un gesto di comprensibile orgoglio carnico, non mandi tutti a quel paese e se ne vada definitivamente in Africa...


Per cui spero vivamente che la Direzione Aziendale della Sanità dell'Alto Friuli, in un sussulto di apprezzabile ripensamento, pubblichi il seguente comunicato stampa: "Riguardo al dr. Agostinis Paolo ci siamo sbagliati. Chiediamo scusa. Lo nominiamo vicario primario della Medicina di Tolmezzo con diritto di successione". Non sarebbe solo paradossale ironia...

Sulla scia poi di varie posizioni mass mediatiche comparse nel frattempo sugli organi di stampa e su VTC, sono state avviate ben tre separate, spontanee ed indipendenti raccolte di firme in Carnia a sostegno del dr. Paolo Agostinis (promosse rispettivamente dalla dr.ssa Grazia Cardella, da Gianna Capellari e dal sottoscritto, aiutati in questo da altre tantissime volenterose persone) mentre su FB si costituivano altre 3 cordate spontanee di raccolta-firme telematica.
Dopo una sola settimana, i risultati sono stati i seguenti per la raccolta cartacea: Conca tolmezzina 3.197; Alto But 1397; Ovaro 837; Villa Santina 585; Prato Carnico 539; Paularo 433; Forni Avoltri 227; Comeglians 180; Moggio Udinese 149; Cavazzo 130; Rigolato 88; Gemona-Buia 72; Raveo 65; Canal Ferro 56; Altre firme sparse 659: totale 8623 firme reali (in effetti ne sono giunte tantissime altre anche dopo lo stop, che non sono state conteggiate).
Su internet invece le adesioni sono state: Petizione su firmiamo.it 90; Gruppo membri "Iò a soi il dr. Agostinis" 5.650; Gruppo membri "Iò i sei Paolo Agostinis" 355. In totale 6097 adesioni virtuali.
In questa gara di solidarietà al dr. Agostinis, sono stati però incredibilmente assenti i medici ospedalieri tolmezzini colleghi di Agostinis (con un assordante silenzio) ed i 28 sindaci di Carnia (solo in pochissimi hanno firmato!) mentre parroci, farmacisti, medici di base, infermieri, gente comune hanno entusiasticamente aderito alla petizione.

Ed ora occhio alle date: la notizia del numero delle firme raccolte comparve su MV il giorno giovedi 12 febbraio; già la stessa sera del 12 febbraio la Presidente Serracchiani volle vedere il dr. Agostinis e tale incontro (di cui mai nulla si seppe nei dettagli) avrebbe dovuto restare segreto. Qualche spiffero tuttavia trapelò e probabilmente giunse venerdi 13 febbraio all'orecchio dell'avversario politico di centro-destra, Renzo Tondo (muto come un pesce fino ad allora), il quale si affrettò a salire sul carro di Agostinis con una velocissima performance sul MV di sabato 14 febbraio (gli sono voluti ben 17 giorni e 8623 firme per prendere posizione!); a questo punto la Serracchiani non poteva più nascondere il clamoroso gesto che così (obtorto collo) fu reso di dominio pubblico domenica 15 febbraio, su MV, anche se la enorme notizia fu veicolata in sordina e senza clamore, con basso profilo mediatico!
Ora, comunque sia andato l'incontro "segreto", con questo inatteso sorprendente e intelligente atto, la presidente della nostra Regione e vicesegretario nazionale del PD, ha:
1. dimostrato che i politici hanno una tremenda paura della gente comune quando si mobilita e raccoglie in pochi giorni una inarrestabile valanga di firme (cartacee e virtuali) che questa volta ha rischiato di travolgerli.
2. Delegittimato il suo assessore alla sanità, Telesca, che ora dovrà chiedere scusa ad Agostinis o dimettersi (lo aveva accusato di procurato allarme sociale).
3. Dimostrato che le perplessità del dr Agostinis non erano poi così infondate come avevano voluto far credere nei primi giorni di questa assurda querelle.
4. Spiazzato i sindaci di Carnia (quelli muti e non firmatari: la stragrande maggioranza) mettendoli così in un angolo strettissimo e molto imbarazzante.
5. Mostrato alla Carnia che i dirigenti sanitari apicali o i consulenti locali della Riforma (il cui nome è tuttora ignoto) forse non avevano fatto un buon lavoro nell'interesse dell'ospedale e della gente di Carnia. Fossero stati degli avvocati, sarebbe sussistente per essi l'imputazione di "infedele patrocinio".
6. Delegittimato il DG azienda sanitaria Alto Friuli, che aveva subito aperto un procedimento disciplinare contro il dr Agostinis.
Non sappiamo se la Serracchiani si sia resa pienamente conto dei possibili effetti che il suo gesto (intelligente e astuto) potrebbe determinare. Si tratta, a ben vedere, di una sconfessione totale di tutta la catena gerarchica che finora si era interessata al caso, con possibili imprevedibili (ma certamente improbabili) ripercussioni politiche a livello regionale.

Questa prima straordinaria raccolta di firme (cartacea e virtuale) può essere a buon diritto considerata la prova generale di ciò che potrebbe ancora succedere in Carnia qualora certe decisioni, prese sopra la testa (e all'insaputa) dei cittadini, determinassero possibili ricadute negative sul popolo, anche se la dr.ssa Cristiana Gallizia (nella sua doppia veste di assessore-consigliere comunale, eletta con centoquarantanove voti, e di medico ospedaliero collega di Agostinis) nella seduta del Consiglio Comunale di Tolmezzo del 25.2.15 ha osato impudentemente insinuare che "alcune" delle firme raccolte in Carnia sarebbero state "estorte" MV 26.2.2015, offendendo così l'intelligenza e la dignità di migliaia di donne e uomini di Carnia con un'accusa infondata e non supportata da circostanziate prove, riproponendo così lo stantio pessimo vezzo in salsa carnica di delegittimare e denigrare la controparte in assenza di proprie valide argomentazioni.
E pensare che il 21 giugno 2012 (governo regionale di centrodestra) proprio la dr.ssa Gallizia (insieme al dr. Di Piazza) partecipò ad una trasmissione di Videotelecarnia dal significativo titolo "Le conseguenze della Azienda Sanitaria unica". http://youtu.be/asmDA8rrVE4 In questa lunga intervista concessa a Renato Garibaldi (discendente dell'eroe Giuseppe) e durata ben 75 minuti, entrambi gli intervistati mossero precise critiche di merito e di metodo alla bozza di quella riforma sanitaria regionale progettata dall'allora centrodestra, senza per questo venire mai minacciati nè di provvedimenti disciplinari nè di denuncia di procurato allarme sociale.
Il dr. Agostinis, per aver detto molto meno e su un unico cruciale punto (l'urgenza microbiologica) peraltro suffragato da precise e pertinenti evidenze scientifiche, è stato subito pesantemente intimidito e minacciato dal centrosinistra politico e sanitario...

Successivamente...

Successivamente... alle biologhe dell’ospedale di Tolmezzo è stato intanto prorogato fino al 31.12.2015 il contratto a tempo determinato che era scaduto il 28.2.2015 (vedi su FB il gruppo "Io a soi il dott. Agostinis").

Successivamente... il 13 marzo 2015, si svolse la riunione plenaria dei 68 sindaci della nuova vastissima e rifondata AAS 3 "Alto Friuli - Collinare - Codroipese" (40% del territorio regionale con oltre 160mila abitanti) sulla cui vastità e incongruenza il centrosinistra sanitario (e politico) carnico non manifestò né ufficialmente né ufficiosamente alcuna perplessità né sollevò mai alcuna critica formale tendente a modificare tale innaturale assetto. Ebbene in tale inedita Assemblea dei sindaci, svoltasi a palazzo Boton in Gemona, fu significativamente eletto quale Presidente della Conferenza dei Sindaci dell'AAS 3 non la dr.ssa Cristiana Gallizia (candidata in pectore) ma il dott. Gianni Borghi, sindaco di Cavazzo (MV 14.3.2015).

Successivamente... su MV 25.3.2015, compare una lunga intervista rilasciata dal carnico dr. Pietro De Antoni, chirurgo e urologo dell'H di Gemona, che esprime una mirata e circostanziata critica al comportamento dei colleghi chirurghi degli ospedali di Tolmezzo e S. Daniele perchè, a suo dire, non collaborerebbero fattivamente con Gemona (day surgery, week surgery...) con (magari) il recondito scopo forse di affossare l'ospedale gemonese. De Antoni si sofferma su vari aspetti di questa questione, evidenziando situazioni e cifre, atteggiamenti e perplessità, dubbi timori accuse. Un intervento preciso, calibrato, tecnico, legittimo e pienamente condivisibile nella sostanza (molto meno nella forma)... Ebbene quale è stata la reazione della DG aziendale e dell'Assessore Regionale Sanità Telesca? Minacce di denuncia, provvedimenti disciplinari? No: su MV 26.3.2015 l'assessore regionale alla sanità, a stretto giro di posta, afferma: "De Antoni ha ragione... il suo intervento è positivo... lo apprezzo..." Cosa da non credersi: potenza delle precedenti firme carniche (pro Agostinis), astuzia politica o improvvisa conversione sulla via di Damasco? Ai posteri l'ardua sentenza...

Successivamente... il 23 aprile 2015 la presidentessa Serracchiani ha incontrato i vertici dell’H di Tolmezzo: tale riunione era stata sollecitata dagli stessi Primari, che nei giorni precedenti avevano inviato alla Regione una lettera aperta con una serie di puntuali considerazioni-proposte sul futuro e sul ruolo dell’ospedale all’interno dell’attuazione della Riforma. Il testo di tale lettera non è però finora mai stato reso pubblico pertanto essa deve ritenersi "chiusa" e non "aperta": sarebbe stato davvero interessante conoscere però ciò che i vertici dell'H di Tolmezzo hanno scritto ai "riformatori" della Sanità, se non altro per approfondire alcuni aspetti cruciali della "Riforma". Una riforma, occorre dirlo, che finora (oltre agli annunci) non ha ancora prodotto risultati (negativi) concreti. Un'unica notazione previa: la decurtazione "sulla carta" di molti primariati (almeno 80 su 280 in Regione) genererà probabilmente il concreto rischio nel prossimo immediato futuro di avere, in periferia, interi Reparti (a Tolmezzo, a Gemona o a San Daniele del Friuli, per restare qui da noi) spesso sguarniti fisicamente del Responsabile apicale (primario) che dovrà dividersi a scavalco tra i due ospedali, distanti tra loro decine di km, situazione questa che potrebbe determinare probabili incertezze e insicurezze non solo tra i pazienti ma anche tra medici e infermieri, trovandosi essi privi, magari nel momento dell'urgenza complessa, del Responsabile, magari il solo in grado di risolvere, tecnicamente e giuridicamente, questioni complesse.

Successivamente... il 31 agosto 2015, con la Determina 735, l' ASS 3 ha attivato il comando presso il Laboratorio dell'H di Tolmezzo di due biologi (dr.ssa Fontanini e dr. Sigalotti, dipendenti dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Udine) a tempo indeterminato e pieno a decorrere dal 1° settembre 2015. Resta ovvio che il ruolo di questi due professionisti neo-assunti non potrà che riguardare la microbiologia, messa così in sicurezza.

Successivamente… il  27 settembre 2015, su MV, anche Renzo Tondo, dopo una lunghissima pausa di assordante silenzio, dichiara: «Fino a questo momento, per un senso di responsabilità istituzionale e per il rispetto che ho sempre avuto nei confronti delle istituzioni, ho ritenuto di non esprimere in maniera polemica un mio giudizio, che era e rimane severo sulle conseguenze della Riforma voluta dalla Serracchiani in tema di riordino del Servizio sociosanitario. A oltre un anno dal varo della riforma  pare evidente a ciascun osservatore dotato di autonomia di giudizio che l’accoppiamento di Tolmezzo e Gemona con San Daniele e Codroipo sta di fatto penalizzando pesantemente i due ospedali dell'Alto Friuli… Dopo le scelte penalizzanti per Gemona ora tocca a Tolmezzo che vede il proprio presidio ospedaliero rientrare nelle sfere decisionali di San Daniele. Questo è molto grave in particolare per il Dipartimento chirurgico in quanto, ricordiamolo, il capoluogo della Carnia sviluppa una attività tre volte maggiore di quella di San Daniele. Tutto questo avviene sotto la regia della Regione che subisce la pesante influenza politica di due esponenti non secondari del Pd: l'ex Sindaco di Codroipo Boem, attuale presidente della IV commissione regionale, e l'ex consigliere regionale Paolo Menis, attuale sindaco di San Daniele. Non sono pervenute notizie di impegni a difesa dell'ospedale di Tolmezzo da parte del sindaco della città Brollo, nè tanto meno dall'assessore Cristiana Gallizia, impegnati evidentemente in cose più importanti sui social network e sui blog che evidentemente rappresentano temi di confronto meno conflittuali nei confronti delle scelte della Regione».

Successivamente… il 25 febbraio 2016, la dr.ssa Cristiana Gallizia si dimette dalla carica di Assessore comunale di Tolmezzo (alcune settimane prima si era dimessa anche da consigliere). Tale decisione si deve imputare "unicamente al maggiore impegno che le richiede oggi il suo ruolo di responsabile della SOS di Medicina Trasfusionale dell'H Tolmezzo... " Decade così anche dal ruolo di presidente dell'Assemblea dei sindaci del Distretto Sanitario della Carnia (MV 26.2.2016).

Successivamente… il 6 agosto 2016, alle 17, alla Pieve di San Pietro di Zuglio, si è svolta la cerimonia di consegna del premio biennale “Baston di san Pieri di Cjargne”. L’omaggio, un manufatto ligneo, quest’anno è andato a suor Maria Luisa Candotti, all’artista Marco Marra e al medico Paolo Agostinis. L’iniziativa, alla seconda edizione, è stata ideata dall’Arciconfraternita dello Spirito Santo “Pieres vives” di San Pietro in Carnia per dare un pubblico riconoscimento a quei carnici che si sono distinti per impegno spirituale, culturale e artistico, sociale e umanitario. La motivazione per il dr. Paolo Agostinis è stata la seguente: ”Un medico che fa del suo lavoro una missione ed una passione non solo nell'ospedale di Tolmezzo, dove vive il suo rapporto con gli ammalati, ma anche portando la sua professionalità e umanità tra i ragazzi dei paesi poveri di Bolivia, Kenya, Guinea Bissau, Etiopia e Tanzania”. Ma di tutto questo, l'Azienda Sanitaria n 3 "Alto Friuli-Collinare-Medio Friuli sembra non si sia mai accorta... In compenso però nel 2018, per riequilibrare salomonicamente la situazione, questo riconoscimento verrà senz'altro attribuito al dr. Vito Di Piazza, primario Medicina Generale H Tolmezzo.

Morale della favola
Tornando all’inizio di questa lunga e convulsa storia, la Microbiologia d'Urgenza dell'H di Tolmezzo (unicamente per la quale era intervenuto il dr. Agostinis) appare attualmente pienamente salvaguardata e lo stesso H tolmezzino non è stato ulteriormente depauperato di un’altra figura professionale di alto profilo, quale è quella del dr. Paolo Agostinis, che fortunatamente a tutt’oggi è ancora operativo QUI in Carnia e (ciò che conta) non è stato (finora) sottoposto ad alcun provvedimento disciplinare o censura (diretta o indiretta) da parte dell'azienda sanitaria n 3.
Possiamo quindi concludere (per ora) che questa è stata una rara storia a lieto fine, per la quale è valso la pena di mostrare la faccia e... la firma. A proposito, come dicevano i nostri vecchi? Tant tasût, tant pierdût...
Teniamoci dunque sempre pronti, come sentinelle del mattino, perché il prossimo futuro potrebbe riservarci sorprese anche peggiori, all'interno della riforma sanitaria regionale del centro-sinistra targata Serracchiani-Telesca. Epperciò: "All'erta sto !"

