A sune miegenot: al'Ŕ NodÔl!

del Coro G. Peresson di Arta Terme

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La diffusione della cultura carnica tramite Cjargne Online ha come obiettivi sia l'affermazione della propria identitÓ culturale che l'attivazione di uno strumento che consenta ai molti emigrati e a tutti gli estimatori di questa terra di stabilire un contatto con la Carnia. Oggi con l'immissione in rete di un brano musicale eseguito dal piu' importante dei cori carnici, il coro G. Peresson di Arta Terme, questo contatto si arricchisce di un ulteriore mezzo di comunicazione, quello musicale. Siamo certi che i tanti nostri amici sparsi nei 5 continenti gradiranno questo regalo.

Il brano in questione si intitola "A sune miegen˛t: al Ŕ NodÔl" ed Ŕ tratto dall'album "Modelli interpretativi e forme rituali nella cultura musicale popolare della Carnia". La formazione dei testi, le elaborazioni musicali e la direzione del coro Ŕ affidata ad Arnaldo De Colle.

Note per il prelievo del file.

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Segue una descrizione del brano.

A sune miegen˛t: al Ŕ NodÔl

L'elaborato prende lo spunto da una consuetudine presente fino agli anni '60 a Piano d'Arta, centro termale della Carnia, situato lungo la Valle di San Pietro, a metÓ strada fra il capoluogo Tolmezzo e il Passo di M. Croce (mt. 1360) al confine con l'Austria.
Durante la messa natalizia di mezzanotte, celebrata con l'obolo e secondo le intenzioni delle ragazze del borgo RÓdina, viene eseguito il canto "Amate Ges¨". Tutti ripetono il ritornello, mentre le strofe sono affidate alle sole voci femminili. Tale privilegio, per˛, pare non venga da tutti riconosciuto e rispettato, data la comparsa furtiva (ma non tanto), qua e lÓ, di voci in libertÓ dal timbro virile, da interpretare non come atto di irriverenza, ma come segno di coinvolgimento e partecipazione. Una melodia, per cosý dire, forestiera per la gente del posto che normalmente canta in lingua frulana. Una raritÓ che incuriosisce, come una tenera fanciulla che tutti vorrebbero avvicinare, toccare, ammirare.
"A no lu fÓsin migo con tristŔrie", mi spiega con un mezzo sorriso la novantacinquenne Carolina Bertuzzi, "cussi, po! ... la int Ó gust di cjantÓ ... Si, mo sý! .. al va ben cussý!". (non lo fanno mica per cattiveria, la gente ha piacere di cantare, si, si .. va bene cosi'!).
Prima che sia intonato il "Gloria" viene esposta e illuminata la stella dei Re.
All'Offertorio il m░ Giuseppe Peresson (1872-1959), musicista non vedente e organista titolare della Parrocchiale di Piano, esegue una sua pastorale, la PastorŔle, con l'utilizzo del registro dei Tromboncini dell'antico organo Nacchini, restaurato dopo il terremoto del '76, dall'organaro Franz Zanin di Camino al Tagliamento ed attualmente funzionante. Al termine della messa, il celebrante congeda i fedeli con la benedizione solenne ed una particolare esortazione: "Il Signore sia con voi: andate in pace. Andate a raccontare la bella novella: grande Ŕ il Dio dei cieli".
L'avvenimento rimane oggi nel ricordo di alcuni anziani del luogo che ricantano volentieri l'Amate Ges¨, del quale non si conoscono le origini.
Da qualche anno nella chiesa parrocchiale di S. Stefano, a Piano d'Arta, durante le feste natalizie, viene nuovamente riproposto il canto ed esposta la Stella. La locale cantoria Ŕ impegnata nel recupero di canti di tradizione orale.
Nel racconto dei superstiti di questa antica usanza si possono cogliere, assieme ad alcune accentuazioni nostalgiche, altri aspetti caratterizzanti la consuetudine medesima, che permettono di ricostruire fedelmente il quadro etnomusicologico e il testo da cantare. Emerge in tutto ci˛ un'idea di partecipazione collettiva.
cosý, ad esempio, i momenti che in casa precedono l'uscita per andare alla Messa. Il gran da fare nei preparativi e la distribuzione in famiglia dei vari compiti: "tira fuori il 'pan di cjase' ... tu attizza il fuoco del focolare ... tu va a chiudere la stalla ... tu accendi il ferÔl'. L'orgoglio e la frenesia delle ragazze del borgo, che avranno una messa in loro onore e potranno finalmente cantare l'Amate Ges¨.
L'entusiasmo e la felicitÓ dei bambini, che per l'occasione calzano i "ci¨cui" e sono ansiosi di ascoltare l'accattivante PastorŔle.
E poi, tornando a casa, passi frettolosi, facce assonnate e sorridenti e una gran voglia di ritrovarsi attorno al focolare tutti insieme, per commentare l'avvenimento, spartire il "pan di cjase", bere la "bolide" ed augurare il "Bon NodÔl".
Il paesaggio alpino, spesso innevato a fine dicembre, contribuisce ad accentuare le emozioni e a rendere l'ambiente ancora pi¨ suggestivo, in una notte di ampi spazi per il sentimento religioso popolare e per gli atteggiamenti di reciproca disponbilitÓ, che si manifestano con piccoli gesti e, non di rado, con il linguaggio di semplici melodie, come quella qui richiamata, nelle quali si stemperano le tensioni dell'anima che pu˛, cosý, abbandonarsi e sognare.
E dunque, la melodia O Dio d'amore .... che si eleva a delineare gli armoniosi contorni della triade natalizia, non pu˛ non raccogliere le voci che l'accompagnano, come segno di gioiosa presenza.
Un presepio di voci, nel quale la partecipazione, anche singola, dei coristi contribuisce a rendere viva la testimonianza di un evento singolare, che si rinnova e rinasce ogni qualvolta una voce, anche una voce sola, come quella di nonna "Carulýne", la riempie del suo particolare spirito.

A sune miegen˛t, al'Ŕ NodÔl!
fasin un cjant, amţs
a chel Pipýn di scune.
Cjantin a chel Bambin la "PastorÚle".
Anýn, anýn, al'Ŕ NodÔl!
Met cÓ il "pan di cjase", dai s¨ al cjavedÔl,
tu siÚre la stale, tu impýe il ferÔl.
E la mularýe, cui ci¨cui tai pţs
son giÓ "in Paradţs".
Ce biÚle serÓde,
ce clÔr in tal scűr,
ce pÔs in tal cűr!
C˛rin fantates a Messe, s'impýe la "Stele dai Res".
Cjantin, Glorie al Sign˘r,
Glorie al Redent˘r,
Glorie, Glorie al Salvat˘r.
"Amate Ges¨!"
O Dio d'amore dal cielo discendi
mortale ti rendi per toglier l'errore
"Amate Ges¨!"
Tu nasci dal Padre, da un seno divino
Tu nasci Bambino, da Vergine Madre.
"Amate Ges¨!"
"Il Sign˘r cun voÔtis, lÓit in pÔs;
lÓit a contÔ la biÚle nove:
grant al Ŕ il Diu dai Cţ".
La Messe a Ŕ finýde, l'Ŕ in b˛re il gimÔl,
si bŔif la "bolide", si dţs "BON NOD┬L!".
L'anime a p˛use
tal cidýn
di un biÚl sum.

 

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