TIMAU: S.Gertrude

Il Crist di Tamau – dar Olta Goot va Tischlbong

 

 

Succedette l'anno 1752 che i bruchi in queste nostre Contrade devastassero con orrida strage le foglie degli alberi, e le piante degli orti e de' prati, quando certi pastori presero dell'acqua, che in pozzo, a guisa di picciola cisterna formato, conservasi in un'angolo di essa Chiesa; ed avendola con fede asperta su li luoghi danneggiati dai Bruchi, mirabilmente si videro questi tantosto estinti. Quindi avendo per altre grazie fatto ricorso i divoti a questo Crocifisso e quelle ottenute in varii bisogni, si accrebbe vieppiù la divozione, si rinnovò la interrotta frequenza del divin Sacrificio; e non capindo il picciol vaso di quella Chiesa il numero grande de'Fedeli, che vi concorrevano, si venne ad allargarla col tratto delle pie oblazioni, mercè le quali si  potè altresì di sagre supellettili provedere, come vedesi al presente, e in migliore stato ridurre.

Queste righe del Grassi, scritte nel 1782, attestano, assieme a tre ex voto del 1754, 1769 e 1781, le prime notizie sulla devozione alla chiesa del Santissimo Crocifisso della gente della Carnia e della Carinzia.

La chiesa, sotto il titolo di Santa Gertrude, è ricordata già in un documento del 1327. In quell’anno Giovanni di Cazuton di Sutrio lascia un legato alla chiesa di Santa Gertrude di Timau. La stessa viene nuovamente menzionata nel 1335 nella disposizione testamentaria del Preposito di San Pietro Manno de’ Capponi e nel 1450 nel testamento di Leonardo Bruni di Paluzza. Questi, in occasione del sesto giubileo indetto da Niccolò V, volendo visitare la dimora degli apostoli Pietro e Paolo e temendo di morire intestato, dettò le sue ultime volontà e ordinò …che si celebri annualmente il suo anniversario con dodici sacerdoti, a ciascuno dei quali spetterà un compenso di venti soldi. Lascia annualmente tre lire di soldi alla chiesa di S. Maria di Paluzza per l'acquisto di due ceri da collocare sull'altare di S. Maria; alla chiesa di S. Daniele lascia invece annualmente quaranta soldi, quindi ordina vari legati in misure di olio in favore di numerose  chiese tra cui quella di S. Gertrude di Timau.

Dalla fine del XV secolo le notizie riguardanti la nostra chiesa si fanno più frequenti infatti viene descritta nelle visite pastorali del 1566 e 1602. In quest’ultima si parla anche del cimitero che aveva intorno e di un crocefisso che, a detta del notaio Broili, portava la data del 1527.

La posizione della chiesa, quasi a ridosso della confluenza del Fontanon con il Bût, causò non pochi problemi all’edificio; infatti le alluvioni del 1577, 1714, 1719 la danneggiarono in maniera più o meno grave.

Nel 1729 una grande inondazione distrusse l’abitato di Timau, ed anche la chiesa fu coperta, sia all’interno che all’esterno, da due metri e mezzo di sassi e ghiaia. I Timavesi ricostruirono le proprie abitazioni nell’attuale posizione e nel 1732 riedificarono anche la chiesa di Santa Gertrude.

La chiesa restò per vent’anni diroccata in mezzo alle ghiaie del torrente Bût  finchè nel 1765 fu riaperta al culto e ciò, secondo la tradizione, avvenne perché, in virtù dell’acqua stagnante presente entro il recinto della chiesa, i devoti fedeli ottenevano molte grazie. Da questo periodo in poi viene ricordata come la Veneranda chiesa del Santissimo Crocifisso.

Nel 1835 l’ingresso, che era rivolto verso l’antico paese di Timau venne voltato in direzione del ricostruito abitato ma la chiesa per intemperie, geli, infiltrazioni d’acqua, uragani minacciava crollare.

Pochi anni dopo la chiesetta di S. Elisabetta di Stali (Plöken), venne sospesa al culto dall’Ordinariato di Carinzia finchè non venga restaurata o rifatta. La Curia di Udine sostituì l’antica processione votiva che i parrocchiani di Paluzza facevano il due luglio con una visita al Cristo di Timau ed il pellegrinaggio della Curazia di Ligosullo con una processione alla chiesa della Beata Vergine delle Grazie di Tausia. Si portavano alla chiesa di Stali anche i fedeli di Sutrio, Treppo e Cercivento.

Nel 1906 iniziò, sotto l’occhio vigile del nuovo curato GioBatta Bulfon, una radicale opera di restauro che si concluse nel 1910, ma tanti sacrifici andarono in fumo nei giorni 27-28 ottobre 1917 quando i soldati italiani, ritirandosi, incendiarono quello che avevano trasformato in alloggio e magazzino militare. Bruciano l’antico crocifisso, nonché tutti i ricordi, mani braccia, gambe, piedi, stampelle e i quadri votivi attestanti grazie ricevute.

Il Santuario viene ricostruito e restaurato nel 1921. Nel 1935 vengono esumate dal cimitero di guerra di Timau 1785 salme e poste nel Santuario del Santissimo Crocifisso. L’anno dopo si iniziano i lavori per convertire il Santuario in Tempio Ossario dei Caduti.

 

Mauro Unfer