PALUZZA: 
S.Daniele e S. Maria
 
 
Nel sei-settecento quasi tutte le chiese della Carnia,anche quelle dei paesini più sperduti,ebbero il loro organo,cioè quello strumento prestigioso,il più adatto a vivificare le funzioni religiose,momenti tanto importanti della vita spirituale dei nostri avi.  
I fedeli facevano a gara per dotare la loro chiesa dell’organo più bello,più perfetto e prezioso. 
Ogni privazione però veniva abbondantemente ripagata dall’armonia dolce e delicata dello strumento,capace di avvicinarli a Dio con la sua potenza arcana,quasi sovrannaturale. 
Le spese dell’opere erano sostenute dalle persone più ricche e facoltose del paese come potevano essere i cramai e i notai, ma più spesso si accollava l'onore tutto il popolo che certamente non lesinava offerte in questi "beati secoli", ricchi di fede, senso civico e generosità, che tanto diedero al nostro patrimonio culturale e artistico. 
Purtroppo, in quetsi ultimi anni, diversi di quegli organi antichi, vanto delle nostre chiese, sono stati smantellati o parzialmente modificati, senza una competente e preventiva valutazione sull'oppurtunità del loro restauro e della loro valorizzazione. 
Così, ignoranza e incoscienza, abbiamo assistito passivamente alla distruzione di due strumentidi inestimabile valore, costruiti, con grande maestria e pazienza centosina, da Angelo Morassi di Cercivento di Sotto, uno dei maggiori e più qualificati organali del 700. 
A questo proposito va precisato che il Morassi non si dedicò da solo alla costruzione ma operò unitalmente ad un altro organaro non meglio identificato, che è lecito supporre di Udine, dal momento che in detta nota si precisa che molti pezzi dello strumento proveniente da tale località:  
" ...per trovare un caradore per farlo andare a Udine a condurre cane organo, contarli il spendere e trovarli due stradere ad imprestito----- giornate una e mezza ..." 
Morassi poteva essere ancora soltanto un abile ed ingegnoso falegname con particolari altitudini per l'arte organaria nella quale divenne poi espertissimo. 
Comunque sia egli dovette "rubare il mestiere" molto in fretta, nel momento che otto anni dopo, nel 1761, costruirà, quale " Professore di far organi " il pregevolissimo organo della chiesa di Sant' Agnese di Treppo Carnico. 
L' organo di Cercivento e quello di Treppo vennero irrimedialmente manomessi in questi ultimi tempi e così, a ricordo dei Morassi non ci restano che i documenti  citati e la sua casa natale di Cercivento (Cjase dal Pitoor) nella quale qualche anno fa si potevano vedere ancora un antico sommiere ed uno strano congegno con pedaliera e soffietto che forse doveva servire al Morassi per provare il timbro delle canne. 
Ecco perchè il restauro dell'organo antico della chiesa di San Daniele Paluzza, portato a termine in questi giorni, rappresenta un avvenimento importante e meritevole di essere citato ad esempio per comprendere come altri strumenti avrebbero potuto essere salvati o si potrebbero salvare con un pò di maggiore sensibilità. 
  Il recupero totale del prezioso strumento musicale storico è stato attuato dalla nota ditta specializzata Zanier Franz di Camino al Tagliamento, con interventi adeguati, di cui si riporta, in calce, la nota rilasciata dalla ditta stessa, allegata alla descrizione dell'organo. Per sollecito intervento della Sovrintendenza ai Monumenti e Gallerie del Friuli-Venezia Giulia, a seguito del sisma, alla fine del maggio 1976, lo strumento veniva portato presso la ditta restauratrice.
 
La stessa Sovrintendenza poi, con atto altamente lodevole ed a sue spese, ne disponeva il restauro e la ricollocazione nella sua sede naturale. 
Così questo gioiello, sopravvissuto per più di due secoli all'incuria del tempo e degli uomini, é risorto a nuova vita, e, nell'antica chiesa di San Daniele Profeta, può ricominciare a parlarci con la sua voce dolce e misteriosa. 
Si tratta di un organo settecentesco di pregevolissima fattura di cui fino a pochi anni fa non si conosceva il nome dell'autore ma che con certezza possiamo attribuire al sacerdote Giacomo Selenati di Sutrio che lo costrui nel 1760, dal Signor Pietro Antonio Boili Notaio di Paluzza, conservato presso l'Archivio Parrocchiale di Cleulis. 
Tale organo, quando nell'anno 1913 la vecchia Chiesa di Santa Maria venne demolita per far posto all'attuale edificio, fu trasportato ( vivono ancora i trasportatori ed i testimoni oculari )nalle chiesa di San Daniele dove, per esigenza di capienza della cassa armonica dell'antico ivi preesistente venne sistemato in due parti anziche in una.  
E' chiaro quindi che le notizie in merito si dovessero ricercare tra i documenti della Chiesa di Santa Maria.  Se non ci riuscì a trovare tra essi le note relative alla sua costruzione, tuttavia si rinvennero dei dati ugualmente importanti, riguardanti le riparazioni ed i restauri avvenuti nel corso di due secoli e che ci danno una riprova della maestria di molti altri artigiani locali, capaci di realizazioni meravigliose. 
In base alle numerose riparazioni che venivano eseguite é facile dedurre che in quei tempi lo strumento era usato frequentemente. 
ad un certo punto i piccoli interventi probabilmente non furono più sufficienti a garantire il funzionamento e si dovette giungere nel 1805 ad una vera operazione di restauro che possiamo ricostruire per mezzo delle minuziose note pervenuteci. 
Dalle note importate si rileva che nella nostra valle, oltre ai famosi organari già citati,  
c'erano, nei tempi passati, molte altre persone per le quali gli organi non avevano segreti e la preziosa opera era richiesta in tutto il Friuli.  E' il caso di Pantaleone Dorotea di Sutrio ( 1784-1837), stretto collaboratore di Don Osvaldo Selenati, come ci dimostra questa lettera che si trascrive integralmente nella speranza di apportare un modesto contributo ai fini di una migliore conoscenza dei protagonisti dell'arte organaria della Valle. 
Mi sono abboccato coi Sig.ri Fabbricieri, ed ho esposto loro la visita da lei fatta a questo nostro organo, i disordini ritrovati, la maniera di levarli tutti, e di renderlo nella relativa sua grandezza perfetto in tutte le sue parti, armonico e corista. 
Ho pure significato loro intelligenza  circa il compenso da attribuirsi a lei per i materiali, e per la man d'opera occorrente. 
Han essi lodato e confermato il tutto, sicché Ella avrà qui alloggio e tavola per i pochi giorni di sua stazione, e riguardo al prezzo, ci lusinghiamo, che trattandosi di chiesa povera, non vorrà essere rigorosamente attaccato alla somma concertata. 
Fate dunque le imminenti solennità, il giorno 30 giugno . 
Ella si troverà qui per dar principio all'opera, ed in questo intersizione allestirà nel suo laboratorio tutto ciò che è possibile, onde con la maggior brevità, rendere addrobabile lo strumento tanto alla chiesa necessario. 
Terminato il lavoro e giudicato da persona intendente, Ella sarà immediabilmente soddisfatto.  Vorrà Ella favorire due righe di riscontro a nostra norma e direzione, ed io nella sicurezza di essere ben appoggiato.  La prego a riverirmi il degnitissimo suo fratello ed a credermi quale ho l'onore di raffermarmi .