TIMAU: Cristo Re

NOTE E RICORDI SULLA COSTRUZIONE DELLA CHIESA DI "CRISTO RE"

Durante la ritirata cosacca-tedesca iniziata il giorno 2 maggio e terminata il 5 dello stesso mese nell'anno 1945, un ufficiale Germanico, offriva alla chiesa di Timau tramite il Rev. Don Vico Morassi, come ricompensa per le prestazioni fatte da lui stesso e della popolazione, la somma di £. 1.000.000 che il sacerdote depositava provvisoriamente presso la Curia Arcivescovile di Udine.
Nacque l'idea di impiegare detta somma per la costruzione di una nuova chiesa, essendo l'attuale insufficiente per il numero sempre crescente della popolazione, in una riunione di tutti i capi famiglia nella scuola elementare, emerse all'unanimità di dare atto a questo progetto, bisognava quindi decidere in primo luogo la scelta della località dove doveva sorgere la costruzione.
Le proposte erano diverse, la priorità cadde su due zone; località "Rana" scelta che fu poi votata dalla grande maggioranza, l'altra era la località "Raut" dietro l'esistente canonica, proposta dal Sig. Unfer Nicolò "Nicali Sappadin" allora assessore comunale seguito da una minoranza di persone, questa idea veniva ingiustamente scartata perchè con un po' di cattiveria si diceva che la chiesa in detto luogo vicino alla sua osteria andava a suo vantaggio. Ragionando ora dopo tanto tempo, probabilmente era questa la soluzione più corretta essendo la zona molto più soleggiata e salubre, la proposta del "Nicali" non era egoistica ma lungimirante.
Il sacerdote dava quindi tempestivamente l'incarico all'ing. Vittorio Orlando di Tolmezzo insegnante all'università di Bologna di studiare la soluzione sul posto e quindi elaborare un progetto di massima. Il dado ormai era tratto, la nuova chiesa per volontà di tutta la popolazione doveva essere eretta, ma a questo indescrivibile entusiasmo come un fulmine a ciel sereno dalla Curia Don Vico riceveva una triste notizia.
Gli veniva fatto presente che la somma da lui depositata, non poteva essere impiegata per lo scopo a cui egli voleva destinare essendo questo denaro di dubbia provenienza, doveva essere impiegato per costruzioni pubbliche nella diocesi.
A questa inaspettata e deludente notizia, la popolazione rimaneva malamente colpita e con gli animi sconvolti. Don Vico non si perse d'animo, mise in atto uno strattagemma e tornò alla carica, con 4 uomini decisi e pronti a tutti gli eventi, si recò in Curia e dopo tanto parlare con diversi rappresentanti senza nulla concludere, finalmente dopo serie insistenze si trovarono di fronte all'Arcivescovo.
Il dialogo che seguiva non era dei migliori, i 4 uomini inveirono contro il sacerdote dicendogli che i soldi doveva tenerli in paese, perchè loro erano in grado di amministrarli da soli, all'Arcivescovo facevano notare che stava commettendo un grande peccato che grida vendetta al cospetto di Dio (4° Frode nella mercede agli operai).
"E' giusto" disse il buon Muser Francesco "Franz" lisciandosi i lunghi baffi, "a quest'ora i nostri soldi sarebbero già mangiati e bevuti se in mano nostra", a questa ingenua e spontanea battuta tutti si misero a ridere e la cosa si avviò verso una lieta conclusione, i soldi venivano messi a disposizione del sacerdote e tutti gli animi si rasserenarono, la spedizione "punitiva" tornava in paese felice e contenta.
Durante il mese di dicembre del 1945 quindi decisamente matura la volontà di costruire la nuova chiesa all'uopo incaricato l'ing. Orlando Vittorio di redigere il progetto esecutivo dell'opera, si diede vita ad una commissione di consulta decisionale e di tecnico controllo denominata in tono scherzoso "Commissione dei 12 apostoli" composta dalle sottoelencate persone, tutti validi ed onesti lavoratori, seri, dotati di tanta esperienza, puntigliosi all'occorrenza decisi, rigidi e severi ad ogni evenienza.
