Covid-19 in Carnia
DIARIO MINIMO
a cura di Alfio Englaro

 

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Prologo
In questi difficili mesi di febbraio e inizio marzo 2020 (oggi è il 4 marzo), l'epidemia del Coronavirus sta mordendo (seppure ancora debolmente e lontanamente) anche il Friuli e la Carnia. Le prospettive non sono chiare ma la popolazione sarebbe certamente più tranquilla se, anzichè disporre del solo (sempre affollatissimo) PS e di Medicina di H Tolmezzo, fossero ancora operativi anche i due analoghi Reparti PS e Medicina di Gemona. Che potrebbe succedere se anche in Carnia- AltoFriuli si espandesse l'epidemia virale? Semplicemente non avremmo le strutture gli spazi logistici il personale medico-paramedico adeguati.
Ebbene, siccome non sarebbe possibile reinventare nel breve periodo H Gemona, sarebbe quanto meno opportuno riqualificare gli attuali grandi spazi vuoti di H Gemona predisponendo ambienti adeguati per gestire le eventuali quarantene di contagiati che dovessero rendersi necessarie nel prossimo periodo. In pochi giorni sarebbe possibile riconvertire H Gemona in un' ottima location per questa urgente contingenza, magari spostando a Gemona l'attuale reparto udinese di Malattie Infettive e ricostituendolo con maggiori servizi, più ampi spazi e più numeroso e qualificato personale, dotandolo anche di quei posti-letto attrezzati della vecchia Area di Emergenza gemonese mandata in disarmo.
Diverrebbe così un centro attrezzato e dedicato utile per tutto l’Alto Friuli (e bastante forse per l'intera Provincia), che ci consentirebbe di affrontare con maggiore tranquillità e risorse (umane e logistiche) l'imminente possibile contagio epidemico, avendo a disposizione una struttura adeguata e vicina. A fronte di questa ottima opportunità, si compirebbe un grossolano errore a voler creare all’interno di H Tolmezzo una zona dedicata ai contagiati, per il concreto rischio di infettare poi tutto l’ospedale...

1. Coronavirus mette a nudo una politica sanitaria sbagliata
Ormai è notorio a tutti che i casi più gravi di polmonite interstiziale da infezione virale vengono trattati nei Reparti di Rianimazione, che in Lombardia (oggi 8 marzo 2020) stanno per implodere, tanto che alcuni pazienti vengono già trasferiti in altre Rianimazioni di altre Regioni. Ma analizziamo più da vicino il problema:
A)
I casi meno gravi vengono ricoverati solitamente nel Reparto di Malattie Infettive che, diversamente da un comune Reparto Medico, si occupa esclusivamente di infezioni nella loro più larga accezione e ad ogni livello; ed in questo ambiente la maggioranza dei contagiati recupera e guarisce. Nei casi in cui tuttavia ci fosse bisogno di un modesto supporto ventilatorio (documentato da modica desaturazione di ossigeno al semplice pulsossimetro digitale dal costo irrisorio di 20 euro), si potrebbe forse fare inizialmente ricorso (anche per brevi periodi) alla C-PAP (ventilazione a pressione positiva) che consiste nell'applicare al paziente una maschera molto aderente al viso e fissata con delle cinghiette di gomma, collegata ad un piccolo compressore posto sul comodino (costo della apparecchiatura: circa 500 euro); in questo modo il compressore erogherebbe aria (oppure ossigeno, a secondo delle necessità) ad una pressione superiore a quella vigente dell'albero bronchiale, garantendo così la pervietà delle vie aeree e quindi gli scambi gassosi; questo presidio C-PAP viene attualmente utilizzato in un'ampia casistica clinica, la più banale delle quali è rappresentata dalle apnee notturne (OSAS) laddove il paziente a casa propria gestisce autonomamente questo presidio respiratorio notturno in assoluta padronanza e tranquillità.
B)
i casi più gravi (importante desaturazione con febbre e dispnea da polmonite virale) richiedono la intubazione OT mediante una cannula che scende fino a metà trachea per diffondere ossigeno a vario dosaggio, a seconda della situazione, erogato da una speciale costosa e complessa macchina ventilatoria. Ora questa procedura invasiva viene eseguita non solo nei Reparti di Rianimazione (presenti solo nei grandi H) ma può essere applicata anche nelle Aree di Emergenza/Urgenza, che sono presenti in tutti gli ospedali minori, come H Tolmezzo. Nel caso in questione, l'Area di Emergenza di H Tolmezzo dispone di 8 letti attrezzati (di cui già tre già completamente isolabili) e per fare fronte ad eventuali emergenze basterebbe semplicemente porre in atto veloci accorgimenti logistici volti all'asepsi ed all'isolamento del malato. Ovviamente 8 letti sono pochi in previsione di una epidemia sostenuta, ma se ci fossero anche i 5-6 letti (soppressi) di H Gemona, oggi la situazione forse sarebbe ottimale per la nostra zona, perchè disporre di ben 12-13 letti di Emergenza sarebbe stato rassicurante. Invece ora H Gemona (funzionale antisismico e moderno presidio svuotato dalla Riforma della Serracchiani) è dotato solo di un irrilevante PPI (posto di primo intervento) dove non esistono più nè Area di Emergenza nè medici idonei ad intubare nè personale infermieristico formato (a tal proposito puoi anche vedere la sua scarsissima operatività cliccando QUI).
Oggi dunque appare in tutta la sua drammaticità la politica sbagliata perseguita dalla Sinistra negli ultimi 8 anni (se si eccettuano i 13 mesi in controtendenza del primo governo Conte), una politica sanitaria che ha tagliato ospedali e posti letto, medici e infermieri per dirottare ed allocare altrove queste preziose risorse (i cosidetti "risparmi") per una precisa scelta politica. E dove sono finiti questi risparmi?
Nei soli ultimi due anni lo Stato ha speso quasi 10 miliardi nell'accoglienza, distribuendo milioni di euro a cooperative, enti e soggetti privati (35 euro die per ogni immigrato adulto ospitato e 100 euro die per ogni immigrato minore non accompagnato) per inseguire e sostenere il mito della migrazione epocale di massa, un mito che proprio in questo 2020 il confine greco-turco (teatro di aspri scontri tra immigrati e polizia greca) ha messo a nudo, disvelando tutta la ipocrisia UE, mentre il Coronavirus italico ha magicamente arrestato ogni epocale flusso migratorio africano a partire dal 27 febbraio 2020.
Ma molte risorse vengono spese anche in altri campi sociali: si pensi ad esempio che la privilegiata medicina territoriale (prelievi e ambulanze a Paluzza - Ovaro - Ampezzo...) costa molto a fronte di una contropartita assai modesta; si pensi ad esempio che un bambino sottratto alla propria famiglia per i più vari motivi che qui non è ovviamente il caso di indagare (ricorda il caso-limite di Bibbiano) e affidato a case-famiglia o a privati, può costare 200-300 euro al giorno (come un posto di Rianimazione) e nessuno si è mai posto il problema della congruità di queste cifre nel rapporto costo/beneficio.
E ci sarebbero altri esempi da citare per comprendere finalmente come la politica sanitaria dei tagli indiscriminati alla Sanità ospedaliera mostri oggi tutti i suoi limiti ed i suoi perversi effetti, mettendo a repentaglio la salute e la vita dei cittadini contribuenti italiani.
Senti anche cosa dice a tal proposito anche il prof. Alessandro Meluzzi cliccando QUI

2. La nostra sanità: IERI e OGGI.
Questa era la situazione dei posti letto prima della nefasta Riforma della Sinistra:


Reparto

Posti Letto Acuti
H Tolmezzo

Posti letto Acuti  
H Gemona

CHIRURGIA

25

25

MEDICINA

78

50

ORTOPEDIA

32

4

OSTETRICIA-GIN.

20

-

ORL

8

-

PEDIATRIA

6

-

PRONTO SOCC.

