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Bergoglio, l' Ospedale da Campo
e dintorni

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Appunti veloci sul nuovo Papa (13 aprile 2013)

I primi gesti esteriori del nuovo papa Francesco (il gesuita argentino di origini piemontesi Giorgio Mario Bergoglio) sono stati eclatanti e univoci fin dal primo giorno e li elenco sintesi:

- rifiuto della croce pontificale d'oro e mantenimento di quella propria precedente episcopale "ferrea" laddove il metallo utilizzato "richiama e pesa" assai di più del simbolo stesso.
- rifiuto della mozzetta rossa e del rocchetto con stola papale per la prima apparizione sulla loggia centrale.
- prima benedizione "urbi et orbi" recitata e non solennemente cantata nel modo gregoriano consueto dei predecessori.
- nessun accenno all'appellativo "papa" (da PAter PAtrum: padre dei padri) ma solo a quello insistito di "vescovo di Roma" nel primo approccio dalla loggia centrale.
- rifiuto della mitria papale "distincta" e utilizzo della propria precedente mitria episcopale (peraltro meno "prætiosa" di quella dei confratelli cardinali presenti) nella messa di fine conclave in cappella Sistina ed in quella dell'inaugurazione del Pontificato.
- rifiuto di leggere l'omelia ufficiale in latino con mitria dal proprio tronetto per esporla invece a braccio e senza mitria dall'ambone comune, come un qualsiasi vescovo o parroco (peraltro una precisa omelia di alto profilo: camminare-costruire-confessare) nella messa di fine conclave in cappella Sistina.
- rinuncia al canto gregoriano nelle celebrazioni solenni (Prefazio, benedizione...) come nella messa inaugurale e rinucia alla genuflessione (solo artrosi?) davanti all'Eucarestia.
- rifiuto della vettura di rappresentanza vaticana (SCV1) per una di ostentato basso profilo e senza scorta per la prima uscita da papa.
- eliminazione del tronetto papale e della pedana rialzata nell'incontro con le altre chiese cristiane e con le altre religioni del mondo (20.3.2013).
- affettuosità e cordialità gestuali diffusamente elargite in ogni occasione pubblica a chiunque si avvicini al papa
- la prima benedizione pasquale "Urbi et orbi" impartita senza vesti liturgiche, senza mitria, senza croce astile, senza il canto solenne gregoriano, adoperando invece un tono recitato dimesso e sommesso, utilizzando solamente una comune stola "parrocchiale" sopra la talare bianca.
- utilizzo della sola lingua italiana (quella del romano vescovo di Roma, pur conoscendo egli stesso -si dice- altre 4 lingue) in tutte le udienze del mercoledì e nei solenni auguri pasquali, privando così i fedeli del mondo di udire dal papa una parola nella propria lingua.

Tutti questi dettagli, se osservati globalmente, evidenziano immediatamente, in senso positivo, il carattere e la personalità di questo nuovo papa, che si potrebbe così sintetizzare: sobrio, umile, modesto, povero. Aggettivi che si riassumono e compendiano icasticamente anche e soprattutto nel nome scelto: Francesco, che richiama all'istante il poverello d'Assisi. Nessuno dubita dunque che Giorgio Mario Bergoglio abbia questa singolare e spiccata identità umana che suscita immediata empatia ad ogni latitudine sociale, politica, culturale, ecclesiale.

Nel momento però in cui si vogliono trasferire queste ammirevoli doti umane dalla persona singola sic et simpliciter al "ruolo istituzionale di papa" senza alcuna mediazione preliminare, si rischia di ottenere, alla lunga, effetti paradossalmente contrari alle aspettative, per una sorta di non voluta eterogenesi dei fini, il cui primo effetto è quello di intaccare o quanto meno di sminuire o livellare in basso l'auctoritas spirituale papale stessa.

