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Faz e zornades

In chest balcon a ven metût dut ce c'a suceit (o ca no suceit) achì da nou, cirint di dî encje ce che cheaitis a no disin. E chel che cheaitis a no disin al è un grum e quasi simpri un grum impuartant. Par chest cirarin di iessi onescj e limpits, cence poure da veretât.
Par completâ la suage, va a viodi encje CONVEGNO SULLA MONTAGNA del 2000.

Autôrs
Alfio Englaro (englaroalfio@virgilio.it)
& Marino Plazzotta
(requie)

ULTIMI INTERVENTI

67. 2014-2015 COOPERATIVA CARNICA: una storia (in)finita
68. 2014 AGEMONT in rottamazione
69. 2015 Un medico bravo ma scomodo
70.
2015 SECAB: luci e (pen)ombre
71. 2015-17 La riforma ospedaliera del PD: note e considerazioni in costante aggiornamento
72. 2017 O elicotteri de la Carnia, addio?
73. 2017 Carnia: profughi, clandestini e dintorni

 

SETTIMO GRUPPO DI INTERVENTI

61. 2010: quando l'Italia è rappresentata dalla Carnia
62. 2011: Gianpaolo Englaro: atleta e pittore
63. 1911-2011: Cento Anni di SECAB
64. Campionato Mondiale Master Corsa in Montagna - Paluzza 17.9.2011
65. 2012: il grande Odisseo carnico ancora campione!
66. I bronzi di Zuglio tornano a casa

SESTO GRUPPO DI INTERVENTI

  1. Ma la Carnia dove sta andando?
  2. REQUIEM PER LA CARNIA
  3. CARNIAMED - Un esempio da imitare
  4. Aborti 2004 in Carnia
  5. Ospedale Tolmezzo NON è anti-sismico
  6. 23 aprile 2007: mandi a pre Toni Bellina
  7. 5 novembre 2007: mandi a Giorgio Ferigo
  8. Master universitario a Tolmezzo- 2008/2009
  9. Singolare lettera dagli USA
  10. 16 maggio 2009: mandi a Emilio Di Lena

QUINTO GRUPPO DI INTERVENTI

  1. Aborti in Carnia nel 2003

  2. VALLE DEL BUT: ridateci la galleria!

  3. Ospedale di Tolmezzo: verifiche di sicurezza statica

  4. CJARGNE-VÂL di RAVINIS 

  5. NOIARIS: LA BEFFA DELLA GALLERIA

  6. ILLEGIO - EVENTO EUROPEO PER SAN FLORIANO

  7. AMPEZZO: CHIUDE LA DE LONGHI

  8. SE QUESTA E’ UNA DEMOCRAZIA

  9. VALLE DEL BUT - Viabilità finalmente decente

  10. PRO LOCO DELLA CARNIA FINALMENTE INSIEME…

QUARTO GRUPPO DI INTERVENTI

  1. CARNIA - COMUNI UNITI O FUSI ?

  2. CARNIA – opportunità di lavoro – rapporto con la politica

  3. CARNIA CAPUT .. FRIULI

  4. Aborti in Carnia nel 2002

  5.  

  6. INDUSTRIA CARNICA in affanno

  7. CJARGNEI FORTUNÂTS

  8. SECAB (Società Elettrica Cooperativa Alto But)

  9. 5 anni, ovvero L’ATTIMO FUGGENTE di Martini e Tondo

  10. Mappa delle Casere carniche

TERZO GRUPPO DI INTERVENTI

  1. DINPLAN IN CJARGNE - La fabriche dai cjarsons

  2. CARNIA le zone svantaggiate

  3. Quando la realtà supera la più ottimistica fantasia - TONDO MARTINI BROLLO - Un Superenalotto per la Carnia

  4. PROVINCIA DELLA MONTAGNA ? SCHERZAVAMO

  5. SALVÂ I CJARGNEI A TORNE CONT  

  6. Salvare i carnici conviene

  7. OSPEDALE DI TOLMEZZO - Dubbi e riflessioni

  8. LA EURHOLZ DI VILLA SANTINA COSTRUISCE LA FIERA DI RIMINI

  9. PRAMOSIO - Una strada che rispetta l’ambiente

  10. MEDICINA IN CARNIA - Due importanti Convegni a Tolmezzo

SECONDO GRUPPO DI INTERVENTI

  1. CARNIA - Previsto crollo demografico per il 2025

  2. CASE DI RIPOSO IN CARNIA

  3. SCUOLE, CHIESA E COMMERCIO IN CARNIA

  4. IL SEN. GORTANI DICEVA …

  5. CARNIA - COMUNI UNITI, NON FUSI

  6. CARNIA - Un PIT da 500 miliardi

  7. CARNIA  Aborti volontari anno 2000

  8. PRAMOSIO-CARNIA una foresta violata

  9. SALVIAMO LA CARNIA ADOTTANDO UNA MUCCA (non pazza)

  10. CARNIA OGGI (dal diario di un viaggiatore)

PRIMO GRUPPO DI INTERVENTI

  1. Latte "CARNIA"?
  2. LATTE: CARNIA, FRIULI, ITALIA
  3. Quanto spende la regione per la sanità in Carnia
  4. CARNIA: ...  E L’ARMATA SE NE VA !
  5. CARNIA - Emigrazione agevolata
  6. CARNIA - “PROGETTO MONTAGNA”  - Il certificato del fallimento
  7. CARNIA… COLONIZZATA
  8. Azienda PromozioneTuristica  CARNIA
  9. La montagna non è Tolmezzo 
  10. L“OBIETTIVO 5B” i beneficiati nel 1998

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68
AGEMONT in rottamazione
nel 2014

In due anni e mezzo, dal 2011 al 30 giugno 2013, quando è stata commissariata, Agemont, l’Agenzia per lo sviluppo economico della montagna, ha perso un milione 249 mila 896 euro (soldi dei contribuenti del FVG!). Per questo motivo è stato finalmente deciso di liquidare la società perché appare chiaro ormai a tutti che l’obiettivo societario (!) non è più perseguibile. L'assessore regionale Peroni, il 3.12.14, ha illustrato in commissione l’emendamento all’articolo 12 della Finanziaria 2015 che attua questa decisione. L’atto autorizza la giunta a “impartire con propria deliberazione gli opportuni indirizzi operativi in vista della partecipazione all’assemblea straordinaria per la messa in liquidazione della società”.
Dopo lo scorporo del 2011 dei diversi rami d’azienda (Agemont Immobiliare, Agemont Centro di Innovazione Tecnologica) con l’obiettivo di cedere di nuovo la partecipazione a Friulia, «l’attività di Agemont cessa e di fatto resta soltanto sulla carta – dice Peroni che non spiega però cosa fanno nel frattempo impiegati e dirigenti dal 2011 in poi – Una situazione di stallo che è figlia dello svuotamento dovuto a quell’operazione. Tant’è che oggi la società conta appena quattro unità di personale» ma non si dice della dirigenza.
La giunta intende quindi «accompagnare il percorso della liquidazione di Agemont ponendo fine anzitutto a una sterile spirale di perdite concentrando invece ogni sforzo sulla salvaguardia degli asset attivi della società e del personale addetto. Il nostro intervento va a tutela del territorio della montagna e della comunità regionale tutta, che trae vantaggio da attività sane e virtuose. Il percorso che si compie con la Finanziaria prende atto di un destino che per Agemont fu scritto sin da quando si scelse di privarla dei principali rami d’azienda, destinandoli ad altra collocazione societaria».
Nata nel 1989, Agemont muta nel corso del tempo il suo assetto societario e organizzativo: originariamente è controllata direttamente dalla Regione, poi trasferita alla finanziaria regionale Friulia, infine subentra di nuovo la Regione come socio unico, in un continuo incomprensibile giro di valzer. Il primo tentativo di riorganizzazione è del 2011, con l’obiettivo di cedere di nuovo la partecipazione a Friulia. A rendere impraticabile questa strada però intervengono sia ostacoli di natura operativa (lo statuto di Friulia), sia soprattutto i risultati di una perizia affidata a un professionista per stimare il valore dell’intera partecipazione azionaria di Agemont: emergono perdite strutturali e costanti, mancanza di prospettive e una liquidazione strisciante di fatto già in corso.
L'atto recente della Giunta è quindi solo la constatazione ufficiale di morte di Agemont, giunto probabilmente fuori tempo massimo. Ma che fine faranno dirigenti e personale regionale, che da sempre godono di particolari privilegi economici (e non solo) negati ai comuni mortali?
Su questo particolare Ente avevano riposto le proprie speranze e illusioni tutte la maggioranze politiche regionali degli ultimi 25 anni ed in particolare i vari politici eletti in Carnia...
Un ennesimo carrozzone politico dunque che va in rottamazione, senza che alcun responsabile venga individuato e sanzionato: la stessa ingloriosa fine di tanti altri sogni in Carnia, come i precedenti o coevi "Progetto Montagna" o l' "Obiettivo 5 B"
.
Ma è però oltremodo interessante anche ciò che scrive Igino Piutti già presidente di Agemont, su http://piutti.blogspot.it dove, con estrema cognizione di causa, vorrebbe dimostrare alcune cose che finora sarebbero state sottaciute.

69
Quando un medico dice ciò che fondatamente pensa...

Il 29 gennaio 2015, il dr. Paolo Agostinis (medico internista dell'ospedale di Tolmezzo) espresse alcune considerazioni tecniche sulla stampa a proposito di un particolare aspetto della annunciata riforma sanitaria regionale, approvata poi (nelle sue linee guida) dalla Giunta Serracchiani e dall'assessore Telesca il giorno successivo, 30 gennaio con la delibera 153. Lo fece garbatamente con alcuni concreti esempi pratici sottolineando possibili futuri rischi per i pazienti, qualora l'urgenza microbiologica fosse differita (inviata nel Laboratorio centralizzato di Udine). Lo fece per un alto senso etico e civico (by-passando le gerarchie ed esponendosi in prima persona), perché nessun altro (della gerarchia) fino ad allora, pur avendo titoli competenze e ruolo per farlo, non lo aveva fatto. Tra un rigidamente ottuso regolamento aziendale (che vieta di esternare qualsiasi pensiero inerente) e la propria coscienza (che vieta compromessi), Agostinis preferì seguire la propria coscienza e difendere la Carnia. Apriti cielo! Il medico venne immediatamente richiamato dal Direttore generale dell'Azienda sanitaria e minacciato di provvedimento disciplinare mentre l'Assessore regionale alla Sanità, Telesca, adombrava subito (su MV del 30 gennaio) una possibile denuncia "per procurato allarme sociale". Sabato 31 gennaio, sempre su MV, il poeta Pierluigi Cappello intervenne ampiamente a difesa del dr. Agostinis, proponendolo invece al Prefetto di Udine per una onorificenza. Desidero pertanto qui riproporre alcune personali riflessioni:

1. Conosco Agostinis da quando era ancora studente di Medicina a Padova e veniva nel nostro ospedale di Tolmezzo per imparare (insieme) l'ecografia. Conosco la sua personalità, i suoi pregi (tantissimi) e i suoi difetti (pochi davvero). So tutto di lui. Conosco ovviamente anche la sua preparazione scientifica, la sua inclinazione culturale, la sua dedizione al lavoro quotidiano, la sua competenza tecnica, la sua profonda vera umanità. Ho lavorato con lui negli ultimi 10 anni della mia carriera e posso dire con assoluta sincerità e orgoglio che sono stato fortunato ad avere collaborato con lui in tantissime situazioni diagnostiche e terapeutiche anche al di fuori dello stesso ambito strettamente internistico: dalle biopsie epatiche e renali agli svuotamenti di ematomi, dagli agoaspirati tiroidei alle toracentesi complicate, dalle aspirazioni di cisti pancreatiche alle biopsie ossee, dagli incannullamenti di vene centrali alle biopsie cutanee, dalle alcolizzazioni dei tumori epatici alla loro termoablazione in radiofrequenza... e avanti ancora sine fine dicentes.

2. Paolo Agostinis fa anche il medico volontario (dopo aver speso tempo e denaro a conseguire prestigiosi master in malattie tropicali) in America Latina e in Africa, dove spesso si reca per prestare la sua opera (a novembre era stato in una isola di fronte al Madagascar per tenere un corso di ecografia pratica a 20 medici locali). Questi periodi (che possono variare da 1 mese a 45 gg) li ricava sempre dalle sue ferie. Una volta aveva chiesto di poter recuperare almeno alcune ore straordinarie (delle migliaia e migliaia realmente accumulate negli anni): gli hanno semplicemente risposto di no, che non si poteva... Per il suo ultimo soggiorno in Africa (novembre 2014) dovette addirittura prendere aspettativa senza stipendio e senza decorrenza dell'anzianità per poter onorare il suo impegno attivo e concreto verso i più deboli del Pianeta! Per meglio capire il personaggio, occorre dire che lo zio materno, don Davide Larice, 75 anni, di Entrampo di Ovaro, sta ancora dedicando la sua vita agli emarginati ed ai tossicodipendenti di Udine e, a differenza di altri preti, in totale silenzio e dedizione, senza rivoluzionari squilli di tromba e senza alcun clangore mediatico.

3. Il dr Agostinis in ospedale non ha mai svolto libera attività professionale intra moenia (a pagamento, per intenderci) ma sempre e solo con la mitica impegnativa gratuita, allargando spesso la sua prestazione oltre la richiesta formulata del medico di base, qualora si fossero verificate le necessità per il paziente di disporre di ulteriori elementi diagnostici. E' inoltre da molti anni il medico internista (gratuito) di riferimento per gli ospiti (handicappati) della Comunità "Piergiorgio" di Udine e della Comunità "Don Onelio" di Caneva di Tolmezzo.

4. Conoscendo tutte queste cose e conoscendo il panorama internistico della nostra provincia, posso affermare con assoluta certezza che il dr Agostinis e' il migliore internista della nostra Provincia di Udine, il più preparato, il più' versatile, il più completo, il più capace di giungere a diagnosi in autonomia. Nessun internista fa oggi ciò che fa Agostinis nell'ospedale di Tolmezzo.

5. Ora se "questo" Agostinis ha espresso delle considerazioni personali (con una giornalista, come anche con tante altre persone) sulla questione di una riforma sanitaria "da tavolino", credo sia un suo sacrosanto diritto e dovere. Egli e' un cittadino italiano che lavora e paga tutte le tasse fino all'ultimo centesimo: potrà dire la sua su una problematica (nervo scoperto) che egli conosce perfettamente, assai più e più in profondità di assessori e presidenti, di tecnici da tavolino e aggregati? Una problematica che avrà ricadute reali non solo sui medici ospedalieri ma soprattutto sui pazienti e anche, si badi bene, sugli stessi politici locali (finora muti su questo tema) che sono esseri umani come gli altri, pure loro soggetti a malattie. O e' forse un reato di lesa maestà osare dire ciò che fondatamente si pensa? Chi altri si e' eretto a difesa della sanità carnica? Concordo con il poeta Cappello quando dice che il termine azienda affibbiato alla Sanità e' stata un pessima trovata politica da cui discendono fatti e aspetti discutibili e penosi come questo dove l' "Azienda" minaccia sanzioni al cittadino-utente-dipendente.

6. Sulla proposta dello stesso poeta Cappello di attribuirgli una onorificenza non posso che essere d'accordo. Ma vado oltre. Tra due-tre anni, l'attuale primario di Medicina dovrà andare in pensione per raggiunti limiti di età, salvo una proroga discrezionale da parte del DG aziendale. Ebbene Agostinis sarebbe il degnissimo ideale successore. Qualsiasi altro primario che arrivasse a Tolmezzo, mai sarebbe all' altezza di Agostinis, per tutti i motivi sopra espressi. E qui invece si vorrebbe punirlo con provvedimento disciplinare e magari farlo andare via... Kafkiano davvero! Già troppi bravissimi medici sono stati lasciati andare via dalla Medicina di Tolmezzo: il dr Piero Baglioni (attualmente primario in Inghilterra), il dr Renato Della Vedova (attualmente punta di diamante in una Clinica privata di Pordenone) senza contare le recentissime gravi perdite per l' ospedale di Tolmezzo: il dr. Roberto Copetti (ora primario di Emergenza a Latisana) il dr Vittorio Giacomarra (ora primario Orl a PN) e il dr Piero Brosolo (ora primario gastroenterologo sempre a PN). L'ospedale di Tolmezzo si sta depauperando delle migliori professionalità tra il disinteressato silenzio di politici e politicanti, sindaci e assessori che hanno assistito (impotenti?) anche alla chiusura del Tribunale. Se dovesse partirsene anche il dr Agostinis (per incompatibilità ambientale), per la Medicina di Tolmezzo, per lo stesso Ospedale e per la Carnia intera sarebbe una gravissima inescusabile insostituibile perdita.

Mi auguro davvero che il dr Agostinis, in un gesto di comprensibile orgoglio carnico, non mandi tutti a quel paese e se ne vada definitivamente in Africa...


Per cui spero vivamente che la Direzione Aziendale della Sanità dell'Alto Friuli, in un sussulto di apprezzabile ripensamento, pubblichi il seguente comunicato stampa: "Riguardo al dr. Agostinis Paolo ci siamo sbagliati. Chiediamo scusa. Lo nominiamo vicario primario della Medicina di Tolmezzo con diritto di successione". Non sarebbe solo paradossale ironia...

Sulla scia poi di varie posizioni mass mediatiche comparse nel frattempo sugli organi di stampa e su VTC, sono state avviate ben tre separate, spontanee ed indipendenti raccolte di firme in Carnia a sostegno del dr. Paolo Agostinis (promosse rispettivamente dalla dr.ssa Grazia Cardella, da Gianna Capellari e dal sottoscritto, aiutati in questo da altre tantissime volenterose persone) mentre su FB si costituivano altre 3 cordate spontanee di raccolta-firme telematica.
Dopo una sola settimana, i risultati sono stati i seguenti per la raccolta cartacea: Conca tolmezzina 3.197; Alto But 1397; Ovaro 837; Villa Santina 585; Prato Carnico 539; Paularo 433; Forni Avoltri 227; Comeglians 180; Moggio Udinese 149; Cavazzo 130; Rigolato 88; Gemona-Buia 72; Raveo 65; Canal Ferro 56; Altre firme sparse 659: totale 8623 firme reali (in effetti ne sono giunte tantissime altre anche dopo lo stop, che non sono state conteggiate).
Su internet invece le adesioni sono state: Petizione su firmiamo.it 90; Gruppo membri "Iò a soi il dr. Agostinis" 5.650; Gruppo membri "Iò i sei Paolo Agostinis" 355. In totale 6097 adesioni virtuali.
In questa gara di solidarietà al dr. Agostinis, sono stati però incredibilmente assenti i medici ospedalieri tolmezzini colleghi di Agostinis (con un assordante silenzio) ed i 28 sindaci di Carnia (solo in pochissimi hanno firmato!) mentre parroci, farmacisti, medici di base, infermieri, gente comune hanno entusiasticamente aderito alla petizione.

Ed ora occhio alle date: la notizia del numero delle firme raccolte comparve su MV il giorno giovedi 12 febbraio; già la stessa sera del 12 febbraio la Presidente Serracchiani volle vedere il dr. Agostinis e tale incontro (di cui mai nulla si seppe nei dettagli) avrebbe dovuto restare segreto. Qualche spiffero tuttavia trapelò e probabilmente giunse venerdi 13 febbraio all'orecchio dell'avversario politico di centro-destra, Renzo Tondo (muto come un pesce fino ad allora), il quale si affrettò a salire sul carro di Agostinis con una velocissima performance sul MV di sabato 14 febbraio (gli sono voluti ben 17 giorni e 8623 firme per prendere posizione!); a questo punto la Serracchiani non poteva più nascondere il clamoroso gesto che così (obtorto collo) fu reso di dominio pubblico domenica 15 febbraio, su MV, anche se la enorme notizia fu veicolata in sordina e senza clamore, con basso profilo mediatico!
Ora, comunque sia andato l'incontro "segreto", con questo inatteso sorprendente e intelligente atto, la presidente della nostra Regione e vicesegretario nazionale del PD, ha:
1. dimostrato che i politici hanno una tremenda paura della gente comune quando si mobilita e raccoglie in pochi giorni una inarrestabile valanga di firme (cartacee e virtuali) che questa volta ha rischiato di travolgerli.
2. Delegittimato il suo assessore alla sanità, Telesca, che ora dovrà chiedere scusa ad Agostinis o dimettersi (lo aveva accusato di procurato allarme sociale).
3. Dimostrato che le perplessità del dr Agostinis non erano poi così infondate come avevano voluto far credere nei primi giorni di questa assurda querelle.
4. Spiazzato i sindaci di Carnia (quelli muti e non firmatari: la stragrande maggioranza) mettendoli così in un angolo strettissimo e molto imbarazzante.
5. Mostrato alla Carnia che i dirigenti sanitari apicali o i consulenti locali della Riforma (il cui nome è tuttora ignoto) forse non avevano fatto un buon lavoro nell'interesse dell'ospedale e della gente di Carnia. Fossero stati degli avvocati, sarebbe sussistente per essi l'imputazione di "infedele patrocinio".
6. Delegittimato il DG azienda sanitaria Alto Friuli, che aveva subito aperto un procedimento disciplinare contro il dr Agostinis.
Non sappiamo se la Serracchiani si sia resa pienamente conto dei possibili effetti che il suo gesto (intelligente e astuto) potrebbe determinare. Si tratta, a ben vedere, di una sconfessione totale di tutta la catena gerarchica che finora si era interessata al caso, con possibili imprevedibili (ma certamente improbabili) ripercussioni politiche a livello regionale.

Questa prima straordinaria raccolta di firme (cartacea e virtuale) può essere a buon diritto considerata la prova generale di ciò che potrebbe ancora succedere in Carnia qualora certe decisioni, prese sopra la testa (e all'insaputa) dei cittadini, determinassero possibili ricadute negative sul popolo, anche se la dr.ssa Cristiana Gallizia (nella sua doppia veste di assessore-consigliere comunale, eletta con centoquarantanove voti, e di medico ospedaliero collega di Agostinis) nella seduta del Consiglio Comunale di Tolmezzo del 25.2.15 ha osato impudentemente insinuare che "alcune" delle firme raccolte in Carnia sarebbero state "estorte" MV 26.2.2015, offendendo così l'intelligenza e la dignità di migliaia di donne e uomini di Carnia con un'accusa infondata e non supportata da circostanziate prove, riproponendo così lo stantio pessimo vezzo in salsa carnica di delegittimare e denigrare la controparte in assenza di proprie valide argomentazioni.
E pensare che il 21 giugno 2012 (governo regionale di centrodestra) proprio la dr.ssa Gallizia (insieme al dr. Di Piazza) partecipò ad una trasmissione di Videotelecarnia dal significativo titolo "Le conseguenze della Azienda Sanitaria unica". http://youtu.be/asmDA8rrVE4 In questa lunga intervista concessa a Renato Garibaldi (discendente dell'eroe Giuseppe) e durata ben 75 minuti, entrambi gli intervistati mossero precise critiche di merito e di metodo alla bozza di quella riforma sanitaria regionale progettata dall'allora centrodestra, senza per questo venire mai minacciati nè di provvedimenti disciplinari nè di denuncia di procurato allarme sociale.
Il dr. Agostinis, per aver detto molto meno e su un unico cruciale punto (l'urgenza microbiologica) peraltro suffragato da precise e pertinenti evidenze scientifiche, è stato subito pesantemente intimidito e minacciato dal centrosinistra politico e sanitario...

Successivamente...

Successivamente... alle biologhe dell’ospedale di Tolmezzo è stato intanto prorogato fino al 31.12.2015 il contratto a tempo determinato che era scaduto il 28.2.2015 (vedi su FB il gruppo "Io a soi il dott. Agostinis").

Successivamente... il 13 marzo 2015, si svolse la riunione plenaria dei 68 sindaci della nuova vastissima e rifondata AAS 3 "Alto Friuli - Collinare - Codroipese" (40% del territorio regionale con oltre 160mila abitanti) sulla cui vastità e incongruenza il centrosinistra sanitario (e politico) carnico non manifestò né ufficialmente né ufficiosamente alcuna perplessità né sollevò mai alcuna critica formale tendente a modificare tale innaturale assetto. Ebbene in tale inedita Assemblea dei sindaci, svoltasi a palazzo Boton in Gemona, fu significativamente eletto quale Presidente della Conferenza dei Sindaci dell'AAS 3 non la dr.ssa Cristiana Gallizia (candidata in pectore) ma il dott. Gianni Borghi, sindaco di Cavazzo (MV 14.3.2015).

Successivamente... su MV 25.3.2015, compare una lunga intervista rilasciata dal carnico dr. Pietro De Antoni, chirurgo e urologo dell'H di Gemona, che esprime una mirata e circostanziata critica al comportamento dei colleghi chirurghi degli ospedali di Tolmezzo e S. Daniele perchè, a suo dire, non collaborerebbero fattivamente con Gemona (day surgery, week surgery...) con (magari) il recondito scopo forse di affossare l'ospedale gemonese. De Antoni si sofferma su vari aspetti di questa questione, evidenziando situazioni e cifre, atteggiamenti e perplessità, dubbi timori accuse. Un intervento preciso, calibrato, tecnico, legittimo e pienamente condivisibile nella sostanza (molto meno nella forma)... Ebbene quale è stata la reazione della DG aziendale e dell'Assessore Regionale Sanità Telesca? Minacce di denuncia, provvedimenti disciplinari? No: su MV 26.3.2015 l'assessore regionale alla sanità, a stretto giro di posta, afferma: "De Antoni ha ragione... il suo intervento è positivo... lo apprezzo..." Cosa da non credersi: potenza delle precedenti firme carniche (pro Agostinis), astuzia politica o improvvisa conversione sulla via di Damasco? Ai posteri l'ardua sentenza...

Successivamente... il 23 aprile 2015 la presidentessa Serracchiani ha incontrato i vertici dell’H di Tolmezzo: tale riunione era stata sollecitata dagli stessi Primari, che nei giorni precedenti avevano inviato alla Regione una lettera aperta con una serie di puntuali considerazioni-proposte sul futuro e sul ruolo dell’ospedale all’interno dell’attuazione della Riforma. Il testo di tale lettera non è però finora mai stato reso pubblico pertanto essa deve ritenersi "chiusa" e non "aperta": sarebbe stato davvero interessante conoscere però ciò che i vertici dell'H di Tolmezzo hanno scritto ai "riformatori" della Sanità, se non altro per approfondire alcuni aspetti cruciali della "Riforma". Una riforma, occorre dirlo, che finora (oltre agli annunci) non ha ancora prodotto risultati (negativi) concreti. Un'unica notazione previa: la decurtazione "sulla carta" di molti primariati (almeno 80 su 280 in Regione) genererà probabilmente il concreto rischio nel prossimo immediato futuro di avere, in periferia, interi Reparti (a Tolmezzo, a Gemona o a San Daniele del Friuli, per restare qui da noi) spesso sguarniti fisicamente del Responsabile apicale (primario) che dovrà dividersi a scavalco tra i due ospedali, distanti tra loro decine di km, situazione questa che potrebbe determinare probabili incertezze e insicurezze non solo tra i pazienti ma anche tra medici e infermieri, trovandosi essi privi, magari nel momento dell'urgenza complessa, del Responsabile, magari il solo in grado di risolvere, tecnicamente e giuridicamente, questioni complesse.

Successivamente... il 31 agosto 2015, con la Determina 735, l' ASS 3 ha attivato il comando presso il Laboratorio dell'H di Tolmezzo di due biologi (dr.ssa Fontanini e dr. Sigalotti, dipendenti dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Udine) a tempo indeterminato e pieno a decorrere dal 1° settembre 2015. Resta ovvio che il ruolo di questi due professionisti neo-assunti non potrà che riguardare la microbiologia, messa così in sicurezza.