10

6

Totale posti letto per acuti

180

85

ABITANTI DEL DISTRETTO

38.240

33.822

 

 

 

Il n di posti letto totale per acuti (dei due ospedali della vecchia ASL 3 "Alto Friuli") era di 265 per una popolazione complessiva di 72.062 abitanti pari a 3,67 posti letto/1000 abitanti.
OGGI, dopo la definitiva chiusura di H Gemona ed il taglio dei suoi 85 letti, i posti letto residuali sono rimasti i 180 di H Tolmezzo (sperando che non siano stati ridotti nel frattempo pure quelli), per una popolazione di 73.382* abitanti, pari a 2,45 posti letto/1000 abitanti (*in questo calcolo sono stati conteggiati anche gli abitanti di Sappada, da poco aggregati alla Carnia).
Confronta il rapporto posti-letto/1000 abitanti nel mondo cliccando qui dove si puo' notare come l'Italia ad esempio abbia mediamente 3,4 posti letto/1000.
L'H San Daniele del Friuli non attira certo gli abitanti dell'Alto Friuli nè potrebbe accoglierli essendo già saturo, mentre H Udine è già di per sè intasato in ogni Reparto, dovendo drenare un vasto e popoloso territorio oltre che essere sede delle tante Specialità a servizio di tutta la Regione. Molto utile leggere anche QUI
Buona fortuna a noi e che Dio ce la mandi buona!

3. Dubbi e perplessità
Oggi 28 marzo 2020 il quotidiano MV ha pubblicato questo articolo:

Da quanto si evince da questo articolo "...l'Assessorato Regionale alla Salute esclude al momento Reparti per pazienti Covid a Tolmezzo e Gemona".
Tuttavia l'Assessorato dovrebbe spiegare come mai il 4° piano di H Tolmezzo (ala Ovest) sia stato sgomberato dai letti dell'Ortopedia (transitata all'Ala Est). Forse per una eventuale sua riconversione per adibirlo a possibile futuro utilizzo come Reparto Covid?
Delle due l'una: o i dirigenti locali di H Tolmezzo hanno preso decisioni autonome di cui le competenti autorità sanitarie regionali non sono a conoscenza oppure l'Assessorato Regionale mente.
In entrambi i casi, per la Carnia - Alto Friuli si starebbe forse allestendo un gigantesco panino, la cui
fetta (di pane) inferiore è costituita dal Primo Piano (Ginecologia-Ostetricia e Pediatria), dal Secondo Piano (Emodialisi e Ambulatori Specialistici) e dal Terzo Piano (Medicina Generale autosufficienti);
la fetta (di pane) superiore sarebbe costituita dal Quinto Piano (Medicina Generale non autosufficienti e ambulatori medici) e dal Sesto Piano (Chirurgia Urologia ORL);
il companatico centrale di questo grosso panino sarebbe il Quarto Piano (reparto Covid in ala Ovest e Ortopedia in ala est).
Si deve sapere che l'ospedale di Udine ha dedicato al Covid un intero isolato edificio (il Padiglione Scrosoppi) che non è in adiacenza fisica con gli altri padiglioni ed in cui sono ricoverati su due piani esclusivamente questi malati.
Se l'epidemia dovesse dilagare anche in Alto Friuli e raggiungere una sempre più ampia platea di persone (saturando così H Udine), H Tolmezzo potrebbe essere immediatamente coinvolto nell'accoglienza dei malati Covid.
Allora le prospettive sarebbero davvero allarmanti perchè gli spazi angusti e ridotti di H Tolmezzo non consentirebbero un isolamento adeguato dell'ala Ovest del 4° piano con prevedibile possibile diffusione del contagio agli altri reparti (le fette di pane inferiore e superiore).
In questo modo si potrebbe giungere in breve tempo anche alla chiusura di H Tolmezzo per manifesto contagio e quindi per poter porre in essere una adeguata sanificazione di tutti i locali (si ricorda che il rischio del contagio intraospedaliero è stato del 41% sul totale a Wuhan).
E una volta chiuso H Tolmezzo, forse allora si dovrà ripiegare temporaneamente su H Gemona? Paradossale!
Queste considerazioni sono ragionevoli oppure sono frutto di fantasia? Auguriamoci dunque che la epidemia sia benevola con la Carnia e l'Alto Friuli, da tempo immeore affidati alla invocata protezione di san Rocco...

4. Lento stillicidio
Oggi 2 aprile 2020 cominciamo a vedere chiaramente tante cose che prima potevano essere sfuggite ai più. Vediamo un po':
la Riforma Sanitaria della Sinistra ha scelto di risparmiare tagliando ospedali, posti-letto, medici, inferimeri e privilegiando-ampliando posti nelle RSA e nelle Case di Riposo, la cui gestione costa infinitamente di meno perchè non è previsto un personale medico-paramedico di tipo ospedaliero (basti pensare che in Casa di Riposo di Paluzza i 130 ospiti di notte sono sorvegliati da sole 3 OSS su tre piani, mentre una sola infermiera professionale resta reperibile a casa sua; nessun medico fisso nè di giorno nè tanto meno di notte). Ora questa epidemia virale ha messo a nudo queste sciagurate scelte: la Casa di Riposo di Paluzza (che a tutt'oggi conta ben 23 positivi al coronavirus tra anziani e dipendenti) non è dotata nè di un banale elettrocardiografo nè di un ecografo, che in questa situazione eccezionale sarebbero risultati oltremodo utili e necessari. Si sa invece per certo che ci sono ecografi ed elettorcardiografi (mai utilizzati o sottoutilizzati) in alcuni Distretti Territoriali e perfino in taluni reparti ospedalieri, apparecchi magari dismessi e dimenticati perchè obsoleti, ma pur tuttavia funzionanti e certamente utilissimi in questa fase epidemica, in cui ad esempio (fino a ieri) la Casa di Riposo di Paluzza era abbandonata a se stessa, con un solo eroico medico di base (dr. Chamouni) a gestire l'intera anziana comunità, coadiuvato solo da oggi da un bravo chirurgo proveniente da H Udine (dr.ssa Vianello).
A fronte di questa emergenza: perchè non obbligare gli Enti privati convenzionati con la Regione (tipo il Policlinico di viale Venezia in Udine e altre aziende sanitarie) a mettere a disposizione mezzi, personale e strutture per sopperire a queste urgenti necessità? Molto comodo mettere in ferie o addirittura in cassa integrazione medici e paramedici delle strutture private convenzionate...
A fronte di questa emergenza: perchè non utilizzare i molti medici e infermieri ospedalieri che, in questa fase di bassissimo regime lavorativo routinario, si possono ritrovare a volte poco occupati o sottoccupati? Perchè non inviarli nelle zone più stressate, anzichè richiedere medici e infermieri volontari pensionati che, per la loro età, sarebbero a rischio per sè e per gli altri? Fino ad oggi sono morti 72 medici sul fronte virale (la maggior parte anziani)...
Perchè manca questa visione generale del problema e si preferisce navigare a vista, giorno per giorno...?

Oggi 3 aprile 2020, nella Casa di Riposo a Paluzza i positivi sono saliti a 66 (62 anziani e 4 operatori) e si registrano 2 decessi. L'assessore Regionale alla Sanità Riccardi, in diretta a Telefriuli, ha diffuso nel pomeriggio questi dati allarmanti, specificando che a portare il virus all'interno sarebbero stati due operatori sanitari (erano edotti sulla situazione e dotati delle necessarie protezioni?). Ora ci sarà bisogno di una task force medica dedicata a questo specifico problema, in quanto i ricoverati positivi a Paluzza superano di gran lunga quelli accolti nel Reparto di Malattie Infettive a Udine, il cui Primario oggi ha fatto un sopralluogo a Paluzza. Oggi pare che il Policlinico di Udine abbia messo a disposizione 50 letti per pazienti no-Covid per alleggerire H Civile di Udine (ma si sa che in questo periodo i reparti ospedalieri normali lavorano a bassissima intensità e forse i posti letto ospedalieri non sono naturalmente neanche tutti occupati).
E' notizia di stasera: una task force di medici e infermieri prenderà possesso della Casa di Riposo di Paluzza, andando così a costituire un Reparto Covid vero e proprio, dotato di tutte le attrezzature necessarie (ecografo, elettrocardiografo, ossimetri...).
Sorge però anche un fondato dubbio: nessun altra casa di Riposo della Carnia (Tolmezzo, Villa Santina, Paularo, Ampezzo) lamenta casi positivi al proprio interno. Come mai solo Paluzza? Sarà quanto mai opportuno indagare su questo aspetto epidemiologico e ricercarne le cause, perchè se dovessero scoppiare altri incendi epidemici la situazione potrebbe sfuggire di mano, in quanto non si potrebbero costituire reparti Covid in ogni Casa di Riposo, per assoluta carenza di mezzi e personale medico-paramedico. Ecco tornare attuale l'ipotesi di un Ospedale Covid a Gemona per "centralizzare" quanto meno i positivi mono- o paucisintomatici...

