AMPEZZO
nel Novecento

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Recentemente l'amico Tiziano P. mi ha fatto questo gradito omaggio che rappresenta un autentico gioiello tipografico e la preziosa sintesi storico-sociologica del secolo scorso di uno dei nostri comuni più importanti, paradigma (oserei dire) della intera Carnia, cui questo libro è dedicato.

Il volume, di ben 473 pagine, raccoglie il lavoro di più autori che qui hanno immesso il proprio contributo scientifico per realizzare un'opera di indubbio valore, che riesce a tratteggiare in profondità le caratteristiche tipiche della comunità ampezzana, che oggi si può pacificamente considerare bipolare: quella superstite, rimasta tenacemente aggrappata sui monti di Ampezzo e quella scivolata in pianura, ormai maggioritaria, coagulatasi attorno al sodalizio "Dimpecins a Udin".

Il Comitato scientifico è composto da Giovanni Frau (Coordinatore) e da Gian Paolo Gri, Mauro Pascolini, Paolo Pecorari e Andrea Zannini.

La presentazione dell'opera è del Rettore dell'Università di Udine, la carnica di Rigolato Cristiana Compagno, che delinea il proficuo rapporto tra università e territorio, senza rinunciare a ribadire orgogliosamente il proprio forte e profondo legame con la Carnia, insostituibile ed essenziale (così confessa) anche per il proprio cursus honorum accademico.

Tra gli argomenti che maggiormente mi hanno sollecitato ed appassionato, indicherei i seguenti:
- Luoghi e territori di Ampezzo in cui Amaduzzi e Pascolini, attraverso cartine esplicative, mostrano il lento mutamento ambientale del territorio ampezzano.
- L'analisi demografica e l'emigrazione ampezzana (Fornasin, Tillati, Grossutti), consente di tastare davvero il polso della grave crisi irreversibile che si profila per i futuri scenari di Carnia.
- Su Ampezzo e le guerre del Novecento (Ermacora) si è detto sinteticamente tutto, anche se forse le riflessioni generali risentono a tratti di una visione ideologica di fondo.
- Molto interessante il capitolo relativo alla vita religiosa di Ampezzo (Zanello), che presenta brani del libro storico parrocchiale ed una iconografia inedita molto significativa; a volte però si ha l'impressione che l'autore (quando racconta alcuni episodi del resto marginali) non riesca a contestualizzarli compiutamente, avvertendosi quasi una sorta di benevola commiserazione nei confronti dell'atteggiamento di taluni preti.
- Altri interessanti temi sono: il patrimonio agro-forestale, artigianato industria commercio, turismo, edilizia a grandi opere, cent'anni di istruzione ad Ampezzo (Londero), la storia della cooperazione (Robiony), la gastronomia locale (Tonutti).
- Il capitolo sulle donne di montagna (Peratoner) affronta e spiega il ruolo determinante della donna in Carnia, quella che, da sola, "sosteneva tre angoli della casa". E stupisce davvero sapere a quali e quanti lavori, oltre naturalmente a quelli domestici, si adattava, con grandissima disponibilità, la femine cjargnele nei decenni passati.
- Un capitolo a parte è dedicato al bosco (Lorenzini) ed al suo sfruttamento: vi si trovano descritti i vari momenti di questa antica attività che, fino proprio al secolo scorso, aveva consentito alle comunità alpine, specialmente a quelle più isolate, di sopravvivere anche in periodi estremamente difficili.

Si tratta davvero di una vasta ed esauriente opera scritta a più mani, in cui la comunità ampezzana (quasi fosse un reperto archeologico) viene, per successivi e sempre più illuminanti steps, evocata delineata osservata definita individuata, fino ad essere quasi riportartata alla luce del XX secolo; una comunità che (ri)emerge così da una storia antica e si materializza via via in queste pagine dense, a volte non facili, avvalorate da un corredo iconografico di assoluto pregio.

Quando si gira l'ultima pagina di questo grandioso e drammaticamente affascinante affresco dell'ampezzano, sale dal cuore una domanda impellente: perchè i dimpecins di Udin (mi riferisco a quelli che non hanno più necessità di risiedervi o sono andati in pensione da un bel pezzo) non decidono di rientrare e rivitalizzare il proprio paese? Perchè si compiacciono solamente di essere dei laudatores temporis acti e non agiscono concretamente nel tempo presente? Perchè tutto sembra così irrimediabilmente perduto?

Non è indicato il prezzo; si potranno chiedere informazioni al Municipio di Ampezzo oppure ai "Dimpecins a Udin".

 

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