Successivamente… il  27 settembre 2015, su MV, anche Renzo Tondo, dopo una lunghissima pausa di assordante silenzio, dichiara: «Fino a questo momento, per un senso di responsabilità istituzionale e per il rispetto che ho sempre avuto nei confronti delle istituzioni, ho ritenuto di non esprimere in maniera polemica un mio giudizio, che era e rimane severo sulle conseguenze della Riforma voluta dalla Serracchiani in tema di riordino del Servizio sociosanitario. A oltre un anno dal varo della riforma  pare evidente a ciascun osservatore dotato di autonomia di giudizio che l’accoppiamento di Tolmezzo e Gemona con San Daniele e Codroipo sta di fatto penalizzando pesantemente i due ospedali dell'Alto Friuli… Dopo le scelte penalizzanti per Gemona ora tocca a Tolmezzo che vede il proprio presidio ospedaliero rientrare nelle sfere decisionali di San Daniele. Questo è molto grave in particolare per il Dipartimento chirurgico in quanto, ricordiamolo, il capoluogo della Carnia sviluppa una attività tre volte maggiore di quella di San Daniele. Tutto questo avviene sotto la regia della Regione che subisce la pesante influenza politica di due esponenti non secondari del Pd: l'ex Sindaco di Codroipo Boem, attuale presidente della IV commissione regionale, e l'ex consigliere regionale Paolo Menis, attuale sindaco di San Daniele. Non sono pervenute notizie di impegni a difesa dell'ospedale di Tolmezzo da parte del sindaco della città Brollo, nè tanto meno dall'assessore Cristiana Gallizia, impegnati evidentemente in cose più importanti sui social network e sui blog che evidentemente rappresentano temi di confronto meno conflittuali nei confronti delle scelte della Regione».

Successivamente… il 25 febbraio 2016, la dr.ssa Cristiana Gallizia si dimette dalla carica di Assessore comunale di Tolmezzo (alcune settimane prima si era dimessa anche da consigliere). Tale decisione si deve imputare "unicamente al maggiore impegno che le richiede oggi il suo ruolo di responsabile della SOS di Medicina Trasfusionale dell'H Tolmezzo... " Decade così anche dal ruolo di presidente dell'Assemblea dei sindaci del Distretto Sanitario della Carnia (MV 26.2.2016).

Successivamente… il 6 agosto 2016, alle 17, alla Pieve di San Pietro di Zuglio, si è svolta la cerimonia di consegna del premio biennale “Baston di san Pieri di Cjargne”. L’omaggio, un manufatto ligneo, quest’anno è andato a suor Maria Luisa Candotti, all’artista Marco Marra e al medico Paolo Agostinis. L’iniziativa, alla seconda edizione, è stata ideata dall’Arciconfraternita dello Spirito Santo “Pieres vives” di San Pietro in Carnia per dare un pubblico riconoscimento a quei carnici che si sono distinti per impegno spirituale, culturale e artistico, sociale e umanitario. La motivazione per il dr. Paolo Agostinis è stata la seguente: ”Un medico che fa del suo lavoro una missione ed una passione non solo nell'ospedale di Tolmezzo, dove vive il suo rapporto con gli ammalati, ma anche portando la sua professionalità e umanità tra i ragazzi dei paesi poveri di Bolivia, Kenya, Guinea Bissau, Etiopia e Tanzania”. Ma di tutto questo, l'Azienda Sanitaria n 3 "Alto Friuli-Collinare-Medio Friuli sembra non si sia mai accorta... In compenso però nel 2018, per riequilibrare salomonicamente la situazione, questo riconoscimento verrà senz'altro attribuito al dr. Vito Di Piazza, primario Medicina Generale H Tolmezzo.

Morale della favola
Tornando all’inizio di questa lunga e convulsa storia, la Microbiologia d'Urgenza dell'H di Tolmezzo (unicamente per la quale era intervenuto il dr. Agostinis) appare attualmente pienamente salvaguardata e lo stesso H tolmezzino non è stato ulteriormente depauperato di un’altra figura professionale di alto profilo, quale è quella del dr. Paolo Agostinis, che fortunatamente a tutt’oggi è ancora operativo QUI in Carnia e (ciò che conta) non è stato (finora) sottoposto ad alcun provvedimento disciplinare o censura (diretta o indiretta) da parte dell'azienda sanitaria n 3.
Possiamo quindi concludere (per ora) che questa è stata una rara storia a lieto fine, per la quale è valso la pena di mostrare la faccia e... la firma. A proposito, come dicevano i nostri vecchi? Tant tasût, tant pierdût...
Teniamoci dunque sempre pronti, come sentinelle del mattino, perché il prossimo futuro potrebbe riservarci sorprese anche peggiori, all'interno della riforma sanitaria regionale del centro-sinistra targata Serracchiani-Telesca. Epperciò: "All'erta sto !"

SECAB 2015
luci e (pen)ombre

Ho partecipato sabato 30 maggio 2015 a parte della lunghissima assemblea dei Soci SECAB (società elettrica cooperativa Alto But) in sala Daniel a Paluzza e mi sono segnato questi punti (che sono peraltro quelli che interessano maggiormente alla gente):

  1. L’utile netto della gestione 2014 è stato di ben 1.643.721 euro (un dato storico determinato dalla eccezionale storica  piovosità del 2014!)
  2. Tale enorme cifra sarà così utilizzata: 492.586 euro messi in riserva legale (andrebbe spiegato ai soci?); 49.259 euro destinati ai fondi associativi e mutualistici per lo sviluppo della cooperazione (?); 34.312 euro da distribuire ai soci come dividendo; 1.959 euro in rivalutazione gratuita delle azioni dei soci; 1.028.832 euro alla riserva indivisibile (andrebbe spiegato ai soci?); 35.000 euro per fini mutualistici e di beneficenza a totale discrezione del CdA che valuterà le varie domande pervenute da enti e associazioni locali.
  3. Essendo la stragrande maggioranza dei soci digiuna di bilanci, sarebbe opportuno che: a. il corposo fascicolo del bilancio venisse recapitato a domicilio a tutti i soci almeno 30 giorni prima dell’assemblea, insieme all’invito ufficiale; b. che si risparmiasse così il tempo della lettura pedissequa del bilancio (una estenuante maratona oratoria ipnoinducente) per rispondere alle eventuali domande di chiarimento dei soci che arriverebbero all’assemblea con maggiore cognizione di causa e forse più motivati, approvando così (o non approvando) un bilancio più chiaro e comprensibile a tutti.
  4. Non ho sentito alcun programma teso al rilancio della occupazione nel nostro territorio che sta soffrendo tremendamente questa lunghissima crisi che qui è più sentita che altrove; non è possibile che SECAB (che ebbe sempre un ruolo attivo fino al recente passato) non avverta questa acuta problematica e non si attivi, come un volano benefico, per avviare finalmente una ripresa economica attraverso idee e soluzioni ad essa connaturali. Ho avvertito e notato solo un larvato atteggiamento di autocompiacimento ed autoreferenzialità con chiusura totale verso le problematiche esterne alla SECAB.
    Così ho voluto approfondire ulteriormente alcuni aspetti di SECAB:

SECAB versus COOPCA
La SECAB, diversamente dalla fallimentare consorella Coopca (vedi sopra al n 67), non potrà mai trovarsi nella medesima drammatica situazione finanziaria innanzitutto perché il settore in cui opera la SECAB è un settore legato non solo alla produzione di energia elettrica, ma anche alla sua distribuzione quindi si tratta di settore che possiamo definire "protetto": non solo perché in SECAB “entra” acqua ed “escono” soldi ma anche perché l’energia derivata da fonti rinnovabili è privilegiata nella vendita; quindi SECAB, una volta ammortizzati i costi di costruzione delle centraline e della manutenzione (ordinaria e straordinaria) della rete elettrica, potremmo dire che vive “di rendita” naturale. L’unico scenario che potrebbe stravolgere questa rosea e favorevolissima situazione è che le centrali di produzione vengano nel tempo assorbite dalla fantomatica Società di energia regionale in fieri che la Regione (a guida centro-sinistra) vorrebbe creare (una specie di nazionalizzazione regionale) e di cui vi è già stata discussione in Consiglio Regionale nel mese di maggio 2015.

Dalle Coop Bianche alle Coop Rosse
Secab, fino ad alcuni anni addietro, non faceva parte delle cooperative rosse (Lega Coop) in quanto era iscritta con quelle bianche (Confcooperative). L’ingresso in Consiglio di Amministrazione di alcuni amministratori politicamente troppo schierati a sinistra, ha fatto si che anche la SECAB sia entrata in LegaCoop dove già l'attendeva CoopCa. Ciò tuttavia, almeno per il settore in cui opera, determina solo, per quanto se ne sa, la corresponsione di contributi associativi ad un associazione (LegaCoop) piuttosto che ad un'altra. LegaCoop poi resta sempre libera di finanziare legittimamente (!) e legalmente (!) anche formazioni politiche o para-politiche ad essa contigue, come si evince dai molti recenti episodi nazionali e regionali.

Le centraline
La fortuna della SECAB è stata quella di aver, a partire dal 1982, sulla scia della liberalizzazione del settore della produzione di energia elettrica, attuato delle scelte lungimiranti, a cui hanno dato sprone gli incentivi sulla produzione di energia che negli anni hanno favorito la costruzione di impianti che, senza questi incentivi, non sarebbero stati in grado di garantire la necessaria redditività economica. Tutto ciò ha portato alla costruzione di ben tre nuovi impianti di produzione (Museis, Mieli, Noiariis) e quindi SECAB ha effettuato una grande patrimonializzazione aziendale, il cui valore di mercato è oggi assai alto. Le centraline idroelettriche infatti non sono mega-magazzini o edifici vuoti che non producono reddito (e causano debito), ma rappresentano una continua fonte di ricchezza in quanto in grado di garantire, con l'energia elettrica prodotta ed i ricavi conseguenti, la possibilità di remunerare il capitale investito ed anche mantenere nel tempo il valore dell'investimento. Le centraline idroelettriche in particolare si possono considerare i gioielli di famiglia che SECAB custodisce gelosamente e se ne disferà solo nel momento in cui avrà l'acqua alla gola (eventualità del tutto astratta e teorica), ben sapendo però di poter trovare immediatamente sul mercato un acquirente disposto a rilevare l'impianto di produzione. In particolare grazie alle incentivazioni sulla produzione di energia elettrica, gli impianti di produzione di SECAB hanno garantito in questi anni gli utili di bilancio della Società indipendentemente dalla gestione economica della stessa. Senza queste centrali, sicuramente la SECAB non sarebbe stata in grado di fare quello che ha fatto e sarebbe rimasta, come altre Cooperative pur operanti nel medesimo settore (vedi quella di Forni di Sopra), solo in grado di garantire un servizio migliore dell'ENEL, ma alle medesime tariffe del prezzo dell'energia che si paga però altrove. L'autonomia energetica legata alla produzione fa si che le tariffe applicate ai soci siano inferiori di circa il 50% rispetto a quelle praticate da altri soggetti, in quanto si tratta di energia prodotta da fonti rinnovabili, la quale gode anche di una particolare normativa fiscale favorevole.

La distribuzione
Per quanto attiene la distribuzione poi, anche essa è un asset: se (malauguratamente) la concessione rilasciata dal Ministero venisse revocata, l’asset potrebbe essere sempre ceduto all'ENEL nazionale, non certo a titolo gratuito (ma profumatamente pagato) e l’ENEL subentrerebbe nel servizio di distribuzione nella zona (situazione che però attualmente si svolge esattamente al contrario, nel senso che è stata proprio SECAB a subentrare a ENEL a Sutrio, dietro versamento di cospicuo denaro per ogni utenza rilevata).

Il prestito soci
Anche SECAB ha attivo un prestito Soci che viene utilizzato in parte per investimenti (poco), ed in parte (la maggior parte) in titoli sicuri e quindi il solo rischio che potrebbe correre il socio prestatore deriverebbe dalle oscillazioni del mercato, ma si tratterebbe di un rischio calcolato (trasparenza vorrebbe però che fossero indicate le banche dove questi prestiti dei soci sono attualmente depositati ecc...). In cifre: vi sono 463 soci-prestatori per un capitale versato totale di euro 7.861.116. Una cifra enorme quindi, disponibile ed esigibile in quanto non utilizzato per la gestione corrente, ma potenzialmente utilizzabile (si auspica assai presto) per attuare degli investimenti a beneficio della gente, che ovviamente, prima di essere fatti, andranno analizzati e valutati con attenzione ma che comunque occorrerà avviare assolutamente per contrastare questa lunghissima crisi economica. Al momento però questi quasi 8 milioni di euro del presitito sociale sono praticamente congelati e inutilizzati nè svolgono un ruolo attivo in questa acuta crisi economica attuale, con nessuna ricaduta benefica sul territorio.

Considerazioni finali
Dalla costruzione della centrale di Noiariis (2002) sono passati già 13 anni e più nulla è stato fatto nel settore della produzione di energia rinnovabile (o in settori ad essa collegati) pur non mancando le occasioni e le opportunità per farlo: ciò potrebbe denotare una mancanza di programmazione e di stimoli nel cercare di crescere e di sviluppare ulteriormente la Cooperativa che non può attardarsi sugli allori del recente passato...
In una azienda non devono mai mancare gli stimoli alla crescita, la voglia di investire e di migliorare, anche se ciò comporta lavoro, sacrifici, responsabilità e rischi per il consiglio di amministrazione e per i dipendenti i quali devono, anche loro, con proposte ed azioni, contribuire alla crescita della azienda in cui, fortunatamente, operano.
La SECAB della fase pionieristica, a partire dal riscatto della centrale di Enfretors dalla ditta F.lli Nigris avvenuto nel 1959, non navigava certo in acque tranquille, erano tempi duri e difficili per tutti, ma da allora giorno dopo giorno con sacrificio, lentamente la Società ha saputo svilupparsi e raggiungere poi una dimensione diversa, esaltante. Per ottenere i finanziamenti dalle banche fu aperta una sottoscrizione di nuove quote, gli amministratori ed anche parte del personale dovettero inoltre prestare garanzie personali.
Probabilmente agli attuali dipendenti della SECAB non sono noti i sacrifici fatti da chi li ha preceduti in termini di lavoro, impegno ed anche di magri stipendi. Però allora era così: lavorare alla SECAB era un vanto ed un onore. Oggi lavorare in SECAB è una grande fortuna ed un singolare privilegio (interessante sarebbe a questo proposito approfondire i metodi ed i criteri di recenti e passate assunzioni) e moltissimi soci presenti all'assemblea non hanno affatto compreso (in questo periodo di vacche magre) i riconoscimenti attribuiti ad alcuni dipendenti per 15 o 25 (sic!) anni di lavoro (effettuato in loco e già assai ben retribuito in quanto gli stipendi SECAB sono agganciati a quelli, notoriamente sontuosi, dell'ENEL!). Che possono avere pensato i tanti soci disoccupati, cassintegrati o recentemente licenziati ed esplusi dal mondo del lavoro, presenti all'assemblea e quelli tantissimi assenti?
Tutto questo però non significa affatto che i dipendenti SECAB non siano professionalmente assai competenti, sempre disponibili ed oltremodo cortesi con i soci e gli utenti, come tutti hanno avuto modo di sperimentare negli anni.
La parola d’ordine di SECAB per il prossimo periodo dovrebbe essere tuttavia una sola: stimolare e suscitare posti di lavoro anche per chi non ha la fortuna e il privilegio di lavorare in SECAB (e sono i più).

E ciò che si è scritto più sopra per CoopCa può a buon diritto valere anche per SECAB:
"... i vertici aziendali cooperativistici non possono e non debbono restare in carica decenni, occorre periodicamente un turn over, una alternanza sia nella dirigenza amministrativa (con figure competenti) che nella presidenza. Le assemblee che eleggono i consiglieri di amministrazione (delle Cooperative in genere) sono facilmente manovrabili e non sempre fornite di un adeguato numero di personalità accorte e scrupolose; spesso ci si affida al populismo ed alla retorica dei più avveduti e scaltri e ciò basta, specie quando un pranzo sociale annuale (creduto gratuito ma pagato con i soldi dei soci) riesce a tacitare giuste e sacrosante critiche o osservazioni. In questo modo però, all'interno della Cooperativa (che è certamente un Ente privato e non pubblico, anche se a volte però viene interpretato come un feudo personale o, peggio ancora, gestito in maniera personalistica), si creano e si solidificano rapporti e sinergie che evolvono fisiologicamente verso una omertosa sclerosi del sistema che non è più in grado poi di autorigenerarsi e di autocurarsi: da qui metastasi diffuse a tutto il corpo con il prevedibile exitus finale!
- Per tutti questi motivi occorre assolutamente che anche il Legislatore ponga mano alla vecchia protettiva legislazione sulle Cooperative per modificarne alcuni aspetti cruciali, ormai del tutto obsoleti e financo dannosi, adeguandoli alla nuova realtà sociale e di mercato italiana (ed europea). Utile a questo proposito leggere quanto spiega
"Il Fatto Quotidiano": http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/10/14/oligarchi-rossi-che-giocano-in-borsa-con-soldi-della-coop/738290/"

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IL PENSIERO DI SECAB

"Spiace constatare che, nonostante l’impegno profuso per portare alla conoscenza dei Soci un bilancio trasparente ed una relazione di gestione contenente ogni passo dell’attività della Cooperativa (affinché essi possano decidere consapevolmente se approvare o meno in Assemblea la strategia che l’Organo amministrativo, eletto dai Soci stessi, ha portato avanti e attuerà), ci siano delle critiche che contrastano non poco con quelle che sono le elementari regole di funzionamento di una cooperativa. Durante l’Assemblea ogni Socio può proporre quesiti, chiedere spiegazioni e farsi chiarire ogni dubbio su problematiche che riguardano l’andamento della gestione e la strategia nella conduzione della cooperativa.
Definire la lettura della relazione di gestione “una estenuante maratona oratoria ipnoinducente” mortifica pesantemente una delle peculiarità più nobili della società costituita in forma di Cooperativa ossia la possibilità riservata ad ogni Socio di orientare le scelte strategiche e partecipare alla gestione della propria Cooperativa nella forma più democratica dove l’eguaglianza si esplica con la regola “una testa, un voto”! Va comunque evidenziato che l’utile di gestione formatosi nell’esercizio 2014 (per l’esattezza € 1.641.950 e non € 1.643.721 come riportato nella nota) sottoposto all’esame dell’Assemblea dei Soci, è sì un risultato straordinario legato all’eccezionale piovosità dell’anno ma, bisogna precisare che il risultato finale è stato influenzato, come si evince dalla lettura del bilancio, anche da partite straordinarie e da sopravvenienze attive la cui origine è da attribuire ad esercizi precedenti. L’ammontare di tali partite corrisponde ad oltre € 1.100.000 e pertanto, se queste non si fossero verificate, il bilancio sarebbe stato caratterizzato dalla sola gestione ordinaria e l’utile d’esercizio sarebbe risultato pari a circa € 506.000, in linea con gli esercizi precedenti. Per quanto riguarda la ripartizione dell’utile va notato che nelle cooperative lo stesso va generalmente ad incrementare il patrimonio della Società mediante imputazioni a riserve; alcune di esse sono obbligatorie, altre facoltative, tutto ciò è regolato dal Codice civile. È evidente che tali appostamenti vanno a rafforzare il patrimonio mettendo in sicurezza la Società e creando nuova disponibilità finanziaria. La longevità di questo tipo d’impresa, oltre che dalla bravura e dalla perizia degli Amministratori, deriva anche dalla capacità di patrimonializzazione della stessa; obiettivo, questo, non secondario se si considera che la Cooperativa è uno strumento per il soddisfacimento dei bisogni dei Soci e come tale deve essere al servizio anche delle generazioni future. Pertanto non è necessario indugiare nel tentativo di scrivere un’altra pagina del diritto societario: le regole ci sono, sono chiare e la SECAB Società Cooperativa le rispetta. Il Bilancio relativo all’esercizio, unitamente alla relazione sulla gestione vengono approvati dal Consiglio di Amministrazione entro il 31 marzo. Successivamente gli stessi sono messi a disposizione del Collegio Sindacale e della Società di Certificazione nonché a disposizione dei Soci, presso la sede sociale, per la consultazione prima dell’Assemblea. Tale possibilità è sempre chiaramente evidenziata nell’avviso di convocazione dell’Assemblea che, tra l’altro, contiene anche la sintesi del progetto di bilancio.
Per quanto riguarda il contributo al miglioramento dei livelli occupazionali locali va notato che non è solo quello diretto e più appariscente che si rileva dall’esame dell’organico SECAB ma è dato anche, in forma indiretta e capillare, per il tramite di tutte le iniziative economiche dei Soci che ricevono una spinta competitiva grazie alla possibilità di disporre di una materia prima, quale è l’energia elettrica, a prezzi ineguagliabili. Siamo certamente d’accordo sul fatto che la SECAB continui ad esprimere le proprie capacità negli ambiti di propria competenza senza perdere mai di vista il “core business”. Proseguendo, alcune affermazioni contenute nel paragrafo “SECAB versus COOPCA” meritano un commento per smorzare l’alea di superficialità che altrimenti può diffondersi. Il mercato elettrico dopo l’emissione del Decreto Bersani (1999) non è più in regime di monopolio; non sfugge infatti che la produzione è libera (si veda ad esempio quella fotovoltaica che possiamo generare in ogni dove) ed il mercato della vendita pure (chi non riceve almeno una telefonata al mese dal call center di un venditore?). In conseguenza anche i prezzi dell’energia e quindi gli introiti dei produttori riflettono le dinamiche del mercato. Ed inoltre, se ci si impegna con errori di valutazione strategica, scelte sbagliate, investimenti che non diano tempi di ritorno accettabili anche le “ricche” cooperative elettriche possono “saltare”. Un rischio in tal senso lo ha corso recentemente una cooperativa elettrica del Trentino che, quanto alla pretesa “protezione”, non avrebbe dovuto averne difetto. Per fortuna un intervento di verifica nell’ambito della vigilanza, cui sono sottoposte le cooperative, ha permesso di cogliere i primi segnali di dissesto e di commissariarla per il periodo necessario al rientro in “carreggiata”. Non meno importante risulta la difesa delle peculiarità della cooperazione ivi inclusa quella elettrica. Infatti sono sempre in agguato i rischi di mutamento del quadro delle regole a danno della Istituzione cooperativa soprattutto in questi tempi in cui assistiamo a forme di degenerazione di alcune di esse! E allora ben venga la cosiddetta “doppia iscrizione” alle Bianche e alle Rosse, per quanto sopra ed anche per quell’equilibrio che deve caratterizzare l’azione degli amministratori nell’interpretare i sentimenti della generalità dei Soci.
Pare del tutto inopportuna anche l’affermazione “… gli impianti di produzione di SECAB hanno garantito in questi anni gli utili di bilancio della Società, indipendentemente dalla gestione economica …” E’ ben vero che un significativo contributo a dei positivi risultati di bilancio lo ha portato l’impianto di Noiariis (in servizio dal 2004), è anche vero però che non è ininfluente il taglio nella conduzione dell’impresa cooperativa che danno gli amministratori. Invitiamo il nostro attento Socio e tutti coloro che vogliono approfondire l’argomento a consultare il fascicolo consegnato nell’Assemblea del maggio 2008 nella cui appendice sono riportati i dati salienti del periodo 1977-2007. Si potrà così notare che i risultati con trend costantemente e marcatamente positivi iniziano nel 1994 in discontinuità col periodo precedente e 10 anni prima che entri in servizio l’impianto di Noiariis.
In merito alla successiva affermazione e riferimento alla Cooperativa di Forni di Sopra, il periodo “grammaticale” pare rispondere all’usanza del noto giornalista televisivo che chiede ai suoi ospiti notturni: si faccia una domanda e si dia una risposta! Per quanto si attiene alle considerazioni sulla distribuzione, al di là della superficialità con cui viene trattato un argomento di per sé complesso, che meriterebbe da solo un articolo per essere spiegato, è bene sottolineare come diventi impossibile continuare ad essere autoproduttori senza una rete di distribuzione. La Cooperativa deve continuare a svolgere lo scambio mutualistico con i propri Soci; è la sua missione per la quale ha ricevuto una garanzia Costituzionale!
La sezione del prestito soci è stata avviata all’inizio dell’anno 1996, all’epoca la situazione finanziaria era totalmente diversa dall’attuale. I debiti verso le banche ammontavano a fine esercizio 1995 a circa 7 miliardi di lire, da qui la scelta di rivolgerci ai Soci per dipendere meno dagli istituti bancari che all’epoca richiedevano tassi di interessi che oggi potrebbero definirsi da usura. Questa è stata la motivazione di base che ha portato a tale scelta; di seguito altri investimenti sono stati effettuati dalla Cooperativa per citarne alcuni dei più importanti: la centrale di Noiariis, la ristrutturazione e l’ampliamento della sede sociale, le realizzazioni della cabina primaria e varie linee elettriche. Per far fronte alla realizzazione di dette opere in parte sono stati accesi dei mutui e per la differenza sono stati impiegati i soldi depositati dai Soci. Con l’istituzione della raccolta del prestito sociale sono stati raggiunti due obiettivi: il primo è rappresentato dal beneficio economico che ha ricevuto la Cooperativa per aver potuto pagare il denaro raccolto dai Soci ad un tasso inferiore rispetto a quello praticato dalle banche, il secondo è rappresentato dalla remunerazione che hanno avuto i Soci grazie ad interessi ben superiori a quelli corrisposti dalle banche. Attraverso una buona gestione economica della Cooperativa, la situazione finanziaria e debitoria del 1996 è stata completamente superata; il prestito a fine 2014 ha raggiunto la somma di circa € 8.000.000, cifra non trascurabile a dimostrazione che gli oltre 450 Soci prestatori hanno piena fiducia nella Cooperativa. La revisione straordinaria che la Regione ha effettuato a SECAB, a seguito delle note vicende delle Cooperative Operaie di Trieste e della Cooperativa Carnica, ha rivolto particolare attenzione alla sezione del prestito sociale e nelle conclusioni del verbale, letto integralmente nel corso dell’ultima Assemblea, è stato sottolineato che la SECAB è in grado di restituire integralmente il prestito senza che questo metta in difficoltà economica e finanziaria la Cooperativa stessa. Ci riteniamo pienamente responsabili dei soldi che i Soci ci hanno voluto affidare per cui l’utilizzo deve essere esposto al minimo rischio, riservando un’attenta e saggia valutazione su ogni azione da intraprendere.
Riguardo alla ultime considerazioni pare doveroso segnalare che gli importanti progetti d’investimento quali: la realizzazione dell’elettrodotto interrato a 132kV tra Paluzza e Wurmlach della partecipata Alpen Adria Energy Line S.p.A., il completamento dell’elettrodotto interrato a 20kV da Paluzza verso il Passo di Monte Croce per il collegamento col partner austriaco e la realizzazione delle annesse cabine di trasformazione, l’auspicabile sblocco dei progetti presentati per la realizzazione di nuovi impianti idroelettrici, solo per citarne alcuni, da un lato daranno nuovo impulso alle attività della Cooperativa (amministratori e maestranze) e dall’altro assorbiranno parte delle consistenti risorse finanziarie all’uopo costituite. Anche riguardo alla presunta inattività che avrebbe fatto seguito alla realizzazione dell’impianto di Noiariis pare opportuno ricordare alcune realizzazioni significative quali: l’acquisizione da ENEL delle strutture di distribuzione in comune di Sutrio, la realizzazione a Casteons della cabina Primaria per il collegamento con la rete elettrica nazionale a 132kV, il contestuale interramento delle terminazioni delle relative linee a 20kV attestate nel nuovo sito, la realizzazione insieme alla Comunità Montana della Carnia dell’impianto di cogenerazione collocato presso la casa di riposo di Paluzza, il completamento della riqualificazione della sede sociale, la sostituzione di tutti i contatori di misura dell’energia con strumenti elettronici di nuova generazione, l’acquisizione di nuovo hardware e l’implementazione di nuovo software per la telegestione, la contro alimentazione in cavo del polo dello Zoncolan… e l’elenco potrebbe continuare!
Per concludere senza polemizzare sulla parte che riguarda i dipendenti possiamo, anche in questa sede, ringraziali per il costante impegno giornaliero ricordando che anche grazie al loro prezioso contributo e in qualsiasi condizione metereologica permettono a tutti noi di godere appieno di quel prezioso bene quale l’energia elettrica prodotta e distribuita dalla SECAB.
Ringraziamo la redazione per la cortese ospitalità".
Luigi Cortolezzis - Presidente del C. di A. SECAB Società Cooperativa



LA RIFORMA OSPEDALIERA DEL PD
Note (in continuo aggiornamento) e facili profezie a margine

Vox clamantis in deserto
Di fronte all'assordante e inquietante silenzio che avvolge la Carnia, ritengo doveroso esprimere alcune considerazioni sulla annunciata (e ormai quasi concretizzata) riforma sanitaria del PD firmata Serracchiani-Telesca che pare non interessi proprio a nessuno. Mi limiterò al solo aspetto ospedaliero riguardante la Carnia, perchè è quello che conosco maggiormente e di prima mano.
Ma prima occorre fotografare la situazione in era pre-Serracchiani. Eccola:


Reparto

Posti Letto Acuti
H Tolmezzo

Posti letto Acuti  
H Gemona

CHIRURGIA

25

25

MEDICINA

78

50

ORTOPEDIA

32

4

OSTETRICIA-GIN.