Oggi 4 aprile 2020 la Direzione della Casa di Riposo di Paluzza ha emesso un comunicato in cui tra l'altro vierne reso noto quanto segue: "... gli ospiti presenti prima dell'inizio del contagio erano 122... attualmente i casi positivi al Covid sono 60 di cui 4 deceduti... I presenti contagiati sono 56 divisi in 2 reparti Covid; i restanti sono accolti nel reparto no-Covid distribuito su due piani... Oggi sono presenti tre medici tra cui il dr. Agostinis, direttore della Medicina di H Tolmezzo... è comunque garantita sempre la presenza di almeno un medico specialista messo a disposizione dall'Azienda sanitaria... si rilevano 7 persone sintomatiche di cui 1 in condizioni critiche. Tutte le altre persone risultano asintomatiche e in buone condizioni... ogni evoluzione delle condizioni delle persone sarà tempestivamente comunicata ai familiari... si cercherà di garantire quotidianamanete un contatto telefonico per informare le famiglie delle condizioni dei propri cari... Oggi è stato ripristinato il regolare funzionamento della posta elettronica... Oggi sono stati effettuati i tamponi a tutto il personale dipendente e non, circa 90, compresi i 3 dipendenti che sono risultati positivi al prelievo ematico finalizzato a identificare gli anticorpi antiCovid... gli stessi sono dispensati momentaneamente dal servizio in attesa delle necessarie verifiche... oltre al personale, sono stati fatti i tamponi a poco meno di 20 di anziani interessati al primo intervento diagnostico la scorsa settimana". Da questo comunicato si evince che nella Casa di Riposo di Paluzza sono stati allestiti due reparti Covid, ciascuno di 30 di posti-letto; la soluzione appare ottimale e ragionevole rispetto alla ipotesi di creare un Reparto Covid in H Tolmezzo, per il semplice motivo che si sarebbe esposto al contagio poi tutto l'ospedale; anche se, a dire il vero, i reparti Covid si sarebbero dovuti prevedere e centralizzare tutti nel vuoto e capiente Ospedale di Gemona che dovrebbe divenire un Centro di Riferimento in previsione di future altre epidemie (come paventano già alcuni virologi). Nel frattempo anche l'ala Est del 4° piano di H Tolmezzo è stata sgomberata (attualmente tutto il 4° piano è totalmente vuoto) ed i degenti sono stati trasferiti tutti al 6° piano per liberare e disimpegnare risorse umane (infermieri) da poter dirottare sui due neo-Reparti Covid della Casa di Riposo di Paluzza, definitivamente ospedalizzata, che eserciterà così la insostituibile funzione di supplenza nei confronti del mancato Ospedale Covid di Gemona.

Oggi 5 aprile 2020, si registrano altri 23 contagiati in Casa di Riposo: 12 anziani e 11 dipendenti, due dei quali residenti in Comune di Paluzza; ed un 5° decesso. Da Udine intanto giunge la notizia che il dr. Amato De Monte, primario di Anestesia e Rianimazione, sta sperimentando con buoni risultati la ozonoterapia su 36 pazienti non gravi (per 35 dei quali non sarebbe stata necessaria l'intubazione), consistente in una autoemotrasfusione cioè nel reinfondere al paziente cc 150-200 del suo sangue, dopo averlo prelevato e messo a contatto per qualche minuto con ozono O3, forma allotropica dell' ossigeno O2 (tale procedura sarebbe stata eseguita una volta al giorno per tre giorni consecutivi). Ma questi sono dati che andranno confermati e validati attraverso rigidi protocolli di controllo anche perchè la ozonoterapia viene utilizzata già per tante patologie (ernie discali, cervicoartrosi, piaghe da decubito, ulcere cutanee, ecc...). Sempre da Udine il primario di Pneumologia, Vincenzo Patruno, fa sapere che sarebbe un grave errore portare in ospedale gli anziani contagiati nelle case di riposo, dove, attualmente, da qualificati medici vengono fonite tutte le cure che si effettuerebbero in H.

Oggi 6 aprile 2020, in Casa di Riposo si contano 83 contagiati (tra i 117 ricoverati e anche tra gli operatori): un vero cluster da studiare. I decessi sono stati finora 5 e solo donne. Nel parcheggio di via Gortani a Tolmezzo, dove sono stati richiamati, vengono eseguiti i tamponi a tutti i parenti dei dipendenti della CdR di Paluzza, i quali sono rimasti all'interno delle proprie autovetture durante la breve procedura. Intanto gli operatori della CdR risultati positivi vengono messi in quarantena all'interno dell' edificio CESFAM di Paluzza (che sorge a poche centinaia di metri dalla CdR) e là vengono seguiti nella maniera usuale. I lavoratori invece ancora non contagiati e che continuano a recarsi al lavoro all'interno di CdR, possono trovare sistemazione presso l' Albergo Italia di Paluzza (o, in caso di necessità, presso l'Albergo Diffuso). Nei due Reparti Covid allestiti all'interno della CdR, hanno cominciato oggi a prendere servizio alcuni infermieri ed OSS di H Tolmezzo che si sono trovati improvvisamente immersi in una realtà drammaticamente finora ignota. Continua l'opera incessante dei medici ospedalieri sotto la direzione del dr. Agostinis, primario di Medicina in H Tolmezzo, opera caratterizzata da: visite, ecografie, prelievi, aggiornamenti terapeutici, educazione sanitaria...

Oggi 7 aprile 2020, si registrano 70 positivi su 116 ricoverati (3 più di ieri): di questi, 2 sono critici e 5 oligosintomatici (in evoluzione? in regressione?), gli altri per ora asintomatici. Sono invece 16 i positivi tra i dipendenti (già posti in quarantena). Inoltre 4 dipendenti, pur negativi al tampone, sono risultati positivi alla sierologia (immunoglobuline IgM) e pertanto, pur essendo riscontrata negativa anche la ecografia polmonare, sono stati posti comunque in quarantena domiciliare. Giova qui ricordare che sia il tampone che l'esame sierologico non sono ancora completamente attendibili ma vanno valutati nel loro complesso. Degli attuali 62 dipendenti della CdR e dei 28 della Cooperativa ITACA, sono attualmente assenti (chi per sopraggiunta altra malattia chi per quarantena) ben 32 persone. In questo momento l'Azienda Sanitaria garantisce un importante supporto logistico mediante medici, infermieri e personale OSS. Il comunicato odierno precisa che tutto il personale attualmente opera completamente bardato (tuta, occhiali, calzari, maschrina, doppi guanti...). In paese intanto, nonostante i comunicati rassicuranti del Sindaco, serpeggia una crescente apprensione per quanto potrebbe ancora succedere nella CdR: una vera bomba biologica innescata all'interno della Comunità. Una riflessione comunque va fatta: mentre in Reparto ospedaliero di Malattie Infettive di Udine (40 degenti) si può disporre abbondantemente di medici, infermieri, oltre che di ogni altra tecnologia (Radiologia, TAC, Rianimazione...), si deve constatare che la Casa di Riposo a Paluzza (70 malati) fino a ieri non disponeva neppure di elettrocardiografo o di un banale ecografo; oggi fortuosamente la CdR dispone di questi due apparecchi, ma resta sempre priva di ogni altro supporto tecnologico (l' ossigeno ad esempio viene erogato ancora mediante bombole "volanti" ed i concentratori di O2 sono solo 2 e così è per tutte le Case di Riposo della Carnia e forse dell'intero Friuli); ed anche il personale medico/paramedico risulta numericamente del tutto insufficiente alle pressanti necessità ed alla numerosità dei contagiati. Dopo questa "guerra biologica", sarà assolutamente necessario ripensare profondamente, oltre che la rete ospedaliera, anche il profilo sanitario di queste Residenze per Anziani, programmate solo per il "bel tempo"... Perchè se il "brutto tempo" dovesse abbattersi anche su altre CdR della Carnia, la situazione si farebbe insostenibile a causa della bassa intensità di assistenza sanitaria garantita agli anziani non autosufficienti, la carenza di spazi, la compresenza di operatori in più realtà, essendo stato privilegiato l'appalto a cooperative (per rispamiare) piuttosto che aver optato per personale fisso direttamente dipendente.

