I luoghi e la memoria

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"... D'altra parte, questo libro del 2007 e l'altro Le anime e le pietre del 2001, non sono stati né concepiti né scritti con l'intento del successo editoriale: sono lavori che si fanno perché... s'hanno da fare. E sono da fare subito (anzi, è già tardi) perché siamo in una fase di transizione rapidissima in cui una intera civiltà va scomparendo nel giro di pochi decenni, e se noi la lasciamo sparire senza lasciare traccia, facciamo un pessimo servizio a quelli che verranno poi. Non ai nostri figli o nipoti, ai quali non (frega) cale nulla, ma a quelli dopo ancora. La mia generazione ha vissuto, ovviamente senza merito alcuno, una straordinaria opportunità storica: ha avuto l'opportunità di vivere direttamente, per tutta l'infanzia e anche oltre, una vita praticamente inalterata da secoli: dalla vacca alla gerla a scarpéts e galòços, dal prato di mont al bosco, dalla staipo al cason. Non solo testimoni, ancorché diretti, ma attori.
Attori piccoli, beninteso, ma io stesso sono stato con i miei zii a far fieno in mont, sono stato al pascolo con l'orment, a dortolâ, a pestâ e a sclapâ legnos. E dopo aver vissuto la rivoluzione informatica ora son qui con il mio PC che discetto di links e browsers e via dicendo! Parafrasando altri (il copyright non è mio), è un'opportunità di gente unica!
Chiudo questa parentesi un po' troppo lunga e personale con questa considerazione: se io avessi avuto a 16 o anche a 20 anni (quando avevo un sacco di tempo, e a Collina c'erano gli ottantenni di allora, gente nata negli anni '80 del XIX secolo!) le curiosità che ho avuto a 40 o 50 anni, quante cose, quante informazioni e notizie di prima mano sarebbero state salvate invece di finire nello scovaçâr?! Alcuni toponimi che mi fornì mio padre (classe 1907) sono risultati sconosciuti ai miei informatori, culinòts scléts, nati negli anni '20!

 

 

... ben sapendo che non sono libri "da leggere". Si legge la prefazione, l'introduzione generale e, se proprio si vuole, quelle ai diversi capitoli (ove presenti), ma leggere i testi proprio no. Tutt'al più si consultano, si ficcanasa qua e là per vedere se Cjampiûl c'è anche a Collina (non c'è), o che ne pensa l'autore del Morarìot-Morareto che tutti conoscono solo perché ci si passa per andare al Marinelli (della malga, come arcinoto, non... cale nulla a nessuno).
A presto, e grazie di dut
"

Enrico Agostinis
gennaio 2015

Con queste ultime umilissime e disincantate parole, questo schivo autore ha accompagnato la spedizione di questo importantissimo libro, importante certamente per lui e i culinots ma anche per tutti noi carnici che qui troviamo un felicissimo concreto ineguagliabile esempio di amore per la propria terra e le proprie radici che solo chi è lontano è in grado di coltivare, vivificare, portare a frutto in maniera unica e irripetibile, così come fece mirabilmente a suo tempo per Arta Terme Ezio Banelli, anch'egli un... cjargnelin fuggiasco!
Come già scritto altrove, di questo singolare autore nulla conosciamo: nè la fisionomia nè la biografia nè il suo stato attuale. Nonostante tutto questo, mi incuriosisce e mi stimola questa sua identità nascosta, maggiormente dopo aver letto sull'aletta interna del libro queste testuali parole: "...nella professione è anche ghost-writer e speech-writer (così è detto l'autore di scritti e discorsi per conto di altri) internazionalmente apprezzato. Tuttavia, essendo appunto ghost "fantasma", è del tutto (e giustamente) ignoto agli stessi estimatori". Peggio di così! Mi auguro che a seguito del suo trionfale ingresso nella nostra biblioteca di Carnia, compia finalmente un atto apocalittico disvelando finalmente la sua vera identità letteraria, completa di curriculum vitæ...