20

-

ORL

8

-

PEDIATRIA

6

-

PRONTO SOCC.

10

6

Totale posti letto per acuti

180

85

ABITANTI DEL DISTRETTO

38.240

33.822

 

 

 

Tre per mille
Il n di posti letto totale per acuti (dei due ospedali della vecchia ASL 3 "Alto Friuli") era di 265 per una popolazione complessiva di 72.062 abitanti pari a 3,67 posti letto/1000 abitanti. Vediamo allora le cifre secondo la "nuova ristrutturazione" regionale, sulla cui incongruenza il centrosinistra sanitario (e politico) carnico non manifestò né ufficialmente né ufficiosamente mai alcuna perplessità né sollevò mai alcuna critica formale tendente a modificare tale innaturale assetto geo-sanitario. La nostra nuova vastissima ASS 3 "Alto Friuli-Collinare-Medio Friuli", 40% del territorio regionale, comprende ora 4 Distretti: Carnia (28 comuni, ab. 38.240), Gemonese-Tarvisiano (14 comuni, ab. 33.822), Sandanielese (15 comuni, ab. 48.252), Codroipese (11 comuni, ab. 51.910) per un totale di abitanti 172.226. In questa ASL vi saranno solo due H per acuti: Tolmezzo e San Daniele del Friuli i quali, (secondo quanto espressamente previsto a pag. 3  di “Linee per la gestione del SSR 2015”) dovrebbero avere 3 posti-letto-acuti ogni 1000 abitanti, cioè in totale ben 516 posti letto (i letti per i cronici dovranno essere 0,3 per 1000 abitanti). Siccome non è pensabile che gli abitanti del Codroipese (51.910) si ricovereranno in H Tolmezzo o San Daniele (ma si fermeranno naturaliter a Udine) nè che gli abitanti del Sandanielese (48.252) si rivolgeranno all'H carnico, resta come ultima ragionevole ipotesi la seguente: il vasto territorio montano comprendente i due Distretti di Tolmezzo e Gemona (abitanti 72.062) avrà come unico punto di riferimento-acuti l’H di Tolmezzo il quale, a quanto se ne sa, non aumenterà affatto la propria capacità di accoglienza (180 letti) per raggiungere la quota del 3xmille. Infatti, il sopravvissuto H di Tolmezzo dovrebbe essere incrementato fino a 216 letti per acuti per raggiungere e rispettare il fatidico rapporto del 3 per mille, cioè dovrebbe avere ben 36 posti-letto in più rispetto ai 180 attuali.
Sicuramente 16 letti potrebbero essere ricavati nell’ala Ovest del 5° piano dell’H di Tolmezzo le cui camere di degenza (perfettamente attrezzate per accogliere due pazienti per stanza con tanto di servizi igienici singoli, erogatori di O2, di aspiratori e... mai utilizzate) sono ancora impropriamente ed assurdamente occupate da studi medici, ambulatori e uffici di segreteria; ne mancherebbero tuttavia ancora 20 per soddisfare la stessa Legge regionale che fissa 3 posti-letto-acuti ogni 1000 abitanti. Se però poi si pensa che le stanze dell’ala Est del 3°-5° piano (che hanno ancora 3 pazienti stipati per ogni stanza con 3 bagni comuni per 30 persone!) debbono essere quanto prima riconvertite sugli standard moderni (2 letti per stanza), si capisce subito che l’offerta globale tolmezzina dei posti letto sarà invece ulteriormente ridotta con gravissimo disappunto degli utenti, che saranno sempre più impazienti a causa di sempre più veloci turn-over, dimissioni precoci, susseguenti ravvicinati rientri in un andirivieni pericoloso. Senza contare la obbligatoria e pericolosa sauna estiva di questi malati, costretti in camere senza alcun condizionamento d'aria...

E l'ospedale di Gemona?
Con la nuova “ristrutturazione” della rete ospedaliera, l’H di Gemona perderà tutti i posti-letto per acuti (85) e quindi anche lo status giuridico di H, venendo dequalificato e trasformato in "Presidio Ospedaliero per la Salute (POS)" (un costoso scatolone vuoto) che accoglierà: Lungodegenza, Riabilitazione, AFT (Aggregazione Funzionale Territoriale, entità di nuovo conio, gestita direttamente dai medici di base e per questo economicamente ricompensati con un benefit annuale aggiuntivo di 3 euro per ogni assistito) e un indefinito PPI (Punto di Pronto Intervento). L’H-acuti di Gemona ha invece (a nostro sommesso avviso) un suo ineludibile e insostituibile ruolo per il vasto territorio di cui è baricentro e non è ipotizzabile che le coorti di pazienti che finora vi avevano trovato ottima accoglienza e tempestive cure (specie nel reparto di Medicina Generale e PS) possano essere tranquillamente dirottate su altri H già in affanno e non ancora predisposti per accogliere altri numerosi utenti. A meno che alcune ”patologie acute” non vengano depennate d’ufficio dall’elenco delle “acute” e siano ribattezzate “croniche” con grande sollievo del legislatore regionale che avrà trovato così la quadratura del cerchio. Ma io ritengo sempre che possa sopravvenire un positivo ripensamento da parte dei padri (zii e zie) di questa riforma calata dall'alto che ha coinvolto solo 80 professionisti (distribuiti in 10 gruppi di lavoro) i cui nomi ed i cui criteri di scelta (professionale? politica? altro?) non sono mai stati resi pubblici. Volere poi trasferire funzioni e risorse dall'H ai medici di base (alcuni dei quali peraltro eccellenti) potrebbe risultare rischioso per il paziente nel momento in cui il medico di base (che non può assolutamente vantare l'esperienza clinica di un ospedaliero) si troverà a gestire patologie (quali?) neppure complesse ma comunque richiedenti un approccio ampio e diversificato che può derivare solo da un diuturno responsabilizzante training maturato in decenni di corsia.

Un volantino rassicurante
Nei primi giorni di marzo 2016, l' "Azienda" ha celermente diffuso a tutte le famiglie del gemonese-Canal del ferro-tarvisiano, un depliant policromatico in cui viene affermato quanto segue in virgolettato:
1. "
Tutte le cure di base per la popolazione locale continueranno ad essere garantite come oggi, sia a livello ambulatoriale che di ricovero, tramite gli 80 letti della “struttura intermedia polifunzionale”.
2. "Ulteriore sviluppo del Day Surgery (= interventi chirurgici con dimissione la sera): ernie addominali, interventi per carcinomi cutanei, interventi urologici, interventi al ginocchio e molti altri). Grazie alla specializzazione dell’offerta hanno iniziato ad essere effettuati in day surgery anche interventi che una volta erano più invasivi e richiedevano ricoveri ordinari, quali per esempio interventi alla spalla o all’avampiede".
3.
"Entro marzo il Pronto Soccorso (PS) di Gemona sarà riorganizzato come Punto di Primo Intervento (PPI). I medici del nostro PPI continueranno ad essere medici con esperienza di pronto soccorso/emergenza, e saranno presenti 24 ore al giorno, 7 giorni su 7... I medici della Struttura, tutti ospedalieri con grande esperienza, decideranno per ogni caso specifico chi trattenere a Gemona e chi ricoverare in altro ospedale".
4. "Entro giugno il reparto di Medicina verrà ridefinito come Struttura Intermedia Polifunzionale (SIP). Il numero complessivo dei posti letto di Gemona resterà invariato ed anzi verrà aumentato mano a mano che verranno effettuati i lavori di ristrutturazione previsti".
5. "Tutti gli spazi del Presidio Ospedaliero di Gemona verranno utilizzati più intensamente rispetto al passato ed il numero di medici e operatori che oggi vi operano (circa 190) resterà invariato".
6.
"Il nuovo piano dell’emergenza per l’AAS3 comporterà la ridistribuzione delle ambulanze sul territorio con l’attivazione di 4 nuovi Punti Ambulanza (3 mezzi in più rispetto ad oggi, con dotazioni complete)... Con il nuovo piano per l’emergenza, è prevista, l’assunzione di 50 operatori in più rispetto ad oggi (medici, infermieri, operatori sociosanitari/autisti soccorritori)".
Obiezione ai singoli punti:
1.
se restano invariati i posti-letto (con relativo personale), dov'è il risparmio?
2. I piccoli interventi chirurgici possono essere benissimo eseguiti in una qualsiasi RSA; se però si vorranno eseguire anche ernioplastiche addominali o interventi alla spalla o al piede, sarà necessaria comunque la presenza dell'equipe di anestesia, della sala operatoria ecc.
3. Quale sarà la differenza pratica tra il PS ed il PPI, se saranno gli stessi medici ospedalieri ad essere presenti 24h/24h? qui si configura un reale demansionamento professionale del medico che, non potendo più affrontare istituzionalmente tutte le patologie acute, dovrà decidere (su quali basi oggettive e soggettive?) chi trattenere a Gemona e chi spedire altrove, anche perchè la indispensabile Area di Emergenza (di cui mai nessuno ha osato parlare) sarà cancellata con un tratto di penna (?!)
4
.
Il reparto di Medicina assumerà un nuovo nome, restando invariati i posti-letto (e le spese): quali patologie allora saranno qui gestite?
5. Se resterà immutato il personale medico e infermieristico, dove sarà il tanto conclamato risparmio?
6
.
I 4 punti-ambulanza in più e le assunzioni di 50 operatori in più, riguardano tutta la vastissima ASS 3 (172.000 persone, 40% territorio regionale: da Forni di Sopra-Timau-Tarvisio a Codroipo-Mortegliano-Talmassons!).
Ci troviamo quindi realmente di fronte ad un inusitato spreco di risorse umane (persone utilizzate ad un livello inferiore della loro professionalità) che determina così uno spreco di denaro pubblico (personale demansionato dunque ma pagato come prima). In sintesi: per Gemona erogazione di prestazioni inferiori a costi invariati (se non addirittura maggiorati!).

Una inaugurazione mediatica
Il 23 marzo 2016 a Gemona è stata poi "inaugurata" la nuova Emodialisi in più spaziosi e luminosi locali... Ma sappiamo benissimo che la Emodialisi funziona egregiamente a Gemona fin dal 1988, situata finora in un ambiente angusto e forse poco accogliente (mai nessuno se ne era lamentato); ora la logistica è certamente migliorata, ma: questo tipo di emodialisi routinaria può essere effettuata tranquillamente anche in una qualsiasi RSA o Lungodegenza (la emodialisi urgente sarà sempre e comunque eseguita solo a Tolmezzo o San Daniele - Udine), mentre addirittura la Dialisi peritoneale viene auto-eseguita dal paziente stesso a domicilio nelle ore notturne, senza bisogno di alcun medico o infermiera. Aver voluto amplificare oltre misura questa ennesima inaugurazione di un Servizio "cronico", ha solo il sapore di una passerella mediatica tesa a ammorbidire gli animi dei meno avveduti...

Pronto soccorso/Area di Emergenza: snodo cruciale
Sono stati resi pubblici i dati relativi agli accessi nei Pronto Soccorso regionali nel 2015 (MV 7.4.16). Vediamo da vicino quelli che ci riguardano:

pronto soccorso
VISITE TOTALI
codice BIANCO
codice VERDE
codice GIALLO
codice ROSSO
TOLMEZZO
17.643
54,8 %
33,7 %
10,6 %
1 %
GEMONA
14.461
56,2 %
32,7 %
10,3 %
0,8 %
SAN DANIELE
27.842
56,4 %
29,4 %
13,2 %
1,1 %

Ora dunque, considerando che il PS di Gemona (con la sua Area di Emergenza) sarà chiuso (e sostituito da un vago PPI), c'è da attendersi nei prossimi mesi che parte dei codici verdi e tutti i gialli e rossi gemonesi convergano (anzichè sul già affollatissimo PS di San Daniele) sul PS Tolmezzo (ipotizzando quanto meno che i codici bianchi e parte dei verdi vengano trattenuti e trattati dal PPI e AFT di Gemona): una mole non indifferente per il PS Tolmezzo (i cui spazi di manovra appaiono sempre più angusti e non suscettibili di immediato ampliamento mentre il volume di lavoro che graverà sui medici potrebbe diminuire fortemente la qualità del servizio erogato con tutti i rischi connessi) ed un enorme progressivo alleggerimento per il PPI di Gemona che tra qualche tempo magari, essendo via via sempre meno frequentato, verrà chiuso (eventualmente) nelle ore notturne, ovviamente sempre per "risparmiare"! Un discorso a parte meriterebbe l'analisi dei codici, attribuiti peraltro in maniera soggettiva, per capire anche la funzione "sociale" (codici bianchi) del Pronto Soccorso in montagna.
In questa ottica e forse per mettere le mani avanti, sono stati resi noti (MV 7.4.16) anche i tempi di attesa massima che si dovranno rispettare per i nuovi codici di ingresso (non più 4 ma 5). Eccoli: Codice 1 (emergenza): visita immediata. Codice 2 (urgenza con rischio di compromissione vitale): attesa 15 minuti. Codice 3 (urgenza differibile): attesa 60 minuti. Codice 4 (urgenza minore) attesa 120 minuti. Codice 5 (non urgenza): attesa 240 minuti. Per cui prima di recarsi al PS, sarà opportuno d’ora in poi verificare preventivamente su internet a: https://servizionline.sanita.fvg.it/psonline/#/index la disponibilità di accoglienza (con annessa tempistica), riservata al cittadino-contribuente italiano (l'H San Daniele inspiegabilmente è stato inserito solo a settembre 2016 in questo monitoraggio in tempo reale dei PS regionali). Ma proprio su questo versante vi sono le ponderate critiche dei medici competenti.

Servizio taxi-ambulanza
Non si debbono sottovalutare poi i futuri continui trasferimenti di pazienti "acuti" da Gemona a Tolmezzo-San Daniele (e poi magari di nuovo a Gemona) e di quelli "cronici" da Tolmezzo-San Daniele a Gemona (e poi magari di nuovo a Tolmezzo), in un incessante andirivieni di ambulanze come in un defatigante gioco dell'oca dove si rischia sempre di tornare alla casella di partenza (e non intendo qui parlare di costi): ci sarà sempre un medico a bordo? e se vi sarà un incidente? e se un malato morrà nel tragitto di trasferimento? di chi sarà la colpa: del medico? dell'autista? del destino? della "azienda"? Vattelapesca...

Prima profezia
Che potrebbe succedere dunque quando chiuderà l’ H-acuti di Gemona? Senza voler fare i "profeti di sventura" ecco un piccolo sintetico campionario:
I Reparti tolmezzini saranno sempre strapieni (con maggiore ricaduta sul Pronto Soccorso e sul reparto di Medicina Generale ma forse anche sui delicati Servizi di Oncologia e Cardiologia) con un turn-over di ingressi-dimissioni impressionante e rischioso (paradigmatiche le dimissioni affrettate con ovvi dispendiosi rientri ravvicinati), con letti sui corridoi come nei primi anni ’80 del secolo scorso, quando non era stata ancora costruita l’ala EST ed i malati venivano posteggiati a vista e “riparati” con tendaggi improvvisati tra le proteste di parenti e visitatori. Conseguentemente, molti malati “acuti” (normali, non specialistici) verranno dirottati su H di S. Daniele del Friuli (che non vivrà certo tempi migliori) o su Udine (che verrà soffocato dagli ulteriori arrivi di pazienti provenienti da altri H chiusi) con gravissimi disagi per malati e parenti, la cui rabbia (dopo un più o meno prolungato periodo di rassegnata carnica incubazione) esploderà allora sui mass media locali (che non si siano trasformati nel frattempo nell'ufficio-stampa della Giunta regionale) e nelle Procure… Queste considerazioni non costituiscono banale e semplicistico catastrofismo  o allarmismo sociale, ma sono solo una fin troppo facile profezia che si auto-avvererà nei prossimi mesi/anni… E di questi tempi non vorrei affatto essere un medico di Pronto Soccorso perché, se le responsabilità civili ricadranno sulla cosiddetta “azienda”, le responsabilità penali restano sempre personali e soggettive.

Seconda profezia
I medici e le infermiere dell’H di Tolmezzo (specie quelli del PS), salvo un improbabile aumento di personale (che la attuale politica del "risparmio" esclude a priori), si ritroveranno con un carico di lavoro improvvisamente nettamente aumentato (del 20-30-40%?) sia in orario diurno che notturno, con facili e prevedibili ricadute negative non solo sul benessere psico-fisico degli stessi operatori sanitari ma anche sull’adeguato trattamento del malato, che sarà l’incolpevole silenzioso percettore terminale di questa Riforma (di) sinistra.

Terza profezia
Per “risparmiare”, ope legis sono stati aboliti alcuni primariati così che alcuni Reparti dislocati a Tolmezzo e San Daniele (titolari quindi di un solo primario) saranno spesso sguarniti fisicamente del Responsabile apicale che dovrà dividersi a scavalco tra i due ospedali, distanti tra loro decine di km, situazione questa che potrebbe determinare probabili incertezze e insicurezze non solo tra i pazienti ma anche tra medici e infermieri, trovandosi essi privi, magari nel momento dell'urgenza complessa, del Responsabile, magari il solo in grado di risolvere, tecnicamente e giuridicamente, questioni complesse, nonostante la telecomunicazione (Skype, videoconferenza...) in tempo reale. Insomma un "primariato diffuso" (termine coniato dall'amico Claudio C.) che, al pari del "cugino alberghiero", potrebbe rivelarsi non all'altezza delle situazioni e generare perdite...

Troppe eccellenze professionali in H Tolmezzo? Sforbiciamole...
Negli ultimi 20 anni tutti i primari chirurghi di Tolmezzo nel loro curriculum dovevano dimostrare di saper affrontare un'urgenza vascolare (dissezione di aneurisma aortico, sindrome carotidea acuta, ischemia acuta degli arti inferiori, traumi vascolari... e comunque anche l'emorragia intraoperatoria in corso di chirurgia generale, ginecologica, ortopedica, ORL ecc.) e fino a pochi mesi fa gli specialisti in chirurgia vascolare in azienda erano TRE ed assicuravano (con un servizio di reperibilità 24/h per 365 giorni l’anno) l'attività routinaria e di urgenza con risultati ottimi.Tale attività si è tradotta in questi anni in delicatissimi interventi in regime di urgenza, compreso il trattamento tempestivo di emergenze vascolari, senza dover ricorrere a rischiosissimi trasferimenti presso altre strutture, ben sapendo che in queste urgenze anche il minuto è preziosissimo, proprio perchè questi pazienti sono fragili, critici e spesso non trasportabili, se non addirittura a rischio imminente di morte, con tutte le conseguenze anche medico-legali connesse. Dal 2016 in "azienda" è rimasto UNO solo specialista in chirurgia vascolare (a motivo del pensionamento del primario e di un altro specialista). Nel contempo l' "azienda" non ha provveduto neppure ad implementare l'equipe chirurgica attuale con medici specialisti anche di malattie vascolari, con il risultato che H Tolmezzo non sarebbe più in grado, d'ora in poi, di poter sempre trattare le urgenze vascolari (carotidi, aorta...) che verrebbero (rischiosamente) inviate a H Udine. E la importantissima Urologia (una volta pensionati i due urologi più anziani) presto che fine farà? E la chirurgia della mammella sarà lasciata ancora a Tolmezzo oppure verrà fagocitata a Udine o magari a San Daniele, che esegue assai meno interventi chirurgici e meno qualificanti di Tolmezzo? L'Ortopedia resterà tale oppure residuerà solo la Traumatologia, mentre tutte le costose insostituibili endoprotesi (anca, ginocchio, spalla...) verranno trattate solo a Udine e/o San Daniele? Il Punto-Nascita resterà a Tolmezzo (nonostante non raggiunga la quota di 500 parti/anno) oppure verrà trasferito a San Daniele? Il trattamento mini-invasivo multidisciplinare dei tumori del fegato (alcolizzazione, radiofrequenza, micro-onde, TACE...) si potrà ancora eseguire comodamente ed efficacissimamente a Tolmezzo o verrà scippato da Udine? L'endoscopia digestiva resterà utilmente autonoma o verrà limitata nelle sue funzioni da H di S. Daniele? Quando l'unica broncoscopista andrà (presto) in pensione, chi eseguirà le broncoscopie, visto che nessun altro medico è stato nel frattempo formato o assunto per tale incarico? Non sono domande polemiche ma esse derivano da una situazione di enorme incertezza che già si afferra entrando nelle varie corsie... Potrebbe succedere davvero che nel breve volgere di neppure due lustri, ci ritroveremmo in Carnia con un H-Acuti ancora meno competitivo e funzionale di quello esistente prima del terremoto del 1976. Insomma una “ristrutturazione” che imbriglia  pericolosamente la medicina pubblica e avvantaggia, seppure indirettamente, la medicina privata come testimoniano i tanti centri medici privati sorti o che stanno sorgendo in Alto Friuli, in alternativa ed in supplenza alla medicina pubblica ospedaliera che, oltre ad avere a volte costi maggiori, potrebbe non saper garantire più in tempi ragionevoli i livelli essenziali di assistenza (LEA).

Specchietti per allodole
Ed una (per ora sempre e solo promessa) Risonanza Magnetica in H Tolmezzo (almeno fino al giugno 2017 il servizio sarà sempre fornito da una unità mobile in noleggio) non risolverà certo questi gravi problemi nè allenterà le perplessità e le preoccupazioni, mentre il ventilato kafkiano trasferimento della Clinica Neurologica Universitaria da Udine-Gemona a Tolmezzo (che avrebbe solo un vago sapore piamente ma inutilmente risarcitorio nei confronti della Montagna) sarebbe una pezza peggiore dello strappo: l'H Tolmezzo si ritroverebbe ancor più intasato (e soprattutto privo della Neuroradiologia e della Neurochirurgia, necessari complementi alla Neurologia, e forse in prospettiva anche di un Chirurgo vascolare in grado di intervenire preventivamente sulle carotidi) mentre la logistica e la didattica di studenti in Medicina e di specializzandi in Neurologia ne risulterebbero fortemente e irreversibilmente penalizzate (per perdita di tempo, di denari e di interconnessione didattico-specialistica) senza contare i disagi provocati a pazienti e parenti. Per creare finalmente una (comunque tardiva) Stroke Unit a Tolmezzo non è assolutamente necessario sradicare e trasferire una intera Clinica Universitaria: basta molto meno e molto poco e questo "poco" non è mai stato finora realizzato! Del resto un identico approccio (come un film già visto ma dobbiamo ricordarlo agli smemorati!) era stato già attuato con l’H di Gemona, in occasione del suo primo importante ridimensionamento quando per tacitare le proteste locali furono colà trasferite le Cliniche Universitarie Neurologica e Dermatologica ma alla fine le cose sono andate come oggi tutti vedono: H Gemona ridotto a un grande "cronicario" eufemisticamente chiamato Struttura Intermedia Polifunzionale (SIP) (Riabilitazione neurologica, ortopedica, cardiologica...) che potrà accogliere pazienti provenienti da tutta la Regione sicuramente, ma dove di acuto non si accoglierà più neppure una appendicite o una banale lussazione di spalla o una broncopolmonite! E la promessa (elettoralistica) su MV del 15 giugno 2016 del dentista in Pronto Soccorso (odontoiatria sociale e odontoiatria pediatrica) suona assai ambigua perché presuppone una ISEE talmente bassa che ne potranno gratuitamente beneficiare in gran parte solo extracomunitari, profughi, clandestini e nullatenenti. La storia dovrebbe essere maestra di vita, ma in Carnia essa ha davvero pochi scolari (e nessuno tra i politici- amministratori)!

I mitici risparmi
Nessuno ha mai fatto conoscere quale sarà la effettiva consistenza dei risparmi ECONOMICI reali che sottendono a questa "riforma", a fronte degli infiniti sprechi e malversazioni della pubblica amministrazione, rivelati quotidianamente dai mass media locali e nazionali. Perché non verificare preliminarmente la giungla retributiva della farraginosa Amministrazione Regionale in genere e di quella Sanitaria in particolare, prima di andare a tagliare gli H periferici o di negare alcuni esami bioumorali/radiologici ai comuni cittadini? Perchè non è stato modificato (o abolito) l’antipatico e odioso istituto della “libera professione intra moenia” che sottrae tempo e denaro alla medicina pubblica, allunga le liste di attesa e crea corsie preferenziali? Non oso neppure toccare il surreale aspetto dei cosiddetti "premi di produttività aziendale" elargiti... Nessuno infine dice come verrà impiegato il personale delle strutture sanitarie dismesse, considerando che nessun dipendente pubblico può venire licenziato per “fallimento o riconversione” dell’azienda (così come invece avviene nel privato o semi-privato: vedi il recentissimo e dolorosissimo crack della Cooperativa Carnica dove centinaia di persone hanno perso il lavoro dall’oggi al domani a causa di una gestione economica fallimentare). Senza dire che l’eventuale trasferimento d’ufficio di personale sanitario o amministrativo in altra sede, costerà certamente sia in termini sindacali che economici (indennità di trasferta?). E allora: in quali anfratti è nascosto il tanto decantato risparmio economico previsto? Avverrà forse quando i licenziandi (ma non licenziabili) saranno morti o andati in pensione? 

Ambiguità freudiana
Nessun politico o medico-politico ha mai chiarito infine questa freudiana ambiguità: perché il complesso sanitario nazionale o regionale si chiama SERVIZIO (SSN e SSR) mentre le singole espressioni locali sono considerate AZIENDE (Azienda sanitaria)? E si sa bene che il termine SERVIZIO non sottintende profitti mentre AZIENDA si fonda sul profitto. Ma in questo caso: di chi?

Motivazione inconsistente
Si è voluto sostenere (da parte dei riformatori) che i "risparmi" derivanti dai tagli ospedalieri andranno a beneficio della medicina territoriale ma tutti sanno che la medicina territoriale e domiciliare funziona egregiamente da molti anni in Carnia, da ben prima dell’avvento della coppia riformatrice Serracchiani-Telesca, e non ha implicato mai tagli dolorosi alla rete ospedaliera, che resta sempre la spina dorsale di una sanità efficace ed efficiente.

Qualità del servizio sanitario
La qualità del servizio erogato al paziente in H dipende sempre e comunque dalla professionalità e dalla umanità del singolo operatore che incontri (medico e infermiere) e mai dalla etichetta che il reparto espone: può infatti succedere che nel medesimo Reparto coesista il massimo della qualità insieme al suo contrario. Occorre ricordare anche che l'eccessivo recente carico burocratico penalizza pesantemente l'attività degli stessi operatori sanitari (cui viene sottratto tempo prezioso) e compromette così in maniera significativa il rapporto paziente-medico/infermiere con inevitabile aumento del contenzioso e della conflittualità, in un clima di sfiducia e di frustrazione esistente all'interno del mondo ospedaliero: se sorge ad esempio un contenzioso che poi risulta insussistente, nessuno risponde del danno provocato agli operatori sanitari coinvolti (stress emotivo, danno d'immagine...). Va infine considerato il progressivo invecchiamento del personale ospedaliero (causato dalla riforma pensionistica Fornero) che genera diffuse limitazioni lavorative agli operatori stessi più anziani e impedisce spesso l'assunzione di forze giovani e motivate.