Una volta risolti (quando?) i gravissimi problemi attuali interni (dallo IOR, alla pedofilia, alla comunione ai divorziati, alle donne prete, alla Curia vaticana...) ed avviati a soluzione (?!) quelli pesantissimi mondiali esterni (capitalismo selvaggio, liberismo senza etica), per i quali papa Francesco mostrerebbe tutti i titoli per affrontarli, ecco i rischi nei quali si potrebbe poi invece incorrere, in ordine di crescente importanza, qualora il "nuovo corso francescano" dovesse prendere sempre più vigore ed interessare via via ogni aspetto ecclesiale:

- una rinascente forma di "neo-pauperismo" dove la sacralizzazione del povero (sia di quello incolpevole sia di quello accidiosamente colpevole) diventerebbe motivo dominante di una nuova concezione della società moderna, in cui però si svilupperebbero nuove tensioni tra i diversi strati sociali, una volta che "gli ultimi" saranno (se e quando lo saranno) recuperati.
- una progressiva "iconoclastia" per tutto ciò che concerne i segni esteriori dell'auctoritas spirituale (si badi bene: spirituale) del papa, dove spesso la "forma" è anche "sostanza" e dove i dettagli hanno un preciso valore simbolico che sottolinea sempre un concetto assai più profondo e recondito.
- una progressiva ulteriore "protestantizzazione" della liturgia che verrebbe a tal punto liberalizzata, decodificata e impoverita fino ad essere resa davvero identica a quella anglicana o luterana, con implicazioni teologiche di non poco conto.
- un inedito riposizionamento della religione cattolica a livello delle altre confessioni cristiane e delle altre religioni del mondo, con il rischio di una relativizzazione religiosa (le religioni si pongono tutte sul medesimo piano e quindi sono tutte uguali tra loro in quanto porterebbero tutte al medesimo Dio, seppur diversamente inteso e invocato).
- un progressivo depotenziamento della missionarietà della Cattolica quindi, non rivendicando più essa la prerogativa di essere la depositaria della vera fede in Cristo e quindi venendo meno in essa la necessità di diffondere il Vangelo nel mondo.
- una crescente trasformazione di tipo sociologico per la Cattolica, sempre più impegnata nel sociale e nella società civile, in supplenza di uno Stato sempre più latitante e squattrinato, con la prospettiva di diventare solo una grande immensa ONLUS/ONG/Caritas con una miriade di succursali parrocchiali, trasformate in uffici di collocamento e distributori di docce e pasti caldi.
- un progressivo abbandono della ricerca teologica e biblica, a tutto favore dell'impegno sociale verso i diseredati del mondo ("una chiesa povera per i poveri").
- un progressivo "svuotamento del papato" che verrebbe ridotto nel tempo ad uno dei tanti episcopati nazionali (in questo caso si ridurrebbe ad episcopato italiano) presieduto ciascuno da un proprio primate.
- una progressiva "ortodosizzazione" della chiesa cattolica (che significa univarsale, da katà olon = universale), che, dopo lo svuotamento del papato unificatore e catalizzatore, si frantumerebbe in tante chiese nazionali "autocefale" unite solo dal "servizio nella carità", ma per il resto autonome per liturgia, dottrina sociale, gerarchie, forse anche per teologia...

A questo punto la Chiesa Cattolica non sarebbe più tale ma ci troveremmo di fronte a tante chiese autoreferenziali cattoliche in comunione tra loro (fino a quando?).
Il papa sarà soltanto il vescovo di Roma successore di Pietro e il Primate d'Italia, perdendo naturaliter la qualifica di sommo pontefice della chiesa universale e quindi anche, per conseguenza, quella di Vicario di Cristo.

Ovviamente questo scenario dalle tinte assai fosche e (speriamo) assai improbabili è solo una esercitazione teorica, in quanto all'interno della Cattolica coesistono certamente degli anticorpi in grado di segnalare pericoli e deviazioni.
Di sicuro però si va consolidando una previsione: i preti progressisti o "di frontiera" (una legione, a queste latitudini) avranno d'ora in poi sempre meno argomenti per attaccare il nuovo papa perchè lo stesso papa sarà "di frontiera" privandoli di ogni argomento, mentre quelli rimasti strettamente aderenti alla dottrina cattolica, forse si allontaneranno un pò mesti da Roma...
Se la somma algebrica spirituale di queste due tendenze sarà prossima allo zero, significherà che papa Francesco nei prossimi anni avrà moltissimo da lavorare al di fuori del "sociologico".