1) Sac. Morassi "Don Vico" Presidente
2) Matiz Gelindo Segretario
3) Muser Franz (Cjakaron) Capo Cantiere
4) Mentil Dionisio (Galo) Consigliere
5) Silverio Tomaso (Macca) Consigliere
6) Mentil Angelo (Reit) "
7) Silverio Attilio "
8) Matiz Luigi (Jeso) "
9) Mentil Amedeo (Paloni) "
10) Unfer Tomaso (Cjapitani) "
11) Mentil Silvio (Galo) "
12) Matiz Davide (Raitl) "

Detta commissione si metteva subito al lavoro, superate varie difficoltà nell'acquisizione dei terreni in adunanza completa di tutti i capi famiglia si deliberava di costruire la chiesa in località "Rana" definitivamente. Il Comune tentava di opporsi per svariate ragioni, ma di fronte alla decisa volontà popolare deve cedere e dare quindi il benestare necessario.
Intanto l'ing. Orlando presentava un primo stralcio del progetto esecutivo gratuitamente, nella vetrina del negozio di Primus Giuseppe "Zep" veniva esposto un plastico in scala che raffigurava la costruzione, tutti erano entusiasti ma nessuno si rendeva conto che il complesso mastodontico progettato era di difficile quasi impossibile realizzazione, sovradimensionata rispetto alle reali esigenze, il costo diventava sproporzionato rispetto alle nostre misere possibilità, pur tenendo conto dell'infinita buona volontà e disponibilità di tutti. Si procedeva quindi a delimitare l'area dove doveva sorgere la nuova chiesa, essendo tutto terreno privato pur considerato che tutto era incolto, paludoso totalmente, si presentavano notevoli difficoltà per l'esproprio da parte di qualche proprietario mentre altri cedevano facilmente l'area. Si concordava quindi dopo tanti tentativi alla permuta da parte della chiesa di sue proprietà in località "Muses" in rapporto di 3 a 1 della superficie ceduta.
Risolto questo problema la commissione che si riuniva ogni sabato in caninica lavorando sodo andava avanti affrontando complicati problemi, concordava che all'inizio dei lavori ogni famiglia si impegnasse a trasportare gratuitamente mc. 1,5 di sassi preparati da una squadra di minatori in località "Prunabolt", tutti gli uomini a turno inoltre come inizio prestavano la loro opera a titolo gratuito per almeno 15 giorni.
Il giorno 6 marzo 1946 si dava il primo colpo di piccone con indescrivibile entusiasmo da parte di tutti, le campane suonavano a festa il "Campanon" per annunciare al paese che la grande opera era iniziata, sono ricordi indimenticabili, Timau imboccava una difficile e lunga strada, grossi sacrifici, stenti, privazioni, gioie e dolori si profilavano all'orizzonte e tutto questo doveva purtroppo durare per un lungo periodo di tempo. Iniziati gli scavi di fondazione venivano installate due pompe di proprietà frazionale, azionate a mano ciascuna da 4 operai, essendo queste largamente insufficienti al prosciugamento dei cavi, gli operai in completa assenza di stivali lavoravano a piedi nudi ed il lavoro proseguiva. Seguì la posa del primo strato di base delle fondazioni mediante grossi massi di pietra sistemati sul fondo a secco. Don Vico si prodigava in tutte le maniere per tener alto il morale, era riuscito a procurare del grano turco che distribuiva alla popolazione a prezzi irrisori, cosa questa molto gradita ed apprezzata, andava a bussare su tutte le porte per chiedere aiuto, se le porte si chiudevano si presentava alle finestre finchè non riusciva al raggiungimento dei suoi scopi.
Era intanto iniziata la produzione della calce viva in località "Fornace dei Laghetti" il Comune dopo tenace resistenza alfine assegnava 80 passi di legname da ardere che servivano per detto scopo, mc. 60 di legname d'opera da usare sul cantiere per le prime necessità.
Finalmente dopo altre innumerevoli difficoltà il sacerdote ricevette i soldi depositati alla Curia che gli permettevano di far fronte ai grossi impegni irrinunciabili che si presentavano giornalmente. Riceveva in seguito un altro contributo da parte del Circondario di Tolmezzo di £. 1.000.000, le offerte mensili da parte della popolazione non mancavano e continuavano ad alimentare le misere casse della chiesa, questa instancabile e continua generosità andava ben oltre alle scarse possibilità di quei tempi. Tutto proseguiva bene, si era iniziata la muratura in malta, scattata l'operazione "sabbia", ogni sera passava lungo il paese il "Cide" (Primus Alcide) al suono della sua tromba faceva l'adunata delle donne che armate di gerla provvedevano alla fornitura della sabbia occorrente, era un ragazzo simpatico e ben voluto, alternava il suono di tromba alle grida "Donne, donne andate a portare la sabbia se no vi viene la scabbia" in pochi minuti una lunga fila di donne, ragazze e bambine erano sul greto del fiume pronte al carico, così cantando, scherzando e ridendo svolgevano questa importante e indispensabile opera.