Oggi 8 aprile 2020, si registra il decesso di 1 altra donna (la prima che era risultata positiva ed era poi apparentemente migliorata) che porta a 6 il numero totale delle morti (finora tutte donne), mentre 1 uomo è in condizioni critiche ed 1 altra donna grave è già stata trasferita in Rianimazione a Udine. Un altro problema da non sottovalutare è la vigilanza/assistenza nottura affidata adesso ad 1 infermiere e 2 OSS che debbono provvedere a tutt'oggi a ben 117 pazienti dislocati su 3 diversi piani (piano terra, primo e secondo piano): esiste il concreto rischio che qualche paziente disorientato e spaventato dalle nuove bardature protettive degli operatori, possa sfuggire al controllo ed eludere la sorveglianza... Non ci si rende ancora conto che la Casa di Riposo di Paluzza è diventata un delicato Reparto Ospedaliero ma pare ancora gestita come un ospizio...

Oggi 10 aprile 2020, si registra il decesso di 1 donna di 91 anni, che, pur tra i casi positivi, era asintomatica e non presentava condizioni critiche (sale così a 7 il numero totale dei decessi, tutte donne). Nel frattempo 2 dipendenti sono stati ricoverati in Malattie Infettive a Udine. La situazione ad oggi è la seguente: 114 ospiti accolti, 69 positivi, di cui 2 ricoverati in Malattie Infettive di Udine. Tra i gli operatori: 16 positivi al tampone e 4 positivi sierologici, ma negativi al tampone (ciò depone a sfavore della totale attendibilità degli strumenti diagnostici finora utilizzati): tutti gli interessati sono in isolamento domiciliare. L’equipe medica (3 medici), coordinata dal dr. Agostinis, sta monitorando costantemente e quotidianamente tutti i residenti in struttura, che in questi giorni è stata fornita di adeguate apparecchiature diagnostiche portatili (ecografo, elettrocardiografo) nonché di ausili per la ossigenazione e ventilazione laddove necessario. Sono presenti particolari sintomatologie (febbre, dispnea lieve) tenute sotto controllo in circa 10 casi. Il contagio, infatti, ha causato in 4 ospiti una condizione di polmonite, con diversi gradi di gravità. In taluni anziani si riscontrano problematiche di saturazione di O2 su cui si è intervenuti con terapia e ossigenoterapia. Due ospiti presentano febbre e/o congiuntivite, ma senza destare particolare preoccupazione. L’Azienda Sanitaria sta tentando di rafforzare l’organico sia infermieristico che assistenziale. Per gli operatori socio sanitari la situazione però è particolarmente gravosa: mancano all’appello almeno 6-8 operatori la cui assenza costringe i presenti a una turnazione molto pesante.
Nel frattempo veniamo a conoscenza che alcuni altri anziani della Valle del But (residenti in case private) trovati positivi al tampone ed asintomatici, verrebbero "centralizzati" in H Palmanova, mentre il micro-focolaio delle suore di Arta Terme parrebbe in via di estinzione...

Oggi 12 aprile 2020, giorno di Pasqua, in Casa di Riposo di Paluzza si registrano altri 4 decessi notturni, il cui numero totale sale cosi a 11, tutte donne. Nei controlli di ieri, sono risultati positivi altri 5 (3 anziani ospiti e 2 operatori sanitari). Nel frattempo la cucina è stata chiusa ed i pasti vengono portati dall'esterno da una ditta specializzata. Continua intanto l'opera del 3 medici all'interno dei 2 reparti Covid e del Reparto no-Covid: hanno finalmente a disposizione 2 ecografi nuovi (uno per la zona infetta ed uno per la zona pulita); l'elettrocardiografo, molti concentratori di ossigeno e apparecchi per la ventilazione forzata; il personale infermieristico attualmente sarebbe in grado di affrontare questa situazione emergenziale. Nel frattempo un altro focolaio potrebbe esplodere in Carnia, determinando un secondo pericoloso fronte epidemico: nel CARCERE DI TOLMEZZO, situato - ironia della sorte - in via Paluzza, sono risultati positivi al tampone 5 reclusi (sono tra quelli recentemente trasferiti da Bologna), al momento tutti asintomatici; anche in questa Istituzione sono stati predisposti tutti i presidi utili e necessari all'isolamento. Però gli agenti di custodia ed il personale civile, a causa dello stretto e ineludibile contatto con i detenuti, potrebbero già aver diffuso all'esterno il virus importato da Bologna...

Oggi 14 aprile 2020, potrebbe aprirsi un terzo pericoloso fronte epidemico nell' AGRITURISMO MUSEIS CERCIVENTO, gestito da Renato Garibaldi, che accoglie decine di minori immigrati (vedi punto 1 B), per lo più asiatici: uno di questi minori (e anche una operatrice che è andata in quarantena al suo paese) è risultato positivo e quindi trasferito nell'edificio CESFAM di Paluzza, che attualmente accoglieva solo gli "operatori sanitari positivi" che lavorano in Casa di Riposo, distante poche centinaia di metri. Si sta creando un sempre più stretto rimescolamento del contagio tra situazioni potenzialmente esplosive diverse che apportano ulteriore preoccupazione nella Comunità di Paluzza, la quale si sente sempre più infiltrata e circondata da un nemico invisibile che pare stia espugnando il paese. Ora seguirà un controllo a tappeto di tutti gli immigrati ospiti di Garibaldi ed anche dei detenuti nel Carcere di Tolmezzo, ma non si sa come potrà essere organizzata una eventuale diffusione del contagio in loco, in quanto la situazione logistica appare oltremodo critica e la epidemia appare ancora vivace e non presenta segni di remissione, anzi si ha quasi la sensazione che finora abbia solo lambito questo territorio, anche se alcuni mass media sembra abbiano abbassato la guardia vedendo già la fine della epidemia...

Oggi 15 aprile 2020, si registra il 12° decesso della CdR di Paluzza, si tratta di un uomo (il primo) di 84 anni, che era stato trasferito in Rianimazione a Udine (dove è morto). Intanto il Sindaco oggi ha annuciato la presenza in paese di un nuovo contagio che però non ha alcuna relazione con la CdR ed è gia in quarantena fiduciaria domiciliare. Se la situazione però dovesse peggiorare, sarebbe da prendere in considerazione l'ipotesi di "centralizzare" i contagiati oligosintomatici dei vari paesi contermini proprio in Casa di Riposo, divenuta a tutti gli effetti un Ospedale Covid, considerando che H Gemona resta sempre inopinatamente off limits mentre H Tolmezzo sarebbe comunque improponibile per tutti i motivi già esposti, sempre che non scoppino altri focolai nelle altre Case di Riposo in Carnia, il che sarebbe drammatico...

Oggi 16 aprile 2020, in CdR sono rimasti 109 anziani, di cui 67 positivi (una è ancora ricoverata in H Udine). Domani verranno effettuati nuovi tamponi sui 42 ospiti negativi e sui dipendenti (sia quelli positivi che negativi). I medici che stanno attivamente collaborando con il Primario Agostinis sono: Valentina Vianello, Beatrice Montessoro e Giuseppe Caruso, tutti provenienti da H Udine; è rientrata dal medesimo ospedale, dove era stata nei giorni scorsi ricoverata, la responsabile assistenziale Elena Dereani che ha ripreso le sue funzioni.