SECAB 2015
luci e (pen)ombre

Ho partecipato sabato 30 maggio 2015 a parte della lunghissima assemblea dei Soci SECAB (società elettrica cooperativa Alto But) in sala Daniel a Paluzza e mi sono segnato questi punti (che sono peraltro quelli che interessano maggiormente alla gente):

  1. L’utile netto della gestione 2014 è stato di ben 1.643.721 euro (un dato storico determinato dalla eccezionale storica  piovosità del 2014!)
  2. Tale enorme cifra sarà così utilizzata: 492.586 euro messi in riserva legale (andrebbe spiegato ai soci?); 49.259 euro destinati ai fondi associativi e mutualistici per lo sviluppo della cooperazione (?); 34.312 euro da distribuire ai soci come dividendo; 1.959 euro in rivalutazione gratuita delle azioni dei soci; 1.028.832 euro alla riserva indivisibile (andrebbe spiegato ai soci?); 35.000 euro per fini mutualistici e di beneficenza a totale discrezione del CdA che valuterà le varie domande pervenute da enti e associazioni locali.
  3. Essendo la stragrande maggioranza dei soci digiuna di bilanci, sarebbe opportuno che: a. il corposo fascicolo del bilancio venisse recapitato a domicilio a tutti i soci almeno 30 giorni prima dell’assemblea, insieme all’invito ufficiale; b. che si risparmiasse così il tempo della lettura pedissequa del bilancio (una estenuante maratona oratoria ipnoinducente) per rispondere alle eventuali domande di chiarimento dei soci che arriverebbero all’assemblea con maggiore cognizione di causa e forse più motivati, approvando così (o non approvando) un bilancio più chiaro e comprensibile a tutti.
  4. Non ho sentito alcun programma teso al rilancio della occupazione nel nostro territorio che sta soffrendo tremendamente questa lunghissima crisi che qui è più sentita che altrove; non è possibile che SECAB (che ebbe sempre un ruolo attivo fino al recente passato) non avverta questa acuta problematica e non si attivi, come un volano benefico, per avviare finalmente una ripresa economica attraverso idee e soluzioni ad essa connaturali. Ho avvertito e notato solo un larvato atteggiamento di autocompiacimento ed autoreferenzialità con chiusura totale verso le problematiche esterne alla SECAB.
    Così ho voluto approfondire ulteriormente alcuni aspetti di SECAB:

SECAB versus COOPCA
La SECAB, diversamente dalla fallimentare consorella Coopca (vedi sopra al n 67), non potrà mai trovarsi nella medesima drammatica situazione finanziaria innanzitutto perché il settore in cui opera la SECAB è un settore legato non solo alla produzione di energia elettrica, ma anche alla sua distribuzione quindi si tratta di settore che possiamo definire "protetto": non solo perché in SECAB “entra” acqua ed “escono” soldi ma anche perché l’energia derivata da fonti rinnovabili è privilegiata nella vendita; quindi SECAB, una volta ammortizzati i costi di costruzione delle centraline e della manutenzione (ordinaria e straordinaria) della rete elettrica, potremmo dire che vive “di rendita” naturale. L’unico scenario che potrebbe stravolgere questa rosea e favorevolissima situazione è che le centrali di produzione vengano nel tempo assorbite dalla fantomatica Società di energia regionale in fieri che la Regione (a guida centro-sinistra) vorrebbe creare (una specie di nazionalizzazione regionale) e di cui vi è già stata discussione in Consiglio Regionale nel mese di maggio 2015.

Dalle Coop Bianche alle Coop Rosse
Secab, fino ad alcuni anni addietro, non faceva parte delle cooperative rosse (Lega Coop) in quanto era iscritta con quelle bianche (Confcooperative). L’ingresso in Consiglio di Amministrazione di alcuni amministratori politicamente troppo schierati a sinistra, ha fatto si che anche la SECAB sia entrata in LegaCoop dove già l'attendeva CoopCa. Ciò tuttavia, almeno per il settore in cui opera, determina solo, per quanto se ne sa, la corresponsione di contributi associativi ad un associazione (LegaCoop) piuttosto che ad un'altra. LegaCoop poi resta sempre libera di finanziare legittimamente (!) e legalmente (!) anche formazioni politiche o para-politiche ad essa contigue, come si evince dai molti recenti episodi nazionali e regionali.

Le centraline
La fortuna della SECAB è stata quella di aver, a partire dal 1982, sulla scia della liberalizzazione del settore della produzione di energia elettrica, attuato delle scelte lungimiranti, a cui hanno dato sprone gli incentivi sulla produzione di energia che negli anni hanno favorito la costruzione di impianti che, senza questi incentivi, non sarebbero stati in grado di garantire la necessaria redditività economica. Tutto ciò ha portato alla costruzione di ben tre nuovi impianti di produzione (Museis, Mieli, Noiariis) e quindi SECAB ha effettuato una grande patrimonializzazione aziendale, il cui valore di mercato è oggi assai alto. Le centraline idroelettriche infatti non sono mega-magazzini o edifici vuoti che non producono reddito (e causano debito), ma rappresentano una continua fonte di ricchezza in quanto in grado di garantire, con l'energia elettrica prodotta ed i ricavi conseguenti, la possibilità di remunerare il capitale investito ed anche mantenere nel tempo il valore dell'investimento. Le centraline idroelettriche in particolare si possono considerare i gioielli di famiglia che SECAB custodisce gelosamente e se ne disferà solo nel momento in cui avrà l'acqua alla gola (eventualità del tutto astratta e teorica), ben sapendo però di poter trovare immediatamente sul mercato un acquirente disposto a rilevare l'impianto di produzione. In particolare grazie alle incentivazioni sulla produzione di energia elettrica, gli impianti di produzione di SECAB hanno garantito in questi anni gli utili di bilancio della Società indipendentemente dalla gestione economica della stessa. Senza queste centrali, sicuramente la SECAB non sarebbe stata in grado di fare quello che ha fatto e sarebbe rimasta, come altre Cooperative pur operanti nel medesimo settore (vedi quella di Forni di Sopra), solo in grado di garantire un servizio migliore dell'ENEL, ma alle medesime tariffe del prezzo dell'energia che si paga però altrove. L'autonomia energetica legata alla produzione fa si che le tariffe applicate ai soci siano inferiori di circa il 50% rispetto a quelle praticate da altri soggetti, in quanto si tratta di energia prodotta da fonti rinnovabili, la quale gode anche di una particolare normativa fiscale favorevole.

La distribuzione
Per quanto attiene la distribuzione poi, anche essa è un asset: se (malauguratamente) la concessione rilasciata dal Ministero venisse revocata, l’asset potrebbe essere sempre ceduto all'ENEL nazionale, non certo a titolo gratuito (ma profumatamente pagato) e l’ENEL subentrerebbe nel servizio di distribuzione nella zona (situazione che però attualmente si svolge esattamente al contrario, nel senso che è stata proprio SECAB a subentrare a ENEL a Sutrio, dietro versamento di cospicuo denaro per ogni utenza rilevata).

Il prestito soci
Anche SECAB ha attivo un prestito Soci che viene utilizzato in parte per investimenti (poco), ed in parte (la maggior parte) in titoli sicuri e quindi il solo rischio che potrebbe correre il socio prestatore deriverebbe dalle oscillazioni del mercato, ma si tratterebbe di un rischio calcolato (trasparenza vorrebbe però che fossero indicate le banche dove questi prestiti dei soci sono attualmente depositati ecc...). In cifre: vi sono 463 soci-prestatori per un capitale versato totale di euro 7.861.116. Una cifra enorme quindi, disponibile ed esigibile in quanto non utilizzato per la gestione corrente, ma potenzialmente utilizzabile (si auspica assai presto) per attuare degli investimenti a beneficio della gente, che ovviamente, prima di essere fatti, andranno analizzati e valutati con attenzione ma che comunque occorrerà avviare assolutamente per contrastare questa lunghissima crisi economica. Al momento però questi quasi 8 milioni di euro del presitito sociale sono praticamente congelati e inutilizzati nè svolgono un ruolo attivo in questa acuta crisi economica attuale, con nessuna ricaduta benefica sul territorio.

Considerazioni finali
Dalla costruzione della centrale di Noiariis (2002) sono passati già 13 anni e più nulla è stato fatto nel settore della produzione di energia rinnovabile (o in settori ad essa collegati) pur non mancando le occasioni e le opportunità per farlo: ciò potrebbe denotare una mancanza di programmazione e di stimoli nel cercare di crescere e di sviluppare ulteriormente la Cooperativa che non può attardarsi sugli allori del recente passato...
In una azienda non devono mai mancare gli stimoli alla crescita, la voglia di investire e di migliorare, anche se ciò comporta lavoro, sacrifici, responsabilità e rischi per il consiglio di amministrazione e per i dipendenti i quali devono, anche loro, con proposte ed azioni, contribuire alla crescita della azienda in cui, fortunatamente, operano.
La SECAB della fase pionieristica, a partire dal riscatto della centrale di Enfretors dalla ditta F.lli Nigris avvenuto nel 1959, non navigava certo in acque tranquille, erano tempi duri e difficili per tutti, ma da allora giorno dopo giorno con sacrificio, lentamente la Società ha saputo svilupparsi e raggiungere poi una dimensione diversa, esaltante. Per ottenere i finanziamenti dalle banche fu aperta una sottoscrizione di nuove quote, gli amministratori ed anche parte del personale dovettero inoltre prestare garanzie personali.
Probabilmente agli attuali dipendenti della SECAB non sono noti i sacrifici fatti da chi li ha preceduti in termini di lavoro, impegno ed anche di magri stipendi. Però allora era così: lavorare alla SECAB era un vanto ed un onore. Oggi lavorare in SECAB è una grande fortuna ed un singolare privilegio (interessante sarebbe a questo proposito approfondire i metodi ed i criteri di recenti e passate assunzioni) e moltissimi soci presenti all'assemblea non hanno affatto compreso (in questo periodo di vacche magre) i riconoscimenti attribuiti ad alcuni dipendenti per 15 o 25 (sic!) anni di lavoro (effettuato in loco e già assai ben retribuito in quanto gli stipendi SECAB sono agganciati a quelli, notoriamente sontuosi, dell'ENEL!). Che possono avere pensato i tanti soci disoccupati, cassintegrati o recentemente licenziati ed esplusi dal mondo del lavoro, presenti all'assemblea e quelli tantissimi assenti?
Tutto questo però non significa affatto che i dipendenti SECAB non siano professionalmente assai competenti, sempre disponibili ed oltremodo cortesi con i soci e gli utenti, come tutti hanno avuto modo di sperimentare negli anni.
La parola d’ordine di SECAB per il prossimo periodo dovrebbe essere tuttavia una sola: stimolare e suscitare posti di lavoro anche per chi non ha la fortuna e il privilegio di lavorare in SECAB (e sono i più).

E ciò che si è scritto più sopra per CoopCa può a buon diritto valere anche per SECAB:
"... i vertici aziendali cooperativistici non possono e non debbono restare in carica decenni, occorre periodicamente un turn over, una alternanza sia nella dirigenza amministrativa (con figure competenti) che nella presidenza. Le assemblee che eleggono i consiglieri di amministrazione (delle Cooperative in genere) sono facilmente manovrabili e non sempre fornite di un adeguato numero di personalità accorte e scrupolose; spesso ci si affida al populismo ed alla retorica dei più avveduti e scaltri e ciò basta, specie quando un pranzo sociale annuale (creduto gratuito ma pagato con i soldi dei soci) riesce a tacitare giuste e sacrosante critiche o osservazioni. In questo modo però, all'interno della Cooperativa (che è certamente un Ente privato e non pubblico, anche se a volte però viene interpretato come un feudo personale o, peggio ancora, gestito in maniera personalistica), si creano e si solidificano rapporti e sinergie che evolvono fisiologicamente verso una omertosa sclerosi del sistema che non è più in grado poi di autorigenerarsi e di autocurarsi: da qui metastasi diffuse a tutto il corpo con il prevedibile exitus finale!
- Per tutti questi motivi occorre assolutamente che anche il Legislatore ponga mano alla vecchia protettiva legislazione sulle Cooperative per modificarne alcuni aspetti cruciali, ormai del tutto obsoleti e financo dannosi, adeguandoli alla nuova realtà sociale e di mercato italiana (ed europea). Utile a questo proposito leggere quanto spiega
"Il Fatto Quotidiano": http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/10/14/oligarchi-rossi-che-giocano-in-borsa-con-soldi-della-coop/738290/"