La pervasiva burocrazia
La elefantiaca burocrazia sanitaria, per giustificare in qualche modo la propria esistenza, sembra quasi obbligata ad aumentare il lavoro burocratico sia internamente ad essa che nei confronti degli operatori. Sono state create decine di procedure nella azienda sanitaria con l'obiettivo di garantire la sicurezza ma che inevitabilmente hanno appesantito la già complessa macchina operativa sanitaria, venendo sempre meno il carattere di discrezionalità e di autonomia nell'attività del singolo operatore che impiega il maggiore tempo a compilare carte a scapito del rapporto individuale col paziente.

"Per amore del mio popolo, non tacerò" (Is 62,1)
Finora non si è levata una sola voce dissonante o timidamente critica nei confronti di questa cosiddetta “riforma sanitaria” che va a penalizzare i ceti più fragili della società e potrebbe mettere a rischio l’attuale standard di assistenza pubblica ai cittadini (i quali potrebbero essere sospinti sempre di più verso la medicina privata); una riforma pianificata a tavolino da esperti teorici (che hanno perso, se l'hanno mai avuto, il contatto con la gente reale) e veicolata da mass media compiacenti "sotto quota radar" per non essere rilevata dalla popolazione. Dove sono i sindaci di Carnia e quello di Tolmezzo in primis? Dove i primari ed i medici di Carnia? Dov'è il clero con il suo muto vescovo? Come sono passati i tempi "pionieristici" della "Mozione del clero friulano" del 1967 e quelli dei "Problemi socio-economici della Montagna" e del "Progetto Montagna" del 1987 e quelli del "Convegno Diocesano sui problemi della Montagna" del 2000, quando la situazione generale di Carnia (su cui si discuteva animatamente) era certo meno tragica di oggi! Ma oggi queste tre categorie sociali di sorestanz (sindaci, medici, preti) sono impegnate su altri temi, più neutri e certamente più redditizi dal punto di vista mass-mediatico e del politicamente corretto, e stanno perdendo rapidamente di vista la realtà che li circonda nè avvertono più il polso e il respiro del popolo.

"Quieta non movère..."
Il testo iniziale di questa lunga analisi-riflessione era stato inviato via e-mail ai primi di marzo 2016 a diversi organi di informazione locali accompagnati da una breve presentazione. Lo hanno pubblicato (in parte o integralmente) solo: "Asou Geats" di Timau, "la Dalbide" di Cercivento, il "Bollettino parrocchiale" di Gemona del Friuli. Nessun altro lo ha fatto. La Parrocchia di Tolmezzo, cui era stato inviato il testo per ben due volte (la seconda volta con una premessa in latino!), non ha neppure mai risposto: ce creance! Taluni sostengono che tale atteggiamento parrocchiale tolmezzino sia da imputarsi al fatto che l'attuale sindaco di Tolmezzo, Brollo, è nipote dell'arcivescovo emerito di Udine, tuttora dimorante in Tolmezzo (ci è stato comunicato altresì che anche il marito della vicesindaco è un nipote del vescovo); ma io reputo che questa ipotesi sia solo una banalissima insinuante illazione che offenderebbe l' intelligenza degli stessi vertici parrocchiali. Altri ritengono più probabile che ci sia di mezzo invece l' annuale "Mostra artistica di Illegio" (cui prodest?) che richiede sempre ingenti risorse economiche (elargite in massima parte dalla Regione FVG) e, come ben sosteneva il saggio (ma non cattolico) Publilio Siro, "beneficium accipere, libertatem est vendere" e su questo icastico aforisma sono inciampati purtroppo anche altri preti di Carnia e non solo loro [l'attuale acutissima crisi economico-occupazionale, resa ancora più pesante in Carnia dal gravissimo fallimento della Cooperativa Carnica, suggerirebbe di risparmiare o comunque di indirizzare altrove le residue risorse perchè "primum vivere, deinde... tutto il resto"]. E dire che nel non lontano 2004 la stessa Diocesi di Udine (con le Foranie della Carnia in prima linea) si era apertamente schierata (nel referendum poi perso) con tutti i suoi mezzi mass-mediatici a favore della Provincia della Montagna (che sarebbe diventata, ahimè, solo un ennesimo carrozzone politico ed oggi già abolito). Ora che è in gioco la salute (quantomeno fisica) delle anime ad essa affidate, la "chiesa carnica" ha preferito tacere con un silenzio assordante e molto imbarazzante, direttamente derivante dal motto curiale "Mota quiescere et quieta non movére" che più prosaicamente sarebbe poi il manzoniano "Sopire e troncare, padre molto reverendo... troncare e sopire!".

Consiglio Comunale Tolmezzo unanime
Finalmente, dopo mesi di inconcludenti tergiversazioni, il 4 maggio 2016, il Consiglio Comunale di Tolmezzo, si è riunito alle h 18 avendo come unico tema l'approvazione di un OdG tendente a salvaguardare le potenzialità e le eccellenze dell'H carnico all'interno della Riforma sanitaria regionale. In apertura di seduta però, il sindaco Brollo su espressa precisa richiesta dei consiglieri di minoranza Zearo e Biscosi, ha dovuto dare lettura di una "singolare" mail speditagli poche ore prima dal Direttore Generale dell'ASS 3, Benetollo, che (con tono vagamente e subliminalmente intimidatorio, meritevole forse di una segnalazione alla Procura per possibile intralcio al normale svolgimento di Servizio Pubblico) metteva in guardia lo stesso consiglio comunale dal diffondere preoccupazioni circa il futuro dell'H carnico (questa mail era stata contemporaneamente spedita "per conoscenza" anche ai primari dell'H tolmezzino). Dopo la lettura da parte del sindaco di questa "strana" missiva ricevuta, il consigliere di minoranza (e medico ospedaliero) Biscosi ha lasciato l'aula dichiarando di non sentirsi più libero di esprimere le proprie opinioni, nonostante il sindaco stesso avesse ribadito il proprio impegno a difendere la libertà di espressione di ciascuno nell'assemblea; gli altri consiglieri di minoranza (pur stigmatizzando questa irrituale e anomala interferenza da parte di un alto dirigente-burocrate di nomina squisitamente politica) hanno deciso di restare al proprio posto così come il consigliere di maggioranza Pillinini (pure lui medico ospedaliero) che però non ha mai preso la parola. Dopo piccole brevi innocue schermaglie tra i due schieramenti, il testo (che era stato meticolosamente approntato da uno speciale comitato misto tecnico-politico con rappresentanti di maggioranza e minoranza) è stato finalmente approvato all'unanimità e, su suggerimento dei gruppi di minoranza, inviato ai vertici regionali (Serracchiani - Telesca).
Ed in questo convulso e confuso periodo per le sorti dell'H Tolmezzo, si sono già dimessi due assessori della Giunta Brollo: il 25 febbraio 2016, ha lasciato Cristiana Gallizia (eletta nel maggio 2014 con 149 voti) mentre il 26 maggio 2016 si è dimesso Michele Mizzaro (eletto con 135 voti); le motivazioni ufficiali che entrambi hanno addotto sono parse a tutti poco credibili, considerando che sono passati solo due anni dalla elezione e che i rispettivi impegni lavorativi erano loro noti anche due anni fa nè sono grandemente mutati da allora.

Medici H Latisana si ribellano, H Tolmezzo tace
Ben 47 medici dell'H Latisana (15 ostetrici, 14 chirurghi, 11 del PS, 7 anestesisti) hanno preso una chiara posizione (MV 15.5.16) ed hanno scritto ben due distinte lettere alla rispettiva Azienda Sanitaria in cui rimarcano come, a loro giudizio, le procedure previste dal piano dell'emergenza non garantiscano sicurezza per l'utenza e per il personale sanitario. "Decliniamo ogni responsabilità in merito ad eventuali eventi avversi... non riteniamo i percorsi sicuri". Si dicono in totale disaccordo con la riorganizzazione ospedaliera della Bassa in quanto "espone a compiere prestazioni fuori competenza e fuori dai più elementari livelli di sicurezza per i pazienti e per i professionisti coinvolti... Vorremmo essere partecipi delle scelte strategiche in modo da poter esprimere i nostri dubbi e incertezze." Non accettano di vicariare il pediatra con un anestesita nè di vicariare l'anestesista con un emergenzista, come vorrebbe il protocollo della riforma. Contrari anche a trasferire a Palmanova le urgenze chirurgiche pediatriche che verranno trattate come sempre in loco, "al fine di non incorrere in inevitabili ricadute sulla qualità assitenziale con gravi rischi per i pazienti pediatrici e per non creare i presupposti per possibili contestazioni legali". Queste lettere pubbliche costituiscono davvero una autentica (e si spera efficace) dichiarazione di manleva nei confronti della propria Azienda Sanitaria e della Regione FVG di Serracchiani-Telesca, che potrebbe forse mettere al riparo i medici di Latisana da eventuali futuri probabili eventi dannosi. E così se Latisana piange (ma agisce), Tolmezzo certo non ride, ma tace...

Se il vescovo Brollo ha un malore, dove viene portato?
Sabato 28.5.16, durante la messa vespertina che sta celebrando a Gemona, mons. Brollo ha un improvviso malore e non riesce a portare a termine la liturgia. Viene subito soccorso da un medico presente alla celebrazione (pare trattarsi di una lipotimia jatrogena, cioè di un banale svenimento, senza perdita di coscienza, probabilmente dovuto ai farmaci ipotensivi e/o all'afa) e con un'ambulanza partita dal PPI di Gemona viene trasportato: dove? Al PS di Tolmezzo, luogo naturale di approdo? NO, viene portato direttamente all'H Udine, con una procedura (decisa da chi?) del tutto inusuale per una semplice evenienza del genere. E si pone subito la domanda: forse che il PS di Tolmezzo non è efficiente o affidabile ? Non è più in grado di stratificare neppure una banale lipotimia? O si tratta di altro? Comunque sia, questo eclatante episodio (peraltro esageratamente amplificato dalla stampa locale) la dice lunga sulla spinosa questione ospedaliera dell'Alto Friuli e sul trattamento riservato alle diverse categorie di cittadini...
Eccellenza, alla prossima occorrenza, non abbia timore di rivolgersi al PS di Tolmezzo, che ha estremo bisogno di attestazioni di fiducia e di vicinanza e dove troverà sicuramente medici e infermieri altrettanto bravi e preparati (anche se forse, date le contingenze, sarà necessario fare la fila...)!

I ricchi e poveri
Nel giugno 2016 l'assessore regionale alla Sanità Telesca (sempre per risparmiare!) ha distribuito un "piccolo" premio di produttività (ben 7,3 milioni di euro) ai vertici medici e amministrativi della Sanità regionale (in tutto 3431 individui che, in aggiunta ai loro lauti stipendi, riceveranno in media 2127 euro e spiccioli a cranio), mentre contemporaneamente il romano “Decreto Appropriatezza” del 20.1.2016 negava oltre 200 esami del sangue e di radiologia ai comuni mortali cittadini contribuenti, che se li dovevano così pagare di tasca propria, anche se poi in luglio tale iniquo decreto è stato notevolmente ridimensionato per le diffuse proteste di medici e cittadini  (ora saranno solo 40 gli esami a pagamento). La nostra società nel frattempo (che conta già oltre 4 milioni di italiani poveri sopravviventi, certificati recentemente dall’ISTAT) sta, seppur lentissimamente, mutando cuore e pelle, al punto che molti cittadini non si sottopongono più neppure ad accertamenti diagnostici minimi perchè non hanno più i soldi necessari neppure per il ticket...

Latisana chiede le dimissioni (impossibili) del direttore Azienda Sanitaria
Il nuovo consiglio comunale di Latisana (scaturito dalle ultime elezioni amministrative che hanno visto prevalere il centro-sinistra) nella sua prima seduta del 24 giugno 2016 ha chiesto all’unanimità le dimissioni del direttore generale dell’Azienda sanitaria 2, Giovanni Pilati, il quale però, essendo di nomina politica, altro non fa che eseguire scrupolosamente le direttive politiche che arrivano dalla Giunta regionale.  Un gesto clamoroso che esprime chiaramente la netta avversione nei confronti dell’ azione politica che l’ Azienda Sanitaria e la Regione FVG stanno compiendo, in termini di tagli ai servizi e al personale, nei confronti dell’ospedale cittadino. Inoltre all’unanimità si è deciso di inviare alla presidente Serracchiani una valutazione sulle responsabilità politiche dell’ assessore Telesca, “alla luce del comportamento finora tenuto nei confronti della nostra comunità”  e, solo per garantire l’unanimità del consiglio, è stata stralciata la richiesta di dimissioni anche della mai eletta Telesca, che avrebbe così potuto tornare ad occupare la sua impiegatizia scrivania di dirigente amministrativo in H Udine. E così mentre nella Bassa si lotta aspramente a tutti i livelli istituzionali per salvaguardare le prerogative dell’H locale, in Carnia è stato steso un pietoso e interessato velo di potentissimo anestetico volatile che addormenta le coscienze e annebbia i cervelli.

Questo referendum non s’ha da fare, nè domani nè mai…
Il 5 luglio 2016 il Consiglio regionale ha giudicato inammissibile e quindi negato il referendum per abrogare la riforma sanitaria del PD (chimerico animale politico con due anime in un corpo solo). La proposta referendaria, sostenuta da ben nove comitati distribuiti in diverse zone del territorio regionale (in Carnia nessuno ha mosso un dito) è stata respinta dalla maggioranza di (centro)sinistra con 26 voti (PD, SEL tranne Pustetto, Cittadini) mentre l’ammissibilità del referendum ha ottenuto solo i 20 voti di M5S, LN, FI, FdI, Misto (tranne Barillari); astenuto NCD. La maggioranza di (centro)sinistra ha dato una risposta politica e non tecnica sulla ammissibilità del referendum (che avrebbe costituito una ottima occasione per approfondire questa delicata tematica da parte della gente comune). In questo modo però il consiglio regionale ha fatto emergere una rumorosa contraddizione tra il ricorso al consenso popolare chiesto dal premier Renzi per la sua riforma costituzionale e la clamorosa negazione da parte della Serracchiani a esercitare il medesimo diritto in casa propria sul cruciale problema della Sanità (e non solo). Un'arrogante autoreferenzialitá del PD regionale che nasconde una grave debolezza politica intrinseca che si chiama demofobia (paura del popolo) la quale è assai più perniciosa della xenofobia (paura dello straniero). A questo punto la parola passerà necessariamente agli elettori che potranno esercitarla però solo nella primavera del 2018.

Maoizzazione della organizzazione ospedaliera?
Grazie al prezioso blog di L.M. Puppini (che qui intendo pubblicamente ringraziare per le sue analisi accurate ed approfondite e soprattutto libere da condizionamenti ideologici o politici), ho recentemente scoperto che perfino la storica e gloriosa ANAAO-AssoMed (organizzazione sindacale di c-sinistra dei medici ospedalieri, cui pure io sono stato iscritto per alcuni anni) ha puntualmente criticato, in un documento pubblicato ancora nel 2014 (a firma del segretario regionale Laura Stabile), moltissimi aspetti di questa "riforma" ed in particolare l'art. 35 in cui si prevede che l'attività dei medici e dei dirigenti sanitari sia limitata alla sola attività clinica, mentre agli infermieri ed al personale tecnico verrebbe affidata l'organizzazione e la gestione, in completa autonomia, di tutte le risorse, quali le apparecchiature, le tecnologie ed i materiali impiegati, o quelle relative all'attività di degenza e ambulatoriale. In questo modo, venendo attribuite a personale meno costoso attività proprie di medici e dirigenti sanitari, in un prossimo futuro, potrebbero essere proprio infermieri e tecnici a dirigere le strutture ospedaliere. (Per chi non sapesse nulla di Mao Tse-Tung & C., si suggerisce di fare ricerca su Google con le seguenti parole-chiave: mao, rivoluzione culturale, libretto rosso, guardie rosse).

80 saggi per una riforma imposta e calata dall'alto
Questa riforma sanitaria (ospedaliera e territoriale), sulla cui incongruenza gli esponenti del PD sanitario (e politico) carnico non manifestarono né ufficialmente né ufficiosamente mai alcuna perplessità né sollevarono mai alcuna critica formale tendente a modificare tale innaturale assetto geo-sanitario, viene di fatto imposta e calata dall'alto. In effetti nella sua stesura, essa ha coinvolto solo 80 professionisti (distribuiti in 10 gruppi di lavoro) scelti (o prescelti) su tutto il territorio regionale, ma i cui nomi ed i cui criteri di scelta (professionale? politica? altro?) non sono mai stati resi pubblici, restando sempre top secret (e anche di questo si lamenta soprattutto l'ANAAO-Assomed nella sua articolata analisi). Sarebbe oltremodo utile e necessario, al fine della migliore comprensione di taluni aspetti di questa “riforma”, conoscere il profilo professionale o di carriera di questi 80 “saggi” e non si capisce proprio perché attorno ad essi sia calata una coltre di fitto mistero, quasi che il loro disvelamento li esponesse a chissà quali ritorsioni personali. Se essi ritengono infatti di avere bene operato, dovrebbero andare fieri del proprio lavoro e godere della meritata pubblica lode. Se invece costoro non desiderano/vogliono essere nominati, lasciamo al lettore trarre le ovvie conclusioni.

Altro lavoro per H Tolmezzo?
La Caserma Cantore di Tolmezzo (con annesso il prezioso storico Palazzo Linussio) è rimasta desolatamente vuota perchè anche il sopravvissuto 3° Regg. Artigl. Montagna ha abbandonato la Carnia per trasferirsi definitivamente a Venzone e Remanzacco: quale migliore occasione allora per riempirla subito di clandestini-profughi-extracomunitari (almeno 300 persone?) da affidare a qualche generosa cooperativa e riavviare così il ripopolamento della Carnia (gravemente colpita da preoccupante inarrestabile calo demografico che, insieme ad una tassazione iniqua ed una burocrazia folle, fa morire moltissime attività artigianali/commerciali, la linfa essenziale dei paesi), dando così ulteriore peso/lavoro anche all'H tolmezzino? Paventando proprio questo, il sempre poco incisivo centro-destra tolmezzino nel consiglio comunale del 18 agosto 2016, ha proposto alla maggioranza di centro-sinistra di indire un semplice referendum consultivo comunale (non deliberativo nè abrogativo nè propositivo dunque) per conoscere il parere della popolazione su questo spinoso tema: la maggioranza di Brollo (Serracchiani docet), forse presa da improvvisa demofobia ("paura del popolo" assai più perniciosa della xenofobia "paura dello straniero"), ha respinto tale richiesta con la motivazione che "il problema" non sarebbe di esclusiva competenza comunale. E così, quasi spontaneamente, un comitato ad hoc (sostenuto dalla minoranza consiliare) ha iniziato a raccogliere firme tra i cittadini maggiorenni di Tolmezzo (al termine della sottoscrizione sono state raccolte oltre 2400 firme)... Nel frattempo, dopo le precedenti dimissioni dei primi due assessori (Gallizia e Mizzaro), il 1° settembre 2016 dalla Giunta Brollo si è poi dimesso un terzo assessore, Alessia Benedetti (eletta nel maggio 2014 con 55 voti), la quale ha giustificato il proprio gesto con l'asserita inopportunità/incompatibilità tra la carica elettiva comunale ed il proprio ruolo di dipendente con posizione di responsabilità dapprima in CMC ed ora in UTI (ma tale situazione di "inopportunità/incompatibilità" era già presente al momento della elezione oppure si è concretizzata successivamente? sarebbe utile saperlo...).

H Tolmezzo sempre più dipendente da H San Daniele
Lentamente, ma inesorabilmente, l'H di Tolmezzo/Gemona (a causa del "primariato diffuso" che tecnicamente viene denominato dai riformatori "transmurale"), sta perdendo quella essenziale autonomia che garantisce efficacia ed efficienza negli eventi medici sia improvvisi che cronici. Infatti la Pediatria, la Endoscopia digestiva e la Emodialisi sono passate da una situazione di completa autonomia operativa ad una situazione di "dipendenza gerarchica" dall'H San Daniele del Friuli (con personale costretto ora a spostarsi da un H all'atro). Può darsi che tale nuovo assetto non pregiudichi il corretto e tempestivo svolgimento delle procedure sanitarie, resta tuttavia il fondato dubbio che tutto ciò possa portare ad un impoverimento tecnico progressivo dell'ospedale carnico e che possa preludere magari ad altre successive penalizzanti delimitazioni (Ostetricia/ginecologia o il decisivo "punto nascita"?).

Titoloni ad effetto (o topiche grossolane?) a sostegno della riforma
Su un quotidiano locale del 23.10.16, sotto un titolone ad effetto, si magnificano le nuove regole che entreranno in vigore il prossimo 1° gennaio 2017 e che ridurrebbero i costi-ricetta con i cosiddetti esami reflex (che non è la famosa macchina fotografica del secolo scorso). Si tratterebbe di questo: per alcuni esami particolari, scatterebbe l'automatismo per ulteriori accertamenti (senza bisogno di recarsi di nuovo dal medico) nel caso il primo esame risultasse patologico. E si porta come esempio quello dell'Urinocoltura: qualora questa risultasse positiva, verrebbero eseguiti subito anche l'antibiogramma con relative sensibilità. Ma questa banale prassi per le infezioni urinarie è già in uso da molti anni (da molto prima dell'avvento della coppia riformatrice Serracchiani-Telesca) così come già accade anche per altri accertamenti (se il Laboratorio trova il TSH anomalo dosa subito anche FT4; se trova gli ANA elevati va a dosare anche altri auto-anticorpi connessi ecc).
Si legge poi che la "biopsia di esofago-stomaco-duodeno potrà essere compiuta senza doversi recare necessariamente in ospedale" ! E dove allora? Forse dal medico di base? o in farmacia? non viene specificato, ma è noto a tutti che la gastroscopia (durante la quale si effettua appunto la biopsia) si esegue solo in H per i rischi emorragici che si possono correre.
Sempre il medesimo solerte (anche compiacente?) quotidiano, ingenerando false aspettative nel lettore, comunica che presto (nel territorio di Cividale) sarà avviata la dialisi a domicilio come se si trattasse di una grandissima conquista dell'attuale riforma sanitaria, quando è notorio che la dialisi peritoneale viene eseguita da decenni a domicilio (e solo nelle ore notturne) da parte di coloro che (pochissimi in verità: solo i più coraggiosi e culturalmente attrezzati) accettano questa "vecchia" procedura senza la presenza di medici e infermiere, spesso gravata però da pericolose peritoniti batteriche. Questi "infortuni" giornalistici accadono quando si pubblica acriticamente ciò che proviene da "colà dove si puote ciò che si vuole... e più non dimandare" (Inferno III, 95-96).

Nuovi punti-ambulanza in Carnia
Il sito web della ASS 3 dà una notizia molto interessante: dal 2 novembre 2016 la Carnia dispone di 3 nuove postazioni di ambulanza del 118, attive 12 ore al giorno (dalle 8:00 alle 20:00) per 365 giorni all’anno. Le sedi individuate sono: Ampezzo, Ovaro, Paluzza. Analizziamo meglio questa notizia che a primo acchito suscita unanime plauso e condivisione. Occorre infatti dire innanzitutto (come sottolinea anche il sito) che una (di queste 3 ambulanze) viene distaccata dall'H di Tolmezzo (che così viene sguarnito di un mezzo necessario, specie in caso di incidenti stradali o di trasferimenti urgenti in H Udine); secondariamente occorre dire che l'ambulanza localizzata a Paluzza è aggregata alla locale Casa di Riposo (per la quale era già stato programmato da tempo questo mezzo per le proprie necessità: ci sono ben 130 degenti in questo Ricovero!). Occorre infine chiedersi: quale personale viaggerà a bordo? Un autista regolarmente certificato con un infermiere professionale formato, fermi 12 ore in attesa di chiamata? Oppure l'equipaggio viaggiante si presenterà in maniera volontaria su chiamata? Nel primo caso infatti avremo un costo enorme per un servizio che gestirà numericamente pochissimi casi; nella seconda evenienza si tratterebbe semplicemente di un servizio di taxi-ambulanza con tutti i rischi connessi, derivanti dall'utilizzo di personale non adeguatamente formato. In entrambi i casi pare di assistere ad una improvvisazione mediatica tendente ad ammorbidire gli scettici di questa "riforma" sanitaria.
Nel frattempo i vari "medici di base" comunali (un tempo detti "di famiglia") lasceranno prossimamente il posto alla cosiddetta AFT ("Aggregazione Funzionale Territoriale") entità di nuovo conio, localizzata nel maggior centro di fondovalle e gestita direttamente da un pool di medici di base e per questo economicamente ricompensati con un benefit annuale aggiuntivo di 3 euro per ogni assistito. A questo punto però si può a buon diritto concludere che anche la medicina di base (cioè: periferica) potrebbe venire lentamente smantellata a favore di una medicina tecnocratica ulteriormente centralizzata e avulsa da ogni contatto/rapporto interpersonale medico/paziente laddove il paziente/utente potrebbe venire "gestito" da più medici (magari in fisiologico contrasto tra loro).

CUP
Il CUP (centro unico di prenotazione) viene rappresentato come uno dei fiori all'occhiello (risparmio ed efficienza) della riforma H del centrosinistra-sinistra (che ha vinto le elezioni regionali del 2013 per soli duemila voti di scarto, pochissimi dunque ma inversamente proporzionali alla arrogante autorefeRENZIalità politica dei vincitori). Ma vediamo più da vicino questo sistema, confrontandolo con quello in vigore prima dell'avvento Serracchiani-Telesca.
PRIMA: ogni Reparto H aveva (e ce l'ha ancora) una propria segretaria, solitamente una infermiera professionale o una figura comunque formata ed esperta di quel Reparto, delle sue attitudini, dei suoi specialisti e dei medici dedicati a particolari patologie. Chi voleva una prestazione specifica non doveva fare altro che esplicitare le proprie necessità e subito gli veniva indicato il professionista più adatto per tale specifica evenienza.
ADESSO: la prenotazione per qualsiasi prestazione (medica, chirurgica, neurologica, laboratoristica, cardiologica, ortopedica...) viene gestita unicamente dall'ufficio CUP, dove l'interlocutore è sempre un amministrativo, del tutto "ignorante o ignaro" delle sfumature delle varie patologie e delle rispettive prestazioni erogabili in uno specifico Reparto, di chi (all'interno di esso) è più adatto ad erogarle; molte volte l'amministrativo "dirotta" l'utente verso altri (anche lontani) H regionali dove la prestazione avrebbe migliori tempi di erogazione (!)... Può addirittura capitare che alla richiesta di poter disporre di un professionista, ci si senta rispondere che tale professionista non esiste o che non lavora più in quell'ospedale (mentre invece è sempre operativo: accaduto il 15.11.16 al CUP dell'H di Latisana); così il paziente si vede costretto ad andare di persona in "quel" determinato Reparto per verificare la situazione e per prendere contatto diretto con il medico. A volte il paziente si sente rispondere dal CUP che un certo esame di sangue non lo conosce (nè si premura magari di approfondire la questione) oppure che non viene più eseguito e che bisogna recarsi di persona a Udine... Ecco spiegata un'altra delle cause del fiorire della medicina privata. Ma si potrebbe continuare ancora con numerosi altri esempi: in questa situazione però a perderci è sempre l'utente "periferico" che non apprezza questi fantomatici "risparmi ed efficienze" che non sono affatto tali nè per l'utente nè per l' Azienda (che, se non altro, perde la faccia e l'affidabilità).

