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IL FRIULI VENEZIA GIULIA 
 
 
Il territorio regionale può essere diviso in tre zone: montana, collinare, alta e bassa pianura. 
 
Area montana e collinare 
La parte montana è caratterizzata da un reticolo idrografico molto sviluppato. Le acque filtrano nel sottosuolo e si muovono lungo le fratture presenti nella massa rocciosa. Sono frequenti i fenomeni carsici. Tali acque originano delle sorgenti di modesta portata. 
 
Alta pianura 
È compresa tra i rilievi alpini e la linea delle risorgive ed è costituita da depositi alluvionali. 
Presenta un’elevata permeabilità (cioè l’acqua viene assorbita dal sottosuolo)e questo impedisce ai corsi d’acqua di avere portate per tutto l’anno 
 
Bassa pianura  
E’ delimitata dalla linea delle risorgive a nord e dalla linea di costa a sud. Presenta un reticolo idrografico molto fitto, alimentato dai fenomeni di risorgiva. In questa area c’è una grande ricchezza di acque profonde. 
 
 
 
Le fonti di inquinamento 
 
Zona montana 
Le acque presenti vengono sfruttate in modo intensivo, l’elevata permeabilità del suolo determina tempi ridotti di permanenza dell’acqua in superficie. Il rischio maggiore di inquinamento è di una contaminazione da scarichi civili non appositamente trattati. 
  
Alta pianura 
Le contaminazioni di falda possono compromettere la qualità delle acque di parecchi fiumi che sfociano in laguna o nei pozzi presenti nella bassa pianura. 
 
Bassa pianura 
I pericoli di inquinamento derivano dalla contaminazione delle acque che provengono dalla media e alta pianura. 
 
 
Gestione delle risorse idriche per usi idropotabili 
 
Recenti e numerosi casi di inquinamento delle acque sotterranee destinate al consumo umano hanno messo in evidenza, in tutto il Friuli, il problema di garantire nel tempo le caratteristiche qualitative delle acque. 
 
Area montana 
Le reti di distribuzione hanno generalmente uno sviluppo molto elevato a causa delle grandi distanze che separano le aree abitative, servite dall’acquedotto. Tali reti sono in genere vecchie e non ben collegate fra loro; perciò è difficile garantire un servizio efficiente. 
 
Zona collinare 
In queste zone il servizio idrico sfrutta le sorgenti di montagna e i pozzi. 
 
Bassa pianura 
In questa zona il rifornimento idrico viene garantito da numerosissimi pozzi.  
Certi comuni risultano privi di rete idrica. 
 
 
 
Il sistema idrico italiano è in pessime condizioni ed il Friuli Venezia Giulia non fa eccezione: la perdita idrica (cioè la differenza tra acqua captata ed erogata) è di 53 milioni e 400 mila  metri cubi. 
Le cause di questo fenomeno sono la mancanza di risorse per la manutenzione e la mancanza di personale specializzato. 
      
A cura di: Stefano Marsilio e Carlo Pantano 
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UTILIZZO DELL'ACQUA IN AGRICOLTURA 
 
 
 
L’acqua è da sempre legata all’agricoltura e il suo consumo è aumentato progressivamente. Infatti, le moderne tecniche di coltura sono le più dispendiose mai esistite, sia dal punto di vista idrico che da quello energetico: basti pensare che circa il 70% della risorsa idrica disponibile è oggi usato per scopi agricoli. 
 
Nel passato, la pianura friulana era caratterizzata da terreni paludosi, che fin dai romani furono oggetto di grandi opere di bonifica, che proseguirono durante tutto il xx secolo, con lo scopo di debellare la malaria. 
Oggi, invece, le opere idriche hanno una funzione essenzialmente agricola; infatti, sono state eseguite svariate opere di canalizzazione, distribuzione delle acque e costruzione d’idrovie e argini, che hanno contribuito a rendere coltivabili territori altrimenti inutilizzabili. 
Viene spontaneo chiedersi se questo dispendioso e inquinante sistema di gestione territoriale e dell’acqua, siano il prezzo da pagare per un’agricoltura sempre più monocolturale, intensiva e non sempre adeguata al territorio. 
Un esempio è la coltivazione del mais che ha il suo massimo sviluppo vegetativo in estate, periodo durante il quale la terra necessita di grossi quantitativi d’acqua e che è la stagione secca per eccellenza. 
Si può concludere che il mais non è una specie adatta ad essere coltivata in queste zone, perché molta dell’acqua sottratta per l’irrigazione di questa coltura, potrebbe essere risparmiata cambiando semplicemente il tipo di coltura. Ad esempio, si potrebbe coltivare il frumento il cui sviluppo vegetativo coincide con i picchi di piovosità della nostra regione e che perciò non necessiterebbe d’irrigazione. 
Gestire in modo intelligente l’acqua vuol dire anche conoscere il territorio e adottare politiche agricole e scelte adatte ad esso. 
 
A cura di: Alessandro Di Bert e Giovanni Silverio 
 
 
 
 
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LA GESTIONE DELLE RISORSE IDRICHE  
A LIVELLO LOCALE 
 
 
I migliori metodi per la depurazione delle acque sono quelli biologici, perché quelli chimici, quando depurano, producono dei fanghi che devono essere depurati a loro volta. 
Nella depurazione biologica si sfrutta la capacità delle comunità microbiche, cioè dei microbi, di degradare le sostanze organiche e di riciclare elementi. 
Tra i metodi biologici, i più diffusi sono quelli aerobici, che avvengono in presenza di ossigeno; quelli che invece avvengono in assenza di ossigeno si dicono anaerobici. 
Tra i trattamenti di tipo biologico non vanno dimenticati gli impianti di fitodepurazione, effettuati con le piante che rimuovono le sostanze organiche e nutritive per azione dei batteri.  
Comunque per risolvere il problema delle acque di scarico non è sufficiente costruire un impianto di depurazione. Tali impianti devono prima essere correttamente progettati e poi correttamente gestiti. 
Le nuove direttive della UE prevedono la realizzazione di nuove reti depurative e il miglioramento degli impianti esistenti; tuttavia a livello locale la situazione risulta scadente per quanto riguarda il collettamento fognario e la depurazione delle acque reflue. 
La gestione di questi servizi è molto frammentata. Nella zona montana settentrionale sono presenti 125 impianti di depurazione di tipo primario e 42 di tipo biologico, ma questi ultimi sono in genere di bassa potenzialità. In questo territorio, infatti, non si riescono a realizzare dei collettori che siano in grado di raccogliere le fognature di più comuni e che garantirebbero una depurazione centralizzata e più efficace. 
Nella bassa, media e alta pianura ci sono 196 impianti primari e 143 impianti biologici. Nonostante ciò, gli standards di efficienza depurativa sono bassi e alcuni comuni sono addirittura privi di impianti di depurazione. 
 
A cura di: Margherita Della Pietra e Stefano Pustetto 
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