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IL PENSIERO DI SECAB

"Spiace constatare che, nonostante l’impegno profuso per portare alla conoscenza dei Soci un bilancio trasparente ed una relazione di gestione contenente ogni passo dell’attività della Cooperativa (affinché essi possano decidere consapevolmente se approvare o meno in Assemblea la strategia che l’Organo amministrativo, eletto dai Soci stessi, ha portato avanti e attuerà), ci siano delle critiche che contrastano non poco con quelle che sono le elementari regole di funzionamento di una cooperativa. Durante l’Assemblea ogni Socio può proporre quesiti, chiedere spiegazioni e farsi chiarire ogni dubbio su problematiche che riguardano l’andamento della gestione e la strategia nella conduzione della cooperativa.
Definire la lettura della relazione di gestione “una estenuante maratona oratoria ipnoinducente” mortifica pesantemente una delle peculiarità più nobili della società costituita in forma di Cooperativa ossia la possibilità riservata ad ogni Socio di orientare le scelte strategiche e partecipare alla gestione della propria Cooperativa nella forma più democratica dove l’eguaglianza si esplica con la regola “una testa, un voto”! Va comunque evidenziato che l’utile di gestione formatosi nell’esercizio 2014 (per l’esattezza € 1.641.950 e non € 1.643.721 come riportato nella nota) sottoposto all’esame dell’Assemblea dei Soci, è sì un risultato straordinario legato all’eccezionale piovosità dell’anno ma, bisogna precisare che il risultato finale è stato influenzato, come si evince dalla lettura del bilancio, anche da partite straordinarie e da sopravvenienze attive la cui origine è da attribuire ad esercizi precedenti. L’ammontare di tali partite corrisponde ad oltre € 1.100.000 e pertanto, se queste non si fossero verificate, il bilancio sarebbe stato caratterizzato dalla sola gestione ordinaria e l’utile d’esercizio sarebbe risultato pari a circa € 506.000, in linea con gli esercizi precedenti. Per quanto riguarda la ripartizione dell’utile va notato che nelle cooperative lo stesso va generalmente ad incrementare il patrimonio della Società mediante imputazioni a riserve; alcune di esse sono obbligatorie, altre facoltative, tutto ciò è regolato dal Codice civile. È evidente che tali appostamenti vanno a rafforzare il patrimonio mettendo in sicurezza la Società e creando nuova disponibilità finanziaria. La longevità di questo tipo d’impresa, oltre che dalla bravura e dalla perizia degli Amministratori, deriva anche dalla capacità di patrimonializzazione della stessa; obiettivo, questo, non secondario se si considera che la Cooperativa è uno strumento per il soddisfacimento dei bisogni dei Soci e come tale deve essere al servizio anche delle generazioni future. Pertanto non è necessario indugiare nel tentativo di scrivere un’altra pagina del diritto societario: le regole ci sono, sono chiare e la SECAB Società Cooperativa le rispetta. Il Bilancio relativo all’esercizio, unitamente alla relazione sulla gestione vengono approvati dal Consiglio di Amministrazione entro il 31 marzo. Successivamente gli stessi sono messi a disposizione del Collegio Sindacale e della Società di Certificazione nonché a disposizione dei Soci, presso la sede sociale, per la consultazione prima dell’Assemblea. Tale possibilità è sempre chiaramente evidenziata nell’avviso di convocazione dell’Assemblea che, tra l’altro, contiene anche la sintesi del progetto di bilancio.
Per quanto riguarda il contributo al miglioramento dei livelli occupazionali locali va notato che non è solo quello diretto e più appariscente che si rileva dall’esame dell’organico SECAB ma è dato anche, in forma indiretta e capillare, per il tramite di tutte le iniziative economiche dei Soci che ricevono una spinta competitiva grazie alla possibilità di disporre di una materia prima, quale è l’energia elettrica, a prezzi ineguagliabili. Siamo certamente d’accordo sul fatto che la SECAB continui ad esprimere le proprie capacità negli ambiti di propria competenza senza perdere mai di vista il “core business”. Proseguendo, alcune affermazioni contenute nel paragrafo “SECAB versus COOPCA” meritano un commento per smorzare l’alea di superficialità che altrimenti può diffondersi. Il mercato elettrico dopo l’emissione del Decreto Bersani (1999) non è più in regime di monopolio; non sfugge infatti che la produzione è libera (si veda ad esempio quella fotovoltaica che possiamo generare in ogni dove) ed il mercato della vendita pure (chi non riceve almeno una telefonata al mese dal call center di un venditore?). In conseguenza anche i prezzi dell’energia e quindi gli introiti dei produttori riflettono le dinamiche del mercato. Ed inoltre, se ci si impegna con errori di valutazione strategica, scelte sbagliate, investimenti che non diano tempi di ritorno accettabili anche le “ricche” cooperative elettriche possono “saltare”. Un rischio in tal senso lo ha corso recentemente una cooperativa elettrica del Trentino che, quanto alla pretesa “protezione”, non avrebbe dovuto averne difetto. Per fortuna un intervento di verifica nell’ambito della vigilanza, cui sono sottoposte le cooperative, ha permesso di cogliere i primi segnali di dissesto e di commissariarla per il periodo necessario al rientro in “carreggiata”. Non meno importante risulta la difesa delle peculiarità della cooperazione ivi inclusa quella elettrica. Infatti sono sempre in agguato i rischi di mutamento del quadro delle regole a danno della Istituzione cooperativa soprattutto in questi tempi in cui assistiamo a forme di degenerazione di alcune di esse! E allora ben venga la cosiddetta “doppia iscrizione” alle Bianche e alle Rosse, per quanto sopra ed anche per quell’equilibrio che deve caratterizzare l’azione degli amministratori nell’interpretare i sentimenti della generalità dei Soci.
Pare del tutto inopportuna anche l’affermazione “… gli impianti di produzione di SECAB hanno garantito in questi anni gli utili di bilancio della Società, indipendentemente dalla gestione economica …” E’ ben vero che un significativo contributo a dei positivi risultati di bilancio lo ha portato l’impianto di Noiariis (in servizio dal 2004), è anche vero però che non è ininfluente il taglio nella conduzione dell’impresa cooperativa che danno gli amministratori. Invitiamo il nostro attento Socio e tutti coloro che vogliono approfondire l’argomento a consultare il fascicolo consegnato nell’Assemblea del maggio 2008 nella cui appendice sono riportati i dati salienti del periodo 1977-2007. Si potrà così notare che i risultati con trend costantemente e marcatamente positivi iniziano nel 1994 in discontinuità col periodo precedente e 10 anni prima che entri in servizio l’impianto di Noiariis.
In merito alla successiva affermazione e riferimento alla Cooperativa di Forni di Sopra, il periodo “grammaticale” pare rispondere all’usanza del noto giornalista televisivo che chiede ai suoi ospiti notturni: si faccia una domanda e si dia una risposta! Per quanto si attiene alle considerazioni sulla distribuzione, al di là della superficialità con cui viene trattato un argomento di per sé complesso, che meriterebbe da solo un articolo per essere spiegato, è bene sottolineare come diventi impossibile continuare ad essere autoproduttori senza una rete di distribuzione. La Cooperativa deve continuare a svolgere lo scambio mutualistico con i propri Soci; è la sua missione per la quale ha ricevuto una garanzia Costituzionale!
La sezione del prestito soci è stata avviata all’inizio dell’anno 1996, all’epoca la situazione finanziaria era totalmente diversa dall’attuale. I debiti verso le banche ammontavano a fine esercizio 1995 a circa 7 miliardi di lire, da qui la scelta di rivolgerci ai Soci per dipendere meno dagli istituti bancari che all’epoca richiedevano tassi di interessi che oggi potrebbero definirsi da usura. Questa è stata la motivazione di base che ha portato a tale scelta; di seguito altri investimenti sono stati effettuati dalla Cooperativa per citarne alcuni dei più importanti: la centrale di Noiariis, la ristrutturazione e l’ampliamento della sede sociale, le realizzazioni della cabina primaria e varie linee elettriche. Per far fronte alla realizzazione di dette opere in parte sono stati accesi dei mutui e per la differenza sono stati impiegati i soldi depositati dai Soci. Con l’istituzione della raccolta del prestito sociale sono stati raggiunti due obiettivi: il primo è rappresentato dal beneficio economico che ha ricevuto la Cooperativa per aver potuto pagare il denaro raccolto dai Soci ad un tasso inferiore rispetto a quello praticato dalle banche, il secondo è rappresentato dalla remunerazione che hanno avuto i Soci grazie ad interessi ben superiori a quelli corrisposti dalle banche. Attraverso una buona gestione economica della Cooperativa, la situazione finanziaria e debitoria del 1996 è stata completamente superata; il prestito a fine 2014 ha raggiunto la somma di circa € 8.000.000, cifra non trascurabile a dimostrazione che gli oltre 450 Soci prestatori hanno piena fiducia nella Cooperativa. La revisione straordinaria che la Regione ha effettuato a SECAB, a seguito delle note vicende delle Cooperative Operaie di Trieste e della Cooperativa Carnica, ha rivolto particolare attenzione alla sezione del prestito sociale e nelle conclusioni del verbale, letto integralmente nel corso dell’ultima Assemblea, è stato sottolineato che la SECAB è in grado di restituire integralmente il prestito senza che questo metta in difficoltà economica e finanziaria la Cooperativa stessa. Ci riteniamo pienamente responsabili dei soldi che i Soci ci hanno voluto affidare per cui l’utilizzo deve essere esposto al minimo rischio, riservando un’attenta e saggia valutazione su ogni azione da intraprendere.
Riguardo alla ultime considerazioni pare doveroso segnalare che gli importanti progetti d’investimento quali: la realizzazione dell’elettrodotto interrato a 132kV tra Paluzza e Wurmlach della partecipata Alpen Adria Energy Line S.p.A., il completamento dell’elettrodotto interrato a 20kV da Paluzza verso il Passo di Monte Croce per il collegamento col partner austriaco e la realizzazione delle annesse cabine di trasformazione, l’auspicabile sblocco dei progetti presentati per la realizzazione di nuovi impianti idroelettrici, solo per citarne alcuni, da un lato daranno nuovo impulso alle attività della Cooperativa (amministratori e maestranze) e dall’altro assorbiranno parte delle consistenti risorse finanziarie all’uopo costituite. Anche riguardo alla presunta inattività che avrebbe fatto seguito alla realizzazione dell’impianto di Noiariis pare opportuno ricordare alcune realizzazioni significative quali: l’acquisizione da ENEL delle strutture di distribuzione in comune di Sutrio, la realizzazione a Casteons della cabina Primaria per il collegamento con la rete elettrica nazionale a 132kV, il contestuale interramento delle terminazioni delle relative linee a 20kV attestate nel nuovo sito, la realizzazione insieme alla Comunità Montana della Carnia dell’impianto di cogenerazione collocato presso la casa di riposo di Paluzza, il completamento della riqualificazione della sede sociale, la sostituzione di tutti i contatori di misura dell’energia con strumenti elettronici di nuova generazione, l’acquisizione di nuovo hardware e l’implementazione di nuovo software per la telegestione, la contro alimentazione in cavo del polo dello Zoncolan… e l’elenco potrebbe continuare!
Per concludere senza polemizzare sulla parte che riguarda i dipendenti possiamo, anche in questa sede, ringraziali per il costante impegno giornaliero ricordando che anche grazie al loro prezioso contributo e in qualsiasi condizione metereologica permettono a tutti noi di godere appieno di quel prezioso bene quale l’energia elettrica prodotta e distribuita dalla SECAB.
Ringraziamo la redazione per la cortese ospitalità".
Luigi Cortolezzis - Presidente del C. di A. SECAB Società Cooperativa



LA RIFORMA OSPEDALIERA DEL PD
Note (in continuo aggiornamento) e facili profezie a margine

Vox clamantis in deserto
Di fronte all'assordante e inquietante silenzio che avvolge la Carnia, ritengo doveroso esprimere alcune considerazioni sulla annunciata (e ormai quasi concretizzata) riforma sanitaria del PD firmata Serracchiani-Telesca che pare non interessi proprio a nessuno. Mi limiterò al solo aspetto ospedaliero riguardante la Carnia, perchè è quello che conosco maggiormente e di prima mano.
Ma prima occorre fotografare la situazione in era pre-Serracchiani. Eccola:


Reparto

Posti Letto Acuti
H Tolmezzo

Posti letto Acuti  
H Gemona

CHIRURGIA

25

25

MEDICINA

78

50

ORTOPEDIA

32

4

OSTETRICIA-GIN.

20

-

ORL

8

-

PEDIATRIA

6

-

PRONTO SOCC.

10

6

Totale posti letto per acuti

180

85

ABITANTI DEL DISTRETTO

38.240

33.822

 

 

 

Tre per mille
Il n di posti letto totale per acuti (dei due ospedali della vecchia ASL 3 "Alto Friuli") era di 265 per una popolazione complessiva di 72.062 abitanti pari a 3,67 posti letto/1000 abitanti. Vediamo allora le cifre secondo la "nuova ristrutturazione" regionale, sulla cui incongruenza il centrosinistra sanitario (e politico) carnico non manifestò né ufficialmente né ufficiosamente mai alcuna perplessità né sollevò mai alcuna critica formale tendente a modificare tale innaturale assetto geo-sanitario. La nostra nuova vastissima ASS 3 "Alto Friuli-Collinare-Medio Friuli", 40% del territorio regionale, comprende ora 4 Distretti: Carnia (28 comuni, ab. 38.240), Gemonese-Tarvisiano (14 comuni, ab. 33.822), Sandanielese (15 comuni, ab. 48.252), Codroipese (11 comuni, ab. 51.910) per un totale di abitanti 172.226. In questa ASL vi saranno solo due H per acuti: Tolmezzo e San Daniele del Friuli i quali, (secondo quanto espressamente previsto a pag. 3  di “Linee per la gestione del SSR 2015”) dovrebbero avere 3 posti-letto-acuti ogni 1000 abitanti, cioè in totale ben 516 posti letto (i letti per i cronici dovranno essere 0,3 per 1000 abitanti). Siccome non è pensabile che gli abitanti del Codroipese (51.910) si ricovereranno in H Tolmezzo o San Daniele (ma si fermeranno naturaliter a Udine) nè che gli abitanti del Sandanielese (48.252) si rivolgeranno all'H carnico, resta come ultima ragionevole ipotesi la seguente: il vasto territorio montano comprendente i due Distretti di Tolmezzo e Gemona (abitanti 72.062) avrà come unico punto di riferimento-acuti l’H di Tolmezzo il quale, a quanto se ne sa, non aumenterà affatto la propria capacità di accoglienza (180 letti) per raggiungere la quota del 3xmille. Infatti, il sopravvissuto H di Tolmezzo dovrebbe essere incrementato fino a 216 letti per acuti per raggiungere e rispettare il fatidico rapporto del 3 per mille, cioè dovrebbe avere ben 36 posti-letto in più rispetto ai 180 attuali.
Sicuramente 16 letti potrebbero essere ricavati nell’ala Ovest del 5° piano dell’H di Tolmezzo le cui camere di degenza (perfettamente attrezzate per accogliere due pazienti per stanza con tanto di servizi igienici singoli, erogatori di O2, di aspiratori e... mai utilizzate) sono ancora impropriamente ed assurdamente occupate da studi medici, ambulatori e uffici di segreteria; ne mancherebbero tuttavia ancora 20 per soddisfare la stessa Legge regionale che fissa 3 posti-letto-acuti ogni 1000 abitanti. Se però poi si pensa che le stanze dell’ala Est del 3°-5° piano (che hanno ancora 3 pazienti stipati per ogni stanza con 3 bagni comuni per 30 persone!) debbono essere quanto prima riconvertite sugli standard moderni (2 letti per stanza), si capisce subito che l’offerta globale tolmezzina dei posti letto sarà invece ulteriormente ridotta con gravissimo disappunto degli utenti, che saranno sempre più impazienti con sempre più veloci turn-over, dimissioni precoci, susseguenti ravvicinati rientri in un andirivieni pericoloso.
E l'ospedale di Gemona?
Con la nuova “ristrutturazione” della rete ospedaliera, l’H di Gemona perderà tutti i posti-letto per acuti (85) e quindi anche lo status giuridico di H, venendo dequalificato e trasformato in "Presidio Ospedaliero per la Salute (POS)" (un costoso scatolone vuoto) che accoglierà: Lungodegenza, Riabilitazione, AFT (Aggregazione Funzionale Territoriale, entità di nuovo conio, gestita direttamente dai medici di base e per questo economicamente ricompensati con un benefit annuale aggiuntivo di 3 euro per ogni assistito) e un indefinito PPI (Punto di Pronto Intervento). L’H-acuti di Gemona ha invece (a nostro sommesso avviso) un suo ineludibile e insostituibile ruolo per il vasto territorio di cui è baricentro e non è ipotizzabile che le coorti di pazienti che finora vi avevano trovato ottima accoglienza e tempestive cure (specie nel reparto di Medicina Generale e PS) possano essere tranquillamente dirottate su altri H già in affanno e non ancora predisposti per accogliere altri numerosi utenti. A meno che alcune ”patologie acute” non vengano depennate d’ufficio dall’elenco delle “acute” e siano ribattezzate “croniche” con grande sollievo del legislatore regionale che avrà trovato così la quadratura del cerchio. Ma io ritengo sempre che possa sopravvenire un positivo ripensamento da parte dei padri (zii e zie) di questa riforma calata dall'alto che ha coinvolto solo 80 professionisti (distribuiti in 10 gruppi di lavoro) i cui nomi ed i cui criteri di scelta (professionale? politica? altro?) non sono mai stati resi pubblici. Volere poi trasferire funzioni e risorse dall'H ai medici di base (alcuni dei quali peraltro eccellenti) potrebbe risultare rischioso per il paziente nel momento in cui il medico di base (che non può assolutamente vantare l'esperienza clinica di un ospedaliero) si troverà a gestire patologie (quali?) neppure complesse ma comunque richiedenti un approccio ampio e diversificato che può derivare solo da un diuturno responsabilizzante training maturato in decenni di corsia.
Un volantino rassicurante
Nei primi giorni di marzo 2016, l' "Azienda" ha celermente diffuso a tutte le famiglie del gemonese-Canal del ferro-tarvisiano, un depliant policromatico in cui viene affermato quanto segue in virgolettato:
1. "
Tutte le cure di base per la popolazione locale continueranno ad essere garantite come oggi, sia a livello ambulatoriale che di ricovero, tramite gli 80 letti della “struttura intermedia polifunzionale”.
2. "Ulteriore sviluppo del Day Surgery (= interventi chirurgici con dimissione la sera): ernie addominali, interventi per carcinomi cutanei, interventi urologici, interventi al ginocchio e molti altri). Grazie alla specializzazione dell’offerta hanno iniziato ad essere effettuati in day surgery anche interventi che una volta erano più invasivi e richiedevano ricoveri ordinari, quali per esempio interventi alla spalla o all’avampiede".
3.
"Entro marzo il Pronto Soccorso (PS) di Gemona sarà riorganizzato come Punto di Primo Intervento (PPI). I medici del nostro PPI continueranno ad essere medici con esperienza di pronto soccorso/emergenza, e saranno presenti 24 ore al giorno, 7 giorni su 7... I medici della Struttura, tutti ospedalieri con grande esperienza, decideranno per ogni caso specifico chi trattenere a Gemona e chi ricoverare in altro ospedale".
4. "Entro giugno il reparto di Medicina verrà ridefinito come Struttura Intermedia Polifunzionale (SIP). Il numero complessivo dei posti letto di Gemona resterà invariato ed anzi verrà aumentato mano a mano che verranno effettuati i lavori di ristrutturazione previsti".
5. "Tutti gli spazi del Presidio Ospedaliero di Gemona verranno utilizzati più intensamente rispetto al passato ed il numero di medici e operatori che oggi vi operano (circa 190) resterà invariato".
6.
"Il nuovo piano dell’emergenza per l’AAS3 comporterà la ridistribuzione delle ambulanze sul territorio con l’attivazione di 4 nuovi Punti Ambulanza (3 mezzi in più rispetto ad oggi, con dotazioni complete)... Con il nuovo piano per l’emergenza, è prevista, l’assunzione di 50 operatori in più rispetto ad oggi (medici, infermieri, operatori sociosanitari/autisti soccorritori)".
Obiezione ai singoli punti:
1.
se restano invariati i posti-letto (con relativo personale), dov'è il risparmio?
2. I piccoli interventi chirurgici possono essere benissimo eseguiti in una qualsiasi RSA; se però si vorranno eseguire anche ernioplastiche addominali o interventi alla spalla o al piede, sarà necessaria comunque la presenza dell'equipe di anestesia, della sala operatoria ecc.
3. Quale sarà la differenza pratica tra il PS ed il PPI, se saranno gli stessi medici ospedalieri ad essere presenti 24h/24h? qui si configura un reale demansionamento professionale del medico che, non potendo più affrontare istituzionalmente tutte le patologie acute, dovrà decidere (su quali basi oggettive e soggettive?) chi trattenere a Gemona e chi spedire altrove, anche perchè la indispensabile Area di Emergenza (di cui mai nessuno ha osato parlare) sarà cancellata con un tratto di penna (?!)
4
.
Il reparto di Medicina assumerà un nuovo nome, restando invariati i posti-letto (e le spese): quali patologie allora saranno qui gestite?
5. Se resterà immutato il personale medico e infermieristico, dove sarà il tanto conclamato risparmio?
6
.
I 4 punti-ambulanza in più e le assunzioni di 50 operatori in più, riguardano tutta la vastissima ASS 3 (172.000 persone, 40% territorio regionale: da Forni di Sopra-Timau-Tarvisio a Codroipo-Mortegliano-Talmassons!).
Ci troviamo quindi realmente di fronte ad un inusitato spreco di risorse umane (persone utilizzate ad un livello inferiore della loro professionalità) che determina così uno spreco di denaro pubblico (personale demansionato dunque ma pagato come prima). In sintesi: per Gemona erogazione di prestazioni inferiori a costi invariati (se non addirittura maggiorati!).
Una inaugurazione mediatica
Il 23 marzo 2016 a Gemona è stata poi "inaugurata" la nuova Emodialisi in più spaziosi e luminosi locali... Ma sappiamo benissimo che la Emodialisi funziona egregiamente a Gemona fin dal 1988, situata finora in un ambiente angusto e forse poco accogliente (mai nessuno se ne era lamentato); ora la logistica è certamente migliorata, ma: questo tipo di emodialisi routinaria può essere effettuata tranquillamente anche in una qualsiasi RSA o Lungodegenza (la emodialisi urgente sarà sempre e comunque eseguita solo a Tolmezzo o San Daniele - Udine), mentre addirittura la Dialisi peritoneale viene auto-eseguita dal paziente stesso a domicilio nelle ore notturne, senza bisogno di alcun medico o infermiera. Aver voluto amplificare oltre misura questa ennesima inaugurazione di un Servizio "cronico", ha solo il sapore di una passerella mediatica tesa a ammorbidire gli animi dei meno avveduti...
Pronto soccorso/Area di Emergenza: snodo cruciale
Sono stati resi pubblici i dati relativi agli accessi nei Pronto Soccorso regionali nel 2015 (MV 7.4.16). Vediamo da vicino quelli che ci riguardano:

