Il ritorno del cosacco

Ecco l'ultimo laborioso parto letterario di Igino Piutti (marzo 2020): un romanzo storico con un impegnativo e ambizioso (forse utopistico) scopo, quello di fare luce sui "fatti di Ovaro" avvenuti il 1 e 2 maggio 1945, remando a volte magari anche controcorrente...
Per affrontare questo tema piuttosto scivoloso e contundente, l'autore, oltre a interrogare gli ultimissimi testimoni oculari ancora viventi (tra cui l'architetto Tiziano Della Marta, divenuto per questo un personaggio del romanzo) ha compulsato diversi lavori storici di recente pubblicazione tra cui (clicca sui titoli): Le due giornate di Ovaro, Fatti e misfatti in Carnia, Paluzza e la sua chiesa III, Pastor Kaputt e tanti altri, oltre a riconsiderare alcuni dei propri più recenti lavori.

Con un ingegnoso artifizio letterario, Piutti (seguendo un po' l'ultimo Calandra, ma con intenti totalmente diversi) ha rievocato personaggi e testimoni del tempo, ridando loro vita e parola per una rivisitazione dei luoghi e degli attori, con sapiente calibratura di considerazioni deduzioni interpretazioni ipotesi...

Non si può certamente parlare di revisionismo storico sia perchè l'intento dell'autore non è assolutamente questo, sia perchè un romanzo (seppure storico) non si presta affatto ad essere etichettato come revisionista, anche se in effetti, come in questo caso, può suggerire soluzioni verosimili o ipotesi ragionevoli.
Comunque sia, le conclusioni dell'autore possono essere condivisibili o meno, certamente impongono una personale riflessione sulla occupazione cosacca della Carnia in generale e sui fatti specifici di Ovaro in particolare.
E il tessuto narrativo non si discosta assolutamente dalla precedente meticolosa ricerca di Di Sopra - Cozzi che resta il canovaccio storico per qualsiasi altro successivo lavoro. Piutti ha voluto semplicemente riproporre questi accadimenti dando loro spessore narrativo e pathos letterario e credo che questo tentativo sia pienamente riuscito ed in grado di richiamare la curiosità e l'interesse di una più vasta platea di lettori.

Non vi è nulla di provocatorio o di esagerato e di palesemente stravagante ma tutto si tiene entro un perimetro di assoluta credibilità e ragionevolezza.
Piutti vuole capire il perchè della "follia di Ovaro" e indaga, scava, cerca non solo nei pochi documenti disponibili ma soprattutto nell'animo umano dove si annidano le pulsioni più incredibili e impensate, che spesso provocano reazioni e comportamenti inconsulti che, visti poi da un'angolatura di pacificità, appaiono magari irriconoscibili e avulsi dal proprio ego.

Ovviamente non possono mancare richiami concreti alla realtà del tempo, quando la gente di Carnia si ritrovò stretta tra tre fuochi: partigiani, cosacchi e tedeschi (i fascisti erano ormai evaporati da settimane) con un progressivo sospetto ingrossamento delle file partigiane, parallelamente all'avanzata degli anglo-americani dal Friuli ed alla ritirata dei tedeschi oltre confine...

Piutti, come sempre, scrive bene e la sua narrazione coinvolge e ottiene un costante livello di attenzione che quasi mai cala (se non in veniali ripetizioni serenamente evitabili). Una narrazione che non rifiuta (ed anzi reclama) spunti filosofici e psicologici, spesso associati a valutazioni soggettive che non disturbano il racconto ma lo ravvivano...

La trama del romanzo viene lasciata ovviamente alla scoperta dal lettore, che saprà certamente apprezzare anche lo sforzo di Piutti di rendere comprensibile quel drammatico groviglio di accadimenti che portarono alla follia di Ovaro...

 

 

 


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