CAP
La stampa locale del 1.12.2016 (a ridosso del referendum costituzionale del 4.12.2016) dedica una paginata intera (pag. 31) ai nuovi CAP (centro assistenza primaria) che andranno a formare la "nuova" medicina di base. In Carnia il primo CAP 1.1 è stato dunque individuato nell'attuale Poliambulatorio (esistente da decenni) di Ovaro ed è destinato ad accogliere il pool dei medici di base dei Comuni di Prato Carnico, Rigolato, Forni Avoltri, Comeglians, Ovaro; questi stessi medici (espressione della "Medicina di Gruppo" che ricorda tanto gli universitari "esami di gruppo" di sessantottina memoria) dovranno, secondo il giornale, dare "continuità assistenziale 24h sia medica che infermieristica arricchita di specialisti per l'attività di consulenza con passaggio di consegne con la guardia medica tra giorno e notte e tra i giorni festivi e quelli feriali... saranno inoltre messe a disposizione attrezzature per svolgere esami come l'elettrocardiogramma, l'esame del fondo dell'occhio, la spirometria e alcune ecografie...".
In questo esaltante peana però non viene assolutamente spiegato quanto segue (che è importantissimo): i medici di base resteranno nei rispettivi Comuni di attività? lavoreranno a turno o stabilmente nel CAP di Ovaro? dal CAP risaliranno ai propri paesi solo per le chiamate urgenti o anche per l'attività routinaria giornaliera? le persone (per lo più vecchi) dovranno scendere comunque dalle loro vallate fino a Ovaro per ogni visita non urgente o per le impegnative?
Ma vi è anche un altro quesito: il personale medico sarà "formato" per interpretare elettrocardiogrammi, spirometrie ed ecografie? oppure sarà compito degli specialisti viaggianti (costosi) eseguire tali mansioni? e perchè proprio anche il "fondo dell'occhio" (con quale metodica poi?), che non viene eseguito solitamente neppure nel PS dell'H Tolmezzo?
Al di là delle sigle (AFT o CAP) pare davvero che ci sia gran confusione sotto il cielo, ancorchè esistano i fondi per realizzare tutto questo, a scapito però (occorre dirlo chiaramente) del rapporto privilegiato medico/paziente che sarà sostituito da un poli-rapporto non più fiduciario (si spera almeno non conflittuale).

Odontoiatria sociale
La stampa locale del 2.12.2016 (a ridosso del referendum costituzionale del 4.12.16) dedica una paginata alla "odontoiatria sociale" scrivendo che le cure odontoiatriche "saranno gratuite per bambini fra 0 e 6 anni, per i ragazzi fino a 14 anni e per gli over 65 con un Isee inferiore ai 6 mila euro... L’offerta è dedicata a tutti i residenti in regione... È prevista invece una compartecipazione alla spesa per i ragazzi fra 7 e 14 anni... Si tratta di tutti quei pazienti che a causa di pregresse situazioni patologiche (malati oncologici, trapiantati, cardiopatici) sono più a rischio, o di quanti hanno un Isee inferiore ai 15 mila euro... Le visite odontostomatologiche (la chirurgia della bocca) sono garantite a tutti indipendentemente dal reddito... La Regione offre anche le prestazioni ortodontiche (extra Lea) per bambini e ragazzi fra 0 e 14 anni (gratis per Isee inferiori ai 6 mila euro e con il pagamento del solo apparecchio ortodontico fino a 10 mila) e le protesi per gli over 65 (gratis con Isee inferiore ai 6 mila euro, con un esborso di 250 euro per Isee fino a 10 mila e 500 fino a fino a 15 mila)... Un programma che nasce e si inserisce all’interno della sanità pubblica e che, a regime, porta all’assunzione di una trentina fra odontoiatri e igienisti dentali, impegnando centinaia fra medici, infermieri e studenti.)". A parte le evidenti contraddizioni insite in un testo ripetitivo e la enorme spesa che si dovrà mettere a bilancio, occorre sottolineare due aspetti:
1)
l'ISEE (Indicatore Situazione Economica Equivalente) viene calcolato non solo attraverso i beni mobili (stipendio, pensione, BOT, CCT, depositi bancari ecc...) ma comprende anche beni immobili (case, terreni, stavoli...): ciò significa che il limite dei 6.000 euro viene raggiunto facilmente da tutti ma anche il limite dei 10.000 e dei 15.000 è facilmente raggiungibile per esempio da parte di un anziano che vive solo in una casa di proprietà con un protettivo conto corrente e qualche terreno magari incolto...
2)
Le situazioni patologiche croniche (come tumori, trapianti...) già vengono da sempre tutelate e infatti la tessera sanitaria di questi soggetti riporta sempre particolari codici (048, 052...) che prevedono la gratuità delle prestazioni.
Chi potrà dunque avvalersi concretamente della odontoiatria sociale? concretamente per lo più solo extracomunitari- profughi-clandestini (il cui ISEE viene accettato sulla parola del dichiarante e senza controlli nei Paesi di origine da parte dell'INPS) evasori fiscali e nullatenenti.

CAP di Montagna: il voto ci guadagna?
Il giorno stesso del referendum costituzionale (4.12.'16) è stata acquistata una intera pagina (la pag. 7) di un quotidiano locale da parte della Regione FVG (costo: decine di migliaia di euro dei contribuenti!) per pubblicizzare (seppure con qualche errore tipografico), come "comunicazione istituzionale", il recente gioiello della Riforma sanitaria ossia il CAP di montagna, "un nuovo modo di fare medicina". Ad una attenta lettura della pagina pubblicitaria, si viene a scoprire però che nulla concretamente cambierà, semplicemente perchè questo "nuovo" CAP di Ovaro (analogamente al Poliambulatorio di Paluzza, a quello di Ampezzo e a quello di Tarvisio, dove addirittura da molto tempo è presente anche l'Ortopedico) erogherà gli stessi servizi che già esistono da molti anni e cioè: medici di base, consulenza ostetrica, consulenza pediatrica, assistente sociale, infermieristica domiciliare, riabilitativa domiciliare, guardia medica festiva-notturna; nulla di più e nulla di meno, ma il tutto presentato, gattopardescamente, come una grande novità in grado di preannunciare "magnifiche sorti e progressive" per il popolo dei monti (scarpe grosse, cervello fino), che tuttavia non pare essere caduto in questa trappola pubblicitaria (referendum: NO 60%, SI 40%).

Nel frattempo in H Tolmezzo (al 7.12.2016) non sono neppure partiti i lavori edilizi necessari per accogliere "a norma" la RMN, già acquistata ma ancora ferma in fabbrica, come una splendida Ferrari già pagata ma, per svogliatezza o noncuranza (di chi?), rimasta ferma presso il concessionario. Intanto le liste di attesa si allungano e gli utenti sono sempre costretti a fare la spola verso altri centri della Regione per potersi sottoporre ad una RMN in tempi non biblici.
Di fronte a tali sorprendenti fatti, si fa strada un insinuante dubbio circa lo scopo reale di questa “riforma”: potenziare (fittiziamente) la medicina del territorio per depotenziare (concretamente) l’H Tolmezzo! Con una unica sottaciuta recondita prospettiva futura: chiudere l'H Tolmezzo, una volta che la Carnia (tra pochi lustri) avrà raggiunto (per la miope politica nazionale e regionale che non detassa la Montagna per favorirne il ripopolamento e l'insediamento produttivo nelle valli) la fatidica soglia dei 20.000 valligiani la quale, pur insieme ai permanenti 10.000 cittadini di Tolmezzo, non giustificherà più l'esistenza di un H in montagna, già abbondantemente tutelata (si dirà) e messa in sicurezza dai mirabolanti CAP di questa "riforma" al risparmio!

Latisana premia, Tolmezzo tace...
Una notizia sorprendente: il Comune di Latisana (a guida centrosinistra-sinistra) consegna il riconoscimento "Vigilia di Natale 2016" al medico "ribelle" Roberto Copetti certamente per i suoi meriti scientifici e il suo impegno professionale ma anche (o soprattutto: ma questo non lo si può dire) per le sue prese di posizione nei confronti della "riforma sanitaria" della coppia Serracchiani-Telesca, che, tra le altre, intendeva penalizzare l'H di Latisana, sopprimendone la urgenza specialistica pediatrica per affidarla agli operatori dell'Emergenza. Tale "ribellione" coinvolse ben 47 medici di vari Reparti e il dr. Copetti fu tra i promotori di questa rimostranza.
Due
considerazioni: 1) il dr. Copetti fu per lunghi anni primario del PS/Emergenza di H Tolmezzo e fu lasciato andare via solo per futili questioni (solo economiche?) che si sarebbero potute tranquillamente superare, se solo vi fosse stata la volontà politica di trattenere in loco una figura professionale così prestigiosa. 2) A Tolmezzo, l'unico medico ospedaliero (nessuno tra quelli di famiglia) che osò obiettare qualcosa (di pertinente e motivato) sulla "riforma sanitaria" fu nel 2015 il dr. Paolo Agostinis che per tutta risposta ebbe solo minacce, pesanti intimidazioni e successivi persistenti fastidiosi "richiami" e solo 8623 firme popolari (raccolte in una sola settimana) lo salvarono da sicura “dannazione”... E dire che pure a Tolmezzo il Comune è a guida centrosinistra-sinistra...

Finalmente anche Gemona rialza la testa...
Dopo il ridimensionamento elettorale amministrativo-referendario 2016 dell' autoreferenzismo nostrano (autentica provvidenziale sberla pedagogica di rinsavimento), finalmente anche Gemona rialza la testa con il suo Comitato per l'Ospedale e chiede a gran voce almeno: 1. il ripristino del Pronto Soccorso/AreaEmergenza (per tutelare i tanti cittadini esposti ora a defatiganti e rischiosi spostamenti su altri H); 2. una Struttura Operativa Complessa (SOC) di Medicina Generale (necessaria per gestire e coordinare le varie attività residue allocate in H); 3. il recupero della piena funzionalità dell'ambulatorio Cardiologico (completamente destrutturato e depauperato anche delle indispensabili attrezzature, trasferite altrove). Viene inoltre fatto notare che il servizio per l'intervento di cataratta non appare più efficiente ed efficace, con liste di attesa di oltre sei mesi. Si lamenta anche il fatto che l'ambulatorio Ortopedico abbia consistentemente ridotto l'orario di accesso, nonostante gli utenti non siano calati. Presto anche l'ambulatorio Endoscopico (indispensabile per la prevenzione del tumore colon-rettale) chiuderà i battenti, mentre la Clinica Neurologica è già tornata definitivamente a Udine, sua sede naturale. Si attende solo che anche Scienze Motorie venga ora trasferita in Udine, già molto "ingolfato" e ormai incapace di rispondere adeguatamente perfino ai bisogni degli stessi cittadini udinesi, costretti a loro volta a peregrinare verso H San Daniele o H Palmanova o addirittura H Latisana se non H Tolmezzo (insomma un vero e proprio defatigante gioco dei "4 cantoni" o, se più piace, dell' "oca giuliva"). Nel frattempo nessuno osa dire un et, abdicando così anche al proprio senso civico, mentre i pazienti (pur impazienti) tacciono e subiscono.

Assemblea sindaci ASS 3: solo 20 su 68!
Alla recente (20.12.2016) assemblea dei sindaci della vasta e disomogenea ASS 3 (40% del territorio regionale: da Forni di Sopra-Timau-Tarvisio a Codroipo-Mortegliano-Talmassons!), su 68 sindaci aventi diritto, erano presenti solo in 20, 18 dei quali hanno poi approvato il programma PAL 2017: un vistoso segnale di malessere e di presa di distanza dalla "riforma " sanitaria! Solo il sindaco di Gemona insieme a quello di Montenars hanno espresso netta contrarietà al PAL 2017 in quanto "il tasso di mortalità del nostro territorio in questi anni è aumentato a seguito dell’applicazione della riforma sanitaria... L’ospedale Tolmezzo-San Daniele a cui fa riferimento il 40% del territorio regionale a malapena riesce a coprire con l’attrazione di pazienti da altri luoghi il tasso di fuga dal nostro territorio...". A Tolmezzo intanto (anzichè "fare squadra" con Gemona) nessuno fiata, fallacemente sperando (mors tua, vita mea) che H Tolmezzo comunque sopravviva sulle disgrazie altrui… Intanto interi reparti tolmezzini (specie Pronto Soccorso e Medicina) sono sempre più in affanno con personale stanco, stressato e demotivato, con immaginabili ricadute negative sugli "utenti (pazienti) degenti" costretti a lunghe e snervanti attese (in un Soccorso non più Pronto) o a defatiganti e rischiosi turn over con dimissioni sempre più precoci e susseguenti repentini rientri.

Sanità FVG: bilancio in rosso, dove sono finiti i risparmi?
Per la spesa ospedaliera 2016 il bilancio sanitario va in profondo rosso. Il saldo del periodo è di 80,5 milioni di euro, con uno scostamento di 21,6 milioni rispetto al tetto del 3,5 % del Fondo sanitario. La spesa farmaceutica territoriale del Fvg si è attestata nei primi nove mesi del 2016 in 189,45 milioni di euro, al di sotto del tetto di spesa dell’11,35% del Fondo sanitario; per la precisione si è fermata all’11,26 % (dato finora positivo ma mancano gli ultimi 3 mesi del 2016). La spesa farmaceutica ospedaliera invece è andata in rosso (si dice solo) a causa di farmaci innovativi (Epatite C, tumori, emofilia...). La spesa farmaceutica territoriale e ospedaliera insieme avrebbero dovuto restare al di sotto del 14,85 % del Fondo sanitario. Per il Fvg la spesa complessiva avrebbe dovuto restare al di sotto dei 249,9 milioni di euro; si è attestata invece a 270,02 milioni, con un aumento netto di 20,12 milioni di euro e un’incidenza del 16 % contro il 14,85 % previsto sul Fondo sanitario. L’ASS 3 "Alto Friuli-Collinare-Medio Friuli" stima a fine anno 2016 una perdita di 14,41 milioni di euro.
E allora ecco la domanda fatale: dove sono finiti (forse in premi aziendali ai dirigenti?) i tanto decantati RISPARMI derivanti dai tagli ospedalieri di questa confusionaria riforma? Perchè nessuno (nè a destra nè a sinistra ) dice nulla? Quale classe politica ci rappresenta?

Pronto Soccorso: qualcosa forse non funziona?
Finalmente (che strano!) forse qualcuno (e siamo al 4 febbraio 2017) comincia ad accorgersi che il PS non funziona proprio così bene come finora celebrato. "Meglio tardi che mai" si potrebbe dire ma il guaio è che nulla si farà per rimediare a queste cosiddette "criticità" perchè il peccato sta all'origine: si è voluto chiudere (improvvidamente) il PS di Gemona senza prima adeguare gli spazi di manovra ed il personale del PS di H Tolmezzo (nè si vuole ripristinare assolutamente il PS Gemona allo statu quo ante). Risultato: PS Tolmezzo ingolfato e congestionato. Vediamo il numero di accessi negli ultimi 5 anni in PS H Tolmezzo:

2012
2013
2014
2015
2016
16.676
17.643
18.475
19.117
20.033

Come si può vedere, vi è stato un costante aumento di accessi in PS (indipendentemente dalla recente chiusura di PS Gemona avvenuta nel 2016 per cui il prossimo futuro sarà ancora più critico) per circa 1000 pazienti in più ogni anno, fino a giungere alla cifra di oltre 20.000 nel 2016. Non sono cifre grandiose ma non sono state supportate da un contestuale adeguamento degli spazi e soprattutto del personale medico (implementato parzialmente solo a ottobre 2016) caratterizzato da continuo turn over, in quanto i professionisti cercano sempre una situazione migliore e meno stressante. E se si stressano i medici e gli infermieri, che debbono dire i silenziosi pazienti in lunghe pazienti file di attesa? Una seconda riflessione: a fronte di un costante calo demografico in Carnia si assiste per contro ad un progressivo incremento degli accessi in PS di H Tolmezzo; vi è una semplice spiegazione plausibile: la medicina territoriale di base (tanto celebrata con CAP e con AFT) non funziona, come si auspicava, perchè non riesce a dare risposte concrete alle varie richieste degli utenti, costretti così a rivolgersi, spesso impropriamente, al PS sempre più intasato e quindi poco efficiente, anche se tali urgenti e urenti problematiche restano per ora appannaggio di estemporanei e conviviali incontri politico-sindacali e si cerca con ogni surrettizio patetico mezzo (perfino con offerta di libri da leggere nelle sale di attesa) di distrarre l'attenzione degli utenti da questa (quanto meno percepita) meridionalizzazione della sanità pubblica nostrana che, tutto sommato, era ben efficente ed efficace fino all'arrivo della coppia Serracchiani-Telesca.

I nodi vengono al pettine...
Ha destato non poca sorpresa (ma solo tra chi celebra acriticamente questa riforma sanitaria) la notizia (diffusa dal sindacato infermieri NURSIND) secondo cui la postazione di ambulanza attivata nella Casa di Riposo di Paluzza, (costituita da un autista, un infermiere e un volontario, che operano in un turno di 12 ore) si ritrova impossibilitata ad usufruire della mensa locale, che fino al primo maggio scorso, era stata garantita. NURSIND inoltre lamenta: «Il pronto soccorso di Tolmezzo è in grave difficoltà per mancanza di personale e nella stessa situazione si trovano la Chirurgia e la Medicina, dove si rendono necessari continui rientri di personale infermieristico per coprire le assenze. In tutta l’Azienda mancano 75 infermieri, il personale è allo stremo e il rischio di errore è alto. Parecchi infermieri hanno fatto domanda di trasferimento. Il 15 maggio scorso alle coordinatrici del Servizio infermieristico domiciliare, del poliambulatorio di Codroipo e della Pediatria di San Daniele è stato chiesto di reperire volontari per le vaccinazioni infantili, per reclutare personale che dovrà caricarsi di ulteriore lavoro e che non si sa nemmeno con quali risorse sarà pagato». Gli infermieri del Pronto soccorso di Tolmezzo attendono da gennaio 2016 la retribuzione in busta paga dei codici relativi al rientro in servizio e ai cambi turno. E ciò malgrado il costante impegno per colmare le difficoltà del reparto prestando servizio durante i riposi, rientrando dalle ferie per coprire le carenze in caso di malattia o per far fronte a qualsiasi problematica di reparto. Chiedono inoltre il pagamento delle prestazioni aggiuntive nelle postazioni periferiche dall’agosto 2016 al gennaio 2017, non ancora liquidate (MV 2.6.17). Si è voluto massicciamente "risparmiare" tagliando sugli ospedali (e non si conosce ancora l'entità di tali "risparmi") ed ora anche il territorio comincia a mostrare criticità. Non si conosce neppure l'entità del lavoro delle 3 postazioni-ambulanza territoriali (Ampezzo, Ovaro, Paluzza): quante sono state le uscite? quali i codici adottati? quante le chiamate davvero urgenti? E' molto probabile che i costi di queste postazioni-ambulanza siano davvero eccessivi rispetto all'effettivo beneficio conseguito: uno spreco forse di risorse umane ed economiche che tuttavia si stenta a voler riconoscere.

Sanità FVG: ultima del Nord e...
1) Nel biennio 2015-2016 (era Serracchiani-Telesca) il sistema sanitario regionale del Friuli-Venezia Giulia ha perso due posizioni nella classifica nazionale (dal 10° al 12° posto), posizionandosi in un area di mediocrità, tendente al deterioramento (ultima Regione del Nord o, se preferisci, la prima del Sud): lo denuncia l’Ips, l’ indice di performace sanitario elaborato ogni anno dall’istituto di ricerca “Demoskopika". Sette gli indicatori adottati dalla ricerca con le rispettive fonti: 1. soddisfazione sui servizi sanitari: posto (41.2% è soddisfatto); 2. attrazione da altre Regioni: 11° posto (8512 pazienti attratti); 3. pazienti fuggiti verso altre Regioni: posto (6377 pazienti in fuga); 4. impoverimento a causa delle spese sanitarie: 12° posto (6700 famiglie impoverite); 5. spesa sanitaria: 14° posto (1913 euro pro capite); 6 spese legali per contenziosi: posto (1,87 euro pro capite); 7. costi della politica sanitaria: 15° posto (7,21 euro pro capite). In sintesi: una sanità che produce risultati mediocri e poco equi verso le famiglie più povere, ma che costa come i migliori sistemi sanitari regionali.
2) Nel frattempo, il 16.1.2017, il "Sole 24 ore" ha pubblicato la classifica del gradimento dei 20 Presidenti di Regione da parte dei propri concittadini: la presidente del FVG, Debora Serracchiani, si trova al terzultimo posto, prima solo del Presidente della Sardegna (Pigliaru) penultimo, e della Sicilia (Crocetta) ultimo, tutti del centrosinistra.
Di queste due virali notizie, nulla è trapelato sulla compiacente e solerte stampa locale.

Laboratorio smembrato e destrutturato
Nonostante la precisa corretta presa di posizione (un semplice e banale CAVEAT) del dr Paolo Agostinis del gennaio 2015 (che metteva in guardia circa i rischi di una possibile soppressione del Laboratorio H Tolmezzo) e la successiva storica raccolta di oltre 8.500 firme di cittadini carnici in una sola settimana, il Laboratorio dell'H Tolmezzo, dal giugno 2017 è diventato ormai un vuoto sarcofago: di tutti i laureati che vi lavoravano (medici e biologi), è rimasto un unico medico che deve gestire una situazione confusa e incerta; per contro sono rimasti tutti i tecnici (non laureati) parte dei quali, improvvisamente privati della mole di lavoro usuale, trascorrono parte del proprio tempo senza un preciso impegno, dopo aver sbrigato la spedizione del materiale a Udine.
Situazione attuale: tutti gli esami routinari (sia dei pazienti ricoverati che di quelli esterni) vengono inviati all'H Udine con una vettura che fa la spola tra i due ospedali (tre volte al giorno?). Solo le urgenze ematiche vengono ancora evase in loco (sia in PS che in Laboratorio), mentre quelle colturali sia urgenti che routinarie (liquor cerebro-spinale, emocolture, urinocolture, liq. sinoviale, coprocolture...) vengono tutte inviate a Udine. In questo breve periodo ho rilevato le seguenti criticità (che mai vengono segnalate sulla compiacente stampa locale):
1) Potassio: durante il trasporto da un H all'altro, il sangue raccolto in provetta può presentare vari gradi di emolisi (rottura di globuli rossi) con fuoruscita del principale ione intracellulare, il potassio (importantissimo elemento specie per l'attività cardiaca); tale fuoruscita di potassio dal globulo rosso può inficiare la normale potassiemia (cioè la concentrazione dello jone nel siero) per cui si potrà avere una (falsa) iperpotassiemia (con valori anche elevati che richiedono un immediato controllo urgente in Pronto Soccorso dove l'esame viene eseguito in tempo reale: ho già dovuto inviare due pazienti!); diversamente (e questo è ancora peggio) una reale ipopotassiemia (cioè un reale basso livello di potassio nel siero) potrebbe risultare falsamente normale e non essere preso in seria considerazione, perchè il laboratorio di Udine (a seguito della avvenuta emolisi con fuoruscita di potassio durante il tragitto) darà un valore normale, con evidenti rischi (di salute) per il paziente e (legali) per il medico prescrittore che si tranquillizzerà di fronte a quel dato (e non farà i controlli dovuti).
2) Ormone tiroideo (FT4): questo valore risulta a volte basso o molto basso (senza un adeguato speculare innalzamento del TSH). In questo caso il medico prescrittore (o l'endocrinologo stesso) si trova di fronte ad una situazione endocrina anomala e spesso potrebbe non sapere come comportarsi o addirittura eseguire ulteriori costosi accertamenti, con possibile danno per la salute (e le tasche) del paziente.
3) Glicemia: a volte questo valore risulta basso o molto basso per cui il medico di base può sospettare una malattia endocrino-tumorale (come un insulinoma) e dover così ricoverare il paziente per gli approfondimenti del caso (che poi risulta assolutamente normale: è già successo!).
4) Curva da carico con glucosio: si tratta di una procedura che serve a determinare un diabete latente o una intolleranza agli zuccheri; in questo caso, potendosi riscontrare dei valori di glicemia falsamente bassi, questa indagine conoscitiva perderà qualsiasi valore predittivo nei confronti di un potenziale diabetico, il quale non provvederà così ad instaurare quegli accorgimenti igienico-dietetici in grado di prevenire/attenuare un prossimo stato diabetico.
5) Esami colturali: a volte il referto di un esame colturale (per esempio il liquido sinoviale di una artrite settica del ginocchio) giunge a Tolmezzo anche dopo 20 h con grave disappunto dei medici ospedalieri che attendono il dato (unitamente all'antibiogramma) per poter avviare tempestivamente la terapia antibiotica mirata. Se poi l'esame colturale riguarda il liquor cerebro-spinale, ogni ora di ritardo può essere fatale, trattandosi di possibile meningite che va curata immediatamente... Non si sa poi quali modificazioni biologiche possano subire i vari liquidi organici durante questo prolungato artificioso periodo di trasporto e di attesa. Esiste poi il concreto rischio di smarrimento di provetta o di documentazione perchè ormai il Laboratorio udinese è diventato una realtà molto complessa di sempre più difficile gestione.
6) Gravi e inescusabili ritardi nella refertazione di biopsie  oncologiche con possibile conseguente pregiudizio sul decorso clinico e sulla prognosi quoad vitam degli stessi pazienti. E il Tribunale del Malato dovrebbe rendere noti, seppure in maniera anonima, questi accadimenti.
E così una struttura (quella tolmezzina) che funzionava benissimo in totale autonomia, è stata inopinatamente distrutta e sacrificata sull'altare del cosiddetto risparmio e di una sedicente efficienza!
E vediamo: RISPARMIO: oltre a pagare i tecnici tolmezzini che, pur lavorando assai di meno, non sono nè licenziati nè tanto meno (costosamente) trasferiti, la nostra ASS dovrà pagare a H Udine tutte le prestazioni laboratoristiche! EFFICIENZA: la stanno sperimentando quotidianamente i cittadini-utenti sulla propria pelle!
Sarebbe quanto mai corretto che oltre ai nomi dei politici (che conosciamo già: Serracchiani e Telesca) che hanno avviato questa riforma sanitaria, fossero resi pubblici anche i nominativi di quei medici che sono stati gli autori/sostenitori di questa riforma sanitaria che mostra già le sue crepe e i suoi gravi limiti.

Dopo il Laboratorio, tocca alla Oncologia Interventistica...
La bozza regionale del 9 maggio 2017 relativa alla RETE PER LA MALATTIA ONCOLOGICA DELLA REGIONE FVG, prevede che tutta la attività di oncologia interventistica [brevi interventi ma risolutivi: ablazione di tumori epatici, renali, ginecologici... con radiofrequenza, microonde, alcolizzazione...; biopsie di polmone, fegato, rene...; chemioembolizazzione arteriografica di tumori epatici...; trattamento dei fibromi uterini...] sia TAC- che Eco-guidata, venga effettuata esclusivamente negli H hub (UD TS PN). Se questa disposizione regionale risulta ininfluente per quegli H periferici che mai si erano misurati con queste procedure mini-invasive ma assolutamente decisive per la salute e il benessere dei pazienti, occorre dire che tale decisione andrebbe a declassare fortemente l'H Tolmezzo che da moltissimi anni, massimamente attraverso la insostituibile opera dei dr. Biscosi (radiologo) e dr Agostinis (internista), ha raggiunto livelli di altissima professionalità di cui beneficiano non solo tutto il complesso ospedaliero di Tolmezzo ma soprattutto i moltissimi malati oncologici che trovano qui in Carnia la risposta adeguata e puntuale alle proprie inderogabili necessità. Se questo ineludibile bagaglio di invidiata (da molti altri H) professionalità venisse vanificato e mortificato (sempre con il sedicente motivo del risparmio e della razionalizzazione) la Carnia subirebbe (con il complice silenzio di politici, sindaci e medici carnici) l'ennesimo schiaffo che si ripercuoterebbe nel prossimo periodo, con centinaia di pazienti costretti a scendere a Udine per sottoporsi a procedure finora sempre ottimamente condotte a Tolmezzo (senza considerare il disagio dei tempi di attesa, dei tempi di percorrenza, delle soste in H dopo la procedura, dei successivi controlli, dell'anonimato di un grande H...). Nè ci si potrà poi lamentare se i migliori professionisti (come è già più volte successo) se ne vanno da H Tolmezzo non appena trovano un ambiente adeguato alle proprie aspettative e che valorizzi il loro lavoro. Ma perchè dilapidare così un prezioso patrimonio? Perchè disfare follemente ciò che già funziona egregiamente a costo ZERO e a Km ZERO?