pronto soccorso
VISITE TOTALI
codice BIANCO
codice VERDE
codice GIALLO
codice ROSSO
TOLMEZZO
17.643
54,8 %
33,7 %
10,6 %
1 %
GEMONA
14.461
56,2 %
32,7 %
10,3 %
0,8 %
SAN DANIELE
27.842
56,4 %
29,4 %
13,2 %
1,1 %

Ora dunque, considerando che il PS di Gemona (con la sua Area di Emergenza) sarà chiuso (e sostituito da un vago PPI), c'è da attendersi nei prossimi mesi che parte dei codici verdi e tutti i gialli e rossi gemonesi convergano (anzichè sul già affollatissimo PS di San Daniele) sul PS Tolmezzo (ipotizzando quanto meno che i codici bianchi e parte dei verdi vengano trattenuti e trattati dal PPI e AFT di Gemona): una mole non indifferente per il PS Tolmezzo (i cui spazi di manovra appaiono sempre più angusti e non suscettibili di immediato ampliamento mentre il volume di lavoro che graverà sui medici potrebbe diminuire fortemente la qualità del servizio erogato con tutti i rischi connessi) ed un enorme progressivo alleggerimento per il PPI di Gemona che tra qualche tempo magari, essendo via via sempre meno frequentato, verrà chiuso (eventualmente) nelle ore notturne, ovviamente sempre per "risparmiare"! Un discorso a parte meriterebbe l'analisi dei codici, attribuiti peraltro in maniera soggettiva, per capire anche la funzione "sociale" (codici bianchi) del Pronto Soccorso in montagna.
In questa ottica e forse per mettere le mani avanti, sono stati resi noti (MV 7.4.16) anche i tempi di attesa massima che si dovranno rispettare per i nuovi codici di ingresso (non più 4 ma 5). Eccoli: Codice 1 (emergenza): visita immediata. Codice 2 (urgenza con rischio di compromissione vitale): attesa 15 minuti. Codice 3 (urgenza differibile): attesa 60 minuti. Codice 4 (urgenza minore) attesa 120 minuti. Codice 5 (non urgenza): attesa 240 minuti. Per cui prima di recarsi al PS, sarà opportuno d’ora in poi verificare preventivamente su internet a: https://servizionline.sanita.fvg.it/psonline/#/index la disponibilità di accoglienza (con annessa tempistica), riservata al cittadino-contribuente italiano (l'H San Daniele inspiegabilmente è stato inserito solo a settembre 2016 in questo monitoraggio in tempo reale dei PS regionali). Ma proprio su questo versante vi sono le ponderate critiche dei medici competenti.
Servizio taxi-ambulanza
Non si debbono sottovalutare poi i futuri continui trasferimenti di pazienti "acuti" da Gemona a Tolmezzo-San Daniele (e poi magari di nuovo a Gemona) e di quelli "cronici" da Tolmezzo-San Daniele a Gemona (e poi magari di nuovo a Tolmezzo), in un incessante andirivieni di ambulanze come in un defatigante gioco dell'oca dove si rischia sempre di tornare alla casella di partenza (e non intendo qui parlare di costi): ci sarà sempre un medico a bordo? e se vi sarà un incidente? e se un malato morrà nel tragitto di trasferimento? di chi sarà la colpa: del medico? dell'autista? del destino? della "azienda"? Vattelapesca...
Prima profezia
Che potrebbe succedere dunque quando chiuderà l’ H-acuti di Gemona? Senza voler fare i "profeti di sventura" ecco un piccolo sintetico campionario:
I Reparti tolmezzini saranno sempre strapieni (con maggiore ricaduta sul Pronto Soccorso e sul reparto di Medicina Generale ma forse anche sui delicati Servizi di Oncologia e Cardiologia) con un turn-over di ingressi-dimissioni impressionante e rischioso (paradigmatiche le dimissioni affrettate con ovvi dispendiosi rientri ravvicinati), con letti sui corridoi come nei primi anni ’80 del secolo scorso, quando non era stata ancora costruita l’ala EST ed i malati venivano posteggiati a vista e “riparati” con tendaggi improvvisati tra le proteste di parenti e visitatori. Conseguentemente, molti malati “acuti” (normali, non specialistici) verranno dirottati su H di S. Daniele del Friuli (che non vivrà certo tempi migliori) o su Udine (che verrà soffocato dagli ulteriori arrivi di pazienti provenienti da altri H chiusi) con gravissimi disagi per malati e parenti, la cui rabbia (dopo un più o meno prolungato periodo di rassegnata carnica incubazione) esploderà allora sui mass media locali (che non si siano trasformati nel frattempo nell'ufficio-stampa della Giunta regionale) e nelle Procure… Queste considerazioni non costituiscono banale e semplicistico catastrofismo  o allarmismo sociale, ma sono solo una fin troppo facile profezia che si auto-avvererà nei prossimi mesi/anni… E di questi tempi non vorrei affatto essere un medico di Pronto Soccorso perché, se le responsabilità civili ricadranno sulla cosiddetta “azienda”, le responsabilità penali restano sempre personali e soggettive.
Seconda profezia
I medici e le infermiere dell’H di Tolmezzo (specie quelli del PS), salvo un improbabile aumento di personale (che la attuale politica del "risparmio" esclude a priori), si ritroveranno con un carico di lavoro improvvisamente nettamente aumentato (del 20-30-40%?) sia in orario diurno che notturno, con facili e prevedibili ricadute negative non solo sul benessere psico-fisico degli stessi operatori sanitari ma anche sull’adeguato trattamento del malato, che sarà l’incolpevole silenzioso percettore terminale di questa Riforma (di) sinistra.
Terza profezia
Per “risparmiare”, ope legis sono stati aboliti alcuni primariati così che alcuni Reparti dislocati a Tolmezzo e San Daniele (titolari quindi di un solo primario) saranno spesso sguarniti fisicamente del Responsabile apicale che dovrà dividersi a scavalco tra i due ospedali, distanti tra loro decine di km, situazione questa che potrebbe determinare probabili incertezze e insicurezze non solo tra i pazienti ma anche tra medici e infermieri, trovandosi essi privi, magari nel momento dell'urgenza complessa, del Responsabile, magari il solo in grado di risolvere, tecnicamente e giuridicamente, questioni complesse, nonostante la telecomunicazione (Skype, videoconferenza...) in tempo reale. Insomma un "primariato diffuso" (termine coniato dall'amico Claudio C.) che, al pari del "cugino alberghiero", potrebbe rivelarsi non all'altezza delle situazioni e generare perdite...
Troppe eccellenze professionali in H Tolmezzo? Sforbiciamole
Negli ultimi 20 anni tutti i primari chirurghi di Tolmezzo nel loro curriculum dovevano dimostrare di saper affrontare un'urgenza vascolare (dissezione di aneurisma aortico, sindrome carotidea acuta, ischemia acuta degli arti inferiori, traumi vascolari... e comunque anche l'emorragia intraoperatoria in corso di chirurgia generale, ginecologica, ortopedica, ORL ecc.) e fino a pochi mesi fa gli specialisti in chirurgia vascolare in azienda erano TRE ed assicuravano (con un servizio di reperibilità 24/h per 365 giorni l’anno) l'attività routinaria e di urgenza con risultati ottimi.Tale attività si è tradotta in questi anni in delicatissimi interventi in regime di urgenza, compreso il trattamento tempestivo di emergenze vascolari, senza dover ricorrere a rischiosissimi trasferimenti presso altre strutture, ben sapendo che in queste urgenze anche il minuto è preziosissimo, proprio perchè questi pazienti sono fragili, critici e spesso non trasportabili, se non addirittura a rischio imminente di morte, con tutte le conseguenze anche medico-legali connesse. Dal 2016 in "azienda" è rimasto UNO solo specialista in chirurgia vascolare (a motivo del pensionamento del primario e di un altro specialista). Nel contempo l' "azienda" non ha provveduto neppure ad implementare l'equipe chirurgica attuale con medici specialisti anche di malattie vascolari, con il risultato che H Tolmezzo non sarebbe più in grado, d'ora in poi, di poter sempre trattare le urgenze vascolari (carotidi, aorta...) che verrebbero (rischiosamente) inviate a H Udine. E la importantissima Urologia (una volta pensionati i due urologi più anziani) presto che fine farà? E la chirurgia della mammella sarà lasciata ancora a Tolmezzo oppure verrà fagocitata a Udine o magari a San Daniele, che esegue assai meno interventi chirurgici e meno qualificanti di Tolmezzo? L'Ortopedia resterà tale oppure residuerà solo la Traumatologia, mentre tutte le costose insostituibili endoprotesi (anca, ginocchio, spalla...) verranno trattate solo a Udine e/o San Daniele? Il Punto-Nascita resterà a Tolmezzo (nonostante non raggiunga la quota di 500 parti/anno) oppure verrà trasferito a San Daniele? Il trattamento mini-invasivo multidisciplinare dei tumori del fegato (alcolizzazione, radiofrequenza, micro-onde, TACE...) si potrà ancora eseguire comodamente ed efficacissimamente a Tolmezzo o verrà scippato da Udine? L'endoscopia digestiva resterà utilmente autonoma o verrà limitata nelle sue funzioni da H di S. Daniele? Quando l'unica broncoscopista andrà (presto) in pensione, chi eseguirà le broncoscopie, visto che nessun altro medico è stato nel frattempo formato o assunto per tale incarico? Non sono domande polemiche ma esse derivano da una situazione di enorme incertezza che già si afferra entrando nelle varie corsie... Potrebbe succedere davvero che nel breve volgere di neppure due lustri, ci ritroveremmo in Carnia con un H-Acuti ancora meno competitivo e funzionale di quello esistente prima del terremoto del 1976. Insomma una “ristrutturazione” che imbriglia  pericolosamente la medicina pubblica e avvantaggia, seppure indirettamente, la medicina privata come testimoniano i tanti centri medici privati sorti o che stanno sorgendo in Alto Friuli, in alternativa ed in supplenza alla medicina pubblica ospedaliera che, oltre ad avere a volte costi maggiori, potrebbe non saper garantire più in tempi ragionevoli i livelli essenziali di assistenza (LEA).
Specchietti per allodole
Ed una (per ora sempre e solo promessa) Risonanza Magnetica in H Tolmezzo (almeno fino al giugno 2017 il servizio sarà sempre fornito da una unità mobile in noleggio) non risolverà certo questi gravi problemi nè allenterà le perplessità e le preoccupazioni, mentre il ventilato kafkiano trasferimento della Clinica Neurologica Universitaria da Udine-Gemona a Tolmezzo (che avrebbe solo un vago sapore piamente ma inutilmente risarcitorio nei confronti della Montagna) sarebbe una pezza peggiore dello strappo: l'H Tolmezzo si ritroverebbe ancor più intasato (e soprattutto privo della Neuroradiologia e della Neurochirurgia, necessari complementi alla Neurologia, e forse in prospettiva anche di un Chirurgo vascolare in grado di intervenire preventivamente sulle carotidi) mentre la logistica e la didattica di studenti in Medicina e di specializzandi in Neurologia ne risulterebbero fortemente e irreversibilmente penalizzate (per perdita di tempo, di denari e di interconnessione didattico-specialistica) senza contare i disagi provocati a pazienti e parenti. Per creare finalmente una (comunque tardiva) Stroke Unit a Tolmezzo non è assolutamente necessario sradicare e trasferire una intera Clinica Universitaria: basta molto meno e molto poco e questo "poco" non è mai stato finora realizzato! Del resto un identico approccio (come un film già visto ma dobbiamo ricordarlo agli smemorati!) era stato già attuato con l’H di Gemona, in occasione del suo primo importante ridimensionamento quando per tacitare le proteste locali furono colà trasferite le Cliniche Universitarie Neurologica e Dermatologica ma alla fine le cose sono andate come oggi tutti vedono: H Gemona ridotto a un grande "cronicario" eufemisticamente chiamato Struttura Intermedia Polifunzionale (SIP) (Riabilitazione neurologica, ortopedica, cardiologica...) che potrà accogliere pazienti provenienti da tutta la Regione sicuramente, ma dove di acuto non si accoglierà più neppure una appendicite o una banale lussazione di spalla o una broncopolmonite! E la promessa (elettoralistica) su MV del 15 giugno 2016 del dentista in Pronto Soccorso (odontoiatria sociale e odontoiatria pediatrica) suona assai ambigua perché presuppone una ISEE talmente bassa che ne potranno gratuitamente beneficiare in gran parte solo extracomunitari, profughi, clandestini e nullatenenti. La storia dovrebbe essere maestra di vita, ma in Carnia essa ha davvero pochi scolari (e nessuno tra i politici- amministratori)!
I mitici risparmi
Nessuno ha mai fatto conoscere quale sarà la effettiva consistenza dei risparmi ECONOMICI reali che sottendono a questa "riforma", a fronte degli infiniti sprechi e malversazioni della pubblica amministrazione, rivelati quotidianamente dai mass media locali e nazionali. Perché non verificare preliminarmente la giungla retributiva della farraginosa Amministrazione Regionale in genere e di quella Sanitaria in particolare, prima di andare a tagliare gli H periferici o di negare alcuni esami bioumorali/radiologici ai comuni cittadini? Perchè non è stato modificato (o abolito) l’antipatico e odioso istituto della “libera professione intra moenia” che sottrae tempo e denaro alla medicina pubblica, allunga le liste di attesa e crea corsie preferenziali? Non oso neppure toccare il surreale aspetto dei cosiddetti "premi di produttività aziendale" elargiti... Nessuno infine dice come verrà impiegato il personale delle strutture sanitarie dismesse, considerando che nessun dipendente pubblico può venire licenziato per “fallimento o riconversione” dell’azienda (così come invece avviene nel privato o semi-privato: vedi il recentissimo e dolorosissimo crack della Cooperativa Carnica dove centinaia di persone hanno perso il lavoro dall’oggi al domani a causa di una gestione economica fallimentare). Senza dire che l’eventuale trasferimento d’ufficio di personale sanitario o amministrativo in altra sede, costerà certamente sia in termini sindacali che economici (indennità di trasferta?). E allora: in quali anfratti è nascosto il tanto decantato risparmio economico previsto? Avverrà forse quando i licenziandi (ma non licenziabili) saranno morti o andati in pensione? 
Ambiguità freudiana
Nessun politico o medico-politico ha mai chiarito infine questa freudiana ambiguità: perché il complesso sanitario nazionale o regionale si chiama SERVIZIO (SSN e SSR) mentre le singole espressioni locali sono considerate AZIENDE (Azienda sanitaria)? E si sa bene che il termine SERVIZIO non sottintende profitti mentre AZIENDA si fonda sul profitto. Ma in questo caso: di chi?
Motivazione inconsistente
Si è voluto sostenere (da parte dei riformatori) che i "risparmi" derivanti dai tagli ospedalieri andranno a beneficio della medicina territoriale ma tutti sanno che la medicina territoriale e domiciliare funziona egregiamente da molti anni in Carnia, da ben prima dell’avvento della coppia riformatrice Serracchiani-Telesca, e non ha implicato mai tagli dolorosi alla rete ospedaliera, che resta sempre la spina dorsale di una sanità efficace ed efficiente.
Qualità del servizio sanitario
La qualità del servizio erogato al paziente in H dipende sempre e comunque dalla professionalità e dalla umanità del singolo operatore che incontri (medico e infermiere) e mai dalla etichetta che il reparto espone: può infatti succedere che nel medesimo Reparto coesista il massimo della qualità insieme al suo contrario. Occorre ricordare anche che l'eccessivo recente carico burocratico penalizza pesantemente l'attività degli stessi operatori sanitari (cui viene sottratto tempo prezioso) e compromette così in maniera significativa il rapporto paziente-medico/infermiere con inevitabile aumento del contenzioso e della conflittualità, in un clima di sfiducia e di frustrazione esistente all'interno del mondo ospedaliero: se sorge ad esempio un contenzioso che poi risulta insussistente, nessuno risponde del danno provocato agli operatori sanitari coinvolti (stress emotivo, danno d'immagine...). Va infine considerato il progressivo invecchiamento del personale ospedaliero (causato dalla riforma pensionistica Fornero) che genera diffuse limitazioni lavorative agli operatori stessi più anziani e impedisce spesso l'assunzione di forze giovani e motivate.
La pervasiva burocrazia
La elefantiaca burocrazia sanitaria, per giustificare in qualche modo la propria esistenza, sembra quasi obbligata ad aumentare il lavoro burocratico sia internamente ad essa che nei confronti degli operatori. Sono state create decine di procedure nella azienda sanitaria con l'obiettivo di garantire la sicurezza ma che inevitabilmente hanno appesantito la già complessa macchina operativa sanitaria, venendo sempre meno il carattere di discrezionalità e di autonomia nell'attività del singolo operatore che impiega il maggiore tempo a compilare carte a scapito del rapporto individuale col paziente.
"Per amore del mio popolo, non tacerò" (Is 62,1)
Finora non si è levata una sola voce dissonante o timidamente critica nei confronti di questa cosiddetta “riforma sanitaria” che va a penalizzare i ceti più fragili della società e potrebbe mettere a rischio l’attuale standard di assistenza pubblica ai cittadini (i quali potrebbero essere sospinti sempre di più verso la medicina privata); una riforma pianificata a tavolino da esperti teorici (che hanno perso, se l'hanno mai avuto, il contatto con la gente reale) e veicolata da mass media compiacenti "sotto quota radar" per non essere rilevata dalla popolazione. Dove sono i sindaci di Carnia e quello di Tolmezzo in primis? Dove i primari ed i medici di Carnia? Dov'è il clero con il suo muto vescovo? Come sono passati i tempi "pionieristici" della "Mozione del clero friulano" del 1967 e quelli dei "Problemi socio-economici della Montagna" e del "Progetto Montagna" del 1987 e quelli del "Convegno Diocesano sui problemi della Montagna" del 2000, quando la situazione generale di Carnia (su cui si discuteva animatamente) era certo meno tragica di oggi! Ma oggi queste tre categorie sociali di sorestanz (sindaci, medici, preti) sono impegnate su altri temi, più neutri e certamente più redditizi dal punto di vista mass-mediatico e del politicamente corretto, e stanno perdendo rapidamente di vista la realtà che li circonda nè avvertono più il polso e il respiro del popolo.
"Quieta non movère..."
Il testo iniziale di questa lunga analisi-riflessione era stato inviato via e-mail ai primi di marzo 2016 a diversi organi di informazione locali accompagnati da una breve presentazione. Lo hanno pubblicato (in parte o integralmente) solo: "Asou Geats" di Timau, "la Dalbide" di Cercivento, il "Bollettino parrocchiale" di Gemona del Friuli. Nessun altro lo ha fatto. La Parrocchia di Tolmezzo, cui era stato inviato il testo per ben due volte (la seconda volta con una premessa in latino!), non ha neppure mai risposto: ce creance! Taluni sostengono che tale atteggiamento parrocchiale tolmezzino sia da imputarsi al fatto che l'attuale sindaco di Tolmezzo, Brollo, è nipote dell'arcivescovo emerito di Udine, tuttora dimorante in Tolmezzo (ci è stato comunicato altresì che anche il marito della vicesindaco è un nipote del vescovo); ma io reputo che questa ipotesi sia solo una banalissima insinuante illazione che offenderebbe l' intelligenza degli stessi vertici parrocchiali. Altri ritengono più probabile che ci sia di mezzo invece l' annuale "Mostra artistica di Illegio" (cui prodest?) che richiede sempre ingenti risorse economiche (elargite in massima parte dalla Regione FVG) e, come ben sosteneva il saggio (ma non cattolico) Publilio Siro, "beneficium accipere, libertatem est vendere" e su questo icastico aforisma sono inciampati purtroppo anche altri preti di Carnia e non solo loro [l'attuale acutissima crisi economico-occupazionale, resa ancora più pesante in Carnia dal gravissimo fallimento della Cooperativa Carnica, suggerirebbe di risparmiare o comunque di indirizzare altrove le residue risorse perchè "primum vivere, deinde... tutto il resto"]. E dire che nel non lontano 2004 la stessa Diocesi di Udine (con le Foranie della Carnia in prima linea) si era apertamente schierata (nel referendum poi perso) con tutti i suoi mezzi mass-mediatici a favore della Provincia della Montagna (che sarebbe diventata, ahimè, solo un ennesimo carrozzone politico ed oggi già abolito). Ora che è in gioco la salute (quantomeno fisica) delle anime ad essa affidate, la "chiesa carnica" ha preferito tacere con un silenzio assordante e molto imbarazzante, direttamente derivante dal motto curiale "Mota quiescere et quieta non movére" che più prosaicamente sarebbe poi il manzoniano "Sopire e troncare, padre molto reverendo... troncare e sopire!".
Consiglio Comunale Tolmezzo unanime
Finalmente, dopo mesi di inconcludenti tergiversazioni, il 4 maggio 2016, il Consiglio Comunale di Tolmezzo, si è riunito alle h 18 avendo come unico tema l'approvazione di un OdG tendente a salvaguardare le potenzialità e le eccellenze dell'H carnico all'interno della Riforma sanitaria regionale. In apertura di seduta però, il sindaco Brollo su espressa precisa richiesta dei consiglieri di minoranza Zearo e Biscosi, ha dovuto dare lettura di una "singolare" mail speditagli poche ore prima dal Direttore Generale dell'ASS 3, Benetollo, che (con tono vagamente e subliminalmente intimidatorio, meritevole forse di una segnalazione alla Procura per possibile intralcio al normale svolgimento di Servizio Pubblico) metteva in guardia lo stesso consiglio comunale dal diffondere preoccupazioni circa il futuro dell'H carnico (questa mail era stata contemporaneamente spedita "per conoscenza" anche ai primari dell'H tolmezzino). Dopo la lettura da parte del sindaco di questa "strana" missiva ricevuta, il consigliere di minoranza (e medico ospedaliero) Biscosi ha lasciato l'aula dichiarando di non sentirsi più libero di esprimere le proprie opinioni, nonostante il sindaco stesso avesse ribadito il proprio impegno a difendere la libertà di espressione di ciascuno nell'assemblea; gli altri consiglieri di minoranza (pur stigmatizzando questa irrituale e anomala interferenza da parte di un alto dirigente-burocrate di nomina squisitamente politica) hanno deciso di restare al proprio posto così come il consigliere di maggioranza Pillinini (pure lui medico ospedaliero) che però non ha mai preso la parola. Dopo piccole brevi innocue schermaglie tra i due schieramenti, il testo (che era stato meticolosamente approntato da uno speciale comitato misto tecnico-politico con rappresentanti di maggioranza e minoranza) è stato finalmente approvato all'unanimità e, su suggerimento dei gruppi di minoranza, inviato ai vertici regionali (Serracchiani - Telesca).
Ed in questo convulso e confuso periodo per le sorti dell'H Tolmezzo, si sono già dimessi due assessori della Giunta Brollo: il 25 febbraio 2016, ha lasciato Cristiana Gallizia (eletta nel maggio 2014 con 149 voti) mentre il 26 maggio 2016 si è dimesso Michele Mizzaro (eletto con 135 voti); le motivazioni ufficiali che entrambi hanno addotto sono parse a tutti poco credibili, considerando che sono passati solo due anni dalla elezione e che i rispettivi impegni lavorativi erano loro noti anche due anni fa nè sono grandemente mutati da allora.
Medici H Latisana si ribellano, H Tolmezzo tace
Ben 47 medici dell'H Latisana (15 ostetrici, 14 chirurghi, 11 del PS, 7 anestesisti) hanno preso una chiara posizione (MV 15.5.16) ed hanno scritto ben due distinte lettere alla rispettiva Azienda Sanitaria in cui rimarcano come, a loro giudizio, le procedure previste dal piano dell'emergenza non garantiscano sicurezza per l'utenza e per il personale sanitario. "Decliniamo ogni responsabilità in merito ad eventuali eventi avversi... non riteniamo i percorsi sicuri". Si dicono in totale disaccordo con la riorganizzazione ospedaliera della Bassa in quanto "espone a compiere prestazioni fuori competenza e fuori dai più elementari livelli di sicurezza per i pazienti e per i professionisti coinvolti... Vorremmo essere partecipi delle scelte strategiche in modo da poter esprimere i nostri dubbi e incertezze." Non accettano di vicariare il pediatra con un anestesita nè di vicariare l'anestesista con un emergenzista, come vorrebbe il protocollo della riforma. Contrari anche a trasferire a Palmanova le urgenze chirurgiche pediatriche che verranno trattate come sempre in loco, "al fine di non incorrere in inevitabili ricadute sulla qualità assitenziale con gravi rischi per i pazienti pediatrici e per non creare i presupposti per possibili contestazioni legali". Queste lettere pubbliche costituiscono davvero una autentica (e si spera efficace) dichiarazione di manleva nei confronti della propria Azienda Sanitaria e della Regione FVG di Serracchiani-Telesca, che potrebbe forse mettere al riparo i medici di Latisana da eventuali futuri probabili eventi dannosi. E così se Latisana piange (ma agisce), Tolmezzo certo non ride, ma tace...
Se il vescovo Brollo ha un malore, dove viene portato?