Oggi 17 aprile 2020, in Casa di Riposo, vengono eseguiti tamponi in serie. La paziente ricoverata in Rianimazione a Udine presenta sempre condizioni gravi. E' opportuno qui ribadire che in CdR di Paluzza vengono somministrate le medesime terapie che sono praticate in Reparto di Malattie Infettive di Udine, compresa la ventilazione con AIRVO, i farmaci biologici (Tocilizumab), l'Amiodarone, la idrossiclorochina ecc. Pertanto i pazienti che sono qui ospiti ricevono lo stesso tipo di cura e assistenza di H Udine, dove tuttavia vengono inviati i pazienti che presentano peggioramento clinico verso forme severe di polmonite con grave insufficienza respiratoria, che richiede C-PAP a casco (non con la sola mascherina virus-dispersiva) o la intubazione IOT in Rianimazione.

Oggi 18 aprile 2020, sono giunti i risulati dei tamponi di controllo effettuati ieri in CdR Paluzza: su 136 tamponi ci sarebbe 1 solo nuovo positivo. Pertanto da questi dati, risulta che 41 anziani sono ancora negativi. Sul personale dipendente sono stati effettuati 94 tamponi dei quali 69 negativi; 25 positivi (14 erano già positivi e 11 al primo tampone): per tutti costoro scattano le contromisure di isolamento previste. Ma proprio oggi potrebbe aprirsi un quarto pericoloso fronte epidemico: la CASA DI RIPOSO DI TOLMEZZO. Ieri infatti 1 ospite, affetto da pregresse patologie, viene avviato al Pronto Soccorso H Tolmezzo per ricovero dalla Guardia medica che riceve indicazioni a fare preliminarmente il tampone, che viene subito eseguito e che risulta positivo; pertanto il malato, come da protocollo, viene trasferito a Udine, dove purtroppo oggi decede. Nel frattempo vengono immediatamente effettuati i primi 67 tamponi tra gli ospiti, risultati finora tutti negativi. Di altri 73 tamponi è emerso 1 solo positivo tra gli ospiti (già messo in isolamento) e nessuno tra gli operatori. Se questa situazione ottimale trovasse conferma ed al fine di preservare la CdR Tolmezzo dal contagio, la cosa più saggia sarebbe quella di trasferire immediatamente il positivo in CdR Paluzza, che è a tutti gli effetti ormai un attrezzato ospedale Covid. Occorre qui però anche dire che i tamponi sono gravati da una discreta percentuale di inaffidabilità (i falsi negativi sfiorano il 30%) e che comunque debbono essere eseguiti sempre con estrema correttezza (vedi più sotto il Vademecum Covid elaborato dal dr. Agostinis, alla casella Work-up) ed inoltre, in questi casi, sarebbe sempre opportuno fare seguire anche il controllo sierologico (anticorpi IgM e IgG nel sangue). Oggi dall' Ospedale di Tolmezzo sono giunti alla suddetta Casa di Riposo il primario ORL dr. Cesare Miani ed il chirurgo dr. Antonello Conte che hanno provveduto al monitoraggio di tutta la popolazione ivi residente (150 ospiti circa e 100 operatori). Tra oggi e domani si completerà lo screening a tutti gli ospiti e tutto il personale. A fronte di questo fulmine a ciel sereno, sorgono ineludibili alcune domande: 1. fino ad ora non erano mai stati effettuati tamponi in CdR Tolmezzo, considerando cosa sta accadendo da oltre un mese in CdR Paluzza? 2. In queste settimane si saranno verificati sicuramente dei decessi naturali in questa struttura: non si è mai pensato di fare il tampone post mortem per individuare eventuali fonti infette ed arginare così un eventuale contagio? 3. Chi ha deciso questo atteggiamento attendista e di non approfondimento delle cause/concause dei decessi? 4. Nelle altre Case di Riposo della Carnia (Ampezzo, Villa Santina, Paularo) si effettuano tamponi periodici preventivi, considerando che il veicolo di trasmissione in queste strutture chiuse è costituito massimamente dal personale in entrata/uscita?

Oggi 20 aprile 2020, buone nuove dai vari fronti Covid. CASA RIPOSO TOLMEZZO: non si registra nessun altro positivo tra gli anziani ospiti e tra gli operatori. L'unica persona risultata positiva ed asintomatica è stata dapprima messa in isolamento interno e poi ieri è stata immediatamente trasferita in Malattie Infettive di H Udine. CARCERE TOLMEZZO: gli 84 tamponi eseguiti sul personale ed i precedenti sui reclusi hanno dato tutti esito negativo. AGRITURISMO GARIBALDI CERCIVENTO: nessun altro positivo è stato individuato tra gli immigrati asiatici e gli operatori. CASA RIPOSO PALUZZA: nessun altro positivo e nessun altro decesso. Iniziate la operazioni di bonifica e sanificazione ambientale. Gli operatori che erano in isolamento all'Albergo Italia e risultati negativi a due tamponi successivi, potranno tornare a casa nel rispetto delle regole sociali; gli operatori ancora positivi restano sempre confinati in CESFAM.
Pare insomma che tutto proceda bene, anche se alcune perplessità permangono su queste situazioni ambientali, specie su quella tolmezzina dove statisticamente pare incredibile che a fronte di 1 improvviso decesso positivo, si sia registrato 1 solo altro positivo asintomatico (peraltro subito trasferito a Udine): da dove è arrivato il virus all'interno della CdR? Si ribadisce sempre la non totale affidabilità dei tamponi e il necessario successivo controllo sierologico per verificare la presenza di anticorpi nel sangue. Si ha dunque l'impressione che la forza propulsiva del contagio si stia esaurendo e che la bestia si stia ritirando negli Ospizi e nelle RSA dove potrebbe sferrare gli ultimi colpi di coda... Tuttavia sarà comunque opportuno tener ancora alta la guardia e non lasciarsi distrarre da transitorie remissioni...

Oggi 23 aprile 2020, si registrano i seguenti fatti:
1
. la Procura della Repubblica di Udine (competente per territorio) ha aperto un fascicolo di indagine conoscitiva sulle Case di Riposo ed RSA della provincia, che nel corso della epidemia di Covid-19 hanno presentato un numero abnorme di decessi; tra queste strutture socio-sanitarie è compresa anche la CdR di Paluzza che ha registrato fino ad oggi 12 decessi (11 donne ed 1 uomo).
2.
L'Assessorato Regionale alla Sanità sta creando le USCA (unità speciali di continuità assistenziale) composte da medici formati ed addestrati che andranno ad affiancare i Medici di base e le Guardie mediche nella gestione domiciliare dei pazienti sospetti o positivi che, ancora asintomatici o paucisintomatici, non necessiterebbero di ricovero ospedaliero. Sono già 41 i medici arruolati in queste squadre volanti sanitarie; la zona della Carnia ne avrà ben 7 e faranno capo ai vari Distretti Sanitari, che saranno costantemente collegati al PUA (punto unico di accesso) il quale terrà i contatti e organizzerà da remoto i casi dei pazienti positivi da gestire a domicilio. Il servizio sarà attivo tutti i giorni della settimana dalle 8 alle 20 e sarà suddivisio in turni di 6 ore per ciascun medico. Si è quindi preferito spalmare le (cospicue) forze di intervento sul territorio (con permanenti rischi di contagio) anzichè "centralizzare" la gestione di questo problema in un Ospedale Covid appositamente rimodulato, quale potrebbe essere stato appunto H Gemona.
3.
Da quanto è però successo il 20 aprile in CdR Tolmezzo (trasferimento immediato dell'unico positivo asintomatico in H Udine) si deduce che la politica sanitaria potrebbe essere drasticamente mutata, se appena si considera che i positivi di CdR Paluzza sono sempre rimasti in loco (allargando così il bacino del contagio) salvo i più gravi, inviati in Rianimazione Udine. Sembrerebbe quindi che la linea attuale sia quella di inviare i pazienti positivi (almeno quelli di una certa età e in grado di diffondere il contagio) in H, ma ciò poi non sembrerebbe coerente con la attuale creazione delle USCA volanti territoriali atte a gestire in loco il contagio...