Va ricordato un fatto spiacevole ed imprevisto, in seguito a diversi giorni di pioggia ed in parte anche a causa di muratori poco esperti un bel tratto di muratura crollò, il fatto però non scoraggiò nessuno, il muro viene tempestivamente ricostruito da muratori più esperti. La muratura cresceva a vista d'occhio, alla sospensione dei lavori invernale la costruzione era arrivata a buon punto.
Il mese di giugno dell'anno 1947 si riprendevano i lavori quasi in assenza di fondi, terminata la muratura verso la fine di agosto si procedeva alla posa in opera della prima capriata di sostegno del tetto. Grande emozione e soddisfazione nel vedere l'opera voluta con tanto fervore e costanza volgere verso la conclusione grezza.
L'ossatura del tetto si avviava verso il completamento ma scarseggiava il legname, il Signor De Podestà (imprenditore boschivo) offriva generosamente a titolo di prestito, forse mai restituito, il quantitativo necessario per la costruzione del tavolato di copertura. Il mese di novembre iniziava la posa del manto in lastre di ardesia che non veniva completato a causa del sopragiungere del periodo invernale.
Questa fase di lavoro veniva diretto dal Sig. Unfer Antonio "Cjapitani" che subentrava al Signor "Franz". Nella tarda primavera del 1948 si riprendeva il lavoro e per ferragosto la copertura viene ultimata, salutata solennemente dalle campane, la prima fase finalmente era compiuta e la sospirata meta raggiunta. Purtroppo si era incorsi in un grave errore di valutazione dovuto alla scelta sul tipo del manto di copertura in ardesia, non idoneo alla sottostante struttura troppo elastica, durante l'inverno successivo già si presentava il grave inconveniente, le lastre iniziarono a staccarsi dalla loro sede scivolando verso il basso, questo fenomeno si aggravava sempre più fino al punto di dover drasticamente decidere e progettare una soluzione alternativa, rifare quindi il tetto con altro tipo di copertura.
Per mancanza di fondi bisognava attendere che qualche cosa succedesse, all'entusiasmo degli anni passati subentrava un senso di avvilimento, le cose precipitarono, il mese di giugno del 1950 per svariate ragioni anche il nostro amato e coraggioso Pre Vico abbandonava Timau, doloroso il distacco con la sua gente che tanto gli era affezionata e riconoscente, terminava così un periodo di gioie e dolori e tanti ricordi indimenticabili.
Il tempo passava, l'acqua che filtrava dal tetto metteva in grosso pericolo il legname dell'ossatura, sulle pareti apparivano le prime crepe nelle murature dovuta all'assestamento e cedimento delle fondazioni tutto questo causava una triste impressione e la tristezza prevalse negli animi della povera gente che tanti sacrifici e privazioni aveva forse inutilmente sopportato, la grande opera rimase così in balia ai venti e alle intemperie per diversi anni.
A Don Vico subentrò Don Elio Ordiner, bravo sacerdote ma completamente privo della grinta del suo predecessore, resosi conto delle grandi difficoltà frapposte anche dai suoi superiori, lasciò le cose come stavano abbandonando l'opera e, non continuando per la difficile strada che gli si presentava, il suo periodo a Timau era dal luglio 1950 all'aprile 1953.
Dal mese di maggio 1953 all'ottobre 1957 sacerdote di Timau era Don Umberto Ribis, non ha lasciato un buon ricordo, poco si è interessato dei lavori della nuova chiesa che intanto i ponteggi e il tetto inesorabilmente marcivano.
Il 20 ottobre 1957 finalmente arriva il nuovo parroco Don Giuseppe Ceccato (primo parroco di Timau) uomo valido, coraggioso, simpatico, dal carattere e modi di agire completamente all'opposto di Don Ribis, deciso e convinto di quello che doveva fare, pronto per riprendere il grande problema chiesa.