Sabato 28.5.16, durante la messa vespertina che sta celebrando a Gemona, mons. Brollo ha un improvviso malore e non riesce a portare a termine la liturgia. Viene subito soccorso da un medico presente alla celebrazione (pare trattarsi di una lipotimia jatrogena, cioè di un banale svenimento, senza perdita di coscienza, probabilmente dovuto ai farmaci ipotensivi e/o all'afa) e con un'ambulanza partita dal PPI di Gemona viene trasportato: dove? Al PS di Tolmezzo, luogo naturale di approdo? NO, viene portato direttamente all'H Udine, con una procedura (decisa da chi?) del tutto inusuale per una semplice evenienza del genere. E si pone subito la domanda: forse che il PS di Tolmezzo non è efficiente o affidabile ? Non è più in grado di stratificare neppure una banale lipotimia? O si tratta di altro? Comunque sia, questo eclatante episodio (peraltro esageratamente amplificato dalla stampa locale) la dice lunga sulla spinosa questione ospedaliera dell'Alto Friuli e sul trattamento riservato alle diverse categorie di cittadini...
Eccellenza, alla prossima occorrenza, non abbia timore di rivolgersi al PS di Tolmezzo, che ha estremo bisogno di attestazioni di fiducia e di vicinanza e dove troverà sicuramente medici e infermieri altrettanto bravi e preparati (anche se forse, date le contingenze, sarà necessario fare la fila...)!
I ricchi e poveri
Nel giugno 2016 l'assessore regionale alla Sanità Telesca (sempre per risparmiare!) ha distribuito un "piccolo" premio di produttività (ben 7,3 milioni di euro) ai vertici medici e amministrativi della Sanità regionale (in tutto 3431 individui che, in aggiunta ai loro lauti stipendi, riceveranno in media 2127 euro e spiccioli a cranio), mentre contemporaneamente il romano “Decreto Appropriatezza” del 20.1.2016 negava oltre 200 esami del sangue e di radiologia ai comuni mortali cittadini contribuenti, che se li dovevano così pagare di tasca propria, anche se poi in luglio tale iniquo decreto è stato notevolmente ridimensionato per le diffuse proteste di medici e cittadini  (ora saranno solo 40 gli esami a pagamento). La nostra società nel frattempo (che conta già oltre 4 milioni di italiani poveri sopravviventi, certificati recentemente dall’ISTAT) sta, seppur lentissimamente, mutando cuore e pelle, al punto che molti cittadini non si sottopongono più neppure ad accertamenti diagnostici minimi perchè non hanno più i soldi necessari neppure per il ticket...
Latisana chiede le dimissioni (impossibili) del direttore Azienda Sanitaria
Il nuovo consiglio comunale di Latisana (scaturito dalle ultime elezioni amministrative che hanno visto prevalere il centro-sinistra) nella sua prima seduta del 24 giugno 2016 ha chiesto all’unanimità le dimissioni del direttore generale dell’Azienda sanitaria 2, Giovanni Pilati, il quale però, essendo di nomina politica, altro non fa che eseguire scrupolosamente le direttive politiche che arrivano dalla Giunta regionale.  Un gesto clamoroso che esprime chiaramente la netta avversione nei confronti dell’ azione politica che l’ Azienda Sanitaria e la Regione FVG stanno compiendo, in termini di tagli ai servizi e al personale, nei confronti dell’ospedale cittadino. Inoltre all’unanimità si è deciso di inviare alla presidente Serracchiani una valutazione sulle responsabilità politiche dell’ assessore Telesca, “alla luce del comportamento finora tenuto nei confronti della nostra comunità”  e, solo per garantire l’unanimità del consiglio, è stata stralciata la richiesta di dimissioni anche della mai eletta Telesca, che avrebbe così potuto tornare ad occupare la sua impiegatizia scrivania di dirigente amministrativo in H Udine. E così mentre nella Bassa si lotta aspramente a tutti i livelli istituzionali per salvaguardare le prerogative dell’H locale, in Carnia è stato steso un pietoso e interessato velo di potentissimo anestetico volatile che addormenta le coscienze e annebbia i cervelli.
Questo referendum non s’ha da fare, nè domani nè mai…
Il 5 luglio 2016 il Consiglio regionale ha giudicato inammissibile e quindi negato il referendum per abrogare la riforma sanitaria del PD (chimerico animale politico con due anime in un corpo solo). La proposta referendaria, sostenuta da ben nove comitati distribuiti in diverse zone del territorio regionale (in Carnia nessuno ha mosso un dito) è stata respinta dalla maggioranza di (centro)sinistra con 26 voti (PD, SEL tranne Pustetto, Cittadini) mentre l’ammissibilità del referendum ha ottenuto solo i 20 voti di M5S, LN, FI, FdI, Misto (tranne Barillari); astenuto NCD. La maggioranza di (centro)sinistra ha dato una risposta politica e non tecnica sulla ammissibilità del referendum (che avrebbe costituito una ottima occasione per approfondire questa delicata tematica da parte della gente comune). In questo modo però il consiglio regionale ha fatto emergere una rumorosa contraddizione tra il ricorso al consenso popolare chiesto dal premier Renzi per la sua riforma costituzionale e la clamorosa negazione da parte della Serracchiani a esercitare il medesimo diritto in casa propria sul cruciale problema della Sanità (e non solo). Un'arrogante autoreferenzialitá del PD regionale che nasconde una grave debolezza politica intrinseca che si chiama demofobia (paura del popolo) la quale è assai più perniciosa della xenofobia (paura dello straniero). A questo punto la parola passerà necessariamente agli elettori che potranno esercitarla però solo nella primavera del 2018.
Maoizzazione della organizzazione ospedaliera?
Grazie al prezioso blog di L.M. Puppini (che qui intendo pubblicamente ringraziare per le sue analisi accurate ed approfondite e soprattutto libere da condizionamenti ideologici o politici), ho recentemente scoperto che perfino la storica e gloriosa ANAAO-AssoMed (organizzazione sindacale di c-sinistra dei medici ospedalieri, cui pure io sono stato iscritto per alcuni anni) ha puntualmente criticato, in un documento pubblicato ancora nel 2014 (a firma del segretario regionale Laura Stabile), moltissimi aspetti di questa "riforma" ed in particolare l'art. 35 in cui si prevede che l'attività dei medici e dei dirigenti sanitari sia limitata alla sola attività clinica, mentre agli infermieri ed al personale tecnico verrebbe affidata l'organizzazione e la gestione, in completa autonomia, di tutte le risorse, quali le apparecchiature, le tecnologie ed i materiali impiegati, o quelle relative all'attività di degenza e ambulatoriale. In questo modo, venendo attribuite a personale meno costoso attività proprie di medici e dirigenti sanitari, in un prossimo futuro, potrebbero essere proprio infermieri e tecnici a dirigere le strutture ospedaliere. (Per chi non sapesse nulla di Mao Tse-Tung & C., si suggerisce di fare ricerca su Google con le seguenti parole-chiave: mao, rivoluzione culturale, libretto rosso, guardie rosse).
80 saggi per una riforma imposta e calata dall'alto
Questa riforma sanitaria (ospedaliera e territoriale), sulla cui incongruenza gli esponenti del PD sanitario (e politico) carnico non manifestarono né ufficialmente né ufficiosamente mai alcuna perplessità né sollevarono mai alcuna critica formale tendente a modificare tale innaturale assetto geo-sanitario, viene di fatto imposta e calata dall'alto. In effetti nella sua stesura, essa ha coinvolto solo 80 professionisti (distribuiti in 10 gruppi di lavoro) scelti (o prescelti) su tutto il territorio regionale, ma i cui nomi ed i cui criteri di scelta (professionale? politica? altro?) non sono mai stati resi pubblici, restando sempre top secret (e anche di questo si lamenta soprattutto l'ANAAO-Assomed nella sua articolata analisi). Sarebbe oltremodo utile e necessario, al fine della migliore comprensione di taluni aspetti di questa “riforma”, conoscere il profilo professionale o di carriera di questi 80 “saggi” e non si capisce proprio perché attorno ad essi sia calata una coltre di fitto mistero, quasi che il loro disvelamento li esponesse a chissà quali ritorsioni personali. Se essi ritengono infatti di avere bene operato, dovrebbero andare fieri del proprio lavoro e godere della meritata pubblica lode. Se invece costoro non desiderano/vogliono essere nominati, lasciamo al lettore trarre le ovvie conclusioni.
Altro lavoro per H Tolmezzo?
La Caserma Cantore di Tolmezzo (con annesso il prezioso storico Palazzo Linussio) è rimasta desolatamente vuota perchè anche il sopravvissuto 3° Regg. Artigl. Montagna ha abbandonato la Carnia per trasferirsi definitivamente a Venzone e Remanzacco: quale migliore occasione allora per riempirla subito di clandestini-profughi-extracomunitari (almeno 300 persone?) da affidare a qualche generosa cooperativa e riavviare così il ripopolamento della Carnia (gravemente colpita da preoccupante inarrestabile calo demografico che, insieme ad una tassazione iniqua ed una burocrazia folle, fa morire moltissime attività artigianali/commerciali, la linfa essenziale dei paesi), dando così ulteriore peso/lavoro anche all'H tolmezzino? Paventando proprio questo, il sempre poco incisivo centro-destra tolmezzino nel consiglio comunale del 18 agosto 2016, ha proposto alla maggioranza di centro-sinistra di indire un semplice referendum consultivo comunale (non deliberativo nè abrogativo nè propositivo dunque) per conoscere il parere della popolazione su questo spinoso tema: la maggioranza di Brollo (Serracchiani docet), forse presa da improvvisa demofobia ("paura del popolo" assai più perniciosa della xenofobia "paura dello straniero"), ha respinto tale richiesta con la motivazione che "il problema" non sarebbe di esclusiva competenza comunale. E così, quasi spontaneamente, un comitato ad hoc (sostenuto dalla minoranza consiliare) ha iniziato a raccogliere firme tra i cittadini maggiorenni di Tolmezzo (al termine della sottoscrizione sono state raccolte oltre 2400 firme)... Nel frattempo, dopo le precedenti dimissioni dei primi due assessori (Gallizia e Mizzaro), il 1° settembre 2016 dalla Giunta Brollo si è poi dimesso un terzo assessore, Alessia Benedetti (eletta nel maggio 2014 con 55 voti), la quale ha giustificato il proprio gesto con l'asserita inopportunità/incompatibilità tra la carica elettiva comunale ed il proprio ruolo di dipendente con posizione di responsabilità dapprima in CMC ed ora in UTI (ma tale situazione di "inopportunità/incompatibilità" era già presente al momento della elezione oppure si è concretizzata successivamente? sarebbe utile saperlo...).
H Tolmezzo sempre più dipendente da H San Daniele
Lentamente, ma inesorabilmente, l'H di Tolmezzo/Gemona (a causa del "primariato diffuso" che tecnicamente viene denominato dai riformatori "transmurale"), sta perdendo quella essenziale autonomia che garantisce efficacia ed efficienza negli eventi medici sia improvvisi che cronici. Infatti la Pediatria, la Endoscopia digestiva e la Emodialisi sono passate da una situazione di completa autonomia operativa ad una situazione di "dipendenza gerarchica" dall'H San Daniele del Friuli (con personale costretto ora a spostarsi da un H all'atro). Può darsi che tale nuovo assetto non pregiudichi il corretto e tempestivo svolgimento delle procedure sanitarie, resta tuttavia il fondato dubbio che tutto ciò possa portare ad un impoverimento tecnico progressivo dell'ospedale carnico e che possa preludere magari ad altre successive penalizzanti delimitazioni (Ostetricia/ginecologia o il decisivo "punto nascita"?).
Titoloni ad effetto (o topiche grossolane?) a sostegno della riforma
Su un quotidiano locale del 23.10.16, sotto un titolone ad effetto, si magnificano le nuove regole che entreranno in vigore il prossimo 1° gennaio 2017 e che ridurrebbero i costi-ricetta con i cosiddetti esami reflex (che non è la famosa macchina fotografica del secolo scorso). Si tratterebbe di questo: per alcuni esami particolari, scatterebbe l'automatismo per ulteriori accertamenti (senza bisogno di recarsi di nuovo dal medico) nel caso il primo esame risultasse patologico. E si porta come esempio quello dell'Urinocoltura: qualora questa risultasse positiva, verrebbero eseguiti subito anche l'antibiogramma con relative sensibilità. Ma questa banale prassi per le infezioni urinarie è già in uso da molti anni (da molto prima dell'avvento della coppia riformatrice Serracchiani-Telesca) così come già accade anche per altri accertamenti (se il Laboratorio trova il TSH anomalo dosa subito anche FT4; se trova gli ANA elevati va a dosare anche altri auto-anticorpi connessi ecc).
Si legge poi che la "biopsia di esofago-stomaco-duodeno potrà essere compiuta senza doversi recare necessariamente in ospedale" ! E dove allora? Forse dal medico di base? o in farmacia? non viene specificato, ma è noto a tutti che la gastroscopia (durante la quale si effettua appunto la biopsia) si esegue solo in H per i rischi emorragici che si possono correre.
Sempre il medesimo solerte (anche compiacente?) quotidiano, ingenerando false aspettative nel lettore, comunica che presto (nel territorio di Cividale) sarà avviata la dialisi a domicilio come se si trattasse di una grandissima conquista dell'attuale riforma sanitaria, quando è notorio che la dialisi peritoneale viene eseguita da decenni a domicilio (e solo nelle ore notturne) da parte di coloro che (pochissimi in verità: solo i più coraggiosi e culturalmente attrezzati) accettano questa "vecchia" procedura senza la presenza di medici e infermiere, spesso gravata però da pericolose peritoniti batteriche. Questi "infortuni" giornalistici accadono quando si pubblica acriticamente ciò che proviene da "colà dove si puote ciò che si vuole... e più non dimandare" (Inferno III, 95-96).
Nuovi punti-ambulanza in Carnia
Il sito web della ASS 3 dà una notizia molto interessante: dal 2 novembre 2016 la Carnia dispone di 3 nuove postazioni di ambulanza del 118, attive 12 ore al giorno (dalle 8:00 alle 20:00) per 365 giorni all’anno. Le sedi individuate sono: Ampezzo, Ovaro, Paluzza. Analizziamo meglio questa notizia che a primo acchito suscita unanime plauso e condivisione. Occorre infatti dire innanzitutto (come sottolinea anche il sito) che una (di queste 3 ambulanze) viene distaccata dall'H di Tolmezzo (che così viene sguarnito di un mezzo necessario, specie in caso di incidenti stradali o di trasferimenti urgenti in H Udine); secondariamente occorre dire che l'ambulanza localizzata a Paluzza è aggregata alla locale Casa di Riposo (per la quale era già stato programmato da tempo questo mezzo per le proprie necessità: ci sono ben 130 degenti in questo Ricovero!). Occorre infine chiedersi: quale personale viaggerà a bordo? Un autista regolarmente certificato con un infermiere professionale formato, fermi 12 ore in attesa di chiamata? Oppure l'equipaggio viaggiante si presenterà in maniera volontaria su chiamata? Nel primo caso infatti avremo un costo enorme per un servizio che gestirà numericamente pochissimi casi; nella seconda evenienza si tratterebbe semplicemente di un servizio di taxi-ambulanza con tutti i rischi connessi, derivanti dall'utilizzo di personale non adeguatamente formato. In entrambi i casi pare di assistere ad una improvvisazione mediatica tendente ad ammorbidire gli scettici di questa "riforma" sanitaria.
Nel frattempo i vari "medici di base" comunali (un tempo detti "di famiglia") lasceranno prossimamente il posto alla cosiddetta AFT ("Aggregazione Funzionale Territoriale") entità di nuovo conio, localizzata nel maggior centro di fondovalle e gestita direttamente da un pool di medici di base e per questo economicamente ricompensati con un benefit annuale aggiuntivo di 3 euro per ogni assistito. A questo punto però si può a buon diritto concludere che anche la medicina di base (cioè: periferica) potrebbe venire lentamente smantellata a favore di una medicina tecnocratica ulteriormente centralizzata e avulsa da ogni contatto/rapporto interpersonale medico/paziente laddove il paziente/utente potrebbe venire "gestito" da più medici (magari in fisiologico contrasto tra loro).
CUP
Il CUP (centro unico di prenotazione) viene rappresentato come uno dei fiori all'occhiello (risparmio ed efficienza) della riforma H del centrosinistra-sinistra (che ha vinto le elezioni regionali del 2013 per soli duemila voti di scarto, pochissimi dunque ma inversamente proporzionali alla arrogante autorefeRENZIalità politica dei vincitori). Ma vediamo più da vicino questo sistema, confrontandolo con quello in vigore prima dell'avvento Serracchiani-Telesca.
PRIMA: ogni Reparto H aveva (e ce l'ha ancora) una propria segretaria, solitamente una infermiera professionale o una figura comunque formata ed esperta di quel Reparto, delle sue attitudini, dei suoi specialisti e dei medici dedicati a particolari patologie. Chi voleva una prestazione specifica non doveva fare altro che esplicitare le proprie necessità e subito gli veniva indicato il professionista più adatto per tale specifica evenienza.
ADESSO: la prenotazione per qualsiasi prestazione (medica, chirurgica, neurologica, laboratoristica, cardiologica, ortopedica...) viene gestita unicamente dall'ufficio CUP, dove l'interlocutore è sempre un amministrativo, del tutto "ignorante o ignaro" delle sfumature delle varie patologie e delle rispettive prestazioni erogabili in uno specifico Reparto, di chi (all'interno di esso) è più adatto ad erogarle; molte volte l'amministrativo "dirotta" l'utente verso altri (anche lontani) H regionali dove la prestazione avrebbe migliori tempi di erogazione (!)... Può addirittura capitare che alla richiesta di poter disporre di un professionista, ci si senta rispondere che tale professionista non esiste o che non lavora più in quell'ospedale (mentre invece è sempre operativo: accaduto il 15.11.16 al CUP dell'H di Latisana); così il paziente si vede costretto ad andare di persona in "quel" determinato Reparto per verificare la situazione e per prendere contatto diretto con il medico. A volte il paziente si sente rispondere dal CUP che un certo esame di sangue non lo conosce (nè si premura magari di approfondire la questione) oppure che non viene più eseguito e che bisogna recarsi di persona a Udine... Ecco spiegata un'altra delle cause del fiorire della medicina privata. Ma si potrebbe continuare ancora con numerosi altri esempi: in questa situazione però a perderci è sempre l'utente "periferico" che non apprezza questi fantomatici "risparmi ed efficienze" che non sono affatto tali nè per l'utente nè per l' Azienda (che, se non altro, perde la faccia e l'affidabilità).
CAP
La stampa locale del 1.12.2016 (a ridosso del referendum costituzionale del 4.12.2016) dedica una paginata intera (pag. 31) ai nuovi CAP (centro assistenza primaria) che andranno a formare la "nuova" medicina di base. In Carnia il primo CAP 1.1 è stato dunque individuato nell'attuale Poliambulatorio (esistente da decenni) di Ovaro ed è destinato ad accogliere il pool dei medici di base dei Comuni di Prato Carnico, Rigolato, Forni Avoltri, Comeglians, Ovaro; questi stessi medici (espressione della "Medicina di Gruppo" che ricorda tanto gli universitari "esami di gruppo" di sessantottina memoria) dovranno, secondo il giornale, dare "continuità assistenziale 24h sia medica che infermieristica arricchita di specialisti per l'attività di consulenza con passaggio di consegne con la guardia medica tra giorno e notte e tra i giorni festivi e quelli feriali... saranno inoltre messe a disposizione attrezzature per svolgere esami come l'elettrocardiogramma, l'esame del fondo dell'occhio, la spirometria e alcune ecografie...".
In questo esaltante peana però non viene assolutamente spiegato quanto segue (che è importantissimo): i medici di base resteranno nei rispettivi Comuni di attività? lavoreranno a turno o stabilmente nel CAP di Ovaro? dal CAP risaliranno ai propri paesi solo per le chiamate urgenti o anche per l'attività routinaria giornaliera? le persone (per lo più vecchi) dovranno scendere comunque dalle loro vallate fino a Ovaro per ogni visita non urgente o per le impegnative?
Ma vi è anche un altro quesito: il personale medico sarà "formato" per interpretare elettrocardiogrammi, spirometrie ed ecografie? oppure sarà compito degli specialisti viaggianti (costosi) eseguire tali mansioni? e perchè proprio anche il "fondo dell'occhio" (con quale metodica poi?), che non viene eseguito solitamente neppure nel PS dell'H Tolmezzo?
Al di là delle sigle (AFT o CAP) pare davvero che ci sia gran confusione sotto il cielo, ancorchè esistano i fondi per realizzare tutto questo, a scapito però (occorre dirlo chiaramente) del rapporto privilegiato medico/paziente che sarà sostituito da un poli-rapporto non più fiduciario (si spera almeno non conflittuale).
Odontoiatria sociale
La stampa locale del 2.12.2016 (a ridosso del referendum costituzionale del 4.12.16) dedica una paginata alla "odontoiatria sociale" scrivendo che le cure odontoiatriche "saranno gratuite per bambini fra 0 e 6 anni, per i ragazzi fino a 14 anni e per gli over 65 con un Isee inferiore ai 6 mila euro... L’offerta è dedicata a tutti i residenti in regione... È prevista invece una compartecipazione alla spesa per i ragazzi fra 7 e 14 anni... Si tratta di tutti quei pazienti che a causa di pregresse situazioni patologiche (malati oncologici, trapiantati, cardiopatici) sono più a rischio, o di quanti hanno un Isee inferiore ai 15 mila euro... Le visite odontostomatologiche (la chirurgia della bocca) sono garantite a tutti indipendentemente dal reddito... La Regione offre anche le prestazioni ortodontiche (extra Lea) per bambini e ragazzi fra 0 e 14 anni (gratis per Isee inferiori ai 6 mila euro e con il pagamento del solo apparecchio ortodontico fino a 10 mila) e le protesi per gli over 65 (gratis con Isee inferiore ai 6 mila euro, con un esborso di 250 euro per Isee fino a 10 mila e 500 fino a fino a 15 mila)... Un programma che nasce e si inserisce all’interno della sanità pubblica e che, a regime, porta all’assunzione di una trentina fra odontoiatri e igienisti dentali, impegnando centinaia fra medici, infermieri e studenti.)". A parte le evidenti contraddizioni insite in un testo ripetitivo e la enorme spesa che si dovrà mettere a bilancio, occorre sottolineare due aspetti:
1)
l'ISEE (Indicatore Situazione Economica Equivalente) viene calcolato non solo attraverso i beni mobili (stipendio, pensione, BOT, CCT, depositi bancari ecc...) ma comprende anche beni immobili (case, terreni, stavoli...): ciò significa che il limite dei 6.000 euro viene raggiunto facilmente da tutti ma anche il limite dei 10.000 e dei 15.000 è facilmente raggiungibile per esempio da parte di un anziano che vive solo in una casa di proprietà con un protettivo conto corrente e qualche terreno magari incolto...
2)
Le situazioni patologiche croniche (come tumori, trapianti...) già vengono da sempre tutelate e infatti la tessera sanitaria di questi soggetti riporta sempre particolari codici (048, 052...) che prevedono la gratuità delle prestazioni.
Chi potrà dunque avvalersi concretamente della odontoiatria sociale? concretamente per lo più solo extracomunitari- profughi-clandestini (il cui ISEE viene accettato sulla parola del dichiarante e senza controlli nei Paesi di origine da parte dell'INPS) evasori fiscali e nullatenenti.
CAP di Montagna: il voto ci guadagna?
Il giorno stesso del referendum costituzionale (4.12.'16) è stata acquistata una intera pagina (la pag. 7) di un quotidiano locale da parte della Regione FVG (costo: decine di migliaia di euro dei contribuenti!) per pubblicizzare (seppure con qualche errore tipografico), come "comunicazione istituzionale", il recente gioiello della Riforma sanitaria ossia il CAP di montagna, "un nuovo modo di fare medicina". Ad una attenta lettura della pagina pubblicitaria, si viene a scoprire però che nulla concretamente cambierà, semplicemente perchè questo "nuovo" CAP di Ovaro (analogamente al Poliambulatorio di Paluzza, a quello di Ampezzo e a quello di Tarvisio, dove addirittura da molto tempo è presente anche l'Ortopedico) erogherà gli stessi servizi che già esistono da molti anni e cioè: medici di base, consulenza ostetrica, consulenza pediatrica, assistente sociale, infermieristica domiciliare, riabilitativa domiciliare, guardia medica festiva-notturna; nulla di più e nulla di meno, ma il tutto presentato, gattopardescamente, come una grande novità in grado di preannunciare "magnifiche sorti e progressive" per il popolo dei monti (scarpe grosse, cervello fino), che tuttavia non pare essere caduto in questa trappola pubblicitaria (referendum: NO 60%, SI 40%).