Oggi 26 aprile 2020, si registrano questi fatti: in Casa Riposo Tolmezzo, su 300 tamponi eseguiti a ospiti e personale non si è riscontrato nessun positivo. In CdR Paluzza l'ultima serie di tamponi ha evidenziato solo 6 positivi mentre tutti gli altri o sono rimasti negativi o si sono negativizzati nel tempo. Ieri però è deceduto 1 uomo che era risultato sempre negativo ai tamponi ( decesso noCovid) e questa notte invece è deceduta 1 donna risultata positiva (la 13^ morte Covid).

Oggi 27 aprile 2020, in CdR di Paluzza è deceduto 1 uomo di 86 anni, che porta il numero complessivo delle vittime Covid a 14; mentre 1 altra donna noCovid è deceduta nel frattempo ( decesso noCovid). Occorre ribadire sempre che in tutti questi casi di decesso, il Covid giunge a "fare danni" in un ampio e variegato contesto di patologie pregresse o in atto, che in un habitat chiuso e caratterizzato da un'anagrafe avanzata, come una Casa di Riposo, sono sempre molteplici ed in massima concentrazione. Tutto tace al momento sugli altri fronti della epidemia (Carcere Tolmezzo, Agriturismo Garibaldi, Casa Riposo Tolmezzo) dove non si registra alcun altro positivo.

Oggi 28 aprile 2020, si apprende che 1 medico dell'Ospedale di Tolmezzo è risultato Covid-positivo. Questo significa che potrebbe aprirsi un altro fronte epidemico (il in ordine di tempo) e sarebbe il più critico e delicato qualora dovesse espandersi. Auguriamoci che le tempestive misure di contenimento poste in atto, riescano immediatamente a contenere il contagio.

Oggi 29 aprile 2020, in CdR di Paluzza è deceduta 1 donna Covid-positiva (14° morte Covid che si aggiunge alle 2 no-Covid) a fronte di ben 33 ospiti negativizzati. E' giusto ricordare sempre che questa struttura pubblica è talmente ospedalizzata che vi si eseguono procedure invasive mediche di altissimo profilo come rachicentesi (puntura lombare) ed anche broncoscopie, praticate da esperti professionisti che giungono appositamente da Tolmezzo e da Udine, mentre la gestione medica quotidiana viene sempre ammirevolmente svolta da altri tre medici di valore coadiuvati da personale paramedico altamente motivato e qualificato. Praticamente la CdR Paluzza è stata elevata a rango di Ospedale Covid, ruolo che avrebbe dovuto svolgere H Gemona, preservando la CdR dal facile e diffuso contagio.
Nel frattempo a Trieste è attesa prossimamente in Porto Vecchio la nave GNV Allegra per accogliere i 166 anziani positivi ospiti delle varie Case di Riposo triestine (56 posti pronti per il 4 maggio ed a regime 166 posti dal 3 giugno); costo noleggio della nave: 1.200.000 euro mensili. E dire che noi a Gemona abbiamo già una "nave" inaffondabile (antisismica) e già dotata di tutti confort, inutilizzata e soprattutto a costo zero!
Mah...

Oggi 3 maggio 2020, in CdR Paluzza si registrano altre 2 donne decedute che portano il numero totale dei decessi Covid a 16 (cui vanno aggiunti i 2 noCovid). E' sempre necessario ribadire che le persone decedute erano affette da gravi patologie croniche che ne avevano già indebolito le condizioni fisiche generali. Prosegue costantemente la progressiva negativizzazione dei pazienti già positivi.

Oggi 6 maggio 2020 (44° anniversario del terremoto del '76) la situazione epidemica generale in Carnia appare tranquilla e sotto controllo. Non così nella Casa di Riposo di Paluzza (unico persistente focolaio presente in Carnia) dove, a fronte di nessun nuovo decesso, si riscontrano i seguenti "dati tampone": 5 nuovi positivi tra il personale (2 infermieri dell'ospedale di Tolmezzo lì distaccati e 1 infermiera della CdR; 2 Oss) e 4 nuovi positivi tra gli anziani. Tenendo anche conto di una affidabilità di circa il 65% dei tamponi, tutto ciò avviene pur in presenza di ogni dispositivo protettivo individuale adottato dal personale (tuta, mascherine, guanti, visiera, calzari...) e nonostante il diuturno impegno dei vari medici che prestano la loro insostituibile opera. Questo significa non solo che la "carica virale" internamente alla struttura deve essere ancora molto elevata ma anche che gli accorgimenti logistici e le disinfezioni finora attuate a macchia di leopardo non sono state risolutive: il virus continua a persistere e diffondere, passando da uno all'altro. Non resterebbe che una drastica soluzione: svuotare completamente la Casa di Riposo (trasferendo tutti gli anziani in altra adeguata struttura) e procedere ad una massiccia profonda diffusa contemporanea sanificazione totale di ogni vano (stanze, corridoi, sale, scale, sottoscale, porte, maniglie, cucine, ascensori marciapiedi...). Solo in questo modo si riuscirà a debellare il virus che si è annidato nella struttura. Diversamente assisteremo ancora a lungo a questa giostra in cui le persone salgono e scendono ora positive ora negative, in un gioco dell'oca con (im)prevedibile finale.

Oggi 8 maggio 2020, a Paluzza è stata dispiegata una Unità dell'Esercito Italiano per sanificare le vie, le piazze ed i marciapiedi del paese, a seguito forse della recente positivizzazione di alcuni dipendenti della locale Casa di Riposo, che, inconsapevoli della propria contagiosità, avrebbero potuto tranquillamente nei giorni precedenti girare indisturbati per il paese e nei suoi negozi. E così siamo giunti allo psicodramma collettivo in cui, anzichè disinnescare definitivamente il focolaio virale all'interno della CdR con una sanificazione universale, si preferiscono eclatanti misure esterne che certo non risolveranno la situazione interna. A ben guardare, a Paluzza in effetti non è successo assolutamente nulla di drammatico, se non vi fosse stata la esplosiva questione della CdR che non pare ancora domata.

Oggi 15 maggio 2020, apprendiamo che una ventina di anziani positivi o sospetti tali, sono stati trasferiti dalla Casa di Riposo di Paluzza al H Covid di Palmanova. Occorrerà però, a nostro sommesso avviso, procedere a trasferire anche gli anziani negativi o negativizzati in altra struttura, perchè solo sgomberando completamente la struttura carnica sarà possibile procedere ad una sanificazione profonda e uniforme degli ambienti e questa decisione, seppure tardiva, viene a legittimare la nostra vecchia tesi (vedi il Prologo di questo Diario) che resta sempre quella della creazione di un Ospedale (H Gemona) interamente dedicato alla malattia contagiosa epidemica, che attualmente è rappresentata dal Covid-19 ma domani potrebbe essere in gioco un altro agente virale, oggi ancora sconosciuto.
E' necessario e doveroso ringraziare tutti i medici ed il personale paramedico che, con abnegazione ed anche rischiando la propria salute, in questi mesi si sono dedicati alla cura ed alla assistenza degli ospiti della Casa di Riposo di Paluzza, consentendo fino ad oggi di gestire una crisi sanitaria senza precedenti.
Così come è necessario ed opportuno stigmatizzare il comportamento di alcuni OSS e infermieri della CdR Paluzza che hanno preferito "mandare malattia" per restarsene a casa intere settimane, lasciando ai rimanenti colleghi l'intero onere della gestione. Ed è anche per questo motivo che i vertici aziendali sanitari udinesi, non disponendo più di personale sufficiente nè potendone inviare di proprio (partito volontario con la Protezione Civile) alla CdR Paluzza, ha dovuto necessariamente giungere a questa finale decisione che ha il sapore amaro di una sconfitta per tutti coloro che si erano incessantemente prodigati e sacrificati fino ad oggi.