E ora del libro, la cui veste tipografica appare di gran lunga migliore (direi quasi perfetta: si vede che è stato stampato in Friuli!) rispetto al precedente lavoro di cui questo è il naturale e indispensabile completamento: due intensi, splendidi volumi quindi, totalmente dedicati al villaggio alpino di Collina, che davvero, a fine lettura, può apparire como uno ponto di zitât!
Vediamo un po'.
La parte introduttiva già presenta alcune raffinate e brillanti riflessioni/considerazioni sul titolo del libro, sulla Memoria/memoria, sulla personalità dello stesso autore, dove affiorano sempre elementi di autentica modestia sapientemente mescolati a microdosi di vasta cultura
che comunque non sono mai antipatico sfoggio ma necessaria integrazione di concetti a volte ostici.
Si descrive il territorio in maniera assai succinta ma esauriente, con tutte le problematiche di ieri e di oggi (la parcellizzazione fondiaria!), della viabilità (strade, piste, trois...), dell'economia di montagna, della popolazione, della particolare koinè arcaica conservata fino ad oggi... Tutti questi singoli aspetti vengono quindi collegati alla TOPONOMASTICA, la quale ha ricevuto da ognuno di essi una grande quantità di radici e derivazioni. Questo collegamento o meglio osmosi tra ambiente e toponomastica (toponimi come figli del territorio) costituisce il leit-motiv di tutto il successivo svolgimento dell'opera nella sua fase analitica.

Vengono passati in rassegna ben 319 toponimi (Collina, nei secoli, non è mai stata setacciata nè anatomizzata a questo modo) che si riferiscono a ruscelli, strade, prati, rocce, per ognuno dei quali sono indicati: quota altimetrica del luogo, orientamento prevalente del terreno, denominazione toponomastica ufficiale, tipo del terreno al tempo della nascita del toponimo, etimologia o origine di questo. Insomma un lavoro enorme che ha richiesto una diuturna pazienza certosina nella ricerca, nei contatti, nei sopralluoghi, nei confronti, nelle verifiche...
Anche in questo vasto lavoro, prettamente scientifico, l'arguta e brillante ironia (e autoironia) dell'autore affiorano a ravvivare un racconto serio e compassato che non diventa perciò mai serioso e quindi insopportabile.

Alcune brevi osservazioni:
1 - non si deve credere che la materia sia aridamente descrittiva (come io stesso, spaventato, mi ero pregiudizialmente figurato) perchè in ogni toponimo descritto, si cela sempre un brandello di storia locale, un fatto particolare, una data importante, un nostalgico ricordo, una curiosità... al punto che al termine del libro, il lettore, attraverso questi improvvisi flash di cronaca paesana a volte spicciola a volte importante, avrà la possibilità di conoscere molto (non tutto) della storia generale di Collina che risulta davvero una storia singolare e irripetibile, per tutte le note ragioni sottese che si chiariscono passo dopo passo. Personalmente ho imparato e scoperto molte cose...

2 - il libro (come il fratello gemello) è zeppo irto di note a piè pagina (cosa che personalmente detesto perchè distraggono o distolgono il lettore) ma in questo caso (dopo una prima ripulsa) a me è successo di andare felicemente proprio a leggerle tutte (specie le più lunghe) perchè (moltissime) nascondono delle prelibate squisitezze che meritano certamente la fatica di leggerle e che altrimenti sarebbero state inesorabilmente perdute (credo che tutte queste note, messe insieme, formerebbero un bellissimo libro di estrapolate curiosità culinotos).
3 - purtroppo manca una cartina topografica (si poteva fare, si doveva trovare una soluzione!) che indicasse la posizione di ogni toponimo, così come è stato egregiamente fatto nel precedente libro gemello per le case. L'assenza di questo supporto visivo-geografico, limita enormemente la esatta comprensione per un lettore che non sia culinot stanziale. In compenso l'occhio viene gratificato da una iconografia fotografica in b/n inedita rara e preziosa.