Nel frattempo in H Tolmezzo (al 7.12.2016) non sono neppure partiti i lavori edilizi necessari per accogliere "a norma" la RMN, già acquistata ma ancora ferma in fabbrica, come una splendida Ferrari già pagata ma, per svogliatezza o noncuranza (di chi?), rimasta ferma presso il concessionario. Intanto le liste di attesa si allungano e gli utenti sono sempre costretti a fare la spola verso altri centri della Regione per potersi sottoporre ad una RMN in tempi non biblici.
Di fronte a tali sorprendenti fatti, si fa strada un insinuante dubbio circa lo scopo reale di questa “riforma”: potenziare (fittiziamente) la medicina del territorio per depotenziare (concretamente) l’H Tolmezzo! Con una unica sottaciuta recondita prospettiva futura: chiudere l'H Tolmezzo, una volta che la Carnia (tra pochi lustri) avrà raggiunto (per la miope politica nazionale e regionale che non detassa la Montagna per favorirne il ripopolamento e l'insediamento produttivo nelle valli) la fatidica soglia dei 20.000 valligiani la quale, pur insieme ai permanenti 10.000 cittadini di Tolmezzo, non giustificherà più l'esistenza di un H in montagna, già abbondantemente tutelata (si dirà) e messa in sicurezza dai mirabolanti CAP di questa "riforma" al risparmio!
Latisana premia, Tolmezzo tace...
Una notizia sorprendente: il Comune di Latisana (a guida centrosinistra-sinistra) consegna il riconoscimento "Vigilia di Natale 2016" al medico "ribelle" Roberto Copetti certamente per i suoi meriti scientifici e il suo impegno professionale ma anche (o soprattutto: ma questo non lo si può dire) per le sue prese di posizione nei confronti della "riforma sanitaria" della coppia Serracchiani-Telesca, che, tra le altre, intendeva penalizzare l'H di Latisana, sopprimendone la urgenza specialistica pediatrica per affidarla agli operatori dell'Emergenza. Tale "ribellione" coinvolse ben 47 medici di vari Reparti e il dr. Copetti fu tra i promotori di questa rimostranza.
Due
considerazioni: 1) il dr. Copetti fu per lunghi anni primario del PS/Emergenza di H Tolmezzo e fu lasciato andare via solo per futili questioni (solo economiche?) che si sarebbero potute tranquillamente superare, se solo vi fosse stata la volontà politica di trattenere in loco una figura professionale così prestigiosa. 2) A Tolmezzo, l'unico medico ospedaliero (nessuno tra quelli di famiglia) che osò obiettare qualcosa (di pertinente e motivato) sulla "riforma sanitaria" fu nel 2015 il dr. Paolo Agostinis che per tutta risposta ebbe solo minacce, pesanti intimidazioni e successivi persistenti fastidiosi "richiami" e solo 8623 firme popolari (raccolte in una sola settimana) lo salvarono da sicura “dannazione”... E dire che pure a Tolmezzo il Comune è a guida centrosinistra-sinistra...
Finalmente anche Gemona rialza la testa...
Dopo il ridimensionamento elettorale amministrativo-referendario 2016 dell' autoreferenzismo nostrano (autentica provvidenziale sberla pedagogica di rinsavimento), finalmente anche Gemona rialza la testa con il suo Comitato per l'Ospedale e chiede a gran voce almeno: 1. il ripristino del Pronto Soccorso/AreaEmergenza (per tutelare i tanti cittadini esposti ora a defatiganti e rischiosi spostamenti su altri H); 2. una Struttura Operativa Complessa (SOC) di Medicina Generale (necessaria per gestire e coordinare le varie attività residue allocate in H); 3. il recupero della piena funzionalità dell'ambulatorio Cardiologico (completamente destrutturato e depauperato anche delle indispensabili attrezzature, trasferite altrove). Viene inoltre fatto notare che il servizio per l'intervento di cataratta non appare più efficiente ed efficace, con liste di attesa di oltre sei mesi. Si lamenta anche il fatto che l'ambulatorio Ortopedico abbia consistentemente ridotto l'orario di accesso, nonostante gli utenti non siano calati. Presto anche l'ambulatorio Endoscopico (indispensabile per la prevenzione del tumore colon-rettale) chiuderà i battenti, mentre la Clinica Neurologica è già tornata definitivamente a Udine, sua sede naturale. Si attende solo che anche Scienze Motorie venga ora trasferita in Udine, già molto "ingolfato" e ormai incapace di rispondere adeguatamente perfino ai bisogni degli stessi cittadini udinesi, costretti a loro volta a peregrinare verso H San Daniele o H Palmanova o addirittura H Latisana se non H Tolmezzo (insomma un vero e proprio defatigante gioco dei "4 cantoni" o, se più piace, dell' "oca giuliva"). Nel frattempo nessuno osa dire un et, abdicando così anche al proprio senso civico, mentre i pazienti (pur impazienti) tacciono e subiscono.
Assemblea sindaci ASS 3: solo 20 su 68!
Alla recente (20.12.2016) assemblea dei sindaci della vasta e disomogenea ASS 3 (40% del territorio regionale: da Forni di Sopra-Timau-Tarvisio a Codroipo-Mortegliano-Talmassons!), su 68 sindaci aventi diritto, erano presenti solo in 20, 18 dei quali hanno poi approvato il programma PAL 2017: un vistoso segnale di malessere e di presa di distanza dalla "riforma " sanitaria! Solo il sindaco di Gemona insieme a quello di Montenars hanno espresso netta contrarietà al PAL 2017 in quanto "il tasso di mortalità del nostro territorio in questi anni è aumentato a seguito dell’applicazione della riforma sanitaria... L’ospedale Tolmezzo-San Daniele a cui fa riferimento il 40% del territorio regionale a malapena riesce a coprire con l’attrazione di pazienti da altri luoghi il tasso di fuga dal nostro territorio...". A Tolmezzo intanto (anzichè "fare squadra" con Gemona) nessuno fiata, fallacemente sperando (mors tua, vita mea) che H Tolmezzo comunque sopravviva sulle disgrazie altrui… Intanto interi reparti tolmezzini (specie Pronto Soccorso e Medicina) sono sempre più in affanno con personale stanco, stressato e demotivato, con immaginabili ricadute negative sugli "utenti (pazienti) degenti" costretti a lunghe e snervanti attese (in un Soccorso non più Pronto) o a defatiganti e rischiosi turn over con dimissioni sempre più precoci e susseguenti repentini rientri.
Sanità FVG: bilancio in rosso, dove sono finiti i risparmi?
Per la spesa ospedaliera 2016 il bilancio sanitario va in profondo rosso. Il saldo del periodo è di 80,5 milioni di euro, con uno scostamento di 21,6 milioni rispetto al tetto del 3,5 % del Fondo sanitario. La spesa farmaceutica territoriale del Fvg si è attestata nei primi nove mesi del 2016 in 189,45 milioni di euro, al di sotto del tetto di spesa dell’11,35% del Fondo sanitario; per la precisione si è fermata all’11,26 % (dato finora positivo ma mancano gli ultimi 3 mesi del 2016). La spesa farmaceutica ospedaliera invece è andata in rosso (si dice solo) a causa di farmaci innovativi (Epatite C, tumori, emofilia...). La spesa farmaceutica territoriale e ospedaliera insieme avrebbero dovuto restare al di sotto del 14,85 % del Fondo sanitario. Per il Fvg la spesa complessiva avrebbe dovuto restare al di sotto dei 249,9 milioni di euro; si è attestata invece a 270,02 milioni, con un aumento netto di 20,12 milioni di euro e un’incidenza del 16 % contro il 14,85 % previsto sul Fondo sanitario. L’ASS 3 "Alto Friuli-Collinare-Medio Friuli" stima a fine anno 2016 una perdita di 14,41 milioni di euro.
E allora ecco la domanda fatale: dove sono finiti (forse in premi aziendali ai dirigenti?) i tanto decantati RISPARMI derivanti dai tagli ospedalieri di questa confusionaria riforma? Perchè nessuno (nè a destra nè a sinistra ) dice nulla? Quale classe politica ci rappresenta?
Pronto Soccorso: qualcosa forse non funziona?
Finalmente (che strano!) forse qualcuno (e siamo al 4 febbraio 2017) comincia ad accorgersi che il PS non funziona proprio così bene come finora celebrato. "Meglio tardi che mai" si potrebbe dire ma il guaio è che nulla si farà per rimediare a queste cosiddette "criticità" perchè il peccato sta all'origine: si è voluto chiudere (improvvidamente) il PS di Gemona senza prima adeguare gli spazi di manovra ed il personale del PS di H Tolmezzo (nè si vuole ripristinare assolutamente il PS Gemona allo statu quo ante). Risultato: PS Tolmezzo ingolfato e congestionato. Vediamo il numero di accessi negli ultimi 5 anni in PS H Tolmezzo:

2012
2013
2014
2015
2016
16.676
17.643
18.475
19.117
20.033

Come si può vedere, vi è stato un costante aumento di accessi in PS (indipendentemente dalla recente chiusura di PS Gemona avvenuta nel 2016 per cui il prossimo futuro sarà ancora più critico) per circa 1000 pazienti in più ogni anno, fino a giungere alla cifra di oltre 20.000 nel 2016. Non sono cifre grandiose ma non sono state supportate da un contestuale adeguamento degli spazi e soprattutto del personale medico (implementato parzialmente solo a ottobre 2016) caratterizzato da continuo turn over, in quanto i professionisti cercano sempre una situazione migliore e meno stressante. E se si stressano i medici e gli infermieri, che debbono dire i silenziosi pazienti in lunghe pazienti file di attesa? Una seconda riflessione: a fronte di un costante calo demografico in Carnia si assiste per contro ad un progressivo incremento degli accessi in PS di H Tolmezzo; vi è una semplice spiegazione plausibile: la medicina territoriale di base (tanto celebrata con CAP e con AFT) non funziona, come si auspicava, perchè non riesce a dare risposte concrete alle varie richieste degli utenti, costretti così a rivolgersi, spesso impropriamente, al PS sempre più intasato e quindi poco efficiente, anche se tali urgenti e urenti problematiche restano per ora appannaggio di estemporanei e conviviali incontri politico-sindacali e si cerca con ogni surrettizio patetico mezzo (perfino con offerta di libri da leggere nelle sale di attesa) di distrarre l'attenzione degli utenti da questa (quanto meno percepita) meridionalizzazione della sanità pubblica nostrana che, tutto sommato, era ben efficente ed efficace fino all'arrivo della coppia Serracchiani-Telesca.
Sanità FVG: ultima del Nord e...
1) Nel biennio 2015-2016 (era Serracchiani-Telesca) il sistema sanitario regionale del Friuli-Venezia Giulia ha perso due posizioni nella classifica nazionale (dal 10° al 12° posto), posizionandosi in un area di mediocrità, tendente al deterioramento (ultima Regione del Nord o, se preferisci, la prima del Sud): lo denuncia l’Ips, l’ indice di performace sanitario elaborato ogni anno dall’istituto di ricerca “Demoskopika". Sette gli indicatori adottati dalla ricerca con le rispettive fonti: 1. soddisfazione sui servizi sanitari: posto (41.2% è soddisfatto); 2. attrazione da altre Regioni: 11° posto (8512 pazienti attratti); 3. pazienti fuggiti verso altre Regioni: posto (6377 pazienti in fuga); 4. impoverimento a causa delle spese sanitarie: 12° posto (6700 famiglie impoverite); 5. spesa sanitaria: 14° posto (1913 euro pro capite); 6 spese legali per contenziosi: posto (1,87 euro pro capite); 7. costi della politica sanitaria: 15° posto (7,21 euro pro capite). In sintesi: una sanità che produce risultati mediocri e poco equi verso le famiglie più povere, ma che costa come i migliori sistemi sanitari regionali.
2) Nel frattempo, il 16.1.2017, il "Sole 24 ore" ha pubblicato la classifica del gradimento dei 20 Presidenti di Regione da parte dei propri concittadini: la presidente del FVG, Debora Serracchiani, si trova al terzultimo posto, prima solo del Presidente della Sardegna (Pigliaru) penultimo, e della Sicilia (Crocetta) ultimo, tutti del centrosinistra.
Di queste due virali notizie, nulla è trapelato sulla compiacente e solerte stampa locale.