Il primo impatto con la popolazione era di dubbio e incertezza di valutazione sulla sua persona, ma in poco tempo acquistava la meritata simpatia e fiducia che gli competeva, divenne così amico di tutti. Il suo pensiero principale era quello di riprendere i lavori di sistemazione e recupero delle opere danneggiate e non funzionali, in primo luogo riprese la raccolta mensile delle offerte "Pro Chiesa" che aumentavano costantemente con entusiasmo, tempestò tutti gli enti di domande per avere dei contributi; al Genio Civile chiese l'apertura di un cantiere di lavoro finanziato con fondi statali, ma questo dava parere contrario all'iniziativa, anzi, consigliava la demolizione dell'edificio giudicato irrecuperabile tecnicamente.
Don Ceccato però non si arrendeva, anzi controbattendo questa decisione rifaceva tutte le domande precedentemente inoltrate ed inevase, finchè finalmente dopo tante battaglie riusciva ad ottenere in senso positivo quello che era il suo desiderio. Dopo tre anni di lotte e preparativi vari, il mese di ottobre del 1960 si dava atto alla ripresa dei lavori, in primo luogo venivano demolite le esistenti impalcature ormai in avanzato stato di marcescenza e pericolosità, si procedeva al rinforzo delle fondazioni, costruzione di cordoli ecc. allestimento delle nuove impalcature di servizio in tubi "Innocenti", acquistate per irrinunciabile necessità di lavoro. Passato il periodo invernale, alla ripresa dei lavori durante la primavera del 1961 si iniziava la scopertura del tetto a tratti, procedendo alla costruzione di cordoli sporgenti merlettati, sopraelevazione di tratti di muratura ecc, lavori imponenti e pericolosi, venivano quindi intercalate delle enormi capriate in legname di abete a quelle esistenti, seguiva la costruzione dell'orditura grossa e minuta del tetto e quindi la copertura definitiva in lamiera zincata, posa di grondaie e relativi tubi di scarico da parte di una ditta di Treppo Carnico.
Durante l'anno 1962 si eseguivano lavori di completamento, posa delle finestre in ferro, rifacimento del tetto del coro, previo rialzo delle murature per un'altezza di circa m. 3, onde rompere la monotonia della costruzione, venivano quindi intonacate le pareti interne fino all'altezza delle finestre nella parte alta. Purtroppo è doveroso ricordare che il giorno 7 agosto, il capo operai Mentil Cirillo caduto accidentalmente dall'impalcatura moriva sul colpo, grande fù il dolore del sacerdote che poi in seguito incontrava non indifferenti rogne e di tutta la popolazione. Nel 1963 si dava esecuzione alla formazione del pavimento, intonacatura pareti della parte bassa, getto del solaio e scalinata della Cripta, getto della gradinata esterna, completamento dell'impianto elettrico, costruzione del portone triplo ecc. lavori di sgondo e fognature ed altri lavori vari di completamento. Nel mese di gennaio 1964 finalmente la Benedizione ed inaugurazione della chiesa intitolata a "Cristo Re" in presenza dell'Arcivescovo; tutti i sacerdoti della Forania, la popolazione locale e tanta gente venuta dai paesi limitrofi.
Il 1965 si prospettava come un anno di attesa e di assestamento, non si eseguirono grandi lavori, la fine del secondo periodo di lavoro volgeva verso la fine, gli eventi precipitavano, come logica vuole ogni cosa nasce; fiorisce; arriva al massimo sviluppo poi inesorabilmente si avvicina la fine.
Il parroco in seguito a varie circostanze, la malattia della sorella che incise notevolmente sulla ma pur forte volontà di continuare, viene invitato dall'Arcivescovo ad abbandonare Timau per trasferirsi a Pozzuolo alla guida di quella Parrocchia.
Il distacco con la sua gente si presentava dolorosa, ricordava tristemente un periodo di così grandi eventi, la partenza avveniva il 21 giugno 1965, si concludeva così la seconda fase storica riguardante la costruzione della nuova chiesa, voluta con testardaggine, coraggio, sacrifici, privazioni di ogni genere da parte di tutta la popolazione di Timau, guidata dai suoi bravi sacerdoti meritevoli di grande ed infinita riconoscenza.
A conclusione di questa semplice cronistoria si può aggiungere che la grande opera è stata eretta dalla popolazione a ricordo: dei martiri di Promosio; di tutti i caduti sui vari fronti di guerra, morti sotto i bombardamenti ed in altre circostanze belliche; i morti nei campi di concentramento ed in seguito a malattie ivi riportate. Le notizie qui riportate sono in parte estrapolate dal libro storico della parrocchia di Timau, inoltre da ricordi personali del sottoscritto.
Giovanni Ebner (Eimar)