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Un ospedale da campo... (dicembre 2014)

La Chiesa di papa Francesco, per sua stessa ripetuta programmatica dichiarazione, ha assunto e intende sempre più assumere le caratteristiche di un Ospedale da Campo aperto al mondo intero.

Analizziamo allora come si configura realmente un Ospedale da Campo, facendo riferimento proprio al senso comune (ma anche etimologico) del termine, immaginando davvero questa struttura particolare e pensando non solo all'Ospedale da Campo della Prima Guerra Mondiale (di cui ricorre quest'anno 2014 il centenario dello scoppio) ma anche a quelle strutture moderne (a noi più familiari) gestite oggi da "Emergency" o da "Medici Senza Frontiere", in ogni parte del mondo dove si alimenta e si rinfocola la guerra.

Qui dunque arrivano le urgenze più disparate: feriti, politraumatizzati, polifratturati, amputati, intossicati, gravissimi stati di schok emorragico, morituri... insomma tutta la più ampia gamma di patologia di guerra che si possa immaginare ma anche, spesso, patologia internistica acuta come iperpiressie da causa ignota, infezioni diffuse, sindromi respiratorie acute, veicolate dalla popolazione civile coinvolta nelle azioni belliche...
In queste strutture, particolarmente attrezzate per fronteggiare qualsiasi patologia acuta medico/chirurgica, il paziente trova immediata efficace risposta alle proprie problematiche e nella maggior parte dei casi le terapie poste in essere risultano appropriate e risolutive. Anche in presenza di sovraffollamento e di prolungato stato di crisi, l'Ospedale da Campo è sempre in grado, per la sua stessa vocazione votata all'emergenza, di dare risposte congrue ed efficaci, sia nei feriali che nei festivi. Tantissime vite strappate ad una morte immediata e spesso atroce!

Ma l'Ospedale da Campo, per la sua stessa natura e missione, non è però in grado di affrontare nè tanto meno di risolvere le gravi patologie croniche, che spesso sottostanno a quelle acute (immediate e visibilissime) o sussistono per conto proprio e che portano a morte (se non adeguatamente trattate) non oggi, ma domani o dopodomani e non senza aver provocato gravi ricadute psicologiche e fisiche non solo al malato ma anche ai familiari. Pensiamo per esempio: alla patolologia cardiaca (gravi valvulopatie che richiedono la sostituzione valvolare, gravi cardiopatie che esigono il trapianto cardiaco, gravi ischemie miocardiche che reclamano il by-pass ecc...); alla patologia epatica e pancreatica (trapianto epatico...); alla patologia tumorale (cancro di stomaco, colon, mammella ecc...); alla patologia neurologica (sclerosi multipla, SLA...)...
Nessun responsabile Primario di un Ospedale da Campo si sognerebbe mai di trattare queste gravissime patologie croniche nella propria struttura per acuti ma, in scienza e coscienza, le invierebbe immediatamente ad un grosso Centro di Riferimento di assoluto prestigio e affidabilità, magari lontano, dove queste patologie vengono affrontate con la dovuta professionalità ed esperienza.

Ecco dunque la netta e precisa distinzione che sussiste tra un Ospedale da Campo ed un Centro di Riferimento cui si rivolgono i tanti Ospedali da Campo sparsi nel mondo. Non solo, ma ciò che un Ospedale da Campo fa in territorio di guerra, sarebbe in grado di farlo ovviamente anche il Centro di Riferimento attraverso le sue molteplici strutture e professionalità, se la distanza dai teatri bellici non ne limitasse assolutamente l'azione. Per questo nessun Ospedale da Campo taglierebbe i ponti con il Centro di Riferimento, anzi rafforzerebbe i contatti e il flusso di notizie.