Quando Debora Serracchiani ritornerà per "riposizionarsi politicamente" a Roma dopo aver qui consumato le residue energie nell'accoglienza diffusa di profughi e irregolari, lascerà in Carnia cumuli di macerie: macerie nella Sanità... macerie nel PD... macerie nella Konner di Amaro (vedi successivo articolo)... Quelle del Tribunale (sostituito da un patetico quanto strombazzato "Ufficio Informazioni"), della CoopCa e della caserma Cantore sono ancora fumanti...
In compenso a Tolmezzo hanno riesumato, rianimandolo da lungo letargo, il glorioso cinema David, "
un modello per salvare la Montagna" (sic!). A quando il "De Marchi"?
Altro che panem, per ora solo riscaldati circenses!
Teniamoci dunque sempre pronti, come sentinelle del mattino, perché il prossimo futuro potrebbe riservarci sorprese anche peggiori all'interno della riforma sanitaria regionale del centro-sinistra targata Serracchiani-Telesca. Epperciò: "All'erta sto !"

ELICOTTERI DE LA CARNIA, ADDIO?
Erra tra le vostre pale il pensier mio...

Ha suscitato grande scalpore ed apprensione la inattesa e fulminante notizia della possibile delocalizzazione della Konner Elicotteri di Amaro, azienda carnica attiva da 25 anni nel campo aeronautico e specializzata nella realizzazione di turbine e mini-elicotteri, con clienti tra Australia e Cile, Turchia e Polonia, pronta a investire 90 milioni di euro in 5 anni nell’area ex Miroglio (Castellaneta), in Puglia, per ampliare e potenziare il suo mercato. Ad Amaro lavorano 22 persone, senza considerare il significativo indotto che dà occupazione a decine di altri operai in Carnia; si dice che manterrebbe in loco solo la sezione "Ricerca e sviluppo" (che non è fonte di importante occupazione ma costituisce solo una "bandiera" di rappresentanza). Il titolare Sergio Bortoluz conta di assumere 300 persone in Puglia, arrivando a 4 catene di montaggio. Posti di lavoro e indotto dunque che andranno a potenziare la provincia di Taranto a scapito di una sempre più derelitta Carnia, che lascia andare via le aziende che danno occupazione e accoglie profughi disoccupati e nullafacenti, mentre qualche giovane nativo in (eterna) ricerca di un lavoro che non c'è, arriva al punto di togliersi la vita... Bortoluz non ha peli sulla lingua ed individua nella Regione Friuli Venezia Giulia la responsabile del suo addio e rilascia queste dichiarazioni al MV del 30.1.17: "Abbiamo avuto un unico contatto, qualche tempo fa, con l’assessore Bolzonello, poi nessuno si è più fatto vedere o sentire. Ma cosa fanno in quegli uffici a Trieste? Non si rendono conto che stiamo perdendo le industrie? Ne abbiamo il 53% in meno rispetto all’anno 2000. Vada a vedere quanti capannoni vuoti ci sono sul viale Tricesimo e sulla Pontebbana, appena fuori Udine. Io volevo investire qua da noi, invece è stata la Regione Puglia a darmi credito. I loro funzionari sono stati più volte da me, per vedere come lavoriamo. Ho dovuto fare l’emigrante per cercarmi le opportunità. Avevo degli investitori russi pronti a comprare tutto, volevano che trasferissi tutto là da loro. Ma io ci tengo a lavorare e a sviluppare il business nel mio Paese. E ripeto lo avrei fatto ben volentieri nella regione dove pago un milione di euro di tasse, fino all’ultimo centesimo. Invece non mi è stata data questa possibilità". Non sappiamo in cosa consistano le accuse di Bortoluz alla Regione FVG, di certo il fatto appare gravissimo e inescusabile se fosse vero. La Konner realizza motori (turbine) per elicotteri e diversi modelli di elicotteri chiavi in mano. I costi di ogni “macchina” vanno dai 450 mila euro per i più piccoli a 1,4 milioni per i più grandi. I prezzi oscillano poi anche in base a equipaggiamento, allestimenti e tecnologia applicata.

Per approfondire questo cruciale ennesimo problema della Carnia, ho contattato l’ing. Erich Dario, direttore di Konner, per avere dei ragguagli maggiori e di prima mano. Ecco in sintesi il pensiero del responsabile di Konner che ringrazio vivamente per il tempo che mi ha concesso:

Sono ormai più di 10 anni che lottiamo ogni giorno per cercare di sviluppare una realtà ad elevata tecnologia in una zona dove le risorse umane oltre che economiche sono davvero di difficile reperibilità.
 I prodotti che abbiamo progettato e sviluppato sono frutto di anni di investimenti privati, oltre che di impegno di tutte le persone che ci hanno lavorato e che oggi ci credono più che mai. Abbiamo costituito prima di tutto una bella squadra di persone dove ognuno rema per raggiungere gli obiettivi. Già da qualche tempo i prodotti sono pronti per entrare sul mercato, ma il mercato a cui ci rivolgiamo è estremamente selettivo e presenta barriere all'ingresso enormi. Per esempio, il mercato a cui oggi possiamo rivolgerci è estremamente limitato, (possiamo pensare di poter vendere circa 50 elicotteri all'anno in tutto il mondo) mentre il mercato dell'aviazione generale potrebbe permetterci di raggiungere volumi di vendita dell'ordine di 1000 elicotteri l'anno. Condizione "sine qua non" per poter commercializzare in aviazione generale è quella di ottenere le certificazioni EASA (Ente Europeo) e FAA (Ente statunitense). Il problema è che il costo minimo per poterle ottenere è di circa 8 milioni di Euro. Purtroppo non stiamo parlando di una certificazione normale, come può essere per un'azienda metalmeccanica, dove si può pensare di pianificare un investimento di 50.000 euro il primo anno per crescere gradualmente. Qui o si fa il salto in una volta e si raggiunge questo mercato oppure si rimane degli artigiani destinati a morire.
Sono anni che cerchiamo di sensibilizzare i comuni, gli enti, i politici regionali affinchè ci permettano di crescere ed affrontare un mercato come questo, abbiamo subìto anni di disinteresse totale, promesse inevase e addirittura impedimenti a realizzare ampliamenti sul nostro terreno in zona industriale ad Amaro con investimenti nostri.
Mentre i nostri politici hanno dormito, abbiamo ricevuto in primis offerte dall'Austria, prima da Salisburgo e poi dalla Carinzia, ci sono stati offerti stabilimenti e finanziamenti europei per circa 15 milioni di euro e solo l'amore per questa terra ci ha trattenuto. Poi dalla Basilicata e Puglia si sono fatti avanti i loro politici proponendoci finanziamenti e stabilimenti. La grande critica che muovo è che gli strumenti finanziari per l'ottenimento dei contributi europei esistono anche per il Friuli, questo lo so per certo, e seppur con percentuali inferiori si possono ottenere; non pretendo per la Konner, ma possibile che di tutti questi soldi i nostri politici non siano mai riusciti a ottenere un finanziamento in Friuli? I politici del sud fanno ponti d'oro, trovano soluzioni agli imprenditori, si battono fino a Roma in prima persona per ottenere finanziamenti, volano da Lecce ad Amaro, certamente per la loro poltrona,  ma trovano anche il modo di ottenere qualcosa. I nostri da Trieste non si muovono mai. L'Austria ha uffici regionali che battono il Triveneto alla ricerca di imprenditori che, stufi di essere tartassati, accettino l'offerta di emigrare oltre confine e così riescono a portare in Carinzia più di un'azienda a settimana. E’ un dato drammatico, mentre i nostri da Trieste non arrivano neppure a Udine!

Stiamo parlando di un'azienda, la Konner, che ha intenzione di investire 10 Milioni di euro propri, che attrae investitori esteri per altri 50 Milioni, che può raggiungere livelli di occupazione in 10 anni di circa 1000 persone, che ha una tecnologia che, se sviluppata bene, può diventare una delle realtà più importanti d'Italia… Ma se la pianta non viene coltivata al momento giusto, si secca e  muore. Noi da soli non abbiamo la forza finanziaria per affrontare tutto: certificazione, sviluppo industriale, ricerca, marketing e assistenza commerciale a livello globale. Dobbiamo scegliere: o troviamo in qualche modo un sostegno finanziario per partire oppure non potrà mai esserci una realtà e un futuro. In questo finora è mancata completamente la nostra Regione, mentre la regione Puglia ha spinto fino a trovare il modo di farsi cofinanziare 20 milioni di euro…
Si guardi il sito della Guimbal Helicopters. È un'azienda francese che ha sviluppato un piccolo elicottero biposto con nessun aspetto tecnologico migliorativo rispetto alla già esistente Robinson (USA), però la Francia li ha sostenuti, ha imposto all'azienda di Stato (Eurocopter) di aiutarli ad ottenere la certificazione ed ora sta diventando una realtà tecnologica ed economica importante per la Francia...

La Robinson Helicopters è un'altra azienda, nata negli anni '70, aiutata dallo stato Americano per avviare la produzione di un elicottero ormai vecchio di 40 anni; oggi ha 1200 dipendenti e fattura più di 1,2 miliardi di dollari.
La Konner è l'unica azienda al mondo a possedere la tecnologia dei motori a turbina e degli elicotteri, facciamo un prodotto di gran lunga più moderno, efficacie ed efficiente rispetto alle due suddette concorrenti; abbiamo in Italia uno dei tanti enti inutili, l'ENAC che da quando esiste EASA non ha più ragione di esistere; abbiamo una delle più grandi aziende di elicotteri (Agusta Westland, Finmeccanica) e allora non si capisce perché lo stato italiano non li spinge a mettersi a disposizione delle tante ditte che, come Konner, potrebbero certificare prodotti aeronautici e diventare realtà importanti nello stato italiano. L'Italia ha la più alta concentrazione di aziende aeronautiche a livello di aviazione sportiva al mondo, nessuna però può o riesce a fare il salto. Sa cosa mi ha detto un signore francese appassionato di volo e detentore di diversi record mondiali? "Io amo gli italiani... perchè se non ci fossero, nessuno potrebbe volare..."
Io posso solo assicurare che il nostro obiettivo è quello di poter crescere qui ma non so se sarà possibile, tuttavia dopo le polemiche dei giorni scorsi, abbiamo finalmente ottenuto un aiuto burocratico per poter procedere con l'ampliamento dei nostri stabilimenti ad Amaro, cosa che avvieremo nella speranza di poter mantenere almeno il centro "ricerche e sviluppo"… Se ne discute fin dal 2014 e non per farlo con i soldi regionali, ma con i nostri. Almeno dopo le polemiche dei giorni scorsi, i politici hanno cominciato a muoversi anche presso INVITALIA (ente che gestisce i fondi europei), speriamo riescano ad avviare delle trattative e, se non potranno portare beneficio a Konner, possano almeno farlo per altre realtà, per cui ben vengano le polemiche, e magari ci fosse più gente che ha coraggio di dire in faccia a questa classe politica che è ora di finirla di buttare i soldi dalla finestra, di mettere i bastoni fra le ruote agli imprenditori,  di continuare a spendere solo per il sociale, gli extracomunitari, i rifugiati, e che investano qualcosa in più sulle famiglie, sui giovani, bambini, aziende, industria, istruzione (che non significa numero di insegnanti bensì qualità dell'insegnamento e delle strutture...), sport: perché questo è il vero futuro dell'italia e solo facendo crescere questi settori si può creare una ricchezza che permetta in seguito interventi nel sociale...
Ancora un esempio emblematico della condizione della nostra Regione nel cercare e cogliere le opportunità:
- in diversi anni che Konner esiste, per raccogliere curriculum di persone, dobbiamo muoverci con le agenzie interinali, facebook e strumenti assurdi
- da quando è uscita la notizia che Konner aprirà a Castellaneta uno stabilimento, sono subito arrivati 200 curriculum di laureati pugliesi, gente che cerca lavoro come impiegato, operaio, progettista...  (e sono passati solo 10 gg). Non si può certo valutare la qualità del personale ma sicuramente devo dire che loro spingono per crearsi le opportunità...”

Non si può non restare stupefatti e increduli di fronte a tali affermazioni e, mentre siamo ancora vivamente commossi per il tragico suicidio del friulano trentenne Michele vittima del precariato e della disoccupazione, lasciamo al lettore ogni ulteriore riflessione.
Ci pare tuttavia doveroso rammentare a Konner che la Carinzia è un Land ad alto rischio fallimento ed in Puglia-Basilicata la zona è talmente depressa e violentata dalla malavita che nessuno ci vuole mettere piede. In queste due regioni sono state poste in essere misure straordinarie per rigenerare occupazione e riavviare l'economia. E però, secondo quanto riferitomi con cognizione di causa da un consapevole amico, se in Austria non riesci a pagare le tasse per mancanza di liquidità o non rispetti le norme sul lavoro, vai diritto in galera mentre in Basilicata/Puglia è pressochè necessaria la protezione delle forze dell'ordine o dell'esercito...
Per cui a Konner un caldo affettuoso invito a riconsiderare questa grave decisione, che penalizzerebbe ulteriormente una Carnia sempre più spolpata ed emarginata.

Quando Debora Serracchiani ritornerà politicamente a Roma, dopo aver qui consumato le residue energie nell'accoglienza diffusa di profughi e irregolari, lascerà in Carnia cumuli di macerie:
macerie nella Sanità... macerie nel PD... macerie nella
Konner... Quelle del Tribunale (sostituito da un patetico quanto strombazzato "Ufficio Informazioni"), della CoopCa e della caserma Cantore sono ancora fumanti...

In compenso, a Tolmezzo, hanno riesumato, rianimandolo da lungo letargo, il "glorioso" cinema David, "
un modello per salvare la Montagna" (sic!). A quando il "De Marchi"?

Altro che panem, per ora solo riscaldati circenses!

Teniamoci dunque sempre pronti, come sentinelle del mattino, perché il prossimo futuro potrebbe riservarci sorprese anche peggiori. Epperciò: "All'erta sto !"

(per approfondimenti, si suggerisce di consultare anche i link - blu sottolineati, cliccando sulla relativa parola)

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