... e alla Broncoscopia
Dopo la prevista e programmata quiescenza (per raggiunti limiti di età: maggio 2017) della unica specialista broncoscopista (dr.ssa MP Grillo), l' H Tolmezzo è rimasto (non inaspettatamente) senza un broncoscopista. Se vi fosse stata la volontà politica di mantenere tale servizio (importantissimo specie in talune urgenze broncopolmonari), l'Azienda avrebbe avuto tutto il tempo per correre ai ripari ed assumere uno specialista ad hoc, aggregandolo alla Medicina, così come lo era la dr.ssa Grillo e così come è stato fatto per altre figure professionali (a costo zero e Km zero). In assenza di questa decisiva scelta (che va ad impoverire ulteriormente H Tolmezzo e il suo hinterland) la soluzione perciò più naturale era rappresentata da un accordo con gli specialisti pneumologi di Udine (H hub per la nostra Area vasta) i quali avrebbero potuto (momentaneamente o defintivamente?) salire fino a Tolmezzo settimanalmente o (nelle urgenze) accogliere il paziente a Udine 24/24h. Che cosa è stato invece approntato? L'accordo è stato stilato con gli specialisti di TRIESTE (bellissima città ma lontana 150 km!) i quali garantiscono le procedure routinarie settimanali in loco (ma ovviamente non possono farlo per le broncoscopie urgenti: il viaggio da Tolmezzo a Trieste risulterebbe assai rischioso!). Non sono noti i motivi di una tale irragionevole scelta politico/sanitaria (che oltretutto è assai più costosa per il contribuente stesso, che deve sostenere a proprie spese il lungo viaggio qualora vengano richiesti approfondimenti/cure particolari, come un "semplice" talcaggio pleurico); una scelta che va a penalizzare non solo i cittadini della Montagna dunque ma anche il "bagaglio culturale/professionale" dei medici ospedalieri che non hanno più il "dialogo" costante e proficuo con questo specialista stabile (dialogo e confronto che sono alla base di una buona e corretta medicina in favore del paziente).

Al FVG la maglia nera della Sanità
Se ce ne fosse ancora bisogno, arriva un altro imparziale giudizio negativo sulla sanità in FVG ed è del NURSIND, che ha attribuito alla nostra amata Regione, guidata dal binomio Serracchiani-Telesca, la maglia nera della Sanità: lo rileva la quinta edizione (2017) del ranking dei servizi sanitari regionali (Ssr), elaborata nell’ambito del progetto “Una misura di performance dei Ssr” condotto dal Crea Sanità - Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

ASS 3: un buco di oltre 8 milioni di euro nel 2016
Dall'Albo Pretorio online della ASS 3 "Alto Friuli-Collinare-Medio Friuli": «Il risultato della gestione complessiva 2016 dell’AAS3 posto in evidenza dal Conto economico, presenta una perdita pari ad euro 8.721.064, in merito alla quale, ai fini della copertura, si rinvia alle determinazioni degli organi e delle strutture regionali competenti». Il maggiore onere deriverebbe dal progressivo costo delle tantissime prestazioni che la Azienda Sanitaria ASS 3 "Alto Friuli-Collinare-Medio Friuli" è costretta a pagare all'OC Udine, prestazioni che prima erano erogate, a costo Zero e a Km Zero, in H Tolmezzo all'interno dell' "azienda" stessa dunque (dove il personale però è rimasto sostanzialmente immutato e invariabilmente pagato, per svolgere un minore quantitativo di lavoro). Vedi anche ciò che scrive Matelda Puppini nel suo blog. Non ci consola tuttavia il fatto di essere stati fin troppo facili profeti di... sventura.

Il Primario è sempre il medico migliore?
Siamo soliti credere (ed anche io lo credevo) che al vertice dei vari Reparti ospedalieri sia posto sempre il medico che giunga primo in un regolare concorso pubblico, insomma il migliore: una cosa lapalissiana e scontatissima! E invece non è proprio così. Leggete bene cosa è scritto in un recente "Avviso pubblico per il conferimento di un Primariato" della nostra ASS 3 all' Art. 12 "L'incarico verrà conferito dal Direttore Generale ad uno dei candidati individuati nell'ambito della terna degli idonei composta sulla base dei migliori punteggi attribuiti ai candidati che abbiano conseguito una valutazione di sufficienza nel colloquio. Nell'ambito della terna, il Direttore Generale potrà nominare uno dei due candidati che NON hanno conseguito il miglior punteggio, motivandone la scelta (testuale)". Tradotto: può diventare Primario anche il terzo classificato! Ora siccome il Direttore Generale è di esclusiva nomina politica (in questo caso Benetollo è stato nominato direttamente dalla coppia Serracchiani-Telesca del PD), ne deriva una logica conseguenza... Questo strano codicillo legale (introdotto dalla coppia Serracchiani-Telesca o già operativo in precedenza?) si sostanzia solo nella Sanità o anche in altri delicatissimi settori delle Istituzioni? Forse riusciamo a capire perchè tante cose non vanno poi così tanto bene nel Belpaese...

H Gemona: servirebbero 8,8 milioni per ristrutturarlo
"Le carenze strutturali e le esigenze dell’ospedale di Gemona sono tali e tante che per risolverle si dovranno spendere 8,8 milioni di euro. Si va dall’adeguamento alle norme antincendio agli impianti elettrici e di condizionamento, fino all’adeguamento antisismico. Inutile dire che l’Azienda sanitaria 3, per quanto si sia già impegnata in questo senso, tutti questi soldi, al momento non li ha". Questo è l'incipit di un lungo articolo dell'ecumenico MV del 27.7.17. Ma come? ora che lo si è voluto spogliare di tutte le sue funzioni ospedaliere, rendendolo uno scatolone pressochè vuoto, si vorrebbero spendere oltre 8 milioni di euro per rimettere a norma l'ex-H di Gemona? Ma: si tratta di spreco, di ripensamento o di follia?
Se sommiamo questi 8,8 milioni agli 8,7 milioni di deficit 2016 della ASS 3 (vedi sopra), ne esce una voragine di oltre 17 milioni di euro (forse in lire rende meglio: oltre 34 MILIARDI di vecchie lire)!
Ricordo infine che nel giugno 2016 (vedi più sopra il trafiletto "Ricchi e poveri") l'assessore regionale alla Sanità Telesca ha distribuito un "piccolo" premio di produttività (ben 7,3 milioni di euro: oltre 14 MILIARDI di vecchie lire!) ai vertici medici e amministrativi della Sanità regionale!
E i fantasmatici risparmi, derivanti dai tagli ospedalieri, dove sono finiti? La Corte dei Conti regionale non ha nulla da obiettare di fronte a tali cifre?

Le due regine
Di fronte alle variegate motivate proteste che salgono dal popolo (ma non arrivano mai sui giornali) circa la situazione di H Tolmezzo (e che questo sito intercetta in solitaria), Maria Sandra Telesca torna lesta a difendere la sua riforma sul sempre collaborativo quotidiano (13.8.17) dove tenta di ribattere alle critiche, rischiando però di farsi male. Vediamo:
- afferma che presto saranno assunti 30 nuovi infermieri (senza specificare però quanti sono già andati in pensione);
- promette ben altre 4 postazioni-ambulanza territoriali (senza dire dove saranno allocate e senza fornire alcun numero sulla scarsa e forse ininfluente attività svolta dalle già attuali 3 postazioni di Paluzza, Ovaro, Ampezzo, operative fin dal novembre 2016);
- dichiara che a settembre 2017 sarà attivo perfino l'elisoccorso notturno (si immagina a raggio regionale, ma senza specificare l'entità dell'attività finora svolta dall'elisoccorso diurno ed i suoi costi);
- afferma che i ritardi della installazione della Risonanza Magnetica in H Tolmezzo sarebbero dovuti al fatto che la Radiologia "non è ubicata al piano-terra" (mentre invece la Radiologia è situata proprio al piano-terra).
Pare davvero che la Telesca (non) rendendosi conto della continua allarmante erosione funzionale sotterranea dell'H Tolmezzo, cerchi in tutti i modi di coprire tali deficit o criticità, annunciando interventi "lussuosi" che nulla apporteranno alla economia sanitaria dell'Ospedale di Tolmezzo (come ad altri H periferici) nè agli utenti di Carnia. E così la regina Maria Sandra si pone a livello della più famosa regina Maria Antonietta la quale, di fronte al popolo che lamentava la mancanza di pane, si defilò con la storica frase: "Se non hanno più pane, che mangino brioches"...
E il "pane" che viene richiesto oggi in Carnia è il semplice ripristino (a costi invariati, se non inferiori) delle "prerogative-funzioni-prestazioni" che erogavano H Tolmezzo e H Gemona prima dell'arrivo della coppia Serracchiani-Telesca; mentre le "brioches" che la nostra regina Maria Sandra intende propinarci sono l'elicottero notturno (per gli inesperti/imprudenti della montagna), 30 infermieri (dottori) e 4 nuove (pleonastiche) postazioni-ambulanza.
Ma sappiamo tutti come poi è finita la regina Maria Antonietta...

Liste d'attesa... col trucco!
Spesso sulla stampa locale compaiono trionfalistici titoli che magnificano la performance di questa "Azienda" sanitaria, esaltando, tra l'altro, la scomparsa delle liste d'attesa per visite specialistiche ed esami strumentali (richiesti tramite impegnativa del medico curante): tutto avverrebbe nei tempi stabiliti dalla legge! Ma c'è il trucco: infatti molto spesso, per rispettare la tempistica fissata dalla Regione (e ricevere i sontuosi premi di produttività!), i pazienti vengono dirottati su altri poli erogatori che sono situati fisicamente all'interno del territorio "aziendale". Ora non tutti sanno che la nostra "azienda" ASS 3 "Alto Friuli-Collinare-Medio Friuli", 40% del territorio regionale, comprende, dopo la "riforma" Serracchiani-Telesca, ben 4 Distretti: Carnia (28 comuni, ab. 38.240), Gemonese-Tarvisiano (14 comuni, ab. 33.822), Sandanielese (15 comuni, ab. 48.252), Codroipese (11 comuni, ab. 51.910) per un totale di abitanti 172.226. Capita quindi sempre più spesso che il paziente di Forni di Sopra sia dirottato su H San Daniele o che quello di Tarvisio debba scendere fino a Codroipo per una banale visita specialistica o un un esame strumentale. Non solo, ma deve farlo con i propri mezzi e spendendo gran parte della giornata.
In questo modo però la nostra "azienda" salva la faccia (e i premi) perchè la tempistica è pienamente rispettata, anche se non viene rispettato affatto il paziente-contribuente, che sempre più spesso trova più conveniente rivolgersi alla medicina privata (che sentitamente ringrazia i "riformatori di sinistra"), la quale costa comunque meno della prestazione in libera professione (LP) all'interno dell'H ed è quasi sempre a km zero e quasi sempre a tempo zero di attesa.

Verso una Radiologia azzoppata...
Come qui stiamo dimostrando da ormai oltre due anni, H Tolmezzo viene lentamente svuotato dall'interno e depotenziato fino a che non imploderà su se stesso, afflosciandosi come un sacco vuoto. La Radiologia Interventistica (magnificamente interpretata dal dr. Mauro Biscosi) funziona fin dall'anno 2000; dal 2000 al 2006 si eseguivano solo procedure sia di tipo vascolare che extravascolare; dal 2006 prese avvio anche la cosiddetta Radio-Oncologia interventistica (oggi ormai prevalente) mentre quella strettamente vascolare veniva svolta in sala operatoria in collaborazione col chirurgo vascolare. Le procedure che vengono routinariamente eseguite riguardano terapie ablative/risolutive di TUMORI epatici (primitivi o metastatici), renali e ginecologici o mediante chemioembolizzazione degli stessi sotto guida TC o ECO. A questa attività terapeutica, vanno aggiunte altre procedure diagnostiche come: biopsie su polmone, fegato, reni, masse retroperitoneali, pancreas, nonchè drenaggi percutanei di raccolte patologiche addominali. Ecco un eloquente riassunto di questa attività nel solo 2016:
BIOPSIE varie: 63
ANGIOGRAFIE: 42
ABLAZIONI TUMORALI: 23
FILTRI CAVALI: 5
DRENAGGI BILIARI: 5
DRENAGGI ASCESSUALI: 10

A questi dati va sommata anche l'attività interventistica del dr. Paolo Agostinis in Medicina Generale:
BIOPSIE EPATICHE: 80
PAZIENTI con EPATOCARCINOMA in follow up: 74
.
In particolare H Tolmezzo è l'unico centro in FVG dove si esegue routinariamente il trattamento dei fibromi uterini mediante EFU (circa 70 donne all'anno) senza doversi sottoporre ad intervento chirurgico tradizionale. Sarebbe interessante analizzare l'impatto che tali procedure non-chirurgiche (ma ugualmente risolutive) hanno sul benessere dei pazienti oncologici di Carnia, ma sarebbe del tutto pleonastico.
Ora al dr Biscosi (siamo in agosto 2017) è stata indirettamente preclusa una tale importantissima attività, nel senso che l'AZIENDA non intende più tutelare e sostenere questa attività in H Tolmezzo, la quale è stata finora espletata in loco a costo zero e km zero, mentre a Udine (dove verrà d'ora in poi effettuata) sarà a costi altissimi perchè questa "nostra" AZIENDA dovrà pagare a Udine tutte quelle costosissime prestazioni (NB: la nostra ASS 3 sta spendendo di solo carburante ben 35mila euro al mese!)
Il dr. Biscosi (accusato di "personalismo professionale") si è così guardato attorno e, pur amando profondamente la Carnia dove sono nati i suoi figli, ha fatto un salto in Alto Adige - Sud Tirolo, precisamente a MERANO (BZ), altro pianeta, nel cui H è stato accolto a braccia aperte da quei dirigenti, quasi increduli del suo curriculum professionale, e dove prenderà servizio a ottobre '17. Gli cercheranno un adeguato alloggio, lo avvieranno ad un corso accelerato gratuito di tedesco (vige il bilinguismo obbligatorio!), mettendogli poi a disposizione le attrezzature radiologiche più avanzate (che nemmeno Udine può vantare)...
Per questa gravissima (ma eludibilissima) perdita che la Carnia accuserà in brevissimo tempo, nessun esponente locale del PD politico e sanitario ha alzato un dito (nonostante la minoranza consiliare tolmezzina abbia più volte rimarcato ufficialmente e nella sede opportuna il grave problema), mentre la stampa compiacente ha fatto passare tutto sotto "quota radar" mediante raffinate "notizie di distrazione" di massa...
Oggi 2017, secolo XXI, una Radiologia priva della essenziale Sezione Interventistica (come avverrà in H Tolmezzo) si riduce semplicemente ad un raffinato Studio Fotografico Diagnostico altamente qualificato: la Carnia risulterà ulteriormente impoverita di risorse e di opportunità, ed i carnici (specialmente alcune tipologie di malati neoplastici) trasformati in silenziosi e obbedienti "migranti sanitari" verso sempre più difficili, lontani e costosi approdi...

...e una Ortopedia dimezzata?
C'è aria di diffusa smobilitazione anche in Ortopedia: il Primario Fabrizio Bassini (classe 1955, che vanta un curriculum professionale di altissimo profilo e che potrebbe restare in servizio ancora 3 anni se non addirittura 5) ha deciso di gettare la spugna a gennaio 2018 e di aderire ad una proposta professionale di una struttura privata udinese; in questa scelta coinvolgerebbe anche altri due giovani ortopedici, molto bravi, che seguirebbero il loro Primario per potere completare il proprio cursus professionis sotto la guida di un riconosciuto "maestro". E ora l'Azienda cerca di correre ai ripari, allestendo un concorso pubblico per trovare un Primario "obbediente" alle proprie direttive di politica sanitaria...
Ma perchè il dr. Bassini intenderebbe lasciare H Tolmezzo? Non certo per soldi, in quanto il suo stipendio in loco è già tra i più elevati in assoluto, essendo integrato dagli emolumenti della "Libera Professione intra moenia" che sempre gli è stata garantita e che porta anche alla Azienda consistenti introiti. Perchè allora? Non certo perchè abita a Udine e gli sarebbe più comodo lavorare in città (abita sempre in un Comune del sandanielese). Il dr. Bassini se ne andrebbe proprio perchè il futuro prossimo della ortopedia di H Tolmezzo non lascia presagire nulla di buono. In sintesi estrema: vi è la concreta eventualità che la politica sanitaria regionale possa penalizzare H Tolmezzo consentendogli in futuro solo la Traumatologia (limitata branca dell'Ortopedia) ed i piccoli interventi mentre gli interventi di elezione più raffinati (e performanti per un chirurgo) come le artroprotesi (ginocchio, femore, spalla...) o altri interventi ancora più selettivi, sarebbero dirottati su H Udine o altrove. Di fronte a questa ipotesi di chiaro impoverimento professionale, Bassini ed i suoi più stretti collaboratori avrebbero deciso di trasferirsi a Udine per poter esprimere al massimo e per lungo tempo ancora le proprie capacità professionali e non "morire professionalmente". E anche in questo caso, la "riforma" taglierebbe ciò che già funziona egregiamente a costo zero e Km zero, con la scusa della razionalizzazione e del risparmio (vedi più sopra quale tipo di risparmio: un buco di 8 milioni). La Carnia continua così a impoverirsi culturalmente (vale per i medici) e socialmente (vale per i pazienti) nel più assoluto silenzio dei sorestants civili, religiosi e politici, tutti impegnatissimi in altri settori mediaticamente più redditizi!
Non credo che vi sia bisogno di alcun commento ma solo di un moto di profonda indignazione verso una classe politica (locale e regionale) che è entrata nella Sanità Pubblica con arrogante approssimazione, lacerando irrimediabilmente un tessuto ospedaliero eccellente che molto difficilmente potrà essere ricomposto nei prossimi anni, neppure dalle altre maggioranze politiche regionali che si avvicenderanno.

Centralismo sanitario contro sussidiarietà
Fino all'arrivo della coppia Serracchiani-Telesca, in H Tolmezzo si eseguiva una gran mole di lavoro sia nei reparti che nelle sale operatorie che nei DH. Un lavoro di alto profilo sia dal punto di vista tecnico-operativo (perchè avevamo i migliori medici), che dal punto di vista del benessere del paziente (che qui trovava il top). Quello che in H Tolmezzo non si poteva o non si sapeva fare, veniva responsabilmente delegato a H Udine (principio di sussidiarietà) che ben volentieri e con tempismo assoluto assolveva a questo delicato compito attraverso le sue varie importantissime Specialità (non presenti in H Tolmezzo). Nel prossimo futuro invece moltissime prestazioni che fino a ieri venivano egregiamente eseguite in H Tolmezzo a costo zero e Km zero, verranno concentrate tutte in H Udine, secondo un principio di centralismo sanitario (ammantato di nobili principi) che richiama subito alla mente il centralismo democratico, di comunista memoria, laddove tutti dovevano attenersi alla linea dettata dal Segretario del PCI e quando qualcuno se ne scostava, veniva espulso come accadde al gruppo del Manifesto di Rossanda e Pintor (a proposito il prossimo ottobre 2017 ricorre il centenario della presa del potere del Comunismo in Russia con la "Rivoluzione d'Ottobre" del 1917, ma pare proprio che non ci siano festeggiamenti alle viste nel campo progressista). Questo centralismo sanitario sarà di grave danno non solo per H Tolmezzo ma anche per H Udine che si ritroverà "ingolfato" dalle tantissime richieste provenienti da tutti gli H periferici (con ovvio grave nocumento per l'incolpevole paziente-contribuente). Una "riforma" quindi tarata NON sul benessere del cittadino-contribuente ma su un modello ideologico-politico centralista (che risulta oggi conveniente solo per talune ben individuate figure apicali professionali) ma che, come abbiamo potuto constatare in altro ambito, sarà destinato al fallimento. E questo triumvirato di foresti (Serracchiani-Telesca-Benetollo), cui peraltro il PD ha dato carta bianca per depotenziare la fragile ma essenziale Sanità ospedaliera di periferia, è il responsabile primo di quello che succederà in Carnia nei prossimi mesi e anni, quando loro non ci saranno più ma ci saranno i cittadini carnici con tutte le loro pesanti ulteriormente aggravate criticità...

Responsabili e corresponsabili
Se è facile dunque indicare i diretti responsabili di questa (per la Carnia) fallimentare politica sanitaria [la presidenta Debora Serracchiani (eletta), l'assessora Maria Sandra Telesca (nominata) e il Direttore generale Pierpaolo Benetollo (nominato), con il supporto costante e decisivo di tutto il PD carnico], non risulta certo difficile individuare anche i co-attori. Infatti, accanto a queste tre figure emblematiche, coesistono anche i co-attori che, per omissione o per tacito o deliberato consenso, risultano direttamente corresponsabili del prossimo fosco futuro sanitario della Carnia. E sono quantomeno (in ordine di decrescente responsabilità): i consiglieri regionali e i sindaci carnici, i primari carnici, i giornalisti carnici; poi i preti carnici, gli imprenditori carnici, i sindacalisti carnici. Nessuna di queste categorie sociali ha (quasi) mai alzato una seppure flebile voce (secondo i propri mezzi e nei rispettivi ruoli) per obiettare/stigmatizzare coram populo e pubblicamente una qualche contrarietà, una qualche perplessità, una qualche preoccupazione circa il lento inesorabile subdolo ma reale depotenziamento di H Tolmezzo che ora addirittura ha perfino mutato nome: si chiama infatti H "San Daniele del Friuli-Tolmezzo", nient'altro che un "Ospedale diffuso" alla stregua del più rinomato (ma già in crisi) "Albergo diffuso".

Un insinuante dubbio
Il dr. Biscosi oggi, 16 ottobre 2017, ha preso servizio a Merano...
A tal proposito, diversi cittadini tolmezzini esprimono un grave dubbio circa i recentissimi depotenziamenti funzionali di H Tolmezzo (partenza del dr. Biscosi; inibizione mansionaria per il dr. Agostinis): ritengono infatti che queste irragionevoli azioni aziendali abbiano (avuto) il solo scopo di allontanare o di far desistere alcuni scomodi professionisti, punendoli surrettiziamente per alcune loro critiche posizioni nei confronti della cosiddetta "riforma" sanitaria del centro-sinistra. Ritengo francamente che ciò non corrisponda alla realtà, tuttavia ne avremo presto la prova: se infatti nell'immediato futuro l'Azienda dovesse assumere/ingaggiare un radiologo interventista per sostituire il dr. Biscosi (ma non certo all'altezza del dr. Biscosi) significherà davvero che tutte queste manovre (effettuate sulla pelle dei carnici più fragili) miravano proprio a "far fuori" questi professionisti di alto livello ma di diverso pensiero (rispetto a quello unico del PD). E sarebbe davvero una bruttissima pagina non solo per la Sanità carnica ma anche e soprattutto per la politica locale, che avrebbe usato con spregiudicatezza e in modo arrogante un bene pubblico (la sanità) per fini di parte, con un danno emergente (per i cittadini-utenti) ed un lucro cessante (per la stessa "Azienda" Sanitaria).

Contrordine, compagni...!
Dopo la surreale sospensione della funzione radiologica interventistica (che ha costretto il dr. Biscosi a trovare ospitalità in Sud Tirolo per poter continuare ad esercitarla proficuamente a favore dei malati) e la incredibile inibizione della ecografia interventistica rivolta al dr Agostinis, H Tolmezzo non aveva più la possibilità di poter effettuare intra moenia queste importantissime procedure (di fatto sospese d'imperio da ormai molte settimane) con grave nocumento per i pazienti bisognosi di tali applicazioni...
Ma, inopinatamente, oggi 23 ottobre 2017, al dr. Agostinis è stato graziosamente "concesso" di effettuare nuovamente le biopsie epatiche, però non più nel consueto Reparto di Medicina diretto dal dr Di Piazza (dove tutte le procedure sono state esemplarmente eseguite per oltre due decenni in una stanza adeguata!) ma, udite udite, solo in Radiologia!
Ora (e sarebbe il colmo!) manca solo che l'"Azienda" assuma un nuovo radiologo specialista per poter riprendere totalmente la funzione interventistica radiologica assurdamente (o artatamente?) interrotta, prima esemplarmente esercitata dall'esiliato dr. Biscosi e dall'ammonito dr. Agostinis il quale, verosimilmente, potrebbe poi definitivamente dover cessare questa sua attività qualora dovesse giungere questo nuovo radiologo interventista, che potrebbe legittimamente avocare a sè ogni procedura, annullando contestualmente la performance professionale del dr. Agostinis, il quale verrebbe così definitivamente estromesso e punito per le sue passate esternazioni "politicamente scorrette" ma "profeticamente corrette" nella sostanza...
Sarebbe davvero disdicevole il comportamento di quei primari che avvallassero o si prestassero a queste manovre politiche di bassissimo profilo, tendenti a emarginare dei professionisti di alto livello ma di diverso parere, a tutto discapito dei cittadini utenti.
E tuttavia: come mai questo inatteso e "positivo" contrordine, considerato che solo il 9 maggio 2017 la Regione FVG, con il consenso di tutto il centro-sinistra politico e sanitario, aveva stabilito che tutte le procedure invasive andavano eseguite esclusivamente negli H di UD-TS-PN? Demofobia? Tardiva autocritica centralista? O più semplicemente... le elezioni regionali di primavera? Ce avilizion ve'...

Una flebile speranza...
potrebbe continuare a sopravvivere tra i sostenitori della piena funzionalità di H Tolmezzo. Il dr. Biscosi infatti (lo si è saputo oggi 28.10.17) ha preso solamente un anno di aspettativa (fino a ottobre 2018) durante il quale opererà a Merano a tempo pieno. La tacita speranza è che nel frattempo il Triumvirato dei foresti (Serracchiani-Telesca-Benetollo) abbandoni definitivamente la Carnia e la Regione FVG ed il PD venga ridotto a più miti consigli dal voto popolare di primavera...
In questo caso, non tutto potrebbe essere perduto e il dr. Biscosi (mutato profondamente il quadro politico locale e regionale) potrebbe rientrare in H Tolmezzo per rabberciare quel tessuto connettivo brutalmente lacerato e riprendere una preziosa attività medica a favore della Carnia, unitamente a l dr. Agostinis, liberato nel frattempo da incomprensibili pressioni e sgravato da assurdi divieti.
Preghiamo intensamente...

Sta accadendo ciò che si temeva
Ciò che si paventava (ma si sperava non accadesse), si sta realizzando. Con la notizia data oggi 7.11.2017 dal solerte quotidiano locale, si ha la certezza che le recenti assurde disposizioni "aziendali" riguardanti la radiologia e la ecografia interventistiche (tendenti ad abolire/sospendere ingiustificatamente tutte queste essenziali procedure all'interno di H Tolmezzo) erano null'altro che manovre poste in essere esclusivamente per allontanare il dr. Biscosi e per ridimensionare professionalmente il dr. Agostinis (il quale peraltro, al riparo di oltre 8500 firme raccolte nel 2015, molto difficilmente avrebbe potuto essere rimosso, senza suscitare un moto popolare di sdegno). L'assunzione di un nuovo radiologo interventista (non "internista" come sbaglia il sottotitolo del giornale di oggi) da parte della "azienda" sanitaria, avrà proprio questo ineludibile significato e questo indicibile scopo.
Ma ci si chiede: colui che arriverà, sarà in grado di eseguire tutti gli interventi che il dr. Biscosi sapeva condurre magistralmente? Sarà in grado di garantire un approccio interventistico scevro di rischi? Quale esperienza personale potrà vantare?
Di certo questa azione "aziendale" non va a beneficio della immagine della sanità regionale, ormai malata e strumentalmente utilizzata dalla politica per meri scopi di parte. L'ultimo colpo di coda di un renzismo arrogante che ha ancora forse pochi mesi di vita...