Ora, entrando nella metafora bergogliana, papa Francesco intende trasformare la Chiesa Cattolica in un Ospedale da Campo dove, Egli stesso, Primario con tantissimi medici sottoposti, coordina le varie fasi di intervento su ogni tipo di patologia acuta mondiale che si presenti: diseredati, profughi, affamati, poveri, disoccupati, orfani... che a ondate susseguenti si riversano ai bordi di questo improvvisato Ospedale da Campo, il quale, per la sua mediatica visibilità, ottiene attenzione plauso e accondiscendenza presso vari strati sociali. Papa Francesco accoglie tutti (o meglio: esorta ad accogliere tutti!) esprime sempre una calda parola di sostegno, incoraggia gli scampati, riprende chi non ha dato prontissimo soccorso, piange i morti, biasima gli incolpevoli, incita ad aprire le porte. Insomma appare davvero come un esperto e abilissimo primario di Emergency che conosce la patologia acuta che gli si presenta e sa come trattarla, anche se spesso (diversamente che in Emergency) mancano del tutto i farmaci o gli strumenti idonei per curare (oppure farmaci e strumenti - sempre in metafora- restano accuratamente impacchettati altrove e non utilizzati).

E la patologia cronica meno visibile e più insidiosa? Come la tratta papa Francesco? Come tratterà: patologia "aborto", patologia "famiglia", patologia "matrimonio", patologia "eutanasia", patologia "sessualità"... (relative alla società civile) e ancora: patologia "liturgica", patologia "sacerdozio", patologia "teologica"... (relative alla chiesa). A chi invierà queste gravi patologie croniche della Chiesa e della società civile che, indisturbate o inavvertite, le insidiano mortalmente dall'interno? Se ha trasformato tutto in un universale Ospedale da Campo, come farà a curare queste diverse patologie croniche latenti della Chiesa e della società odierna, che richiedono ben altro approfondito approccio? Come risolverà questi problemi, se ha provveduto (e provvede) a smantellare egli stesso con parole e azioni il proprio Centro di Riferimento?

E infine un' ultima annotazione: non tutti i medici, pur responsabili e coscienziosi nella loro professione, hanno le caratteristiche adatte per diventare poi Primario, il cui status richiede un angolo di visuale enormemente più ampio e articolato. Non necessariamente un medico bravo diventerà bravo primario. E' raro che un bravo medico diventi poi un bravo primario. Caratteristiche diverse per due ruoli diversissimi che non chiunque possiede: ho visto bravissimi medici diventare col tempo pessimi primari (pur restanto bravi medici), intenti più a promuovere la propria immagine che a far crescere professionalmente i propri collaboratori ed il proprio ospedale da campo.

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Aggiornamento-profezia, 8 agosto 2016

Alla morte del grande papa emerito Ratzinger (che finora è riuscito miracolosamente a mantenere unita la Cattolica), Bergoglio (al fine di evitare, bontà sua, uno scisma già strisciante ma non ancora emergente) si dimetterà e tornerà vescovo là da dove era venuto, dando avvio ad un conclave incertissimo e lungo dal risultato imprevedibile ma di segno certissimo (prossima profezia).
E mentre il Titanic cattolico affonda in un sempre più diffuso magmatico e contagioso irenismo (oggi tradotto nell'ecclesiasticamente corretto ecumenismo pan-religioso), vescovi e clero si danno forsennatamente alla accoglienza-condivisione-fratellanza-integrazione-solidarietà, elidendo il trascendentale e trasformando la religione dei padri in una ong filantropica  e buonista (novella inconcludente ONU religiosa) in grado di compiacere perfettamente gli avversari storici di sempre che oggi benedicono (nessuno escluso) il vescovo bianco di Roma per la sua determinata desacralizzazione destrutturante omnicomprensiva.

 

 

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