Ed ora alcune curiosità:
la innocua polemichetta sulla motivazione ufficiale della rimozione della Baito... (pag.39); il battaglione di bersaglieri ciclisti attestato nella grande guerra a 2000 msl con le biciclette... (pag. 43); l'ultimo toponimo nato... (pag. 47); la terribile grandinata del 29.6.1918... (pag 65); la nostalgia per le buvaços... (pag. 66); la incredibile possibile etimologia del Coglians... (pag. 68); il Crist di Vigjio... (pag. 70); l'elogio della stalla... (pag. 73); la tragica fine della questuante Maddalena Barbolan... (pag. 75);l'etimologia di Collina e gli ottimi cavoli... (pag. 78); la forte irritazione nei confronti dei normalizzatori per l' attuale blasfema denominazione sostitutiva di Culino Piçulo... (pag. 79); il meta-toponimo Viculino... (pag. 80);
il numero dei madrinaggi come status symbol... (pag. 82); la mitica figura di gnà Vitorio al Rifugio Marinelli... (pag. 88); il camoscio travolto dalla valanga... (pag. 90); le aspre secolari diatribe tra Collina e Givigliana... (pag. 92); gli infiernats danteschi... (pag. 96); il barometro dei Lastrons... (pag. 97); Pippo e le salite di Collina... (pag. 100); la più antica latteria sociale della Carnia... (pag.101); il Marinelli e i Monuments... (pag. 103); la tragica fine di Ornella... (pag. 108); lo sfregio ambientale di Collina... (pag. 110); il ciliegio e la civetta chiacchierona... (pag. 112); il Pecol della prima guerra mondiale e il Pecolat della pista di sci... (pag. 114); lu Pic parafulmine del Marinelli... (pag. 116); la richiesta di un sacerdote perorata dai tre... (pag. 118); las cidulos anche a Collina... (pag. 124); la mitica gara dei tre Rifugi e corollario... (pag 129); la valanga che travolse 31 alpini in Plumbs... (pag. 130); le vicende dei cramârs... (pag. 131); la monticazione dei collinotti in comune di Paluzza... (pag.130); le enormi valanghe del 1951... (pag. 134); la lavorazione della canapa... (pag. 137); il puint cuviert... (pag. 138); la cjaveno dal Landri... (pag. 142); la tradizione del ruedol... (pag. 146); il velenoso commento alle struttura turistiche... (pag. 147); il ruscello indocile e riottoso... (pag. 150); Polifemo Briareo e Gulliver... (pag. 153); il nostalgico evocativo ricordo de Sieo... (pag. 154); la strado di soldâts... (pag. 163); i Tre Re... (pag. 165); la vicinìa... (pag. 172); il Volaja... (pag. 176)...

Come si può chiaramente osservare (e qui è dimostrato), sembra davvero che i toponimi siano l'occasione (quasi il pretesto) per raccontare Collina e i suoi abitanti nel volgere degli ultimi secoli; e, come esiste la Diagnostica per Immagini, così il nostro Agostinis potrebbe avere inventato (consapevole?) per il suo amato villaggio alpino la croniStoria per Toponimi se è vero (come è vero) che ogni toponimo racchiude una tessera più o meno importante (ma comunque insostituibile) del grande mosaico storico-cronachistico di Collina che si compone intieramente solo con la lettura dell'ultima pagina di questo libro, in cui l'autore ha dimostrato non solo di amare visceralmente il paese ma di conoscerne il territorio fin nei minimi dettagli, fin nei particolari ormai ignoti perfino agli stanziali, pur vivendo egli sempre a Milano dove è nato.
Questo libro (come il precedente) mi è piaciuto moltissimo per tutti motivi sopra indicati e pur essendo stato io a Collina solo due volte in vita mia (nel secolo scorso), ora pare davvero anche a me di conoscere questo villaggio alpino e sento di amarlo come fosse il mio paese: questa è la potenza di questo inusuale libro scritto da un ancora più inusuale e misterioso autore.

 

per contattare l'autore: [email protected]

 

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