NOS PATRIÆ FINES ET DVLCIA LINQVIMVS ARVA
Lettere dal fronte Greco-albanese (1939-'40) e Russo (1942-'43)

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Il 24 febbraio 2001, presso la sala S. Giacomo in Paluzza, è stato presentato il 9° volume della Collana “Carnia Frontiera” edita dal Coordinamento dei Circoli Culturali della Carnia di Cercivento. Questo 9° volume ha per titolo la frase latina del mantovano poeta Virgilio, che, modificata nella sua versione originaria, sovrasta la volta del Monumento ai Caduti di Paluzza: NOS PATRIAE FINES ET DVULCIA LINQVIMUS ARVA.

Questa pubblicazione epistolare intende ricordare e rappresentare idealmente tutti i giovani della Carnia morti in Grecia ed in Russia, coinvolti in una guerra di aggressione, inconsapevolmente assurda e ineluttabilmente persa.      

Gli autori di queste due serie di lettere dal fronte, ora raccolte in questo volumetto, sono gli alpini Plazzotta ed Englaro.

Il primo spedisce dal fronte greco 13 cartoline postali fittamente scritte, il secondo ne manda ben 55 dal fronte russo. Entrambi moriranno sul proprio fronte. Il nome di entrambi è oggi scolpito sul marmo del monumento ai Caduti di Paluzza.

Il contenuto di questi scritti è quello che un giovane di 20 anni poteva allora condensare in poche righe: la nostalgia per la famiglia, l’amore nascosto per una fanciulla, gli amici, il lavoro nei campi. Di tanto in tanto occhieggia tra le righe un riferimento o un’allusione, quasi in codice, che solo il destinatario sa cogliere nel suo pieno significato.  La censura, che incombe costantemente, non permette che filtrino notizie “non politicamente corrette” ed allora l’alpino butta là una parola friulana, magari per sdrammatizzare la situazione che egli sta vivendo: “ce cjoches-ve”. Oppure, per tranquillizzare la famiglia, insiste con un improbabile: “qui va tutto bene” oppure “tutto precede per il meglio”.

L’epilogo di queste due storie parallele (una in Grecia ed una in URSS), pur essendo comunque tragico perché entrambi i protagonisti moriranno, riserva aspetti diversi e spesso assurdi, a tratti venati da un’atmosfera quasi kafkiana, come quando il Ministero delle Finanze nel 1989  invierà alla famiglia dell’alpino Englaro il tesserino plastificato del suo codice fiscale, dopo che la Presidenza del Consiglio dei Ministri ne aveva già comunicato nel 1982 la presunta morte…

Tutte le guerre sono tragicamente inumane, ma quelle combattute “a difesa” di una patria rimasta lontana sono tragicamente beffarde. Se poi queste guerre lontane sono anche perse, allora anche questi morti vengono facilmente persi, dispersi e dimenticati.

Questo libro vuole costituire la memoria storica di tutti i 37 giovani del comune di Paluzza (elencati nelle prime pagine del volumetto) inutilmente morti;  o meglio: morti per realizzare inconsapevolmente gli assurdi obiettivi politico-militari di un Governo che aveva contrabbandato la sua dittatura con il nome di “patria”.

Il libro può essere richiesto a William De Stales-Cercivento (UD)
oppure via e-mail: [email protected]

 

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