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IL CONTRATTO MONDIALE SULL’ACQUA 
 
 
ACQUA COME DIRITTO  
O COME BISOGNO?
 
 
L’acqua sta diventando un "lusso" non per tutti? 
 
Le risorse di acqua sono in teoria più che sufficienti a soddisfare le esigenze umane.  
Perché, dunque, esiste una grave situazione di penuria idrica?  
 
Le cause di questo fenomeno sono: 
  • I sistemi di produzione (in particolare l’agricoltura intensiva); 
  • un eccessivo sfruttamento delle “fonti” idriche; 
  • l’inquinamento (agricolo, industriale, domestico); 
  • gli sperperi. 
  •  
    L’acqua c’è, ma viene resa sempre più rara dalla disuguale e ingiusta distribuzione dei consumi che vede, in certe zone del pianeta, un uso eccessivo e inquinante; in altre, al contrario, addirittura la mancanza di impianti e reti che garantiscano l’accesso all’acqua potabile. 
     
    L’accesso all’acqua, nei Paesi del Sud del mondo, richiede costi elevati e pone notevoli difficoltà tecniche, per questo motivo intervengono le multinazionali. 
    Queste imprese si fanno forti delle loro enormi disponibilità finanziarie e del loro possesso di tecnologiche avanzate, e si propongono come efficienti sostituti alla gestione pubblica. 
     
    In questo modo, la principale fonte di vita corre il pericolo di trasformarsi in una merce preziosa: l’oro blu, il petrolio del futuro. Ma… 
     
    L’ACQUA, FONTE DI VITA, E’ UN DIRITTO DI TUTTI I VIVENTI! 
     
     
     
     
    IL CONTRATTO MONDIALE SULL’ACQUA 
     
    A difesa del diritto dell’acqua è stato istituito un Comitato Internazionale. L’obiettivo fondamentale è promuovere in tutto il mondo il diritto d’accesso all’acqua potabile per tutti!  
     
    Il comitato opera al fine di: 
    sensibilizzare le persone sul problema dell’accesso all’acqua e costituire un osservatorio per partecipare, a tutti i livelli (locale, nazionale, internazionale), alle scelte che riguardano la gestione del bene comune: l’acqua.  
    Nel 1998, a Lisbona, il Comitato Internazionale ha emanato un “Manifesto dell’acqua”, dove vengono stabiliti alcuni principi:  
     
    1) L’acqua è un bene comune che appartiene a tutti gli abitanti della Terra. Perciò a nessuno è concesso il diritto di appropriarsene a titolo di proprietà privata. L’acqua è patrimonio dell’umanità! 
     
    2) Il diritto all’acqua è un diritto inalienabile, individuale e collettivo. Infatti, l’acqua è un bene che non può essere venduto o privatizzato. È compito della società garantire il diritto di accesso all’acqua potabile senza discriminazioni di razza, sesso, religione, reddito o classe sociale. 
     
    3) L’acqua deve contribuire al rafforzamento della solidarietà fra i popoli, le comunità, i paesi, i generi (uomini e donne) e le generazioni. Le  risorse d’acqua sono distribuite in modo disuguale sul pianeta. Ma l’ineguale distribuzione dell’acqua e della ricchezza finanziaria non deve significare che le persone ricche d’acqua e ricche economicamente possano farne l’uso che vogliono, come per esempio venderla (o comprarla) all’estero per guadagnarne il massimo profitto. 
    Inoltre, in numerose regioni del mondo l’acqua rimane una fonte di disuguaglianza fra uomini e donne, in quanto queste ultime portano il peso di lavori casalinghi che dipendono dall’acqua; anche queste ingiustizie devono essere eliminate.   
     
    4) L’accesso all’acqua avviene necessariamente tramite “partnership. La “partnership” (cioè un accordo fra tutti quelli che gestiscono e utilizzano l’acqua) ha permesso la risoluzione dei conflitti, che in certe regioni del mondo hanno avvelenato le relazioni fra paesi che sfruttano lo stesso bacino idrografico.  
     
    5) La responsabilità economica per l’acqua deve essere collettiva e individuale secondo i principi di responsabilità e di utilità. Assicurare l’accesso all’acqua per i bisogni vitali di ogni persona e di ogni comunità umana è un obbligo per l’intera società. Oltre a questo minimo vitale, è corretto che i prezzi siano in proporzione alla quantità usata. Inoltre, ci deve essere un limite all’uso: ogni eccesso deve essere considerato illegale.  
     
    6) I cittadini devono essere al centro del programma decisionale dell’acqua.  È compito delle generazioni attuali di usare, valorizzare, proteggere e conservare le risorse d’acqua in modo che le generazioni future possano godere della stessa libertà di azione e di scelta di cui abbiamo usufruito noi. 
     
    7) La politica dell’acqua implica un alto grado di democrazia a livello locale, nazionale, continentale e mondiale. La gestione dell’acqua appartiene alla sfera democratica: la partecipazione del popolo è inevitabile e insostituibile.  
     
        
    A cura di: Alessio De Crignis, Romina Felicioni e Martina Plazzotta  
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