Sanità regionale: 2,5 milioni di euro ai privati...
... per ridurre le liste di attesa! Così titola oggi, 18.11.2017, il solerte quotidiano locale nè si perita di indagare sul perchè delle lunghe liste di attesa, frutto malefico dell'istituto della LIBERA PROFESSIONE (LP) intraospedaliera che, favorendo chi può pagare, allunga inevitabilmente la lista di attesa per chi tanti soldi non ha...
Come mai le sinistre, al governo da molti anni sia in Regione che a Roma, non hanno mai ritenuto di modificare drasticamente questo odioso istituto, peraltro varato dal fu ministro della Sanità, Rosy Bindi, alla fine del secolo scorso?
Basterebbe un piccolo codicillo: "tu, medico ospedaliero, fai le tue ore istituzionali in H mediante turni di servizio compatibili, concordati e tarati sul benessere dei malati e sull'economia della funzione pubblica ospedaliera; se vuoi esercitare anche la "libera professione", lo puoi fare ma solo al di fuori dell'ospedale e fuori orario di servizio": semplicissimo! La Sanità pubblica cambierebbe da così a così...

Chemioterapia solo a Udine?
Il quotidiano locale, forse annusando l'aria che tira (e che sta cambiando), finalmente pubblica alcuni articoli incentrati sulle molteplici criticità della sanità. Oggi, 20.11.2017 ad esempio, il foglio informa lo stralunato lettore che, salvo improbabili - ma sempre possibili - ripensamenti dei "riformatori", alcune particolari terapie antitumorali (finora tranquillamente erogate in H Tolmezzo) potrebbero essere effettuate solo in H Udine (hub di "area vasta"). In poche parole: lo sfortunato paziente (già colpito da gravissima malattia) dovrebbe recarsi fino a Udine per completare o integrare la chemioterapia specifica per la sua malattia. Analogamente a quanto già avviene per alcune visite specialistiche o esami strumentali (vedi sopra), un poveraccio (che certamente bene non sta) dovrebbe, con i propri mezzi, affrontare a volte un lungo viaggio, sottoporsi a pesante terapia in un ambiente non più familiare (come in H Tolmezzo), subire possibili effetti collaterali immediati che potrebbero costringere il paziente anche ad un inatteso transitorio ricovero in H, con grave disagio suo e dei familiari. Senza dire dell' accresciuto carico di lavoro della Oncologia di UD che si troverebbe in serie difficoltà nel garantire simili prestazioni le quali, dato il particolare profilo della malattia, richiedono sempre cadenze precise e rivestono sempre carattere di urgenza. Ma quale sarebbe la ratio di una tale scelta di politica sanitaria?


E l'assessora regionale alla Sanità, Telesca, NON eletta dal popolo ma NOMINATA dalla presidenta Serracchiani, non dovrà rispondere delle sue scelte di politica sanitaria al popolo ma solo alla sua Presidenta, la quale, lasciando il disorientato ma corresponsabile PD friulano con il cerino in mano, non si sognerà certamente di ricandidarsi in Regione nel prossimo 2018: Debora Serracchiani infatti ritornerà "politicamente" a Roma (facendosi eleggere ovviamente in un'altra Regione, possibilmente del Centro-Sud), e, dopo aver qui consumato le residue energie nell'accoglienza diffusa di immigrati afro-asiatici e nella "tutela" dei dipendenti regionali transessuali (ma quanti sono? chi li perseguita?), lascerà in Carnia cumuli di macerie:
macerie nella SANITA'... macerie nel PD... macerie nella
Konner di Amaro (vedi successivo articolo)...
Quelle del Tribunale
(sostituito da un patetico quanto strombazzato "Ufficio Informazioni"), di Carniacque (vedi qui), della CoopCa e della caserma Cantore sono ancora fumanti...
In compenso a Tolmezzo hanno riesumato, rianimandolo da lungo letargo, il glorioso cattolico cinema David, "
un modello per salvare la Montagna" (sic!) e inventato "Tolmezzo, città alpina". A quando la resuscitazione del laicissimo cinema "De Marchi"?
Altro che panem, per ora solo riscaldati circenses!
Teniamoci dunque sempre pronti, come sentinelle del mattino, perché il prossimo futuro (ed è dietro l'angolo) potrebbe riservarci sorprese anche peggiori all'interno della riforma sanitaria regionale del centro-sinistra targata Serracchiani-Telesca.
Epperciò:
"All'erta sto !"

Se intendi difendere quel che ancora resterà di H Tolmezzo, cerca di diffondere queste notizie!

ELICOTTERI DE LA CARNIA, ADDIO?
Erra tra le vostre pale il pensier mio...

Ha suscitato grande scalpore ed apprensione la inattesa e fulminante notizia della possibile delocalizzazione della Konner Elicotteri di Amaro, azienda carnica attiva da 25 anni nel campo aeronautico e specializzata nella realizzazione di turbine e mini-elicotteri, con clienti tra Australia e Cile, Turchia e Polonia, pronta a investire 90 milioni di euro in 5 anni nell’area ex Miroglio (Castellaneta), in Puglia, per ampliare e potenziare il suo mercato. Ad Amaro lavorano 22 persone, senza considerare il significativo indotto che dà occupazione a decine di altri operai in Carnia; si dice che manterrebbe in loco solo la sezione "Ricerca e sviluppo" (che non è fonte di importante occupazione ma costituisce solo una "bandiera" di rappresentanza). Il titolare Sergio Bortoluz conta di assumere 300 persone in Puglia, arrivando a 4 catene di montaggio. Posti di lavoro e indotto dunque che andranno a potenziare la provincia di Taranto a scapito di una sempre più derelitta Carnia, che lascia andare via le aziende che danno occupazione e accoglie profughi disoccupati e nullafacenti, mentre qualche giovane nativo in (eterna) ricerca di un lavoro che non c'è, arriva al punto di togliersi la vita... Bortoluz non ha peli sulla lingua ed individua nella Regione Friuli Venezia Giulia la responsabile del suo addio e rilascia queste dichiarazioni al MV del 30.1.17: "Abbiamo avuto un unico contatto, qualche tempo fa, con l’assessore Bolzonello, poi nessuno si è più fatto vedere o sentire. Ma cosa fanno in quegli uffici a Trieste? Non si rendono conto che stiamo perdendo le industrie? Ne abbiamo il 53% in meno rispetto all’anno 2000. Vada a vedere quanti capannoni vuoti ci sono sul viale Tricesimo e sulla Pontebbana, appena fuori Udine. Io volevo investire qua da noi, invece è stata la Regione Puglia a darmi credito. I loro funzionari sono stati più volte da me, per vedere come lavoriamo. Ho dovuto fare l’emigrante per cercarmi le opportunità. Avevo degli investitori russi pronti a comprare tutto, volevano che trasferissi tutto là da loro. Ma io ci tengo a lavorare e a sviluppare il business nel mio Paese. E ripeto lo avrei fatto ben volentieri nella regione dove pago un milione di euro di tasse, fino all’ultimo centesimo. Invece non mi è stata data questa possibilità". Non sappiamo in cosa consistano le accuse di Bortoluz alla Regione FVG, di certo il fatto appare gravissimo e inescusabile se fosse vero. La Konner realizza motori (turbine) per elicotteri e diversi modelli di elicotteri chiavi in mano. I costi di ogni “macchina” vanno dai 450 mila euro per i più piccoli a 1,4 milioni per i più grandi. I prezzi oscillano poi anche in base a equipaggiamento, allestimenti e tecnologia applicata.

Per approfondire questo cruciale ennesimo problema della Carnia, ho contattato l’ing. Erich Dario, direttore di Konner, per avere dei ragguagli maggiori e di prima mano. Ecco in sintesi il pensiero del responsabile di Konner che ringrazio vivamente per il tempo che mi ha concesso:

Sono ormai più di 10 anni che lottiamo ogni giorno per cercare di sviluppare una realtà ad elevata tecnologia in una zona dove le risorse umane oltre che economiche sono davvero di difficile reperibilità.
 I prodotti che abbiamo progettato e sviluppato sono frutto di anni di investimenti privati, oltre che di impegno di tutte le persone che ci hanno lavorato e che oggi ci credono più che mai. Abbiamo costituito prima di tutto una bella squadra di persone dove ognuno rema per raggiungere gli obiettivi. Già da qualche tempo i prodotti sono pronti per entrare sul mercato, ma il mercato a cui ci rivolgiamo è estremamente selettivo e presenta barriere all'ingresso enormi. Per esempio, il mercato a cui oggi possiamo rivolgerci è estremamente limitato, (possiamo pensare di poter vendere circa 50 elicotteri all'anno in tutto il mondo) mentre il mercato dell'aviazione generale potrebbe permetterci di raggiungere volumi di vendita dell'ordine di 1000 elicotteri l'anno. Condizione "sine qua non" per poter commercializzare in aviazione generale è quella di ottenere le certificazioni EASA (Ente Europeo) e FAA (Ente statunitense). Il problema è che il costo minimo per poterle ottenere è di circa 8 milioni di Euro. Purtroppo non stiamo parlando di una certificazione normale, come può essere per un'azienda metalmeccanica, dove si può pensare di pianificare un investimento di 50.000 euro il primo anno per crescere gradualmente. Qui o si fa il salto in una volta e si raggiunge questo mercato oppure si rimane degli artigiani destinati a morire.
Sono anni che cerchiamo di sensibilizzare i comuni, gli enti, i politici regionali affinchè ci permettano di crescere ed affrontare un mercato come questo, abbiamo subìto anni di disinteresse totale, promesse inevase e addirittura impedimenti a realizzare ampliamenti sul nostro terreno in zona industriale ad Amaro con investimenti nostri.
Mentre i nostri politici hanno dormito, abbiamo ricevuto in primis offerte dall'Austria, prima da Salisburgo e poi dalla Carinzia, ci sono stati offerti stabilimenti e finanziamenti europei per circa 15 milioni di euro e solo l'amore per questa terra ci ha trattenuto. Poi dalla Basilicata e Puglia si sono fatti avanti i loro politici proponendoci finanziamenti e stabilimenti. La grande critica che muovo è che gli strumenti finanziari per l'ottenimento dei contributi europei esistono anche per il Friuli, questo lo so per certo, e seppur con percentuali inferiori si possono ottenere; non pretendo per la Konner, ma possibile che di tutti questi soldi i nostri politici non siano mai riusciti a ottenere un finanziamento in Friuli? I politici del sud fanno ponti d'oro, trovano soluzioni agli imprenditori, si battono fino a Roma in prima persona per ottenere finanziamenti, volano da Lecce ad Amaro, certamente per la loro poltrona,  ma trovano anche il modo di ottenere qualcosa. I nostri da Trieste non si muovono mai. L'Austria ha uffici regionali che battono il Triveneto alla ricerca di imprenditori che, stufi di essere tartassati, accettino l'offerta di emigrare oltre confine e così riescono a portare in Carinzia più di un'azienda a settimana. E’ un dato drammatico, mentre i nostri da Trieste non arrivano neppure a Udine!

Stiamo parlando di un'azienda, la Konner, che ha intenzione di investire 10 Milioni di euro propri, che attrae investitori esteri per altri 50 Milioni, che può raggiungere livelli di occupazione in 10 anni di circa 1000 persone, che ha una tecnologia che, se sviluppata bene, può diventare una delle realtà più importanti d'Italia… Ma se la pianta non viene coltivata al momento giusto, si secca e  muore. Noi da soli non abbiamo la forza finanziaria per affrontare tutto: certificazione, sviluppo industriale, ricerca, marketing e assistenza commerciale a livello globale. Dobbiamo scegliere: o troviamo in qualche modo un sostegno finanziario per partire oppure non potrà mai esserci una realtà e un futuro. In questo finora è mancata completamente la nostra Regione, mentre la regione Puglia ha spinto fino a trovare il modo di farsi cofinanziare 20 milioni di euro…
Si guardi il sito della Guimbal Helicopters. È un'azienda francese che ha sviluppato un piccolo elicottero biposto con nessun aspetto tecnologico migliorativo rispetto alla già esistente Robinson (USA), però la Francia li ha sostenuti, ha imposto all'azienda di Stato (Eurocopter) di aiutarli ad ottenere la certificazione ed ora sta diventando una realtà tecnologica ed economica importante per la Francia...

La Robinson Helicopters è un'altra azienda, nata negli anni '70, aiutata dallo stato Americano per avviare la produzione di un elicottero ormai vecchio di 40 anni; oggi ha 1200 dipendenti e fattura più di 1,2 miliardi di dollari.
La Konner è l'unica azienda al mondo a possedere la tecnologia dei motori a turbina e degli elicotteri, facciamo un prodotto di gran lunga più moderno, efficacie ed efficiente rispetto alle due suddette concorrenti; abbiamo in Italia uno dei tanti enti inutili, l'ENAC che da quando esiste EASA non ha più ragione di esistere; abbiamo una delle più grandi aziende di elicotteri (Agusta Westland, Finmeccanica) e allora non si capisce perché lo stato italiano non li spinge a mettersi a disposizione delle tante ditte che, come Konner, potrebbero certificare prodotti aeronautici e diventare realtà importanti nello stato italiano. L'Italia ha la più alta concentrazione di aziende aeronautiche a livello di aviazione sportiva al mondo, nessuna però può o riesce a fare il salto. Sa cosa mi ha detto un signore francese appassionato di volo e detentore di diversi record mondiali? "Io amo gli italiani... perchè se non ci fossero, nessuno potrebbe volare..."
Io posso solo assicurare che il nostro obiettivo è quello di poter crescere qui ma non so se sarà possibile, tuttavia dopo le polemiche dei giorni scorsi, abbiamo finalmente ottenuto un aiuto burocratico per poter procedere con l'ampliamento dei nostri stabilimenti ad Amaro, cosa che avvieremo nella speranza di poter mantenere almeno il centro "ricerche e sviluppo"… Se ne discute fin dal 2014 e non per farlo con i soldi regionali, ma con i nostri. Almeno dopo le polemiche dei giorni scorsi, i politici hanno cominciato a muoversi anche presso INVITALIA (ente che gestisce i fondi europei), speriamo riescano ad avviare delle trattative e, se non potranno portare beneficio a Konner, possano almeno farlo per altre realtà, per cui ben vengano le polemiche, e magari ci fosse più gente che ha coraggio di dire in faccia a questa classe politica che è ora di finirla di buttare i soldi dalla finestra, di mettere i bastoni fra le ruote agli imprenditori,  di continuare a spendere solo per il sociale, gli extracomunitari, i rifugiati, e che investano qualcosa in più sulle famiglie, sui giovani, bambini, aziende, industria, istruzione (che non significa numero di insegnanti bensì qualità dell'insegnamento e delle strutture...), sport: perché questo è il vero futuro dell'italia e solo facendo crescere questi settori si può creare una ricchezza che permetta in seguito interventi nel sociale...
Ancora un esempio emblematico della condizione della nostra Regione nel cercare e cogliere le opportunità:
- in diversi anni che Konner esiste, per raccogliere curriculum di persone, dobbiamo muoverci con le agenzie interinali, facebook e strumenti assurdi
- da quando è uscita la notizia che Konner aprirà a Castellaneta uno stabilimento, sono subito arrivati 200 curriculum di laureati pugliesi, gente che cerca lavoro come impiegato, operaio, progettista...  (e sono passati solo 10 gg). Non si può certo valutare la qualità del personale ma sicuramente devo dire che loro spingono per crearsi le opportunità...”

Non si può non restare stupefatti e increduli di fronte a tali affermazioni e, mentre siamo ancora vivamente commossi per il tragico suicidio del friulano trentenne Michele vittima del precariato e della disoccupazione, lasciamo al lettore ogni ulteriore riflessione.
Ci pare tuttavia doveroso rammentare a Konner che la Carinzia è un Land ad alto rischio fallimento ed in Puglia-Basilicata la zona è talmente depressa e violentata dalla malavita che nessuno ci vuole mettere piede. In queste due regioni sono state poste in essere misure straordinarie per rigenerare occupazione e riavviare l'economia. E però, secondo quanto riferitomi con cognizione di causa da un consapevole amico, se in Austria non riesci a pagare le tasse per mancanza di liquidità o non rispetti le norme sul lavoro, vai diritto in galera mentre in Basilicata/Puglia è pressochè necessaria la protezione delle forze dell'ordine o dell'esercito...
Per cui a Konner un caldo affettuoso invito a riconsiderare questa grave decisione, che penalizzerebbe ulteriormente una Carnia sempre più spolpata ed emarginata.



CARNIA: PROFUGHI, CLANDESTINI E DINTORNI

La nostra società conta già oltre 4 milioni di italiani poveri sopravviventi, certificati recentemente dall’ISTAT nel 2016 con una disoccupazione giovanile del 40% (leggi a questo proposito la lettera che ha scritto Michele prima di togliersi la vita). Questa nostra società sta, seppur lentissimamente, mutando cuore e pelle.

IMMIGRAZIONE DI POVERTA'
Da un lato
assistiamo infatti ad una sempre più pervasiva IMMIGRAZIONE di povertà dal terzo mondo, fornita di tutti i diritti (compresi quelli gratuiti sanitari) ma senza doveri: ma non arrivano vecchi donne e bambini, come ci si aspetterebbe da chi fugge dalla guerra, ma nella stragrande maggioranza (>90%) solo baldi e prestanti giovanotti nullafacenti africani e asiatici, dotati di smartphone e possibilmente islamici, incentivati dalle banche degli Emirati Arabi e dell'Arabia Saudita così che, tra solo due generazioni, l'Italia potrebbe ritrovarsi di questo passo esattamente come la Francia o il Belgio o la Gran Bretagna oggi, dove i discendenti dei primi immigrati non si sono affatto integrati ma, pur essendo legalmente "cittadini francesi-belgi-inglesi", non sono nè si sentono affatto nè francesi nè belgi nè inglesi, ma solo islamici sradicati alla riscoperta delle proprie radici (che nonni e genitori avevano forse saggiamente cercato di "mimetizzare e diluire" nella società occidentale) e questa ricerca si conclude troppo spesso nella radicalizzazione terroristica islamica di cui (per ora) siamo solo spaventati spettatori nelle sempre più frequenti e puntuali tragedie altrui (la “strage degli innocenti” di Manchester del maggio 2017 è solo l’ultima in ordine di tempo). E questa inarrestabile immigrazione è enormemente facilitata dal governo italiano ed incoraggiata ancor più dall'impenetrabile Stato Vaticano (circondato da possenti mura leonine, dove non si entra neppure col passaporto, altro che IUS SOLI) il quale però, incredibilmente, non mette a disposizione neppure lo sterminato patrimonio edilizio vuoto della chiesa cattolica sul territorio italiano: seminari, canoniche, conventi, monasteri, collegi, istituti, palazzi, ex colonie marine e montane spesso ormai convertite in Hotel a 2-3-4 stelle (ma sempre con la surrettizia denominazione di "casa di accoglienza" o "turismo sociale" per eludere improrogabili doveri fiscali); oppure ceduti in affitto a enti pubblici (senza alcun coinvolgimento del Popolo di Dio in queste gravi decisioni), dietro esborso di centinaia di migliaia di euro annuali, come accade per il grande seminario maggiore di Udine di viale Ungheria, "spezzettato a spezzatino" e dato in vantaggioso canone di affitto a diverse scuole pubbliche udinesi (Istituti Scolastici A. Volta, Accademia di Belle Arti GBTiepolo, Formazione Professionale IRES FVG, Università Terza Età "P. Naliato"...), dopo essere stato completamente ristrutturato (con fondi pubblici?) e dotato di campo di calcio, campo di basket, mini-pista di atletica e perfino di una vastissima superficie di pannelli fotovoltaici sui tetti, dopo che:
1.
è stata rimossa dal vasto giardino, insieme alla rilassante vasca dei pesci rossi, anche la pedagogica statua bronzea raffigurante Giuseppe Sarto ragazzino (futuro Pio X) mentre va scuola scalzo per risparmiare le scarpe, portate sulla spalla (immagine non politicamente corretta) e
2.
dopo che è stata sconsacrata la splendida chiesa con prezioso (oggi pudicamente coperto da telo giallo) mosaico policromo absidale, e trasformata in ludica palestra (un pò come accadeva ieri in Unione Sovietica ed oggi in Francia o in Belgio ed Olanda, ma questa "era" la chiesa del seminario!).
Ma neppure il sopravvissuto (ma semivuoto) seminario "minore" di Castellerio, ristrutturato ex novo (con fondi pubblici?), accoglie un "profugo", ma solo 32 seminaristi di ben tre diocesi (UD GO TS). Senza dire che neppure il grande Collegio Salesiano di Tolmezzo, da anni desolatamente vuoto di alunni residenti convittori, accoglie nelle sue numerose camere un "profugo-clandestino-irregolare". Sarebbe ormai necessario e quanto mai opportuno che le gerarchie eccelsiastiche ed i vari ordini religiosi (al fine di dare credibilità alle proprie reiterate esortazioni all'accoglienza dei profughi) rendessero finalmente pubblici i bilanci completi della propria situazione patrimoniale mobiliare ed immobiliare con una sana e laica rendicontazione. Diversamente...
Nè va sottovalutato (come quasi sempre accade) l'aspetto socio-sanitario di questa IMMIGRAZIONE irregolare priva di controlli alla partenza ed all'arrivo: importazione di malattie contagiose/trasmissibili (AIDS, tubercolosi...); di altre patologie (scabbia, malaria...); di pericolose situazioni psichiatriche note o ignote; di facili e prevedibili successivi avvii alla prostituzione femminile; di potenziali violenze o stupri da parte di giovanotti nel pieno della vigoria sessuale...

EMIGRAZIONE DI RICCHEZZA
Dall'altro lato
coesiste una sempre più diffusa e accentuata irreversibile EMIGRAZIONE di ricchezza italiana: le nostre giovani intelligenze verso i paesi europei più evoluti (nella sola Londra della Brexit vivono e lavorano quasi 600.000 italiani di cui 300.000 sono giovani, laureati e diplomati); la nostra giovane imprenditorialità verso i Paesi meno fiscalmente e burocraticamente oppressivi e a costo-lavoro inferiore, anche se pure l'Italia ormai si appresta a divenire una zona a basso costo -lavoro, insieme a Portogallo e Spagna, utilissima per i ricchi stati del Nord Europa, capofila la grande Germania (Deutschland über Alles di tragica memoria: La Germania sopra tutto, che sono le prime tre parole dell'attuale inno nazionale tedesco, che avrebbero dovuto essere quantomeno censurate dopo la II Guerra mondiale!). Un'Italia dove le tasse sono "tedesche" e gli stipendi/salari/diritti saranno presto est-europei o asiatici.
[ricordo che nel '700-'800 i bianchi anglosassoni protestanti (WASP) andavano in Africa a rapire i neri (erano chiamati "negrieri", spesso aiutati dagli arabi) per farli schiavi nelle loro aziende e fattorie, in contemporanea al genocidio degli indiani nativi, perpetrato dagli stessi WASP. Oggi i nuovi "schiavi" arrivano da soli in Europa e pure si pagano il viaggio, secondo un diabolico arcano disegno dei nuovi WASP che abitano non solo a Bruxelles! Mentre in USA, incredibilmente (settembre 2017), stanno distruggendo/eliminando le statue del cattolico Cristoforo Colombo, reo di vetero-colonialismo: surreale!].
Ecco i sintomi:
- continua e stressante attenzione, da parte della Europa "tedesca", a ridurre i costi, le spese, i tempi
- I tedeschi che spremono, chiedono addirittura soldi anticipati per comprare da altri Stati, vogliono troppo pagando nulla, per mantenere uno stile di vita esageratamente diverso dal resto d'Europa (con un surplus commerciale altissimo e fuori controllo di oltre 850 miliardi quando l'Italia ha un deficit commerciale di 450 miliardi) e comprano a prezzi stracciati gli aeroporti altrui (vedi il caso Grecia) per i quali poi riceve consistenti contributi europei, prima negati ai greci.
- L'arrivo massiccio di forza lavoro a basso costo (solo giovani maschi, non donne vecchi e bambini)
- pressione fiscale in aumento non compensato da altrettanta erogazione di servizi che vengono invece contratti
- riduzione del credito da parte delle banche
tutti sintomi di una situazione sociale che in epoca medioevale si chiamava feudalesimo.
In fondo, se tu affami una popolazione (tasse, riduzione dei servizi, contrazione dei mercati), e concedi ad essa uno strumento di sopravvivenza da te controllato (una moneta), non stai facendo altro che schiavizzare questa popolazione. Perchè
Invece dei campi di granturco, hai aziende.
Invece di catene, hai mutui/prestiti.
Invece di coercizioni, hai ratings finanziari e mercati controllati.
Invece dei feudatari (che coniavano il loro soldo), hai le banche (che stampano €uro).

Si assiste così, quasi impotenti, ad una inedita e innaturale "saldatura" tra il capitalismo finanziario globalista e multinazionale (che vuole importare forza-lavoro a basso costo per "calmierare" e poi diminuire conseguentemente e parallelamente il costo del lavoro (= gli stipendi) degli italiani visto che il nostro Governo non vuole diminuire le altissime tasse italiane che gravano sul lavoro) e le sinistre progressite sempre più lontane dal popolo ma che: 1. hanno sempre più bisogno di voti "proletari" stranieri* perchè quelli locali sono ormai definitivamente perduti e 2. debbono sostenere le consociate cooperative che legalmente lucrano sulla immigrazione. (* anche se non è così scontato che i futuri elettori islamici diano poi il voto proprio ai partiti di sinistra che oggi sostengono e favoriscono matrimoni omosessuali, eutanasia, uteri in affitto, adozioni per coppie omosessuali...).

E questa politica immigrazionista dei governi italiani degli ultimi 5 anni (che genera una lenta inesorabile invasione di africani possibilmente islamici), unitamente alla politica giuridico-buonista (che genera diffusa insicurezza sociale, pubblica e privata) ed alla politica mercatista-globalista (che, consentendo perfino una delocalizzazione estera statalmente incentivata, genera disoccupazione e tensioni sociali) sta portando l'Italia ad un inarrestabile tumultuoso irreversibile DECLINO sociale ed economico quale mai si era osservato prima...

CHI SONO?
Di tutti questi immigrati irregolari già arrivati (nella stragrande maggioranza giovani maschi di robusta costituzione fisica), secondo recenti dati (2015), ben il 90% non avrebbe diritto o titolo per restare in Italia, non avendo i requisiti legali del "rifugiato politico": di tutti costoro il 92,4% sono uomini con una età compresa tra i 18 e i 34 anni (79,2%), alcuni analfabeti (26%), alcuni con licenza elementare (16,5) o con licenza media inferiore (22,8%), secondo i dati della Caritas. Di coloro poi che fuggono davvero dalla guerra (profughi, il 5%) dovrebbero restare qui solo vecchi, donne e bambini (una sparuta minoranza) mentre i maschi giovani e validi dovrebbero rientrare nel loro Paese a combattere per la giusta causa e sostenere la propria Nazione!
Invece questi prestanti e scafati giovanotti se ne scappano in Italia, lasciando nella guerra o nella indigenza economica morale e civile i loro connazionali più deboli e indifesi e cioè i meno avveduti o culturalmente attrezzati, poveracci, vecchi, donne, bambini! una situazione davvero grottesca e kafkiana, se fosse vera con il risultato aggiuntivo di un ulteriore progressivo impoverimento umano e culturale dei propri Paesi di origine, africani ed asiatici!
Ma poi per quel 95% di immigrati irregolari cosiddetti "economici" (che dovrebbero essere rimpatriati) il governo italiano ha autonomamente adottato ulteriori altri due livelli di accoglienza: "protezione umanitaria" e "protezione sussidiaria" che consentono così a moltissimi di costoro di rimanere in Italia a "cercare fortuna"! Infatti nel 2015, su 83.245 richieste di asilo presentate da immigrati irregolari (La Verità, 8.10.16), il 5% ha ricevuto lo status di "rifugiato"; il 14% ha ricevuto la "protezione sussidiaria" e il 22% la "protezione umanitaria" (in pratica avrebbe dovuto qui rimanere "solo" il 41% di questi migranti anche se in effetti sono poi rimasti quasi tutti!). Anche se oggi finalmente (8.3.2017) ma molto tardivamente, l'Unione Europea precisa che gli stati membri non sono obbligati ad accogliere i migranti in quanto "gli Stati membri restano liberi di farlo sulla base del rispettivo diritto nazionale" e addirittura viene sollecitato dalla stessa UE (2.3.2017) un più stretto respingimento dei migranti irregolari ai loro Paesi.