Oggi, 27 maggio 2020, è deceduto in CdR Paluzza 1 uomo il cui ultimo tampone si era negativizzato e che fa salire il numero totale delle vittime da Covid a 17 (cui vanno aggiunte altre 2, etichettate ufficialmente come "non-Covid"). Inoltre da oggi cominciano a rientrare i "profughi positivi" che erano stati trasferiti in H Covid di Palmanova: rientrerarnno ovviamente i negativizzati nell'arco di alcuni giorni (a Palmanova permangono solo 2 ancora positivi). Nel frattempo viene annunciato che i 120 tamponi eseguiti ieri su ospiti e personale di CdR Paluzza sono risultati TUTTI NEGATIVI (anche se occorre sempre tenere presente che i tamponi hanno una affidabilità del 60% circa); a questo punto però sarebbe opportuno integrare la diagnostica mediante la sierologia (IgG e IgM) per stabilire definitivamente la guarigione e l'assenza di contagio dei singoli.

Oggi 4 giugno 2020, si prospetta per la Casa di Riposo di Paluzza un EPILOGO KAFKIANO: ieri il Direttore è stato nominato Cavaliere al merito della Repubblica dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, per i meriti acquisiti nella Casa di Riposo di San Vito al Tagliamento, dove pure esercitava le funzioni di Direttore.
Nel frattempo oggi a Palmanova è deceduto 1 uomo positivo (che era stato trasferito da Paluzza nelle scorse settimane) e che fa salire così il numero dei morti a 18 (cui vanno aggiunti altri 2, finora etichettati ufficialmente come "non-Covid")...
Con questa notizia si chiude (si chiude?) la vicenda Covid 19 in Carnia, cui noi aggiungiamo volentieri una innocua glossa: se invece di 20 morti, la CdR ne avesse registrati 30, è possibile che il Direttore sarebbe stato nominato Ministro della Sanità?
Se però coesistono "altre verità" (attualmente ignote) in merito alla tragica vicenda paluzzana, sarebbe quanto meno opportuno che emergessero per fare piena luce su questi luttuosi avvenimenti e per definirne eventuali responsabilità.

Oggi 5 giugno 2020, in CdR Paluzza è deceduta 1 donna, che porta così a 21 il numero totale dei morti. Nel frattempo un altro anziano è stato trasferito d'urgenza in H Tolmezzo per una crisi cardiaca, a causa degli ultimi colpi di coda di un virus gerontofilo che si è incistato nella struttura assistenziale paluzzana...
Intanto non cessano in paese le polemiche sul "cavalierato" concesso al direttore della CdR. E si commenta: questo tipo di onorificenza (proposta solitamente dall'entourage dell'interessato) viene concessa previa esplicita accettazione da parte dell'interessato stesso e non viene calata improvvisamente dal cielo come un fulmine a ciel sereno. Se dunque questa gratificazione era legittima per l'azione svolta dall'interessato nella Casa di Riposo di S. Vito al Tagliamento, certamente era inopportuna per i fatti avvenuti in CdR di Paluzza sotto la sua medesima direzione. Pertanto il direttore, ponendo sulla bilancia i due risultati, avrebbe dovuto quanto meno, umilmente, rinunciare. Ma, come già scritto il 4 giugno, se esiste un'altra verità (ed altre responsabilità) circa i drammatici fatti di Paluzza, questa deve assolutamente emergere, se non altro per sollevare da ogni personale responsabilità il direttore stesso.

Oggi 8 giugno 2020, il Direttore della Casa di Riposo di Paluzza ha emesso il seguente comunicato-stampa:

Oggi 10 giugno 2020, ottantesimo anniversario dell'entrata in guerra dell'Italia (10 giugno 1940), l'Italia è ancora in guerra in assenza di guerra. Infatti mentre tutte le fabbriche e le attività lavorative sono aperte (non certo per l'industria bellica), LE SCUOLE SONO CHIUSE (uniche in Europa), I TRIBUNALI SONO CHIUSI (unici in Europa), GLI OSPEDALI LAVORANO SOLO PER LE URGENZE (unici in Europa), mentre si progetta di riaprire presto teatri cinema musei...
Grave nocumento viene così perpetrato ai danni di bambini/ragazzi/adolescenti/giovani ed alle loro famiglie (i primi interrompono un iter scolastico che non sarà certo recuperato ma irrimediabilmente compromesso; le seconde si trovano nella grave difficoltà di avere i figli in casa e non sapere a chi affidarli);
grave nocumento a danno di chi si è rivolto alla Giustizia per trovare giustizia e si ritrova a vedersi prolungata sine die la propria legittima aspettativa, mentre chi è perseguito per reati quasi si compiace di vedersi allungati i tempi dei processi, con magari l'insperato "beneficio" della futura prescrizione. Tutto questo mentre la recente kafkiana e grottesca liberazione di centinaia di mafiosi del 41bis a causa del (mai avvenuto) contagio Covid, ed il gravissimo scandalo del CSM e della ANM (di cui pochissimi media parlano o scrivono) stanno scuotendo fin dalle fondamenta la Giustizia italiana, affetta da un tumore incurabile che ha metastatizzato ovunque nel corpo istituzionale dello Stato, tra il fragoroso silenzio di tutti coloro che dovrebbero intervenire;
grave nocumento a danno di quei pazienti affetti da importanti patologie che sono stati lasciati soli nel loro follow up (oncologici, cardiopatici, diabetici, broncopatici...), perchè gli ambulatori ospedalieri sono ancora chiusi per le visite normali (mentre tutti gli studi medici privati sono operativi da un mese); senza dire che i Reparti di degenza sono ancora sigillati ai parenti e visitatori, nonostante gli ospedali siano dotati di tutti i presidi atti alla sanificazione ed alla pulizia degli ambienti nonchè alla sorveglianza degli ingressi; senza dire che le sedute operatorie sono ancora numericamente limitate per i prossimi mesi per motivi davvero incomprensibili (mandare in ferie estive il personale? dismettere qualche reparto periferico? avvantaggiare la sanità privata?). Incredibile davvero che gli ospedali, che dovrebbero lavorare più intensamente "in tempo di guerra", siano operativi a ranghi ridotti e lavorino a bassissima intensità nel generale disinteresse di politici e amministratori locali.

Oggi 23 giugno 2020, a Palmanova, ove era stato a suo tempo trasferito per Covid-positività, è deceduto 1 uomo il quale porta così a 22 il numero totale dei decessi della CdR Paluzza dall'inizio della epidemia virale.

 

5. Una proposta (ragionevolmente) decente
In previsione di una possibile seconda ondata epidemica in autunno, sarà quanto mai ragionevole predisporre prudenzialmente fin d'ora ogni azione volta al contenimento del contagio, edotti da questa prima drammatica fase primaverile, configurando un assetto di sicurezza specialmente all'interno delle Case di Riposo ed alle RSA, che hanno rappresentato il punto più debole e fragile di tutto il sistema socio-assistenziale e che necessitano assolutamente di un totale ripensamento di fondo. Sarà necessario dotarle quanto meno di un medico fisso che sorvegli costantemente gli anziani ospiti, in stretto collegamento sia con i medici di base che con i vari reparti ospedalieri. Contestualmente si dovrà fare in modo che il personale paramedico e ausiliario sia stabile e non intercambiabile e rotatorio (facilitatore di contagio), meglio se assunto direttamente dagli Istituti stessi piuttosto che arruolato e gestito dalle cooperative. A livello generale poi sarà opportuno, al fine di interrompere il contagio:
1.
mandare immediatamente in isolamento fiduciario domiciliare i positivi asintomatici giovani;
2. centralizzare immediatamente ogni anziano paziente positivo sia delle CdR che i singoli, in un Centro Covid (che accoglierà anche tutti i positivi oligosintomatici meno anziani che vivono nelle proprie abitazioni) in modo da tenere sotto controllo non solo la diffusione epidemica ma anche e soprattutto i singoli pazienti nella loro evoluzione clinica, preservando così le Case di Riposo da fatali diffusi contagi.
Pertanto sarà necessario estendere ad una sempre maggiore platea di cittadini l'uso del tampone (che tuttavia resta gravato da un buon 35% di inaffidabilità) o meglio ancora praticare il prelievo di sangue per la sierologia specifica (IgM e IgG) e anzichè allestire reparti Covid nelle varie Case di Riposo (come successo finora), occorrerà quindi predisporre una struttura ad hoc per tutto l'Alto Friuli per la centralizzazione di tutte queste patologie Covid variamente graduate, come potrebbe essere l'ex ospedale Civile di Gemona, moderno, antisismico, baricentrico, che necessiterebbe solo di poche marginali modifiche strutturali interne per rispondere ai requisiti richiesti ed a costo zero: altro che la costosa nave-ospedale ormeggiata nel porto di Trieste e che costa di solo noleggio 1.200.000 euro al mese! E Non serve assolutamente costruire nuovi ospedali come la Sinistra vorrebbe (con l'input dell' Europa), dopo aver per anni chiuso quelli esistenti (su richiesta dell'Europa)!
Qualora la seconda ondata non dovesse invece manifestarsi (per intercessione di san Rocco & C.), H Gemona potrebbe restare un presidio sicuro per altre simili evenienze di cui potremmo essere attori o testimoni nel prossimo futuro.

