CIRINT LIS OLMIS DI DIU

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Cirint lis olmis di Diu (Cercando le orme di Dio) è un libricino, (praticamente un tascabile di cento pagine) scritto da pre Toni (al secolo don Pietrantonio Bellina), un prete come si potrebbe già intuire dal titolo, ma non un prete qualsiasi come ce sono tanti, prodotti con lo stampino “made” in seminario!
Volendo tracciare una brevissima nota biografica, pre Toni nasce durante la seconda guerra mondiale (precisamente il 22 febbraio 1941) in un paesino storico, che balzerà agli onori della cronaca mondiale, suo malgrado, a seguito dei disastrosi terremoti del 1976. Pre Toni vive una misera ma dignitosa infanzia, comune alla maggior parte dei friulani, post bellica. A undici anni, entra in seminario, seguendo quella che sente essere la sua vocazione, non senza provocare disappunto nel padre. Seguono gli anni del seminario, in cui si metterà in luce soprattutto la sua indole ribelle, non incline a seguire le regole che vengono imposte dall’alto. Nonostante ciò il 29 giugno 1965 viene ordinato prete e ha inizio la sua carriera professionale. Dopo aver trascorso tre anni da cappellano a Codroipo, vince il concorso (cui in seguito scoprirà d’essere stato l’unico partecipante) per una parrocchia rimasta vacante, ad Arta, nelle frazioni di San Martino di Rivalpo, Valle e Trelli. Insomma il nostro autore diventa un carnico d’adozione. E s’innamora di questa gente e questa terra. Oltre a essere prete è anche maestro elementare, con la passione per la scrittura. La sua salute è sempre stata piuttosto cagionevole, e proprio durante un periodo di convalescenza, inizia a tradurre, per scherzo, le fiabe di Esopo e Fedro, in friulano. Ha così inizio la sua produzione letteraria, prevalentemente in lingua friulana, ma con qualche eccezione anche in italiano. Nel 1982 viene trasferito in pianura, vicino a Udine, diventa parroco di Basagliapenta..
Questo libretto è il il frutto di una raccolta di scritti già apparsi sul settimanale diocesano “La Vita Cattolica”. E’ l’autore stesso a narrarci la sua genesi. Siamo oramai giunti al 1993, pre Toni, ha 52 anni, quindi è persona matura, ma la sua verve ribelle, non l’ha abbandonato, anzi forse si è acuita. Il direttore del giornale, intuendo le potenzialità comunicative di pre Toni, lo invita a scrivere una rubrica, lasciandogli carta bianca, a patto che “non esageri”. La prima “Olme” viene pubblicata l’ 11 novembre 1993, ne seguiranno moltissime altre, fino all’ultima, che sarà quella del 21 aprile 2007. pre Toni lascerà questa terra nella notte fra il 22 e il 23 aprile 2007.
Il libro raccoglie le prime 41 “olme” che ha scritto. Praticamente sono il frutto delle sue osservazioni, considerazioni, su ciò che colpisce il suo interesse e quindi la sua fantasia, durante la settimana. Si tratta di un diario, in cui mette a nudo i suoi pensieri, la sua anima. Parte dalle piccole cose, dai piccoli accadimenti quotidiani, per poi giungere a riflettere sulle grandi cose della vita, della storia. Si parte da un piccolo orizzonte, racchiuso in un fazzoletto di terra, in un orto, per poi ampliarsi e spalancarsi sul mondo, sull’universo e giungere fino alle stelle. La bellezza della sua fede, sta nel riuscire a cercare e trovare Dio nelle piccole creature del cosmo, che la maggior parte delle persone guarda distrattamente e non vede. Il suo diario, segue il filo dello scandire temporale del calendario liturgico. Il diario scolastico, inizia settembre e termina a giugno. Le agende degli adulti iniziano il primo gennaio e terminano il 31 dicembre. Il “diario” di un curato di campagna, inizia con l’Avvento per quattro domeniche, fino a giungere al Natale. E poi c’è la Madonna Candelora, il 2 febbraio “giornata delle vite consacrate”, la Quaresima, la Pasqua, il 25 aprile la rogazione di san Marco. Maggio il mese della Madonna e la festa dell’Ascensione, con il “bacio delle croci” a San Pietro in Carnia. E Pentecoste con la discesa dello Spirito Santo, il Corpus Domini e poi finalmente il tempo “ordinario”, in cui non ci sono grandi feste da celebrare. Il 24 giugno la Chiesa ricorda San Giovanni Battista, per pre Toni, un santo strambo, la voce che grida nel deserto, per cui nutre gran simpatia e nel libro ci spiega il perché. A luglio non si lascia sfuggire l’occasione per una critica al “Meeting giovani” organizzato dalla diocesi che si tiene a San Giovanni al Natisone. Giunge a scrivere che sarebbe preferibile per i giovani andare a mangiar salsicce e a ballare a sagra in qualche paese. Per sant’Ermacora e Fortunato, patroni di Udine, il 12 luglio, ci parla delle radici aquileiesi della Chiesa friulana. Poi ci racconta la storia di sant’Alessio, un esempio che dovrebbe ispirare le nuove generazioni friulane. Un saluto molto toccante è quello indirizzato a Bepi, morto suicida, a cui un tempo la Chiesa, avrebbe negato anche i funerali. E poi le sue considerazioni sulle “radiazioni” benefiche dell’altare durante la messa. La Madonna dell’Assunta, per la maggioranza delle persone il Ferragosto. Considerazioni sulla religiosità dei suoi fedeli e sull’ipocrisia della Chiesa in materia di sessualità. Per concludere una preghiera alla Madonna. Perché questo libro potrebbe piacere anche a un ateo? Perché pre Toni è una voce critica, che difende l’uomo e non Dio, che non ha bisogno d’essere difeso dall’uomo. Perché è più vicino all’uomo comune, che magari diserta le funzioni religiose, ma che anche involontariamente onora Dio, che a chi per professione ha scelto la carriera ecclesiastica. Lettura sconsigliata a bigotti e benpensanti: potrebbe urtare le loro sensibilità e mettere in discussione le loro certezze.


PATRIZIA VENIER
Udine, ottobre 2008

 

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