LUIGI PETRIS

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Pierluigi Di Piazza, prete originario di Tualis di Comeglians, ha scritto questa biografia su Luigi Petris, prete originario di Ampezzo, a due anni dalla sua morte avvenuta il 21 dicembre del 2005.

Un denominatore comune ha unito profondamente questi due preti di Carnia: il loro impegno e la loro totale dedizione alla causa dei migranti (intesi sia come emigranti che come immigrati).
Questo peculiare aspetto della loro vita li ha messi in contatto, li ha fa fatti conoscere, li ha fatti reciprocamente stimare. Entrambi hanno speso (Pierluigi sta ancora spendendo) l'intera esistenza nella vicinanza a questo segmento marginale e marginalizzato della nostra società, che oggi in Italia sta assumendo forme e intensità ormai purtroppo poco controllabili, che suscitano spesso inquietudine e apprensione nelle nostre comunità.

Il sottotitolo in copertina esprime bene il concetto di fondo che pervade questo libro: in cammino con i migranti fedele al Vangelo e alla gente. Questo potrebbe essere stato il motto di Luigi Petris fin dai suoi primi passi verso gli emigranti, che lo portarono dapprima in Germania dove fondò scuole e asili per i figli degli emigrati italiani, dove operò senza sosta a loro favore, dove percorse migliaia di kilometri per contattare tutti e portare a ciascuno la Parola, la speranza, la fiducia...

Il papà di Luigi Petris era emigrante, i fratelli erano emigranti: in casa egli respirò e mangiò emigrazione fin da piccolo e fin da piccolo comprese quanto fosse dura e difficile la vita dell'emigrante e della sua famiglia. Questa scuola naturale familiare lo plasmò e lo temprò, rendendo il suo carattere forte e deciso, lo sensibilizzò verso ogni aspetto della vita dello sradicato e questa sua inclinazione trovò fertilissimo terreno nel suo diventare prete prima in Carnia e missionario poi tra i lavoratori italiani all'estero.
Le sue doti eccezionali di organizzatore e di deciso risolutore di problemi, integrate da una fede incrollabile nel Vangelo di Cristo, hanno creato questo grande personaggio che in Carnia non ebbe certamente la notorietà e la risonanza che meritava. Una personalità che sapeva imporsi a favore dei deboli e degli emarginati, che sapeva bilanciare fermezza e dolcezza, che sapeva giungere allo scopo con determinazione e tatto.

Il libro ripercorre la vita intensa e frenetica di questo grande prete di Carnia che dedicò tutto se stesso ad un progetto di aiuto evangelico ai meno protetti, ai lontani; che scelse la vita dell'emigrante per condividere una situazione difficile e spesso drammatica.
Oltre a numerose fotografie, il libro riporta tantissime testimonianze di persone che hanno conosciuto Luigi Petris: sacerdoti, laici, operai, vescovi; tutti lo ricordano con affetto e profonda stima ed ammirazione, tutti hanno per lui parole di elogio; tutti riconoscono le sue capacità umane e sacerdotali.
Il libro contiene anche alcuni dei discorsi pubblici che Luigi Petris tenne in varie occasioni, come convegni, seminari, incontri specialistici su temi specifici: da questi interventi si percepisce come il suo animo, anche in situazioni ufficiali, rifuggisse dalla retorica e andasse direttamente al nocciolo della questione. Il suo parlare non risentiva minimamente di preoccupazioni politiche o contingenti ma puntava dritto al cuore del problema, senza infingimenti o voli pindarici. Pane al pane e vino al vino: schietto come il suo carattere carnico.
La sua esperienza romana (negli ultimi tempi fu direttore di Migrantes, agenzia della CEI in Roma) coronò una vita spesa per gli altri e se la malattia non lo avesse rapito anzitempo ai mortali, sicuramente le sue doti sarebbero state utilizzate ai livelli più alti di quella Congregazione vaticana.
Pierluigi Di Piazza, dopo aver intitolato a Luigi Petris la Sala Convegni del suo Centro Balducci di Zugliano, ha compiuto un lavoro utilissimo dando alle stampe questo libro che propone una grande figura di uomo, di emigrante, di prete. Di carnico.

 

 

 

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