6. Intermezzo clinico: l'opinione di un cardiologo anonimo
Ad integrazione di quanto espresso sopra al punto 1 (A e (B di 8 marzo 2020, si riporta di seguito quanto scrive un cardiologo di Pavia (rimasto anonimo) in un messaggio comparso sui social e giuntomi oggi 13 aprile 2020:
"Non vorrei sembrarvi eccessivo ma credo di aver dimostrato la causa della letalità del coronavirus. Solo al Beato Matteo [Istituto Clinico in Pavia, ndr] ci sono 2 cardiologi che girano su 150 letti a fare ecocardiografie con enorme fatica e uno sono io. Fatica terribile! Però, di quello che alcuni supponevano, ma non ne riuscivano a essere sicuri, ora abbiamo i primi dati. La gente va in rianimazione per tromboembolia venosa generalizzata, soprattutto polmonare. Se così fosse, non servono a niente le rianimazioni e le intubazioni perché innanzitutto devi sciogliere, anzi prevenire queste tromboembolie[la cui spia principale è il forte incremento del D-Dimero nel sangue, frammento proteico della fibrina che aumenta appunto in presenza di trombo-embolismi, i quali vanno subito trattati con eparina a basso peso molecolare, tipo Clexane e altre; ndr]. Se ventili un polmone dove il sangue non arriva, non serve! Infatti muoiono 9 su 10. Perché il problema è cardiovascolare, non respiratorio! Sono le microtrombosi venose, non la polmonite a determinare la fatalità! E perché si formano trombi? Perché l'infiammazione come da testo scolastico, induce trombosi[coaguli di sangue, ndr] attraverso un meccanismo fisiopatologico complesso ma ben noto. Allora? Quello che la letteratura scientifica, soprattutto cinese, diceva fino a metà marzo era che non bisognava usare antinfiammatori. Ora in Italia si usano antinfiammatori e antibiotici (come nelle influenze) e il numero dei ricoverati crolla. Molti morti, anche di 40 anni, avevano una storia di febbre alta per 10-15 giorni non curata adeguatamente. Qui l'infiammazione ha distrutto tutto e preparato il terreno alla formazione dei trombi. Perché il problema principale non è il virus, ma la reazione immunitaria che distrugge le cellule dove il virus entra. Infatti nei nostri reparti COVID non sono mai entrati malati di artrite reumatoide! Perché sono in terapia cortisonica [antinfiammatorio; ndr]. Questo è il motivo principale per cui in Italia le ospedalizzazioni si riducono e sta diventando una malattia curabile a casa. Curandola bene a casa eviti non solo l'ospedalizzazione, ma anche il rischio trombotico. Non era facile capirlo perché i segni della microembolia sono sfumati, anche all'ecocardio [rilevabili solo indirettamente con un aumento della pressione arteriosa polmonare e la eventuale dilatazione di atrio e ventricolo destri, ndr]. Ma quando ho confrontato i dati dei primi 50 pazienti tra chi respira male e chi no, la situazione è apparsa molto chiara. Per me si potrebbe tornare a vita normale e riaprire le attività commerciali. Via quarantena [temerario, ndr]. Non subito. Ma il tempo di pubblicare questi dati. Il vaccino può arrivare con calma. In America e altri Stati che seguono la letteratura scientifica che invita a NON usare antinfiammatori è un disastro! Peggio che in Italia. E parliamo di farmaci vecchi e che costano pochi euro."  
Ed ecco il commento di un altro medico anonimo che scrive:
La testimonianza del collega parrebbe confermata dai protocolli di alcuni altri ospedali:
al Sacco di Milano danno Clexane e D-dimero a tutti   
al San Gerardo di Monza Clexane e cortisone
al Sant'Orsola di Bologna Clexane a tutti + protocollo condiviso con i medici di famiglia che prescrivono Plaquenil (idrossiclorochina) a tutti i pazienti. monosintomatici a domicilio.
L' ospedale "Papa Giovanni XXIII" di Bergamo ha eseguito 50 autopsie ed il "Sacco" di Milano 20 (quella italiana è la casistica più alta del mondo, i cinesi ne avrebbero fatte solo 3 e "minimally invasive"). Tutto quanto ne esce, sembra confermare in pieno le informazioni sopra riportate. In poche parole, pare che l'exitus sia determinato da una CID (Coagulazione Intravascolare Disseminata) innescata dal virus. Quindi la polmonite interstiziale c'entrerebbe poco, sarebbe soltanto un epifenome
no o un abbaglio diagnostico [temerario,ndr]. Col senno di poi, mi viene da ripensare a tutti quegli Rx Torace che commentavamo circa un mese fa: quelle immagini che venivano interpretate come polmonite interstiziale in realtà potrebbero essere del tutto coerenti con una CID. Sarà interessante adesso (una volta che tutte queste nuove informazioni venissero confermate) verificare se ci sarà la "volontà politica" di recepirle da parte delle Istituzioni.
Pur condividendo in larga misura (ma non totalmente) il senso (ma non il modo) di questi due interventi di medici in prima linea, va precisato che le terapie sopra riportate (insieme ad altri farmaci più specifici a seconda dei casi) vengono variamente eseguite anche in Reparto Malattie Infettive di H Udine e le medesime anche in Casa di Riposo di Paluzza, per cui anche queste ipotesi patogenetiche paiono tacitamente accettate. Il fatto però che tuttora vengano dunque utilizzate varie terapie significa semplicemente che non esiste ancora LA terapia. Lasciamo dunque al lettore ogni ulteriore riflessione ed ai politici ogni ulteriore decisione, che non sia però troppo condizionata dai virologi televisivi sempre "l'un contro l'altro armati" e che in queste settimane hanno assunto una importanza sociale ed una visibilità mediatica enormi.

7. Intermezzo clinico: lo schema del dr. Paolo Agostinis
Riportiamo qui sotto lo schema sintetico relativo al Coronavirus elaborato dal dr. Agostinis, con l'esperienza acquisita sul campo prima nel Reparto di Malattie Infettive di H Udine e poi nella Casa di Riposo di Paluzza dove lavora tuttora (oggi è il 16 aprile 2020) da mattino a sera. Il testo, per ovvi motivi scientifici, è redatto in inglese ed è indirizzato ai medici che operano in questo settore, per facilitarne il lavoro e la programmazione. Tale schema potrebbe subire degli aggiornamenti sulla base delle conoscenze che si andranno acquisendo nel tempo.
Abbiamo voluto inserirlo qui non solo per una corretta e scientifica informazione ma anche per rendere pubblico l'impegno socio-sanitario di questo medico carnico che si è fatto apprezzare ovunque abbia potuto esprimere le proprie capacità umane e professionali. Ecco il suo utilissimo Vademecum Covid:

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