La lunga strada
VERSO TE

Un delizioso piccolo gioiellino che rappresenta la migliore epigrafe che una figlia possa scrivere per un padre mai conosciuto, sulle cui lontane e labili tracce ha speso e sta spendendo, caparbiamente (direi carnicamente), parte di sua vita.

Si tratta di un racconto, a tratti commovente a tratti brillante; a volte didascalico più spesso psicologico dove l'introspezione femminile si allaccia e si fonde nei più profondi sentimenti che possono animare una persona: l'amore filiale per la madre insostituibile, l'amore materno per la unica amatissima figlia, l'amore coniugale per il marito costantemente a fianco; l'amore placido e primigenio per la Carnia e l'infuocato recente passionale amore per l'Egitto...
Un singolare collante unisce e dà uniformità e senso a questo ribollente crogiolo di acuti sentimenti, a tratti divergenti: la ricerca di un padre mai conosciuto, di un padre anelato e atteso una vita, di un padre morto lontano e tornato a casa in veste islamica in una bara di legno...

Sono tanti i motivi che sorreggono questo lavoro autobiografico (la casa, la famiglia, il paese, il lavoro, gli affetti parentali, l'adolescenza...) ma su tutti emerge e domina un perenne stato di ansia e di attesa che si percepisce quasi ad ogni pagina, quell'ansia e quell'attesa che caratterizzano sempre una speranza.

E la speranza di Virginia, dopo alterne incredibili vicende, si è alla fine concretizzata nella magica visione di un tempio faraonico lungo il Nilo, nelle calde parole e nel dolce volto di una suora italiana, nella singolare amicizia di un egiziano e della sua famiglia, nei ripetuti viaggi in terra d'Africa dove il padre aveva camminato, respirato, lavorato... dove era morto.

La seconda parte del libro, pur essendo sempre tenacemente ancorata al tema di fondo che anima queste pagine, assume a tratti il taglio di un minuzioso reportage turistico-geografico-archeologico, dove la storia antica dell'Egitto, intelligentemente mescolata con quella recente, viene qui offerta in piccoli puntuali scampoli che impreziosiscono e fanno luccicare un racconto già autonomamente completo e convincente.

La scrittura è sobria, precisa, costruita su piccole frasi, con appropriatezza di linguaggio e sicura scelta dei termini; una lettura che scorre perfetta e nitida, senza inciampi o obbligate riletture.
Direi che è la scrittura di una autrice non esordiente ma ormai matura ed esperta.
Invece Virgina Romanin è al suo esordio letterario. Bravo fruto !

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