COSTI RICAVI GUADAGNI
Secondo il ministro dell’Economia Padoan, ex Pci (la cui figlia Veronica ha guidato con i centri sociali il corteo di protesta/ribellione dei clandestini della tendopoli abusiva calabrese di S. Ferdinando il 6.2.17), il costo italiano dell’accoglienza è attualmente stimato a 2,6 miliardi di euro per il 2015, previsto a 3,3 miliardi per il 2016 e a 3,8 miliardi per il 2017 (sempre che gli sbarchi mantengano i ritmi odierni e non aumentino) a fronte dei soli 110 milioni euro annui che mediamente arrivano dall’Europa. La Caritas riceve consistenti denari dallo Stato italiano, così come li ricevono le tante cooperative e i tanti (spesso improvvisati) albergatori/imprenditori che hanno trovato così, legittimamente seppure impropriamente, la soluzione ai propri problemi economici (molti gli albergatori dunque che fanno affari e si arricchiscono, ma pochi i samaritani che poi pagano il conto, anzi uno solo: il contribuente italiano!
Se si considera poi che ciascun migrante pagherebbe fino a 8mila dollari/euro per questo avventuroso viaggio, ci si chiede: come fanno ad avere tanti soldi? Chi li finanzia? Se si pensa che una adozione a distanza costa solo 80 centesimi al giorno, significa che con quegli 8mila dollari/euro si potrebbero mantenere ben 27 (ventisette) bambini all'anno nei loro Paesi! [Infatti 0,80x365= 292 euro/anno; 8000 euro:292= 27,3].
Considerando infine che nella sola Africa vivono (secondo recenti stime) circa 700 milioni di potenziali ”richiedenti asilo” (sulle coste e nell'entroterra libico, vi sarebbero attualmente (novembre 2016) circa 300mila clandestini in attesa della traversata), ci si chiede: per quanto tempo ancora l’Italia dovrà subire passivamente le conseguenze di questa “migrazione epocale”? E soprattutto: quanti ancora? A queste due banali ma decisive domande, il governo italiano, quello vaticano e quello di Bruxelles, non vogliono rispondere. Perchè non basta solo accogliere, oggi: bisogna garantire poi casa e lavoro (che non c'è neppure per gli italiani) domani.
E la singolare proposta governativa (novembre 2016) del 3x1000 (3 immigrati ogni 1000 italiani) mostra tutta la sua penosa beffarda incongruenza oltre che un marchiano inganno: 60milioni di italiani dovrebbero accogliere cioè solo 180.000 immigrati (il 3 per 1000) quando a tutti è noto che nel solo 2016 è già stata abbondantemente raggiunta tale quota, mentre negli ultimi 3 anni sono stati fatti sbarcare sulle nostre coste già oltre 450.000 migranti! E per il 2017 le proiezioni di stima fissano ad oltre 250.000 i nuovi arrivi di immigrati-profughi-naufraghi-clandestini, ma il Ministro dello Sviluppo tedesco, Gerd Müller (31.3.2017), prevede che "in Italia quest'anno potrebbero arrivare fino a 350mila persone"; ed a conferma della bontà di questa facile profezia che si autoavvererà, un solo dato: nel solo triduo pasquale 2017, sono stati trasferiti sulle coste italiane ben 8500 profughi-naufraghi-clandestini raccolti sulle coste libiche...

MURI E FRONTIERE
Nel frattempo l'Austria ha provveduto a "blindare" perfino il già poco trafficato passo di Monte Croce Carnico (m 1360 slm) ed anche il turistico Passo Pramollo (Nassfeld, m 1530 slm), ponendovi strutture atte alla identificazione/respingimento di eventuali ingressi clandestini provenienti dall'Italia. Mentre la Germania ha posto delle vere "forche caudine" alla frontiera su strade e autostrade, per un controllo severo e capillare di ogni vettura in entrata sul proprio territorio, così come già succede in tutti gli stati dell'Est Europa, in Spagna, Francia e Inghilterra.
Il sito web Truenumbers.it rivela che durante la presidenza USA di Barack Hussein Obama (premio Nobel per la pace "ante factum") sono stati espulsi 2.427.000 clandestini (dal 2009 al 2014 compreso; mancano però i dati riferiti al 2015-16): 66,5% erano messicani, 13,1% guatemaltechi e 9,8% honduregni (il resto di altre nazionalità); sempre lo stesso sito web riporta il numero di espulsioni effettuate durante tutti gli 8 anni (2001-2008) della presidenza Bush: 2.012.539.
Senza dire che il confine tra Messico e USA (lungo 3140 km) è già marcato da un muro di km 1000, iniziato nel 1992 dal democratico presidente Clinton e proseguito poi dal Nobel presidente Obama; l'attuale anomalo repubblicano presidente Trump intenderebbe solo completarlo per i rimanenti km 2000, dando semplicemente corso alle promesse della sua campagna elettorale, a seguito delle quali peraltro è stato democraticamente eletto presidente degli Stati Uniti (come tutti i precedenti presidenti che hanno vinto su altre promesse, poi magari non sempre mantenute).
Perfino l'Arabia Saudita, nel generale interessato silenzio di tutti, sta nel frattempo costruendo oltre 1000 km di muro alla frontiera con Siria, Yemen e Iraq al fine di evitare ingressi indesiderati. Ma tutte queste singolari notizie non compaiono mai sui mass media progressisti italiani, abilissimi invece nell'occultarle.

TOLMEZZO: una maggioranza allergica alla democrazia
La Caserma Cantore di Tolmezzo (con annesso il prezioso storico Palazzo Linussio) è rimasta desolatamente vuota perchè anche il sopravvissuto 3° Regg. Artigl. Montagna ha abbandonato la Carnia per trasferirsi definitivamente a Venzone e Remanzacco: quale migliore occasione allora per trasformarla col tempo in un hub di accoglienza di clandestini-profughi-extracomunitari da affidare a qualche generosa cooperativa e riavviare così il ripopolamento della Carnia? (peraltro gravemente colpita da preoccupante inarrestabile calo demografico che, insieme ad una tassazione iniqua ed una burocrazia folle, fa morire moltissime attività artigianali/commerciali, la linfa essenziale dei paesi di montagna). Paventando proprio questo, il sempre poco incisivo e diviso centro-destra tolmezzino nel consiglio comunale del 18 agosto 2016, in un inatteso sussulto identitario, ha proposto alla maggioranza di centro-sinistra di indire un semplice referendum consultivo comunale (non deliberativo nè abrogativo nè propositivo dunque) per conoscere il parere della popolazione su questo spinoso tema: la maggioranza di Brollo (Serracchiani docet), forse presa da improvvisa demofobia ("paura del popolo" assai più perniciosa della xenofobia "paura - non odio - dello straniero"), ha respinto tale richiesta con la motivazione che "il problema" non sarebbe di esclusiva competenza comunale. E così, quasi spontaneamente, un comitato ad hoc (sostenuto dalla minoranza consiliare) ha iniziato a raccogliere firme tra i cittadini maggiorenni di Tolmezzo (al termine della sottoscrizione sono state raccolte poco oltre 2400 firme, non proprio tantissime in effetti)...

"CENTRO BENESSERE" A CERCIVENTO?
Nel frattempo (lo si è saputo dalla trasmissione "Dalla vostra parte" di Rete 4 del 1.2.2017) i "profughi" minorenni afgani e pakistani ospiti di Garibaldi a Cercivento possono usufruire perfino di corsi gratuiti di sci di fondo ai "Laghetti" di Timau (pessima lezione pedagogica: si dà gratuitamente anche il superfluo ai "profughi" quando molti, troppi italiani mancano del necessario a fine mese). Il costo di questo corso è di "soli" 28 euro a testa (come è stato riferito) cui però occorre aggiungere 3 euro di noleggio materiale per ogni lezione; se le lezioni totali del corso sono 7, allora 3 euro x 7= 21 euro che vanno aggiunti ai 28, per cui il costo totale pro capite è di 49 euro a testa, non di 28 come si è voluto fare credere in trasmissione! E perchè non garantire a questi ragazzi/giovani, sballottati dalla tempesta ormonale adolescenziale, anche un' "assistente sessuale (lovegiver)" al fine di integrarli completamente nella nostra società?...
Non è dato sapere:
- quanti
sono i minorenni "fruttiferi" ospiti di Garibaldi a Cercivento,
- quanto
percepisce Garibaldi per ogni singolo ospite,
- cosa succede quando un "minorenne" diventa "maggiorenne",
- se il costo del corso di sci viene dedotto dalla quota giornaliera percepita o se deriva da ulteriori altri contributi statali-europei,
- quanto infine si spende giornalmente per ogni ospite
Pare non esista e/o non sia richiesta alcuna rendicontazione in merito! Sarebbe utile che Garibaldi fornisse spontaneamente invece questi dati, al fine di tacitare polemiche e fugare sospetti... Forza Renato!
Nell'attesa che Renato rispondesse a qualche quesito, il Commissario europeo per le Migrazioni, Dimitris Avramopoulos, si è incaricato di rispondere (24.4.17) ad una interrogazione della parlamentare europea Mara Bizzotto, alla quale il commissario ha ribadito che le lezioni di sci potevano essere lecitamente pagate con i fondi comunitari! Ciò significa forse che Renato ha ottenuto ulteriori altri fondi per lo sci di fondo oppure che egli ha attinto dalla quota giornaliera a lui spettante per ogni minore? Non è dato sapere, comunque sia, in entrambi i casi, tutto ciò pare davvero uno scialo immotivato e surreale, se confrontato con le necessità quotidiane di un numero sempre maggiore di italiani che stentano ad arrivare a fine mese e che comunque non usufruiscono di corsi di sci gratuiti.

I TRAGHETTATORI DEL MEDITERRANEO
Una recente denuncia di Frontex (Agenzia Europea che controlla le Frontiere) ha svelato che una intera flotta di navi ONG (organizzazioni non governantive) si dirige quotidianamente al limite delle acque territoriali libiche (13 miglia marittime dalla costa africana) per raccogliere migranti clandestini da inaffidabili e fragili barconi/gommoni (usa e getta, di fabbricazione cinese) per portarli non al porto più sicuro e più vicino (Tunisia o Malta) come previsto e regolamentato dalle leggi marittime del Diritto Internazionale Nautico, ma direttamente in Italia, in porti assai più lontani. Le navi in questione sono perlopiù straniere: tedesche, olandesi e americane (ma anche spagnole e maltesi) e non ottemperano neppure alla regola nautica che considera legalmente una nave come suolo dello stato di cui batte bandiera (ed a quello Stato quanto meno dovrebbero essere quindi riferiti tutti questi naufraghi-profughi-clandestini). Per cui si può ragionevolmente sostenere che la filiera immigrazionista appare costituita dai seguenti passaggi: gommoni - Guardia Costiera - navi ONG - Centri Accoglienza Italiani - Coop/imprenditori privati. E su questo singolare aspetto del "fenomeno immigrazione" il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, ha aperto una inchiesta, sollevando inquietanti dubbi su un eventuale favoreggiamento della immigrazione illegale e provocando aspre divisioni nello stesso Governo. Ma vediamo (La verità, 29.3.2017) quali sono queste navi-traghetto ONG (si segnala che la sola MOAS del miliardario Christopher Catrambone con due sole navi avrebbe trasferito in Italia oltre 33.000 immigrati illegali negli ultimi due anni):

ONG Nazionalità Nave Bandiera battente
LIFE BOAT Germania Minden Germania
SOS MEDITERRANEE Germania-Francia-Italia Aquarius Gibilterra
SEA WATCH Germania

Sea Watch 1

Sea Watch 2

Neozelandese

Olandese

SEA EYE Germania Sea Eye Olandese
JUGEND RETTET Germania Iuventa Olandese
MOAS  

Phoenix

Topaz Responder

Belize

Isole Marshall

PROACTIVE OPEN ARMS Spagna Astral  
BOAT REFUGEE Olanda Golfo Azzurro Panama
MEDICI SENZA FRONTIERE   Prudence  
SAVE THE CHILDREN   Vos Hestia Dignity 1  
       

Molto interessante a questo proposito seguire attentamente questo breve interessante filmato di Luca Donadel dove si dimostra come le navi ONG (definite "centri sociali galleggianti" da un parlamentare della Commissione Difesa del Senato) vadano direttamente al limite della acque territoriali libiche a prelevare/raccogliere clandestini dai gommoni per trasferirli direttamente sulle coste italiane. Ma chi finanzia queste organizzazioni ONG che decidono, contro ogni regola internazionale e contro ogni governo nazionale, di trasferire questi naufraghi-clandestini-profughi direttamente in Italia? A chi rispondono queste ONG? Chi gestisce questo traffico umano? E' assodato ormai che la alta aristocrazia finanziaria mondiale (capofila il multimiliardario Soros) condiziona gran parte dei governi democraticamente eletti, una aristocrazia finanziaria che intenderebbe destrutturare la società, distruggendo sia il proletariato sia la classe media (borghesia) e scardinare la famiglia tradizionale, per plasmare il futuro cittadino-consumatore non pensante, mentre essa stessa mira ad arricchirsi in esponenziale... Nel frattempo però questa (in)arrestabile migrazione "epocale" è stata esemplarmente e convenientemente arrestata (con blocco navale?) per tutto il periodo del G7 di Taormina (25-28 maggio 2017).

LA CARTA DI IDENTITA' AI CLANDESTINI
Dal 18 aprile 2017 è legge il Decreto emanato dal Ministro degli Interni, Marco Minniti (PD). All'articolo 8, comma 1, si legge: "i richiedenti asilo ospitati nei centri di accoglienza o nel circuito della rete Sprar sono iscritti all'anagrafe della popolazione residente; possono svolgere volontariamente, a titolo gratuito, attività di utilità sociale a favore della collettività locale nel quadro delle normative vigenti". In pratica il Decreto obbliga i Comuni ad iscrivere nell'Anagrafe i "richiedenti asilo" presenti sul proprio territorio, i quali acquisiscono così tutti i diritti dei cittadini italiani residenti in quel Comune: dai servizi sociali alle case popolari, dalla sanità alla libera circolazione europea (sempre che gli altri Stati europei lo consentano)... Ma: quali generalità verranno apposte sulla carta d'identità, considerando che la stragrande maggioranza di costoro è approdata senza alcun documento valido di riconoscimento?

"JUS SOLI" E ALTRI JUS
In Senato potrebbe essere approvata la legge (peraltro già sancita dalla Camera) sullo IUS SOLI (Diritto di suolo: chiunque nasca in territorio italiano è automaticamente cittadino italiano) e sullo IUS CULTURÆ (Diritto di cultura: chiunque abbia compiuto il ciclo di 5 anni di scuola elementare, diventa cittadino italiano) che verrebbero a integrare/superare lo IUS SANGUINIS (Diritto di sangue: è italiano chi nasce da uno o entrambi genitori italiani).
Anche senza questa legge però, ogni straniero (extracomunitario o comunitario che sia) può comunque oggi richiedere la cittadinanza italiana dopo aver qui vissuto per almeno 10 anni e avere certi requisiti specifici (o, se nato in Italia, al compimento dei 18 anni): una legge sensata e assolutamente ragionevole; basti dire che (pur senza questa discutibile legge sullo IUS SOLI) nel solo 2016 hanno ottenuto la cittadinanza italiana ben 205.000 stranieri (il 39.7% ha meno di 19 anni; il 9,2% dai 20 ai 29 anni; il 16.4% dai 30 ai 39 anni; il 20% dai 40 ai 49 anni; il 13,9% sopra i 50 anni), mentre in Italia nello stesso anno sono nati solo 400.000 bambini e la Chiesa, anzichè preoccuparsi della grave denatalità interna (complice l'aborto legale), si preoccupa attivamente dello Ius Soli erga omnes con il quale si calcola che oltre 800.000 stranieri (di cui ben il 38,6% islamici) diverrebbero immediatamente cittadini italiani e automaticamente anche EUROPEI, con diritto di libero movimento nel Paesi UE, i quali certamente avranno qualcosa da obiettare! A meno che la "cittadinanza italiana" non sia una tipica furbata della solita Italietta per consentire agli ex-clandestini di potersene andare "regolari(zzati) italiani" dal nostro Paese verso gli altri Paesi europei, alleggerendo così la situazione sociale interna italiana!
Occorre però ricordare che ogni persona che vive oggi in Italia (extracomunitario, comunitario, legale o illegale) gode già di tutti i diritti degli italiani (sanità, scuola, casa, sport ecc.), anche se i doveri (che sono sempre speculari ad ogni singolo diritto) non vengono poi mai richiesti nè osservati.
Perchè allora questa maggioranza parlamentare di sinistra (unitamente alla Chiesa cattolica di Bergoglio-Galantino, nel cui Stato Vaticano non esiste alcuno IUS SOLI, ma solo la discrezionalità dell'autorità papale che decide autonomamente solo in base al mansionamento di ciascuno all'interno del Vaticano) vuole imporre caparbiamente e frettolosamente, a fine di una improduttiva legislatura, proprio questa legge, da molti osservatori (anche a sinistra) ritenuta il "suicidio assistito del PD"?
Unicamente perchè la "cittadinanza italiana acquisita" aggiunge automaticamente un solo unico diritto: IL VOTO (per cui sarebbe più corretto definire questo disegno di legge come lo IUS VOTI, "diritto di voto", senza tante ideologiche circonlocuzioni retoriche...).
Secondo uno studio della Fondazione Agnelli (La verità, 15.6.17), tra i figli di immigrati nati in Italia, solo il 47,5% si "sente italiano" (e chiederebbe oggi la cittadinanza), mentre il restante 52,5% non si sente affatto italiano.
Elargire pertanto la cittadinanza automatica indistintamente a tutti (anche a quel 52,5%), potrebbe determinare (oltre alla nascita di un Partito Islamico, fiancheggiatore delle sinistre, che conterebbe su milioni di voti) anche un risvolto inquietante: se domani un neo-"cittadino Italiano" commetterà atti di terrorismo (o altri gravissimi reati come lo stupro) non potrà più essere espulso dall'Italia verso il suo Paese di origine! Senza dire che l' alta prolificità degli afro-asiatici (vera potenziale bomba demografica) tra qualche decennio determinerà (in una con il crollo demografico interno italiano) un progressivo squilibrio socio-demografico a scapito del comparto "italiano", per una società "diversamente italiana" in cui storia, cultura, tradizione, religione, lingua italiane assumeranno sempre più connotati archeologici e di mera memoria storica nel successivo divenire. E non può non tornare alla mente oggi quella profetica allarmante frase di un imam nel 1999 "Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo, grazie alle nostre leggi islamiche vi domineremo".

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchier in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello.

(Purgatorio VI, 76-78)

"IUS SOLI": effetti e rischi
Qualora dovesse essere approvata al Senato la legge sullo JUS SOLI (che a settembre 2017 parrebbe allontanarsi dall’orizzonte politico), potrebbe avverarsi una serie concatenata di effetti dirompenti che, partendo dall'Italia, coinvolgerebbero l'intera Europa in un drammatico gioco del Domino.
Vediamo: già ora tutti gli Stati europei hanno praticamente chiuso le frontiere, sia direttamente (vedi Francia, Austria, Spagna, Svizzera...) sia indirettamente per interposta nazione (vedi Germania che paga profumatamente la Turchia per mantenere sigillato il percorso balcanico); solo la frontiera marittima italiana del Mediterraneo è rimasta sempre aperta.
Nel momento in cui l'Italia approvasse lo IUS SOLI, decine di migliaia di immigrati (profughi, pochi; clandestini, la stragrande maggioranza) diverrebbero immediatamente "cittadini italiani" (pur se diversamente italiani) e automaticamente anche "cittadini europei" quindi liberi di muoversi a piacimento in ambito Schengen.
Come reagiranno i Paesi europei che finora avevano chiuso le proprie frontiere? Lasceranno passare i "nuovi cittadini italiani-europei" solo perchè dotati di regolare carta di identità italiana? Oppure li bloccheranno riconoscendoli preliminarmente dai loro tratti somatici o dal colore della pelle? Vi è la concreta possibilità che davvero possa instaurarsi un razzismo selettivo nei Paesi che finora avevano chiuso le frontiere, il quale potrebbe dare origine a gravi tensioni e contrasti sia all'interno di quegli stessi Paesi sia soprattutto tra Paesi europei...
La stessa Unione Europea potrebbe vacillare e venire giù come un edificio di cartapesta, travolgendo nel crollo un EURO sempre più germanizzato...
Sarà utile riflettere non poco su tale evenienza e quanto meno predisporre i necessari antidoti, se mai esistono...
Forse esistono però, se lo stesso Bergoglio ha (finalmente) suggerito "prudenza nell'accoglienza" e l'attuale Ministro dell'Interno Marco Minniti (ex PCI, ma figlio di un generale), abbandonando l'ideologia per il buon senso, a differenza del predecessore Angelino Alfano (ex DC, figlio di un politico democristiano), è riuscito (agosto 2017: ma durerà?) in silenzio e senza tanti clamori a ridurre drasticamente (o forse a bloccare?) questa immigrazione prima ritenuta "epocale e inarrestabile", con due semplici mosse: 1) imponendo un preciso e chiaro regolamento d'ingaggio alle ONG (senza l'accettazione del quale esse non possono più traghettare i migranti in Italia) e 2) stilando un accordo con la Guardia Costiera della Libia (peraltro mai reso pubblico) riguardante il pattugliamento delle acque territoriali libiche per riportare i natanti sospetti o irregolari sulla costa africana, dove dovrà essere compito dell'ONU organizzare i campi di accoglienza per il vaglio di tutte le richieste dei migranti. Nel frattempo, in casa nostra,lo stesso ministro Minniti è alle prese con la sistemazione delle centinaia di migliaia di immigrati che dovranno essere sgomberati dai palazzi abusivamente occupati e allocati nelle abitazioni (pubbliche e/o private?) attualmente sfitte, in attesa di un futuro sempre incerto (per immigrati e nativi), foriero di gravi tensioni sociali e politiche...

"ASOU GEATS..."
il periodico trilingue di Timau, con il quale questo sito ha attivamernte collaborato fin dall'aprile 2011, ci ha dato l'ostracismo con una mail del 29.7.17 che qui si riporta:
Buongiorno.
In merito alla sua richiesta di pubblicazione dell'articolo "IMMIGRAZIONE E DINTORNI" sul periodico "asou geats" di agosto, siamo a comunicarle che il consiglio del Circolo Culturale G.Unfer e la redazione del nostro periodico hanno deciso di non pubblicare l'articolo in questione perchè non in linea con l'intento del nostro sodalizio e le tematiche di interesse locale del nostro giornale; considerando anche la necessaria riduzione di pagine che abbiamo dovuto apportare ai prossimi numeri del periodico abbiamo preferito dare la priorità ad articoli in lingua o comunque riguardanti Timau e la cronaca locale.
Se fosse possibile separare i due argomenti, potremmo concludere la serie di articoli riguardanti "LA RIFORMA OSPEDALIERA DEL PD" pubblicando la 5^ puntata.
Ringraziandola per l'assidua collaborazione le porgiamo distinti saluti.
Dar President 
Martha Alberta Muser
Con questa comunicazione, si conclude quindi la pubblicazione "cartacea" della sintesi dei principali articoli di Cjargne Online sul timavese Asou Geats. E così ora, dopo il disimpegno anche delle altre testate locali, non ci resta che la ospitalità "cartacea" della sola "La Dalbide" di Cercivento, che ringraziamo ancora per la porta aperta che ci riserva.
Siamo restati davvero sbalorditi e tristemente impressionati da questa inattesa censura timavese, in quanto sarebbe stato più logico e democratico ospitare, accanto al nostro (o nel numero successivo), un corrispondente articolo di segno contrario, che confutasse i vari punti esposti, così che il lettore potesse poi, da solo, farsi una sua personale opinione in merito. Nè pù nè meno di quanto successe sul n° 79 (Agosto 2015) quando, seppure irritualmente, ad un nostro articolo critico sulla SECAB, venne contrapposto nel medesimo numero uno speculare articolo dello stesso Presidente SECAB. Ed in quella occasione, il direttore responsabile di Asou Geats Alberto TERASSO, giornalista professionista e fine intellettuale di sinistra, amico fraterno di Giorgio Ferigo, ebbe a porre il seguente cappello sui due articoli: "Queste pagine che leggerete sono la dimostrazione che la forza di una comunità e delle sue espressioni economiche, culturali e sociali, sta nel dialogo e nella trasparenza. In questo senso Asou Geats è da anni che sa come rapportarsi con il territorio e come servirlo. Un socio, particolarmente attento, chiede chiarimenti su SECAB, sulle strategie e sui suoi innegabili successi e l'azienda risponde, qualche volta bacchetta, ma fornisce spiegazioni utilissime. Alla luce di fatti e disastri recenti, in cui non-si-sapeva-bene-cosa-stesse-succedendo-anche-se-ne-parlavano-tutti, la risposta di una cooperativa sana è un esempio da segnalare". Perchè non continuare ad essere democratici e trasparenti anche ora come allora? Di che si ha paura? Demofobia (paura del popolo)?

Non bisogna dire la verità, se non a chi è disposto ad ascoltarla
(Seneca)

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GLOSSARIO MINIMO
(da "Vocabolario della lingua italiana" DEVOTO OLI)
Profugo: costretto ad abbandonare la propria terra, il proprio paese, la patria, in seguito a eventi bellici, a persecuzioni oppure a cataclismi.
Clandestino: che si è imbarcato di nascosto, senza biglietto o senza autorizzazione, su una nave o su un aereo.
Naufrago: persona supersiste di un naufragio.

EMERGENZE/PRIORITA' DELLA NAZIONE ITALIA
2.400 miliardi di debito pubblico (+ 300 negli ultimi 5 anni)
3,5 milioni di disoccupati
5 milioni di poveri
emergenza lavoro,
emergenza giovani,
emergenza sanità,
emergenza scuola,
emergenza strade,
emergenza incendi,
emergenza fisco,
emergenza sicurezza,
emergenza legittima difesa,
emergenza terremoti...

EMERGENZE/PRIORITA' del GOVERNO RENZI-GENTILONI e della (diversamente declinata) SINISTRA [ridotta ormai ad un Partito Radicale di massa anzichè restare quello dei Lavoratori; una Sinistra che -come dice il filosofo marxista Diego Fusaro- al Quarto Stato preferisce il Terzo Sesso e che al proletariato preferisce il precariato (vedi: pacchetto Treu, liberalizzazioni di D'Alema, jobs act di Renzi...)]:

matrimoni omosessuali
islamofobia, omofobia, transfobia, gitanofobia, ...fobia
(da trasformare rispettivamente in islamofilia, omofilia, transfilia ecc.)
teoria gender a scuola
(genitore 1 e genitore 2, desinenze, giochi...)
mondo lgtb
adozioni per coppie omosessuali
fecondazione eterologa
legalizzazione per uso ludico della cannabis
eutanasia
immigrazionismo senza regole
legittima offesa
jus soli
politicamente corretto (
depennate parole come: clandestino, illegale, cieco, nero, disabile, sordo, zingaro, gitano, ecc...)
stravolgimento della lingua italiana
(con improbabili neologismi: presidenta, sindaca, ministra, assessora... e stravolgimento del senso: ad esempio xenofobia, che significa paura dello straniero, utilizzata come xenomisia, odio dello straniero...)
apologia del fascismo

(per approfondimenti, si suggerisce di consultare anche i link - blu sottolineati, cliccando sulla relativa parola)

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